mercoledì 29 settembre 2021

Mirabile Marco!

 

Abracartabia

di Marco Travaglio

In attesa del prossimo film di Woody Allen, chi vuol farsi qualche sana risata può vedersi le audizioni alla Camera sul dlgs Cartabia per “rafforzare la presunzione di innocenza”. Cioè per abolire la cronaca giudiziaria. Ormai, fra depenalizzazioni, prescrizioni, improcedibilità, cambi di giurisprudenza à la carte, minacce ai giudici e altre porcherie, il rischio che un potente sia condannato è inferiore a quello che Italia Viva superi il 3%. Infatti ciò che spaventa lorsignori non è più di finire in galera, ma sui giornali: cioè che si sappia quel che fanno. Quindi i pm e le forze dell’ordine potranno parlare delle loro inchieste “solo quando è strettamente necessario per la prosecuzione delle indagini o ricorrono altre rilevanti ragioni di interesse pubblico”. Cioè: meglio per loro se si stanno zitti, così i media non scrivono più nulla e la gente non sa più una mazza. Ogni tanto – abracadabra! – sparirà qualcuno da casa, parenti e amici penseranno al peggio e chiameranno Chi l’ha visto?, i giornali segnaleranno il curioso fenomeno dei desaparecidos come nell’Argentina anni 70: anni dopo si scoprirà che era stato arrestato, ma non era strettamente necessario dirlo.

Nel caso in cui un pm o un agente temerario si ostinino a informare di un’indagine, dovranno astenersi dall’“indicare pubblicamente come colpevole” l’indagato o l’imputato. Uno spasso: per legge il pm che chiede al gip di arrestare tizio deve indicare i “gravi indizi di colpevolezza” a suo carico: ora dovrà aggiungere che sembra colpevole, ma è sicuramente innocente. Anche se l’ha colto in flagrante o filmato o intercettato mentre accoltellava la moglie, o spacciava droga, o frugava negli slip di un bambino. E persino se ha confessato. Formula consigliata: “È innocente, arrestiamolo”. Severamente vietato poi “assegnare ai procedimenti denominazioni lesive della presunzione di innocenza”. Retata di narcotrafficanti, mafiosi, terroristi, scafisti, papponi, pedofili, tangentisti? Operazione “Giglio di Campo” o “Tutta Brava Gente”. Anche fra i reati da contestare, evitare quelli che fanno pensar male: non più “associazione per delinquere”, ma “sodalizio conviviale”. La stampa dovrà cospargere le pagine di vaselina, evitando termini colpevolisti quali “criminalità organizzata” (tutt’al più disorganizzata, ecco). Ma questo già avviene su larga scala, infatti ieri l’Ordine dei giornalisti e la Fnsi han dato buca alla Camera. Se già i media chiamano statisti i pregiudicati, esuli i latitanti e perseguitati i colpevoli prescritti, il dlgs Cartabia è pleonastico. Anche grazie ai giudici che si portano avanti col lavoro e cancellano brutture come la trattativa Stato-mafia, condannando solo i mafiosi. Che trattavano sì, ma da soli. Infatti ora si chiama “trattativa mafia-mafia”.


Alloccalia

 




La penso come lui

 


martedì 28 settembre 2021

Citazione

 

– Sto dicendo che l’intera struttura culturale è allo sbando, – disse Chip. – Sto dicendo che la burocrazia si è arrogata il diritto di definire certi stati mentali come «malati». Lo scarso desiderio di spendere denaro diventa il sintomo di una malattia che richiede cure costose. Le quali cure poi distruggono la libido, in altre parole distruggono l’appetito per l’unico piacere gratuito della vita, e ciò significa che la persona dovrà spendere sempre piú denaro alla ricerca di piaceri compensativi. La definizione stessa di «salute» mentale è la capacità di partecipare alla civiltà dei consumi. Quando spendi denaro per una terapia, lo fai per imparare a spenderne dell’altro. E sto dicendo che io, in questo preciso istante, ho perso la battaglia contro una modernità commercializzata, medicalizzata e totalitaria.-

Le Correzioni - Jonathan Franzen


Risposta


 Prorompente come una cascata, turgido ed insolente, devastante nell'apoteosi del momento, sono pronto a rispondere al quesito del datore di lavoro all'Infangatore per antonomasia! Liberandomi da ogni freno inibitorio, rimanendo in canotta, alla domanda "Chi ridarà dignità a Luca?", dopo aver ripiegato nella cassapanca lo stucchevole francesismo rispondo tra una ola e l'altra, impregnato di cori celestiali con un fantasmagorico, entusiasmante ed epocale "Stocazzo!" 

Ah che piacere!  

Daje!


Se citofonando
di Marco Travaglio
A ogni assoluzione eccellente – l’ultima quella selettiva per la trattativa Stato-mafia – i media e i poteri retrostanti intonano il liberi tutti. Come se fossero innocenti tutti gl’imputati eccellenti degli ultimi 30 anni, quelli attuali e pure quelli futuri. Poi a stretto giro la cronaca s’incarica regolarmente di rimettere le cose a posto, smascherando il volto lurido di pezzi da novanta del potere. Salvini citofona a un portone a caso: “Scusi, lei spaccia?” e la risposta è: “Sì, sono Morisi, la tua Bestia, ma è una semplice fragilità esistenziale irrisolta”. Non male, per uno che voleva arrestare pure i tossici per modica quantità e chiudere i negozi di cannabis light. Fortuna che ha cambiato idea, tant’è che a Morisi ha promesso di aiutarlo senza arrestarlo.
L’altro Matteo, che minacciava di pagarsi la villa – peraltro già pagata coi prestiti di un tizio da lui nominato a Cassa Depositi e Prestiti e poi da Lucio Depositi e Presta – coi soldi del Fatto che osava raccontare lo scandalo Consip, si vede rinviare a giudizio il babbo Tiziano per traffico d’influenze illecite nello scandalo Consip. La mitica Procura di Roma, ancor prima che gli amici Lotti, Ferri e Palamara tentassero di mandarci un procuratore amico, aveva chiesto l’archiviazione per Renzi sr. e l’assoluzione per l’amico Verdini: il primo è finito a processo e il secondo condannato a un anno (in aggiunta agli altri già collezionati nel curriculum) per turbativa d’asta.

