Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 22 febbraio 2023
Contro la disinformazione
Superbonus e malafede
di Marco Travaglio
Se questo ridicolo governo avesse un po’ di dignità, non dico che ringrazierebbe il Conte-2 per il Superbonus 110% che ci ha garantito due anni di crescita record malgrado il Covid, le politiche recessive di Draghi e le auto-sanzioni (come un anno fa ammise su Tpi l’attuale deputato FdI Tremonti: “La ripresa non è di breve durata ed è dovuta ai bonus del governo Conte”). Ma almeno tacerebbe. Invece non solo blocca i crediti agevolati dei bonus edilizi, tradendo l’impegno elettorale. Ma straparla di buchi di 110-120 miliardi mai registrati nelle ultime tre leggi di Bilancio e di fantomatici costi di 2 mila euro per italiano (che, se gli investimenti fossero costi, ammonterebbero a 80-90 euro). E si fa scudo dell’Ue, anche se Eurostat esclude che il Superbonus impatti sul debito e Von der Leyen lo elogiò in una lettera a Draghi, che naturalmente lo schifava ma si faceva bello del +6,6 di Pil nel 2021 e del +3,7 del 2022 come se fosse roba sua. La verità indicibile è che il 110% è un’idea geniale con un solo torto: è venuta al partito sbagliato, ergo va demolita. Alla lapidazione partecipa la presunta informazione: non solo quella di destra, che fino a ieri lodava il Superbonus perché lo lodavano le destre e ora lo massacra perché le destre lo cancellano; ma anche Rep, che titola su “frodi per 7,5 miliardi”, anche se l’articolo parla del “bonus facciate” di Gentiloni (ma sì, il commissario Ue) e Franceschini, le truffe sono meno della metà e riguardano il Superbonus solo per l’1%.
Pare passato un secolo da quando si teorizzava che un premier non deve attaccare le opposizioni, neppure se mentono. Era l’11 aprile 2022: in pieno lockdown, Meloni e Salvini accusarono Conte di avere “svenduto l’Italia” agli ordini “del diktat di Germania e Olanda” firmando nottetempo e di nascosto il Mes. Il premier replicò in conferenza stampa: “Il Mes esiste dal 2012, non è stato attivato la scorsa notte, come falsamente e irresponsabilmente hanno dichiarato Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Questo governo non lavora col favore delle tenebre: guarda negli occhi gli italiani e parla con chiarezza. È una menzogna. Non abbiamo firmato alcuna attivazione del Mes, perché l’Italia non ne ha bisogno e lo ritiene inadeguato”. Salvini e Meloni insorsero come se Conte li avesse crivellati di colpi. Mentana disse: “Se le avessi conosciute in anticipo, non avrei mandato in onda quelle parole su Salvini e Meloni”. E Severgnini sul Corriere censurò l’“uscita inopportuna”. Oggi invece, sulle calunnie di Meloni & Giorgetti a Conte, tutti tacciono, anzi acconsentono. Quindi, se un premier sbugiarda le false accuse di due oppositori, è uno scandalo. Se una premier lancia false accuse a un oppositore, è cosa buona e giusta.
Anto'!
Il cazzeggio atomico della stampa
di Antonio Padellaro
Nello strepitoso film Don’t Look Up i due scienziati Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence cercano disperatamente di convincere la riottosa presidente degli Stati Uniti, Meryl Streep, che la Terra non potrà sopravvivere all’imminente impatto con un gigantesco asteroide. “Questa cosa accadrà sicuramente, al 99,78 per cento per l’esattezza”, dicono. “Oh bene, allora non è al cento per cento”, replica sollevata la donna più potente del mondo. È un dialogo che viene in mente a leggere sui giornali dell’intenzione del governo Meloni di cedere a Zelensky un numero imprecisato di caccia bombardieri. Così, tranquillamente, come se si trattasse di una spedizione di macchinari agricoli e non di un drammatico salto di qualità dell’impegno militare italiano in Ucraina. Di fatto un ingresso in guerra contro Putin impossibile da camuffare. “Pronti a inviare gli Amx, non gli F-16”, ci rassicura il viceministro degli Esteri di FdI, Edmondo Cirielli, cosicché nella impaginazione delle notizie un po’ ci si confonde tra impiego degli F-16 e degli F24. Che è, invece, il modello tributario utile per risolvere il problema dei crediti incagliati da superbonus edilizi ma che, purtroppo, non serve a sganciare bombe.
