venerdì 28 ottobre 2022

Mumble mumble...

 


ENI

Nel terzo trimestre del 2022 il gruppo petrolifero italiano, partecipato al 30% dal ministero del Tesoro, ha messo a bilancio utili per 3,7 miliardi di euro contro gli 1,4 miliardi dello stesso periodo del 2021 (+ 161%). La produzione di idrocarburi in calo del 7%

SHELL

Profitti da record per la compagnia petrolifera inglese Shell che ha chiuso il terzo trimestre dell’anno con utili per 9,5 miliardi di dollari (9,4 miliardi di euro), il doppio rispetto ad un anno fa e secondo risultato migliore di sempre dopo quello del periodo aprile-giugno 2022. Il risultato è al di sopra delle stime degli analisti che si attendevano guadagni per 9 miliardi. L’utile dei primi 9 mesi dell’anno supera i 30 miliardi di dollari. 


Ditemi la verità: non vi prudono le mani? 

Vi prego ditemi che non è vero!

 


Attanagliati da una bufera senza precedenti, stento a credere che questa informativa sia vera! Vi prego confermatemi che si tratti di un fake! 

Non avrei remore a sfancularvi se siete impegnati a gestire queste baggianate! 

E PERCHÉ NON CHIAMARLA PURE GIORGIO?

(Senza considerare che da oggi per me la Verniciata di Democrazia sarà La Signora Presidente del Consiglio. Tiè!)

E all'improvviso, una luce!

 



In preda ai fumi serracchiani, e del suo parrucchiere, che chissà quale mestiere farà principalmente, ottenebrati e rabbuiati dal flaccido comportamento del segretario dormiente, avviliti per il costante vaporizzazione delle beltà di quel partito una volta non in baia di scriteriati mestieranti occupati a mantenersi una poltrona - a proposito! Nessuno che abbia commentato la dipartita politica dei 5stelle giunti al secondo mandato, leggasi Fico, Taverna, Crimi, Bonafede! Come mai non si parla di questo? Paura eh? - sfidando le leggi biologiche - vedasi Casini e Grissino - ebbene: tramortiti da sconfitte e inanità improvvisamente ci siamo scossi per la soavità delle parole di questo giovane, Lorenzo Pacini, Segretario regionale lombardo del PD. 

Che ha detto di così sublime Pacini? 

“È scandaloso che nonostante il disastro elettorale il segretario nazionale – dimissionario – e tutta la dirigenza nazionale parlino ancora a nome del partito su tutti i canali televisivi e dettino legge negli organi decisionali del partito. Non ci riconosciamo né nel segretario Enrico Letta, né nei capigruppo Debora Serracchiani e Simona Malpezzi. Avrebbero dovuto fare un passo indietro subito dopo le elezioni e stare zitti, invece continuano a guidare partito e gruppi parlamentari”.   

Parole sante che da tempo immemore non udivamo da quelle parti. Finalmente qualcuno che ha compreso dove s'annidi il problema principale avvilente un intero partito! 

Vi allego di seguito tutta l'intervista del Fatto Quotidiano. Gioia per le mie orecchie! 

Quali sono stati gli errori più gravi?
Chi guida il Pd ha sbagliato tutto sia dal punto di vista della linea strategica che di quella comunicativa. Riguardo alla strategia, nonostante una legge elettorale favorevole alle coalizioni, Letta non è riuscito ad allearsi né con Calenda, né con Conte.

Chi avrebbe preferito dei due?
Bisognava allearsi o con l’uno o con l’altro, spostando il partito più a destra o più a sinistra, non lasciandolo in mezzo. La mia opinione personale è che sarebbe stata meglio un’alleanza con il M5S, ma ne avrei accettata anche una con Azione e Italia Viva.

E gli errori dal punto di vista comunicativo?
Si è cercata una polarizzazione tra Letta e Meloni, come se la scelta fosse questa, ma in realtà c’erano diverse alternative. E non ha funzionato il parlar male dell’avversario, senza dire perché gli elettori dovevano votare noi. Il messaggio è stato “scegliete o noi o loro”. E gli elettori hanno scelto loro.

