Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 26 gennaio 2021
Intervista saggia ad Agnoletto
“Brevetti pubblici e via le licenze: così si battono i colossi”
La petizione: “Così paghiamo due volte: serve un mln di firme per chiedere alla Commissione di rimediare”
di Ste.Ve. | 26 GENNAIO 2021
“La Commissione europea faccia valere il fatto di aver finanziato la ricerca per dire: tutti i brevetti ottenuti con un significativo apporto di soldi pubblici devono restare pubblici. Perché altrimenti continueremo nella situazione attuale, dove paghiamo per fare ricerca sui vaccini, poi li dobbiamo ripagare un’altra volta per acquistarli e in più siamo totalmente nelle mani di chi li produce su quando ci vengono consegnati, come stiamo vedendo adesso”.
Vittorio Agnoletto, medico del lavoro, docente a contratto alla Statale di Milano di Globalizzazione e politiche della salute, ex parlamentare europeo (Rifondazione Comunista/Sinistra Europea), ha appena lanciato una petizione. Insieme a diversi altri medici di tutta Europa e a decine di associazioni internazionali tra cui Oxfam, Un Ponte Per e molte altre, vuole raccogliere 1 milione di firme per costringere la Commissione europea a cambiare strada sui vaccini.
Qual è il problema principale?
È che siamo di fronte a vaccini prodotti grazie a un grande contributo pubblico, non si capisce perché il brevetto debba rimanere privato.
Se il brevetto rimane privato cosa succede?
Il monopolio su un vaccino, come su ogni altra proprietà intellettuale, dura 20 anni. Lo ha stabilito l’Organizzazione mondiale del commercio l’1 gennaio 1995. Questo vuol dire che il proprietario del brevetto per 20 anni è l’unico produttore del vaccino, decide lui quanto se ne produce, dove, quando, con chi fare accordi commerciali e con chi no. Tutto questo può avere influenza economica sui mercati. Lo stiamo vedendo adesso, con prezzi diversi a seconda dei Paesi acquirenti e consegne in ritardo.
Si poteva fare diversamente?
Sì, si poteva. Nel nostro caso è la Commissione europea ad aver sbagliato. Non ha ricordato di dire una cosa semplice alle società private nel momento in cui ha cominciato a finanziarle: io vi aiuto, ma poi il brevetto deve essere pubblico, deve appartenere all’Unione europea”.
Adesso come se ne esce?
L’India e il Sudafrica, appoggiati da un centinaio di Paesi poveri del mondo, hanno chiesto all’Organizzazione mondiale della Sanità una moratoria sui brevetti dei vaccini per il coronavirus, una sospensione dell’accordo del ‘95. Hanno fatto richiesta di discutere del tema velocemente, con la modalità fast-track, ma gli Stati Uniti di Trump e la Commissione europea si sono opposti. La Wto non ha messo in discussione d’urgenza la questione sollevata da India e Sudafrica e adesso se ne riparlerà non si sa bene quando.
Lei e gli altri promotori della raccolta firme cosa proponete?
Noi abbiamo fatto una Ice, uno strumento istituzionale dell’Unione europea: una richiesta alla Commissione europea per cui serve un milione di firme. Il testo chiede alla Commissione di rivedere le regole di applicazione dei brevetti dentro l’Ue.
Nel concreto?
Innanzitutto una cosa che si potrebbe fare anche domani. Che l’Italia e l’Ue rinuncino alle licenze obbligatorie. È una clausola prevista dai TRIPs (Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights), gli accordi internazionali sulla proprietà intellettuale dell’Organizzazione mondiale del commercio. Autorizza a produrre i farmaci in proprio, scavalcando il brevetto, tutti gli Stati che si trovano contemporaneamente in una situazione di pandemia e di difficoltà economica. Chi è in queste due condizioni può usare il brevetto per produrre il vaccino, perché prevale il diritto alla salute rispetto al profitto economico. Seconda cosa: chiediamo che la Commissione europea aderisca alla proposta del Sudafrica e dell’India di una moratoria sui brevetti per il Covid durante la pandemia. Terzo: che la Commissione europea faccia valere il fatto di aver finanziato la ricerca per i vaccini.