Dopo i virologi faidate e la guida a dispense “Diventa anche tu Lucio Caracciolo” sul mercato dell’informazione da cazzeggio irrompe adesso la mappa del Risiko nucleare, completa di obiettivi da centrare con ordigni tattici di ultima generazione. Tattico è un aggettivo che va per la maggiore molto adoperato come emolliente psicologico qualora il discorso sfiorasse il pericolo di un conflitto atomico. Insomma: stiamo per annientarti ma soltanto un pochino. Infatti, una bomba tattica di media portata potrebbe provocare un’apocalisse fino a dieci volte superiore a quella generata dall’ordigno sganciato su Hiroshima. Cosicché è difficile non allarmarsi quando leggiamo su La Stampa il titolo: “Al Davide ucraino serve subito la fionda Nato”. Difficile infatti non chiedersi se dietro l’espressione “fionda Nato” si nasconda qualcosa di tatticamente inquietante (convinti che l’autrice dell’articolo, la politologa Nathalie Tocci, non farebbe male a una mosca ma forse a Mosca sì). Infine, per chi non l’avesse ancora visto, non riveleremo il finale di Don’t Look Up, ma soltanto una scena nella quale l’ottuso colonnello suprematista Ben Drask (un grande Ron Perlman), perso per perso, esplode contro la cometa che sta per schiantarsi, al cento per cento, nel giardino di casa un paio di pistolettate. Tattiche, s’intende.
Già Alessandro!
Riscriviamo tutto. Com’è possibile che nei Malavoglia siano tutti terroni?
di Alessandro Robecchi
È solo un piccolo segnale, un inizio incoraggiante, non fermiamoci, ora! Avanti con la revisione politicamente corretta dei testi – classici e non – della letteratura mondiale! Hanno cominciato, com’è noto, alla Puffin Books, casa editrice inglese che ha riscritto i capolavori di Roald Dahl, cancellando parole come “grasso” e “brutto”, che non vanno bene, perché se uno è grasso o brutto si sente discriminato e smette di leggere. Giusto! È solo l’inizio. Vi sembra possibile che nei grandi romanzi russi dell’Ottocento siano tutti bianchi? Che assurdità! Una vera discriminazione! Ora almeno un fratello Karamazov del Congo bisognerà mettercelo, senza contare che il povero principe Myškin, che è tanto puro ma un po’ indietro di comprendonio, non potrà essere più chiamato “l’idiota”, Dostoevskij se ne faccia una ragione! Naturalmente è inaccettabile che in Via col vento i ricchi siano tutti bianchi e i neri facciano gli schiavi, si suggeriscono edizioni alternate: i bianchi fanno gli schiavi negli anni dispari, con “signorina Rossella” presa dai campi di cotone, e la sua domestica, che le stringe il busto e le porta la colazione, una bianca del Wisconsin, ma non grassa come nel romanzo, se no si ricomincia daccapo.
Possibile che nei Malavoglia siano tutti terroni? Avanti, ditelo! E I Promessi sposi allora? Con tutta quella gente che non vuole vaccinarsi, che insegnamento sarebbe per i nostri giovani?
Come può sentirsi una signora anche leggermente sovrappeso in visita a villa Borghese davanti al mirabolante sedere di Proserpina scolpita dal Bernini durante il suo rapimento? Urge marmo con almeno un pochino di cellulite. Sia chiaro che vale anche per i maschietti: gli addominali del David sono uno schiaffo a chiunque sia costretto a nutrirsi di panini e di mense aziendali, una vera discriminazione! Eppure sarebbe facile: un paio di saldature ben fatte, un piccolo rinforzo di metallo, ed ecco che i bronzi di Riace sarebbero più politicamente corretti, con la loro pancetta da birra e i bicipiti almeno un po’ flaccidi. Così noi umani potremmo andare a vederli senza sentirci proprio delle merde, discriminati, umiliati, sprofondati nella vergogna.
