giovedì 3 febbraio 2022

Lo faccio dire a lei!


Totalmente d’accordo con Selvaggia riguardo a ieri sera!

LORENA CESARINI
Quel «carina sei» di Iva Zanicchi a lei rivolto quando si sono incrociate sul palco è il sunto del travolgente disastro a cui abbiamo assistito. Lorena Cesarini ha esordito ringraziando l’uomo che l’ha scelta, quel magnanimo di Amadeus che, pensate, le è apparso all’improvviso il primo gennaio, come una specie di Dio Giano, per comunicarle che lei, proprio lei era una delle prescelte.

E chissà, la Rai magari l’ha pure pagata. Le hanno pure prenotato un hotel. Ringraziava commossa, Lorena, piangeva, rideva, sospirava. Pensavamo che potesse bastare così, con l’immagine della fortunata eletta chiamata a fare da ancella al suo signore, e invece no. Invece s’è aggiunta pure la lettura dei tweet cattivi sull’Italia razzista, e non è che non sia vero che sia un paese pieno di gente razzista, ma perché tutto sulle spalle gracili di questa donna?

Perché non poteva godersi il suo momento e la sua serata come Fiorello, Amadeus, Zalone anziché indossare il vestito della vittima che deve dire per forza qualcosa che scuota le coscienze, perché una donna che sale sul palco non può essere semplicemente brava e divertente? No, deve avere l’investitura della missione.

Pure se non ha l’impalcatura, la struttura per sostenerla. Come Lorena Cesarini. Che alla fine di quello sgangherato discorso retorico e quel vittimismo scolastico da prima serata a Sanremo è finita per sembrare non chi combatte, ma chi soccombe.

E quindi, appunto, torniamo all’inizio, al saluto della donna d’altri tempi, dell’Iva nazionale che la saluta con la genuinità disarmante dell’italiano medio che stava appunto pensando: «Carina sei». Un disastro. Voto: 1

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mercoledì 2 febbraio 2022

Non sono solo!!!



Credevo di essere fuori dal giro, visti gli entusiasmi galoppanti attorno a questo tipo!
Invece siamo almeno in due!

di Andrea Scanzi da Facebook

Ah, i professionisti del “conformismo dell’anticonformismo”. Che categoria ripetitiva e meravigliosa. Non cambiano mai. Sono quelli che amano così tanto i “rivoluzionari finti” da finire col diventare quasi più reazionari dei reazionari stessi. Una sorta di dipendenti cronici da politically correct.

Per fare un esempio: Achille Lauro. Amiche e amici che lo celebrate da ieri sera con post tritagonadi non per la canzone (come sempre o quasi orrenda) in sé, ma per “la forza provocatrice portata a Sanremo”, vorrei ricordarvi che non basta fare arrabbiare Pillon o Adinolfi per essere definiti “rivoluzionari”. O addirittura “grandi artisti”.

Se bastasse indispettire Adinolfi (che ci casca ogni volta mani e piedi, essendo più banale di un anacardo) per esser celebrati come nuovi David Bowie o Renato Zero, allora sarebbe facile. Basterebbe tirare un bestemmione, oppure andare in giro nudi, o anche solo fare i ribelli figli di papà con trenta tatuaggi, la voce di una grattugia afona, il fisico da lanciatore di coriandoli e il talento di uno xilofono spento, per poi andare a Sanremo giocando con una canzone a caso e un battesimo finto al finto blasfemo.

Ce la fate ad essere appena più esigenti e appena meno retorici di così? 

Achille Lauro non ha voce, non ha talento musicale, non ha testi. Lacune innegabili, che non vorrebbero dire molto per uno che fa il carpentiere o il maniscalco, ma che paiono abbastanza dirimenti per uno che si definisce (o definiscono) “cantante”. Certo, sa provocare e far parlare di sé, ma mi pare un po’ poco per gridare al miracolo e scrivere post mielosi e francamente insopportabili, così intrisi di politicamente corretto da far venir quasi voglia (ho detto quasi, eh) di rivalutare Pillon.

