venerdì 27 agosto 2021

L'occulto idiota

 


Il povero e sonnolento Joe non ha tutte le colpe, checché non ne parlino molti, farabutti come sono: gli accordi di Doha ed il conseguente ripiegamento repentino di tutte le forze "iùesei" lo aveva firmato infatti il Biondastro Donald, confermando, se ve ne fosse stato ancora bisogno, la sua imbecillità. 

Joe non ha assolutamente gestito al meglio l'organizzazione del ritiro, questo è indubbio; ma l'artefice del calarsi le braghe è opera appunto del Fesso Trump, il quale, come da consuetudine, è riuscito pure ad attaccare il suo successore, ri-dimostrando di essere un eclatante imbecille. 

Chiarisco, sperando che sia già risaputo, che questa oramai famigerata e ventennale "missione umanitaria" non sarebbe dovuta neppure iniziare. 

Primo perché con le armi, e almeno che non siate allocchi, è oramai stranoto che non si possano raggiungere obbiettivi sociali in grado di migliorare la vita di un popolo; basta guardare quello che accade tutt'oggi nei martoriati ed affamati staterelli africani. 

Secondo perché ogni guerra arricchisce un modesto numero di balordi. 

Terzo con le decine di miliardi che ogni anno sperperiamo in armamenti si potrebbero fare tantissime iniziative atte a migliorare la vita di milioni di persone. 

Quarto perché non esiste un'entità sovrana tipo Onu, che in realtà è una fetecchia sperpera denari di inusitato squallore, in grado di proteggere i deboli e distribuire equamente risorse alimentari e di miglioramento sociale. 

Quinto perché abbiamo - pardon! - hanno eretto un sistema di capitalismo deviato attanagliante nazioni intere, con l'unico obiettivo di portare nuove ricchezze a chi ne ha già abbastanza per sollazzarsi nei secoli futuri. 

Detto questo, una volta che la mefitica guerra miliardaria gestita da molte nazioni compreso la nostra fu scatenata, il suo termine andava gestito in un altro modo, intelligente. E, visto il faccione del Biondastro e dell'Assopito, ci siamo resi conto che sia stato come chiedere ad un fagiano di recitare la Divina Commedia! 

Ri-sani sfottò!

 


Sani Sfottò!


 

Ritorno a Casa!

 




giovedì 26 agosto 2021

200.000!!!!

 Onorato, emozionato, estasiato, spaesato non so come ringraziarvi per il traguardo delle duecentomila visite a questo umile e scapestrato blog!!

Grazie, grazie e ancora grazie! 

La filosofia di Prolasso alle Gonadi è oramai chiara e lampante a tutti: nessun lucro, nessuna pubblicità, niente di niente, solo l'insalubre desiderio di trasmettervi qualcosa che possa germinare in voi, come la speranza e la volontà di rimanere estranei all'Allocchismo dilagante ed imperante! 

Guardiamo assieme la Luna, lasciando il dito agli innumerevoli babbani che ci circondano. 

Infine, se posso permettermi, oserei darvi un consiglio: non fatevi mai trascinare da chicchessia, ragionate con la propria cervice, fatevi un'opinione leggendo varie sfaccettature di una notizia. 

E, naturalmente, evitate con dispregio i programmi di Al Tappone, la lettura di Libero, il Giornale, Minzolini, la Maglie, il Cazzaro e l'Ebetino! (a meno che non siate certi di affrontarli esclusivamente in modalità comica)   

Besos! 

Stronzo!

 


Non era affatto facile raffigurare il termine "stronzo", nel senso comportamentale, ma questo pusillanime mercenario c'è riuscito alla grande! Pensate che oltre ai 6500 dollari richiesti per il volo dall'inferno, nel caso ci fossero difficoltà per arrivare all'aereo, lo "stronzo" applica pure un sovrapprezzo!
Fondatore di Blackwater, amico personale dell'imbecille biondastro al momento decaduto, lo "stronzo" ha addirittura una società che lavora per il Pentagono, fornendo uomini valorosi - di 'sta minchia - esperti in sicurezza. La sorellina lavorava, eufemismo, nella becera amministrazione del balordo Trump.
Insomma da oggi quando darò dello "stronzo" a qualcuno mi apparirà subitaneamente in cabina la faccia di codesto ribaldo senza scrupoli. Stronzo!

Ottimo Daniè!