Certo si esagera (ma chissà, non poniamo limiti all’idiozia umana) e tutto accade nel mondo surreale della cultura woke e del revisionismo storico-artistico della società tristemente contemporanea, per cui si vorrebbero valutare cose di altre epoche alla luce delle convinzioni e dei parametri culturali dell’oggi. Nell’abbottonatissimo Ottocento, così pudico e sessuofobo, ovvio che Mozart potesse sembrare un pericoloso libertino, ma nessuno si è sognato di riscrivere il Don Giovanni, il revisionismo artistico non era arrivato a tanto nemmeno allora.
Tutto questo correggere il passato fa una certa impressione, poi, se si esce dal surreale dibattito e si fanno due passi nella società contemporanea, quella vera, e si scopre che le discriminazioni – reali, non letterarie – aumentano anziché diminuire. Che si parla di guerra con gli stessi toni garruli, disponibili e possibilisti – perché no? – del 1938, che si corre a comprare cannoni invece di ospedali, che i poveri sono più poveri, i ricchi più ricchi, i cittadini meno informati, i potenti più impuniti, le donne ammazzate di botte o a pistolettate. La sensazione è che tutta quest’ansia di cambiare il passato serva più che altro a mantenere il presente così com’è: niente più grassi e brutti nei libri, e poi, quando posi il libro, l’allegro massacro continua.
martedì 21 febbraio 2023
Per vostra opinione
In Ucraina. L’Europa di Ursula & C. sta promuovendo politiche criminali
di Alessandro Orsini
Le manovre militari più imponenti in Ucraina sono attese tra fine primavera e inizio estate, quando il “grande fango” sarà svanito. Ne consegue che Ursula von der Leyen avrebbe il tempo di lavorare a una soluzione diplomatica della guerra o quantomeno a un cessate il fuoco, ma la presidente della Commissione europea preferisce utilizzare questi mesi per preparare la guerra operando per il tradimento dei valori dell’Unione europea che nasce per assicurare la pace in Europa e non la guerra.
La Commissione europea avrebbe il dovere di contrastare le politiche criminali. Nel mio lessico, è “criminale” ogni politica che accresca le probabilità dello scoppio di una guerra. Il tentativo di assorbire l’Ucraina nella Nato, esponendo il collo di uno Stato debolissimo ai denti di uno potentissimo, è un esempio di ciò che intendo per politica criminale. Un altro esempio di politica criminale è stato il tentativo di Trump di favorire la nascita di una sorta di Stato curdo nel Nord della Siria sapendo che la Turchia avrebbe impedito un simile disegno con l’esercito. In una diretta a Radio Rai, misi in guardia da quel pericolo. Dissi: “Se Usa e Unione europea vogliono uno Stato curdo nel nord della Siria, devono giurare che invieranno i soldati a combattere contro i turchi altrimenti è cinismo puro”. Dopo essere stati usati come carne da macello contro l’Isis a Kobane, i curdi furono abbandonati da Casa Bianca e Unione europea, e sconfitti da Erdogan. Un terzo esempio di politica criminale è stato il tentativo di assorbire la Georgia nella Nato, prontamente invasa dalla Russia nell’agosto 2008 e abbandonata dall’Occidente.
La mia domanda è: “Per quali ragioni la presidente della Commissione europea promuove politiche criminali in Ucraina?”. Mi limito a quelle principali. La prima è che Ursula von der Leyen non sarebbe diventata presidente della Commissione europea nel 2019 senza il benestare della Casa Bianca che, temendo lo scoppio di una guerra in Ucraina, cercava una persona di fiducia. Ursula von der Leyen è stata ministro della Difesa della Germania dal 2009 al 2016. Il ministro della Difesa tedesco, avendo la Germania un numero ragguardevole di soldati e mezzi americani sul suolo nazionale, deve essere persona gradita alla Casa Bianca come accade in Italia. Almeno ai miei occhi, questo “diritto di prelazione” della Casa Bianca al momento della nomina di certi ministri tedeschi e italiani non rappresenta un problema particolare. È un diritto che deriva dalle leggi ferree della politica internazionale che regolano i rapporti tra Stati satelliti e Stati dominanti. Il problema si pone se quella “persona” promuove politiche di guerra. Chiunque abbia occhi per vedere si rende conto che Ursula von der Leyen è una figura scialba e incolore senza alcuna strategia di pace o di guerra. Politicamente inane, non è in grado di fare né l’una né l’altra.