Comunicazione poco brillante anche alla Camera nelle repliche al discorso della Meloni?
Letta ha fatto un intervento che non faceva né caldo né freddo, come al solito. Serracchiani è riuscita a far fare a tutto il Pd un figura di emme. Scriva pure di merda, se vuole. Non puoi accusare il primo presidente del Consiglio donna della storia italiana di volere le donne un passo indietro agli uomini. Certo, col nuovo governo si pone un tema di tutela dei diritti delle donne, di composizione prettamente maschile dello stesso esecutivo, di politiche che rischiano di non favorire il lavoro femminile. Ma le parole di Serracchiani alla Camera sono state un disastro. E infatti Meloni l’ha distrutta.

Dopo tutti questi disastri, da dove ripartire?
O il partito cambia o non ha più senso di esistere. Non vogliamo una rottamazione, che vuol dire far fuori solo i tuoi nemici. Ma vogliamo un azzeramento, una rivoluzione.

Sembra di sentir parlare un grillino…
Pretendere che ci sia un cambiamento radicale del Pd perché dal 2007 a oggi non ha mai vinto un’elezione a livello nazionale non è essere grillini, ma è essere consapevoli, realisti e in grado di dire per la prima volta davvero le cose come stanno. Puoi fare tutte le proposte del mondo, ma se hai gente che ha governato per anni senza realizzare le proposte, perdi di credibilità. Deve andare tutto insieme, rinnovamento della proposta politica e rinnovamento della classe dirigente.

Cosa vi aspettate dall’evento del 29 ottobre a Roma?
Che emerga una nuova linea di metodo e di politica programmatica.

Di metodo?
Se non si cambia la legge elettorale reintroducendo le preferenze, nello statuto del Pd vanno inserite le parlamentarie. Si vota con le preferenze dal consiglio di istituto quando sei alle superiori fino al parlamento europeo, non ho capito perché a livello di parlamento italiano non possiamo avere le preferenze. I candidati vanno scelti sul territorio con parlamentarie che consentano agli elettori di centrosinistra una scelta diretta dei propri rappresentanti in parlamento. Poi, a livello generale, bisogna ripensare a un sistema di finanziamento pubblico della politica. La politica costa, non è possibile farla mettendosi nelle mani dei finanziatori privati.

Il finanziamento pubblico non è un concetto vecchio per voi che siete giovani?
Sarà anche vecchio, ma il problema rimane ed è molto attuale. Non voglio una politica finanziata dalle lobby, ma una politica finanziata dallo Stato. Se sono i privati a finanziare la politica, poi vuol dire che devi rispondere a loro.

Come deve essere invece la vostra nuova politica programmatica?
Vanno fatte scelte che consentano al Pd di diventare un partito saldamente di centrosinistra, socialdemocratico in senso europeo. E consentano di ricostruire un’identità. Il Pd deve decidere chi vuole rappresentare, deve decidere quali battaglie fare, quali diritti e categorie di persone difendere. Basta con l’idea di voler accontentare tutti, basta col partito della responsabilità, basta andare al governo con chiunque: negli ultimi anni ci siamo andati con tutti, da Forza Italia alla Lega, al M5S.

Quali battaglie vanno fatte?
Per esempio sul salario minimo. In generale serve un’attenzione molto forte sul tema del lavoro, che è la battaglia di questo decennio. Bisogna lottare per la difesa delle classi lavoratrici italiane che oggi, pur lavorando, rimangono povere dal Nord al Sud, perché gli stipendi in questo Paese sono troppo bassi.

Il Pd non ha avuto parole nette su un tema come il reddito di cittadinanza.
È stato anche questo un errore: la gente vuole sapere se sei a favore o contrario. Io penso che il Pd dovrebbe essere a favore del reddito di cittadinanza, perché in questo momento sta salvando almeno un milione di persone dalla povertà assoluta.

Sembra di nuovo vicino al M5S.
No, sono vicino a un’idea di opposizione forte e concreta, che si concentri sui temi e sappia parlare al Paese. Se i 5 Stelle vogliono far parte del campo progressista, lo dimostrino e rinuncino alle loro battaglie populiste. In modo che insieme si possa fare un’opposizione vera e si possa creare un’alternativa progressista e di sinistra a questa destra.