 

Salvini, Renzi e cielle: chi è povero è peccatore
di Daniela Ranieri
“È meglio un povero che un bugiardo”, sta scritto nella Bibbia. Avrebbero dovuto saperlo, e magari ricordarlo all’ospite, gli organizzatori del Meeting cristiano di Comunione e Liberazione, dove Salvini ha biasimato il Reddito di cittadinanza: “L’unico provvedimento che non rivoterei, crea solo un deserto economico e morale perché diseduca le persone alla fatica e alla sofferenza”. Accanto a lui c’era Letta – tocca ricordare che il Pd votò contro il Rdc, un provvedimento che c’è in tutta Europa – oltre a Lupi, Tajani, Rosato e Meloni in videocollegamento. La pochade della Restaurazione è tale che il Corriere ne fa un quadretto spiritosissimo: “Solo Conte ha difeso l’importanza dell’assegno per i più poveri, mentre per il resto si è levato un coro di critiche, condivise dalla platea ciellina… Conte ha cercato di manifestare il suo no con ampie bracciate di dissenso, ma non ha trovato alleati nei due rappresentanti di centrosinistra presenti” (al Corriere credono che Italia viva sia centrosinistra).
Quel povero illuso di Conte non s’è accorto che il Paese investito dai denari del Piano nazionale di ripresa e resilienza va spedito verso la crescita e chi resta indietro è una zavorra di cui liberarsi. Avrete notato che ultimamente i cultori del neo-liberismo (tale è Salvini, che ha provato per anni a vendersi come scardinatore delle élite per conto dei popoli e talpa che scava sotto il “sistema”, per rivelarsi vieppiù il ragazzo di bottega dell’establishment e dei banchieri) non si accontentano di fare in modo che i ricchi stiano sempre meglio. Onesta era in ciò la flat tax: una scostumata dichiarazione d’amore per i padroncini, su su fino ai finanzieri, a scapito di chi guadagna poco. Questi difensori della rendita e del capitale ormai millantano un fondamento etico per le loro posizioni.
Che uno come Salvini, capo di un partito che si è intascato 49 milioni di denari pubblici, parli di “deserto morale” è auto-parodico. Ma è suggestivo che tiri in ballo la “sofferenza”, l’insufficiente sofferenza a cui sarebbero sottoposti 5 milioni di poveri assoluti (più 1 dovuto alla pandemia), esattamente come quel Renzi che – spiaggiato su una poltrona, promuovendo il suo libro – ha detto: “Voglio riaffermare l’idea che la gente deve soffrire, rischiare, giocarsela. I nostri nonni hanno fatto l’Italia sudando e spaccandosi la schiena, non prendendo soldi dallo Stato”.
A chi parlano costoro? Cosa c’è dietro questo disprezzo per i poveri mascherato da elogio del duro lavoro da parte di due mestieranti della politica le cui biografie di bambagia sono sovrapponibili? C’è tutto il peggio delle moderne società inegualitarie: fatalismo, stigma sociale, mitologia del rischio e del farsi da sé, lode del lavoro usurante e sottopagato. Non si accontentano di indicare nei deboli il freno alla società dei benestanti: devono anche umiliarli. Come? Parlando di merito. Il merito è la giustificazione di ogni ingiustizia. In teoria non ci sarebbe bisogno: il governo dei Migliori fa già tutto quello che vogliono loro e Confindustria (del resto se infarcisci la cabina di regia del Pnrr di consulenti turbo-liberisti, si sa già dove andrai a parare). I poveri sono nullafacenti per indole. Anche quando lavorano, se continuano a essere poveri è per colpa loro, perché non hanno rischiato abbastanza. “I 5Stelle hanno cambiato idea su tutto. Gli è rimasta una cosa, e gliela smontiamo noi: il Reddito di cittadinanza”, ha detto quel miracolato di Renzi, uno che di lavoro fa il senatore della Repubblica e lo stipendiato di una monarchia teocratica islamica senza alcuno scrupolo. “Va rivisto il Reddito di cittadinanza – questo è Salvini – siamo pieni di imprenditori, ristoratori, albergatori in Calabria che non riescono a trovare personale. Molti rispondono che preferiscono stare a casa, con l’aria condizionata, piuttosto che andare a lavorare”. Gli scansafatiche che mangiano alle nostre spalle (523 euro in media al mese) non sono più “i migranti col tablet”: nel misero calcolo elettorale, questi politici (tutti tranne Conte) vogliono ingraziarsi gli imprenditori e nel contempo mettere operai, rider, precari che si spaccano la schiena per salari infami contro i poverissimi percettori del Rdc. Perciò ritengono una priorità eliminare il Rdc, non alzare il salario minimo: in sostanza il Rdc fa concorrenza sleale ai salari che le imprese elargiscono graziosamente ingrassando il loro intoccabile sacro profitto. Chi non produce non merita aiuti statali (“Sussidistan”, lo chiama Bonomi, che invece per le aziende i soldini li vuole). A parte che se i criteri sono la produttività e il merito loro sarebbero i primi a cadere, ci si accorge che costoro stanno minando il concetto di welfare? Va bene, se non si vogliono dare soldi pubblici ai poveracci, non resta che la vecchia soluzione: prendere i soldi privati a chi ne ha evidentemente troppi.