La seconda ragione è che ha ancora una carriera davanti a sé e le posizioni importanti in Europa non possono essere occupate senza il benestare del presidente americano. Nel caso di Ursula von der Leyen, la gratitudine verso la Casa Bianca non è altro che l’attesa di nuove ricompense. La maggioranza assoluta degli italiani è contraria al sesto invio di armi in Ucraina perché ha capito che la strategia del blocco occidentale in Ucraina consiste nell’usare un popolo come carne da macello per far avanzare la Nato ai confini con la Russia. La libertà non c’entra niente, altrimenti l’Unione europea non appoggerebbe le dittature più sanguinarie e violente del mondo.
Finalmente qualcuno!
A Zelensky unificati
di Marco Travaglio
Domenica il Tg1 intervistava in esclusiva Zelensky. Ieri il Corriere intervistava in esclusiva Zelensky. Invece Repubblica aveva un’intervista esclusiva a Zelensky uguale a quella del Corriere. Il Sole 24 ore, per distinguersi, aveva un’intervista esclusiva a Zelensky uguale a quelle di Corriere e Rep. Viceversa La Stampa aveva una sintesi delle interviste esclusive di Corriere, Rep e Sole degradate a “conferenza stampa”. Dal canto suo, il Messaggero aveva ampi stralci del verbo di Zelensky “ai giornalisti italiani”. Al contrario Libero aveva il meglio (si fa per dire) delle interviste di Tg1 e Corriere. Noi, non facendo parte del Giornale Unico, abbiamo come il sospetto che l’Intervista Unica l’abbiano letta in pochi, perché Zelensky ripete sempre tre concetti: “Armi, armi, armi”. Il che, per il presidente di un Paese che da 12 mesi si difende dalla brutale aggressione russa, è comprensibile. Ma non esime gli intervistatori dal dovere di porre domande: sennò basta Amadeus. E di cose da chiedergli, da amici e fornitori d’armi, dovremmo averne parecchie.
1) Come può pensare Zelensky di entrare nell’Ue tenendo fuorilegge gli 11 partiti di opposizione?
2) Nei giorni pari ci comunica che la Russia ha perso la guerra, ha finito missili e munizioni, le sue truppe sono in ritirata, Putin forse è già morto; e in quelli dispari annuncia che i russi sono pronti a sferrare una devastante offensiva con 3-500 mila nuovi soldati e un massiccio impiego di aviazione, ragion per cui Kiev necessita subito di tank, jet, sommergibili e no fly zone, altrimenti Putin stravince. Come stanno effettivamente le cose, anche alla luce delle stime del generale Usa Mark Milley, secondo cui l’Ucraina non può riconquistare le regioni occupate?
3) Perché Kiev vieta a 8 reporter italiani di fare il loro lavoro in Donbass?
4) Il Pentagono accusa il suo governo di aver ucciso a Mosca con un’autobomba Darya Dugina, figlia 29enne del filosofo putiniano: che c’entra quell’atto terroristico col diritto all’autodifesa?
5) Perché, pur sapendo per primo che il missile caduto in Polonia il 15 novembre era ucraino, ripeté per tre giorni che era russo anche dopo le smentite di Duda e Biden, incitando la Nato a scatenare la terza guerra mondiale?
6) In questi 12 mesi si è detto più volte pronto a negoziare con Putin un compromesso che escludesse la Crimea e includesse la neutralità dell’Ucraina e l’autonomia del Donbass; poi il 4 ottobre ha vietato per decreto ogni negoziato con Putin: chi o cosa gli ha fatto cambiare idea? E dopo quanti morti (siamo a 300 mila) deciderà di riparlarne? A queste domande leggeremmo volentieri le risposte. Ma abbiamo come il sospetto che le regole d’ingaggio prevedano solo interviste senza domande.
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