venerdì 10 febbraio 2023

Provvidenziale uscita

 


Solitudine

 


Travaglio!

 

Il Festival degli ex comici
di Marco Travaglio
Fra le mille cose da cui la Rai poteva dissociarsi (le censure al Papa anti-guerra, i tank show pro-guerra, gli orrori dei palinsesti “h 23” esclusi Report, Fiorello, il meteo, il segnale orario e poco altro), ha deciso di farlo da Fedez. Cioè da un rapper che, diversamente da Benigni, capisce la Costituzione e la usa per il verso giusto: per dissacrare il potere in base all’articolo 21, anche se l’aveva fatto molto meglio al concertone del 1° maggio (sparare su uno sfigato viceministro che da ragazzo si travestì da nazi, con tutto quel che sta facendo il governo, è come armarsi di bazooka e poi caricarlo a supposte di glicerina). Nessuna dissociazione invece da Lucio Presta, indagato col cliente Renzi per 700 mila euro di finanziamenti illeciti: anzi a lui fanno organizzare direttamente Sanremo, da cui volevano cacciare Madame, l’artista migliore. Così questo si conferma il festival degli ex comici: Zelensky, Benigni e il futuro ex comico Angelo Duro, che Amadeus annunciava così scomodo da invitare ai telespettatori più impressionabili a cambiare canale: manco fosse tornato Luttazzi, o Grillo. Invece è arrivato uno che parlava di tatuaggi, mogli, mignotte e, siccome non rideva nessuno e nessuno aveva pregato il pubblico di ridere (come i claqueur per Benigni) s’è calato i pantaloni.
Invece fa molto ridere la notizia diramata dai quirinalisti ispirati dall’ermo Colle e sprezzanti del ridicolo: la presenza di Mattarella a Sanremo per applaudire il pistolotto di Benigni sulla Costituzione tornata bella avrebbe un profondo significato politico. Corriere: “All’Ariston il profilo autentico del presidente. Con un 2023 dedicato alla Carta”. Rep: “Il caso Benigni. La musica della Costituzione”. Merlo (sempre su Rep): “Su quel palco la nuova resistenza”, “Benigni e il mite presentatore eroi della Nuova Resistenza nell’era della politica fragile. Stampa: “Lo scudo del Quirinale. Nelle intenzioni del Colle l’incursione al festival è solo l’inizio: altri eventi pubblici seguiranno con al centro la difesa della Carta” contro le oscene riforme delle destre sull’autonomia e il presidenzialismo. Ma tu pensa: Mattarella, che non fece un plissé nel 2001 da ministro della Difesa quando il centrosinistra cambiò (in peggio) il Titolo V a colpi di maggioranza e nel 2016 appoggiò pubblicamente il Sì alla schiforma (in)costituzionale Renzi-Boschi-Verdini, ora non vuole che gli si tocchi la Carta perché gli piace di nuovo. Come a Benigni. E, intendiamoci, meglio tardi che mai. Solo che quella stessa Costituzione gli assegna il potere di non firmare e rinviare alle Camere le leggi sbagliate, oltre al diritto di parlare contro quella norma pericolosa. In quale articolo c’è scritto che, se non gli piace una legge, manda avanti Benigni?

L'Amaca

 

l bisturi del patriarcato
DI MICHELE SERRA
Mostrarsi in pubblico è sempre complicato, faticoso e innaturale, ma in alcuni casi comporta una tale contropartita, in termini di popolarità, successo, quattrini, che il gioco vale la candela. Altrimenti, nessuno salirebbe mai su un palcoscenico. Ci si sale in cerca di applausi e mettendo nel conto i fischi.
I social hanno poi moltiplicato a dismisura il concetto di “pubblico”, facendolo coincidere con una smisurata folla che, pur non avendo pagato il biglietto, si sente autorizzata a dire, su chi si esibisce, qualunque cosa.
Si sono inflazionati gli applausi e anche i fischi. Così è capitato a Madonna — come a molti e a molte — di essere spernacchiata dal primo che passa (e sono ormai, i “primo che passa”, decine di milioni) a causa del suo aspetto fisico, che potremmo definire, per semplicità, molto rifatto.
Detto che il tifo è sempre per l’artista, che è solo al cospetto di molti, vale però la pena interrogarsi sulla reazione della signora: si è detta vittima del patriarcato, della misoginia e dell’ageismo, che è un po’ la forma aggiornata del vecchio alibi “è colpa della società”. Versione di Altan: “Mi domando chi sia il mandante di tutte le cazzate che faccio”.
A meno che Madonna volesse dire (confessandolo finalmente a se stessa) ciò che in molte e molti pensiamo: cioè che troppe donne si accaniscono chirurgicamente contro il proprio legittimo aspetto fisico perché subiscono molto più del necessario lo sguardo maschile, con il terrore di deluderlo. In questo senso sì, Madonna ha ragione, è vittima del patriarcato: è lui che ha armato il bisturi e abusato del botulino.

giovedì 9 febbraio 2023

Il tutto e l'amore

 


Qui c'è tutto, è la foto che più di ogni altra racchiude l'essenza dell'umanità, la "valle di lacrime" cristiana, la solitudine, la pochezza della nostra civiltà, il crepuscolo della speranza, il contrasto tra chi pretende e gode della belligeranza tra i popoli e lo scempio per l'attività del pianeta che è vivo, il silenzio davanti alla natura, l'amore che non conosce ostacoli, l'atrocità del dolore, il desiderio di lottare anche contro l'ineluttabilità. Guardate lo sguardo di Mesut Ancer, la sua fierezza, la compostezza, la mano che avvolge quella di sua figlia Irmak morta sotto le macerie, la richiesta di fare una foto al fotografo che s'aggirava da quelle parti. 

Mesut siamo noi tutti, anche quelli che credono di non finire mai come Mesut, sicuri e baldanzosi grazie al dorato conto in banca, ai possedimenti, al godereccio che gli avvolge rendendoli certi della sicurezza, dell'agio, della serenità. 

Siamo tutti Mesut, le nostre mani stringono Irmak, sempre, in ogni luogo; siamo con Mesut, disperiamo per Irmak, piangiamo perché fa tanto bene piangere per Irmak, spirata sotto alle macerie, lo scatto ha immortalato il compendio del mondo, del nostro mondo, afflitto da crolli naturali e per mano di altri simili, piegato dalle catastrofi che incombono e derivano dalla vita del mondo, e da quelle confezionate da aguzzini voraci e posseduti dalla bestialità della violenza. 

Siamo Mesut che attende impassibile e regale che la sorte guardi in quelle lande martoriate, come le tante sparse ovunque, per constatarsi bieca ed astiosa.  

Mesut non se ne andrà, la mano tende ad assaporarne l'eternità, per Irmak che da quella mano riceve per induzione la gemma più bella, indistruttibile, solare, insostituibile: l'amore.  

Ahia Selvaggia!



E così Selvaggia Lucarelli nelle pagelle paragona l’audio dei Black alle casse di un linguistico di La Spezia (a parte che abbiamo ottime casse si scrive “della Spezia”… e abbiamo pure l’acqua corrente!🤩)

Riepilogo