Non teme che una reale iniziativa politica nell’opposizione venga assunta solo da Conte?
È già così e se il Pd non smette di perdere tempo, il M5S supererà il Pd non solo come capacità di fare opposizione, ma anche in termini di sondaggi e di voti. È difficile che Conte possa unire un’opposizione così frastagliata. Un nuovo leader o una nuova leader del Pd invece potrebbe essere in grado di unire Pd, M5S e Terzo Polo.

Può essere utile che il Pd cambi nome?
No, cambiare nome sarebbe una presa in giro verso gli elettori. Il problema non è il brand, ma sono i dirigenti, chi va a parlare in tv, le proposte. Su questo ci vuole la rivoluzione.

Se non ci sarà, ha detto meglio chiudere. Farà ancora politica in questo caso?
Certo, il destino politico mio o di tanti altri non dipende dal Pd. Continuerà a esistere un partito di centrosinistra e dei gruppi di riferimento di centrosinistra, perché in questo Paese un popolo di centrosinistra esiste.

  

Chissà…




Ragogna

 


Osho

 


Giorgia travagliata

 

Balle in maschera
di Marco Travaglio
Pensiamo anche noi, come i nuovi innamorati di Giorgia, ma soprattutto come i fratelli Caponi, che la giovanotta è studente che studia, si deve prendere una laura e deve tenere la testa al solito posto, cioè sul collo. Ma, dopo la sua replica in Senato sul “tetto ai contanti che penalizza i più poveri” e sul discorso di Roberto Scarpinato, ci piacerebbe conoscerne gli insegnanti e i testi: perché forse il problema è tutto lì. Altro che Istruzione e Merito. Fra i tanti problemi dei poveri, non ci era mai venuto in mente il tetto ai contanti, che Monti portò a 1.000 euro, Renzi a 3mila, Conte a mille, Draghi a 2mila e ora la destra vuol alzare fra i 3mila e i 10mila. Anche perché i 5 milioni di lavoratori che guadagnano meno di 10 mila euro l’anno difficilmente se li portano tutti in saccoccia. E i poveri ancor più poveri che non lavorano e non guadagnano neppure quelli possono permettersi il lusso di ignorare il tetto, perché non rischiano di sforarlo per mancanza di contanti. A meno che non si mettano a spacciare droga, o a chiedere il pizzo nei negozi, o a fare gli spalloni, o a rubare nelle case, o a svaligiare banche, nel qual caso non sarebbero più poveri. Quindi attendiamo con ansia che Meloni o i suoi docenti ci presentino un povero che gira con un rotolo di 3 o 10mila euro in tasca.
Scarpinato, ex Pg di Palermo e ora senatore M5S, elenca una serie di fatti accertati in sentenze definitive sui rapporti fra il neofascismo e le stragi e fra il duo B.-Dell’Utri e la mafia. Meloni consulta i suoi prof. e/o i suoi testi, poi definisce Scarpinato “persona che giudicava gli imputati in tribunale” e il suo discorso “emblematico dei teoremi con cui parte della magistratura ha costruito processi fallimentari, a cominciare dal depistaggio sulla strage di via D’Amelio”. Ne avesse azzeccata una. 1) Scarpinato è sempre stato pm o pg: mai giudicato nessuno. 2) Il depistaggio su via D’Amelio col falso pentito Scarantino fu costruito dalla polizia e avallato dalla Procura di Caltanissetta retta da Giovanni Tinebra, poi premiato per il teorema dal governo Berlusconi-2 con la nomina a capo del Dap; e fu smontato grazie al pg Scarpinato, che istruì il processo di revisione tutt’altro che fallimentare, infatti fece assolvere gli 11 imputati innocenti e condannare i veri colpevoli. In Senato le sue parole, essendo vere, sono state accolte dal gelo (5S esclusi, quasi tutto il Pd e Sesto Polo inclusi); quelle di Meloni, essendo false, dalla standing ovation delle destre. La stampa di destra ha lodato la premier e attaccato il senatore; quella “indipendente” è rimasta neutrale (non spetta mica ai giornalisti dire chi mente e chi dice il vero). Unica eccezione, Mattia Feltri sulla Stampa: prima ha precisato di aver “perso il filo” fra la ballista e il senatore, poi ha difeso la ballista.