A livello musicale Achille Lauro vale meno di un rododendro bombardato. E la canzone di quest’anno fa persino più schifo delle altre (la qual cosa pareva quasi impossibile). Se vi basta così poco per un’erezione civica, vi accontentate di poco. Beati voi. Io, quando cerco un orgasmo musicale intinto di provocazione, ascolto mostri sacri come Gaber o Jannacci. E se poi ho voglia di irriverenza sanremese, torno indietro nel tempo e mi godo Rino Gaetano, Vasco, Elio e Daniele Silvestri. Mica ‘sto coattume afono e furbino, travestito neanche troppo bene da iconoclasta mainstream.

Provate a volare ogni tanto, su, che a viver sempre rasoterra viene il mal di niente.

L'alieno Crosetti

 

Un alieno all'Ariston, il mistero di Ornella Muti

dal nostro inviato Maurizio Crosetti

L’alieno entra in un mondo tutto blu e pensa sia il mare, invece è la sala stampa del Festival. Il posto gli sembra molto bello. Scopre che la signora seduta al tavolo si chiama Ornella Muti, ed è un’attrice famosa. La presenta un uomo che si chiama Stefano Coletta ed è il direttore di Rai 1. A un certo punto, quest’uomo spiega: «Ornella è una donna che oltre alla bellezza ha anche una bellissima testa».

L’alieno non capisce. In che senso una bellissima testa?, si chiede. Allora prende la parola un altro uomo che chiamano Amadeus e che, sempre a proposito dell’attrice, dichiara: «Ornella non è solo bella, è anche intelligente». L’alieno ci capisce sempre meno. Possibile che questi signori abbiano detto che l’attrice, pur essendo bella, non è mica soltanto questo, e sa addirittura ragionare, elaborare concetti ed esprimerli attraverso frasi di senso compiuto?

“Sul mio pianeta” pensa l’alieno “ognuno è come è, e ci sono quelli belli, quelli brutti, quelli intelligenti, quelli stupidi, i maschi, le femmine e quelli come gli pare, però nessuno si sorprende se un alieno o un’aliena sono anche intelligenti pur essendo belli, oppure stupidi pur essendo brutti. Che c’entra? È come se qualcuno dicesse: l’alieno è basso, però gli piacciono le fragole”.

Poi viene chiesto all’attrice perché è favorevole alla cannabis, e lei risponde che non va mica in giro a distribuire canne nei camerini, e che è favorevole alla cannabis a scopo terapeutico e non ludico. L’alieno non sa cosa siano le canne, lui pensava alle canne da pesca. Glielo spiegano. Gli spiegano anche chi siano Giovanardi («Farò un esposto!»), Gasparri e Salvini che insorgono. Poi scopre che due anni fa Amadeus aveva presentato una ragazza di nome Francesca Sofia Novello, fidanzata del motociclista Valentino Rossi, così: «Sa stare un passo indietro rispetto a un grande uomo». Apriti cielo!, come dicono sul pianeta dell’alieno quando decolla un’astronave.

“Possibile” pensa l’alieno “che qui a Sanremo le donne vengano ancora usate come merce da esposizione, facendo finta di combattere chi le usa come merce da esposizione?” No, chiaramente non è possibile, pensa l’alieno. Ha sicuramente capito male. Del resto Sanremo è in Italia, e l’Italia è pur sempre quel paese dove una donna è stata appena eletta alla presidenza della Repubblica. Una donna bella, e tuttavia intelligente.


Che altro aggiungere?



di Andrea Scanzi (da Facebook)

Uno dei modi più semplici per avere la certezza di essere dalla parte giusta è leggere le critiche (cioè gli insulti) della parte peggiore del paese. Per me è sempre divertente e ne rido ogni volta con compagna, amici e colleghi: quando certi “politici”, testate giornalistiche, siti sottosviluppati, opinionisti imbecilli, ultrà novax ebeti e fascisti schifosi (insomma: la rumenta del paese) parlano male di te, allora vuol dire che puoi stare tranquillo. E in questo senso posso stare tranquillamente. 