Verso il dirupo
Conte alla rovescia
di Marco Travaglio
Alla fine ci sono quasi riusciti. I poteri marci, con giornaloni e onorevoli burattini al seguito, non potevano perdere l’ultima occasione di mettere le zampe sui 209 miliardi del Recovery Fund piazzando a Palazzo Chigi l’ennesimo prestanome. Subito, con le larghe intese. O dopo le elezioni, che dovrebbero regalare Parlamento, governo, Quirinale e Costituzione alla cosiddetta destra, cioè agli stessi che hanno appena spedito la Lombardia in zona rossa perché ignorano la tabellina del 2. Gli italiani che attendono notizie sui vaccini, i ristori, il Recovery Plan e si ritrovano una crisi di governo assistono a questo spettacolo con un misto di sgomento e disgusto. Avevano appena ritrovato un po’ di fiducia nelle istituzioni per la partenza a razzo della campagna vaccinale e i contagi in calo qui e in aumento all’estero. Erano financo disposti a perdonare i trasformismi dei responsabili pur di neutralizzare i trasformismi degli irresponsabili.
Ma il caso ha voluto che la risicata fiducia in Senato fosse seguita a stretto giro dalla relazione di Bonafede sulla giustizia: il marrano minaccia addirittura di impiegare 2,75 miliardi di Recovery per rendere più rapidi i processi e più capienti le carceri e, quel che è peggio, senza ripristinare la prescrizione. Una tripla minaccia a mano armata per chi vuole rubare in pace. Infatti alcuni che martedì avevano dato la fiducia al governo han subito precisato che una giustizia efficiente ed equa non la voteranno mai. Anche la crisi del Conte-1, per mano dell’altro Matteo, era scattata sulle due ragioni sociali del partito trasversale del marciume: affari (il Tav) e impunità (riforma dei processi e prescrizione). Ora la scena si ripete: affari (Recovery senza Conte e 5Stelle fra i piedi, né cabine di regia a controllare sprechi e mazzette) e impunità (riforma dei processi e prescrizione). Completa il quadro la candidatura di B. al Quirinale per bocca di Salvini. E in un sol giorno tutti i nodi vengono al pettine: nella crisi più demenziale e delinquenziale del mondo, tutto è possibile. Anche l’avverarsi delle barzellette più fantasiose: tipo un capo dello Stato pregiudicato, plurimputato, indagato per strage.
Oggi sapremo se i poteri marci faranno cappotto o verranno fermati in extremis. Basterebbe pochissimo, cioè che 5Stelle e Pd restassero fermi in blocco sulla linea decisa e ripetuta per dieci giorni: porte chiuse a chi ha scatenato la crisi, nessun altro governo, o Conte o elezioni. A quel punto i renziani che ancora credono al loro capo (accade anche questo) capirebbero che Iv ha chiuso e le urne sono dietro l’angolo. E magari si ricorderebbero chi li ha votati. Oppure andremmo alle elezioni e potremmo persino avere una lieta sorpresa.
lunedì 25 gennaio 2021
Ma si dai!
domenica 24 gennaio 2021
Zak!
Non ci siamo
Credo che si debba riordinare, rinvigorendo le idee, i progetti, le aspettative: eravamo partiti dal canotto bolognese sfanculante il sistema, ci ritroviamo a pendere dalle decisioni di Tabacci! Non direi che sia stato un percorso decoroso, tutt'altro! Dall'"Uno vale Uno!" di 'sta ceppa, alla smania di proseguire del Bibitaro, la debacle è ormai prossima a essere confezionata.