Intanto Enrico Laghi è ai domiciliari a Potenza per corruzione in atti giudiziari. Stiamo parlando di un’architrave del Sistema: nominato dal governo Renzi a commissario dell’Ilva e dal governo Gentiloni a commissario di Alitalia, ex sindaco del gruppo Espresso-Repubblica e tuttora presidente e membro del Cda di Edizione (la holding dei Benetton). L’accusa, nata dalle dichiarazioni – stavolta attendibili e riscontrate – del coindagato Piero Amara, è di aver corrotto il procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo in cambio di un patteggiamento a tarallucci e vino dell’inchiesta Ambiente Svenduto avviata dal predecessore Franco Sebastio. I pm e il gip citano il racconto di Amara: “Laghi, Capristo… e Renzi erano tutta una cosa nella gestione del patteggiamento… L’Ilva insieme al governo ha appoggiato la nomina di Capristo… Il premier… ricordo che è venuto a Taranto, è andato a salutare Capristo… Anche i decreti concordavano” (uno bocciato dalla Consulta) per neutralizzare i sequestri: “Mi ricordo che Laghi ha materialmente scritto uno dei decreti, almeno mi disse, emanati dal governo Renzi”. Qualcuno si domandava il perché dell’attacco a freddo dell’Innominabile ai magistrati mercoledì in Senato. Ora c’è solo l’imbarazzo della scelta. 

Grande Serra!

 

Il bastone rovesciato
di Michele Serra
Chiede scusa, Luca Morisi, «per la debolezza e gli errori». Si congeda confessando «fragilità esistenziale» e affidandosi «a chi gli vuole bene». È sempre vile accanirsi su chi cade, o su chi sbaglia, e per giunta chi scrive questo articolo è antiproibizionista da quando Morisi e il suo capo, Matteo Salvini, andavano alle scuole elementari. Dunque per me è facile augurargli una veloce estinzione delle sue grane legali, perché chi si droga è un debole o un malato, non un delinquente; e un buon recupero della sua serenità umana, augurio sincero anche se sicuramente non sono tra quelli che gli vogliono bene.
Ma è impossibile non vedere (e siamo sicuri che, ammaestrato dalla sua caduta, lo vede bene anche lui) che Luca Morisi oggi ha bisogno esattamente delle cose che non ha mai concesso agli altri, confermando che "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te" è, da sempre, il più violato dei princìpi morali. Lo staff mediatico del quale è stato l’artefice, la Bestia (che nome gentile!), ha praticato la sistematica bastonatura di chiunque dispiacesse a Salvini. Branco di soli maschi, una dozzina, e già questo è un programma, la Bestia ha azzannato senza tregua anche persone deboli, molto più deboli del suo padrone, che era potentissimo: leader e ministro.
La Bestia è stata, e speriamo che di qui in poi non lo sia mai più, uno dei fenomeni più sgradevoli e violenti dello scenario politico-mediatico italiano. Zero dubbi, zero indugi, via spediti verso la liquidazione del nemico e l’esaltazione del capo. Insulti e sghignazzi per "voi", esaltazione e cameratismo per "noi", un sistema binario efficacissimo in quel mondo emotivo e poco dialettico che quelli come Morisi governano con il cinismo di quei manager per i quali conta solo l’obiettivo, crepi tutto il resto. Crepino dunque anche il dubbio, la sospensione del giudizio, il fair play verso l’avversario che crolla, crepi la pietà, che tra quei maschioni di potere, per anni in trionfale ascesa, è la virtù delle mezze cartucce.
Se un nemico del Salvini fosse incappato in una storia identica a quella che oggi ha atterrato Morisi, la Bestia lo avrebbe sbranato. Luca Morisi questo lo sa benissimo, e noi speriamo che sia esattamente per questa ragione che lui e i suoi amici riescano a ripensare, ma seriamente, a tutto quello che hanno detto, fatto e scritto negli ultimi anni. Dev’essere davvero angoscioso appellarsi alla propria debolezza dopo avere trattato la debolezza degli altri (prima tra tutte quella dei migranti) con insofferenza, disprezzo, odio.
Era difficile immaginare, per un luogotenente di Salvini, l’uomo che citofonava ai poveri cristi, spacciatori presunti, per sputtanarli in favore di telecamera, una nemesi più implacabile e più spietata.
La prima mossa del Salvini è stata giusta, umanamente e politicamente giusta: ha detto che all’amico che sbaglia si deve garantire comunque amicizia, e non voltargli le spalle. Del tutto improbabile la seconda mossa, quella che cambierebbe, se non il mondo, almeno le modalità di comunicazione del sedicente Capitano: cambiare linguaggio e cambiare pensiero, rivolgersi con umanità e rispetto anche a chi non appartiene alla propria piccola cerchia. Oggi, fortunatamente, è una cerchia perdente, circostanza che — Morisi lo sa sicuramente, Salvini chissà — favorisce la riflessione, la maturazione, il cambiamento.