Spero per Di Maio che sia lo stesso. Lo spero sinceramente. Al posto suo, se scoprissi che di colpo tutti parlano bene di me, da quelli che mi chiamavano (quando andava bene) “bibitaro” giù giù fino ai Brunetta, Casini, Nobili, Boschi, De Benedetti eccetera, mi preoccuperei parecchio. Di più: penserei di aver sbagliato tutto, o di aver tragicamente tradito le mie idee al punto tale da esser diventato la nemesi di me stesso. Immaginate se di colpo mi dicessero “bravo” renziani, libero, sgorbio, poro porro e fascisti eunuchi: come minimo mi decapiterei in diretta Facebook con la mia Siux Trilogy Hybrid.

Ma forse sbaglio io, che infatti (anche se me lo chiedono da almeno vent’anni) non faccio né farò mai politica politicante, reputandola da sempre una cosa schifosa e rivoltante, destinata a cambiare in peggio tutti. Spero che Luigi conosca quella canzone, oltremodo bella, di Fabrizio De André che a un certo punto dice: “Sono riusciti a cambiarti, ci sono riusciti lo sai”.

Peccato.

Ciao Monica!



Se ne va un talento naturale, irraggiungibile, capace di recitare alla grandissima nel comico e nel drammatico. Mai sopra le righe, capace di comprendere il The End scenografico, combattente nella malattia, esempio per tutti noi. Ti sia soffice la terra Monica! Buon viaggio!

Travaglio

 

MiniMario

di Marco Travaglio 

Un anno fa, 2 febbraio 2021, Mattarella chiamò Draghi per sostituire Conte, dimissionario dopo aver avuto la fiducia di Camera e Senato, con un coso mai visto prima: “Un governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica” con “tutte le forze politiche presenti in Parlamento”. Sfortunatamente abboccarono tutti i partiti tranne fortunatamente uno (sennò avremmo avuto un coso già visto prima, ma nelle dittature). Il progetto era chiaro: cancellare il popolarissimo premier che aveva gestito la pandemia e portato a casa 209 miliardi di Pnrr; raddrizzare le gambe agli elettori che avevano sbagliato a votare nel 2018 per un cambiamento radicale (ribattezzato dai gattopardi “populismo” e “sovranismo”); neutralizzare i partiti vincitori annegandoli in una maggioranza così ampia da renderli ininfluenti e infiltrando in ciascuno di essi un PdD (partito di Draghi) per scardinarne le leadership e riportarli a più miti consigli. Perciò i ministri politici furono scelti, con rare eccezioni, fra i più allineati al sistema: Di Maio per il M5S, gli antisalviniani Giorgetti, Garavaglia e Stefani per la Lega, i lettiani (nel senso di Gianni) Brunetta, Gelmini e Carfagna per FI, più i pidini già allineati per Dna. L’avvento di Letta (nel senso di Enrico) al vertice del Pd agevolò la restaurazione. Il cerchio si sarebbe chiuso se Grillo, dopo aver trascinato i 5S nel governo dei “grillini” Draghi e Cingolani, avesse buttato fuori Conte dopo avergli dato le chiavi: ma la congiura fallì per la rivolta dei militanti.

In ogni caso, chi aveva architettato questo bel progettino era certo che SuperMario avrebbe fatto tali miracoli da lasciare senza fiato gli italiani, regnando sull’Italia, l’Europa e l’orbe terracqueo per almeno 10 anni. Invece non ne azzeccò quasi nessuna, mentre la maionese della maggioranza impazziva. Allora tentò la fuga al Quirinale. Ma, malgrado le sue frenetiche manovre, non se lo filò nessuno (5 voti). Costringendo Mattarella a tagliarsi la faccia e a smentire mesi di “rielezione mai”, pur di salvare il salvabile del Piano Gattopardo. Risultato. Tutte le massime istituzioni sfregiate o screditate: il “nuovo” capo dello Stato che rinnega la parola data come un Napolitano qualsiasi; SuperMario sconfitto, umiliato e ridotto a MiniMario; la presidente del Senato ridicolizzata in diretta tv; la direttrice del Dis impallinata da Letta jr., Di Maio, FI e frattaglie varie (e screditata dalla foto con Giggino); la maggioranza in frantumi, con le coalizioni e i partiti in pezzi; l’“antipolitica” ai massimi storici, col nuovo boom dell’astensionismo; e un solo partito che ci lucra: l’unico che sta all’opposizione, il più “populista” e “sovranista” fra quelli che i gattopardi volevano radere al suolo. Bei pirla.