Certo: gli attacchi sono stati di una potenza inaudita, il coro dei media proni alle mefitiche conglobazioni della mortale finanziarizzazione economica, travolgente equilibri, idee, concetti di armonizzazione dei ceti sociali, pure.
Il continuo e pervicace screditare ad opera di giullari cacofonici non curanti dei miasmi di ere precedenti, smaniosi di ritornare a contare qualcosa, per spartirsi le ennesime risorse a scapito della collettività, la sonnolenza padrona di molte cervici ammaliate dai soliti ninnoli stordenti il senno, hanno compiuto il resto.
Siamo arrivati al punto che probabilmente verrà bocciata una riforma seria della Giustizia, non ci curiamo che i responsabili di atrocità sociali potranno un giorno sfangarla grazie a quella prescrizione "made in puttaniere" che ha protetto in anni passati molti orchi incravattati. Ma al Clown Rignanese ciò non frega 'na mazza, visto che pure gli oltre cinquecento morti giornalieri, gli hanno fatto un baff!. I cosiddetti "poteri forti" la stanno sfangando, il circo insalubre degli anni del Ballismo sta per tornare in tolda, per agguantare la Torta Europea.
Nessuno si impensierisce al riguardo, toti ops! tutti progettano nuove e maestose gettate cementifere in nome della crescita, del progresso, che qui ad Alloccalia, è pensiero comune cogitare, ossia che il futuro sia direttamente proporzionale alla cara e sempre amata betoniera, ideale questo preconfezionato dai disastri comunicativi di cui sopra.
Tutto quanto di corretto e serio è stato fatto in tutti questi anni è melanconicamente caduto nell'oblio, vedasi il taglio degli stipendi, l'assenza quasi assoluta di procedimenti in corso per rapto-politica, il sostegno economico a chi combatte ogni giorno per la propria dignità.
Nulla è riconosciuto dai grandi ed integerrimi Giornaloni, ora di proprietà di Famiglie Nobili che, ad esempio, lo scorso anno ottennero "Prestitoni" da 6 miliardi e passa con la garanzia dello Stato, che ci dicono essere noi, per poi dividersi, notizia di pochi giorni fa, tra compari ed amichetti consanguinei, quasi tre miliardi di lardo frutto di scorribande finanziarie.
La soluzione, a mio modesto parere, credo passi attraverso la porta stretta e sofferente del ritorno alle urne, per levarsi finalmente dalle gonadi lo gnomo ridanciano, lasciando che le sore cicorie ed i cazzari andando finalmente al potere con le ricette della casa, fasciste nella fattispecie, ed i disastri certi che ri-dovremo sopportare, non per molto ci si augura, costituiranno la nuova spinta propulsiva nel ricercare l'ennesima novità decente, corretta.
Ma esiste anche un'altra possibilità: il partito nascente della Persona Perbene, e proprio per questo sotto un attacco ignobile e senza ritrosia, con ricorrenti alterazioni della verità ad opera di peripatetici pennivendoli e Ruttologi, alla Maglie per intenderci, un partito questo già con percentuali di consensi otto-dieci volte quello simil panda di Italia (Semi)Viva.
In pratica, al momento, due italiani su dieci manifestano l'apprezzamento nei confronti della Persona Perbene che vorrebbe abbattere la nenia oramai vomitevole che concerta le aspettative di facoceri indegni (probabilmente già vaccinatisi in nome e per conto del blasone di famiglia "io so' io e voi nun siete un cazzo") con quelle di professionisti indomiti della politica (ossimoro) acchetata e silente per l'inamovibilità, i cui danni saranno sopportati e pagati dalle generazioni future. Un quasi 20% che tutto sommato ci permette d'intravedere uno squarcio di sereno, per rivedere le stelle. Non quelle di prima, che sono la copia di quelle di un tempo, bensì le vere, indicanti la rotta verso una completa pulizia e perché no: rottamazione.
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