domenica 26 luglio 2020

Marcatura a uomo



Ragogna!



Parole sante sull'Amaca


L’amaca
Il rifugio segreto

di Michele Serra

Uno dei misteri dei nostri anni è la frequenza con la quale malfattori di ogni ordine e grado lasciano prove delle proprie imprese, filmando e fotografando ciò che può costare la galera come se un impulso irresistibile cancellasse ogni scrupolo di prudenza in favore della gioia insopprimibile di alimentare il loro show.
Anche i carabinieri di Piacenza hanno fatto lo stesso fatale errore, confezionando selfie con ventagli di banconote che facevano corona alle loro facce ridenti. Prima di loro fior di bulli hanno immortalato il loro bullismo, stupratori i loro stupri, torturatori le loro torture, ultras i loro pestaggi, pirati della strada le loro imprese a 200 all’ora, eccetera.
Forse è una nemesi. Chi di narcisismo ferisce, di narcisismo perisce. Nell’ossessione di mostrarsi alla fine ci si mostra per davvero, e ci si mostra tutti interi, irrimediabilmente, senza che una regia sorvegli, un pudore soccorra, una madre o un padre dica: per carità, non farlo. Tutto è in mostra: il ghigno ottuso, l’ossessione dei soldi, il piacere della violenza, la vanità patetica, infine l’incoscienza beota con la quale ci si offre alla presunta ammirazione del mondo senza pensare che il mondo non sempre è obbligato ad ammirarci. Non solo i criminali, che sono pochi, anche gli imbecilli, che sono un oceano, intasano i social di cose che aggravano la loro posizione.
C’è un rifugio fin qui ovvio, aperto a tutti, assolutamente gratuito, che minaccia di diventare un posto segreto, per pochi privilegiati. È l’assenza. Salverebbe tante reputazioni, forse intere vite.

Sembra proprio



Buon Natale!

Happy Birthday!



La Fontana Travagliata


Booooooom!!!

domenica 26/07/2020
Invito a scomparire

di Marco Travaglio

Da cinque mesi Attilio Fontana e Giulio Gallera, i due caratteristi che sgovernano la Lombardia, sgomitano in un appassionante testa a testa (testa si fa per dire) per aggiudicarsi il primo avviso di garanzia. E noi, lo confessiamo, puntavamo tutto su Gallera, anche perché la sfangherebbe agevolmente con l’incapacità di intendere e volere. Invece, sul filo di lana, l’ha spuntata il governatore umarell, insospettabile per quell’aria emaciata da vecchietto sul punto di esalare l’ultimo respiro. Poi Report, anticipato dal Fatto, scoprì il contratto di fornitura da 513 mila euro per 75 mila camici e 7 mila set sanitari assegnato il 16 aprile dall’agenzia regionale Aria Spa, senza gara, alla Dama Spa del cognato e della moglie del presidente leghista: Andrea e Roberta Dini. Fatture previste per il 30 aprile, pagamento in 60 giorni. Il 19 maggio l’inviato di Report Giorgio Mottola iniziò a far domande in Regione. E intervistò il cognatissimo Dini. Che, al citofono, provò a negare: “Non è un appalto, è una donazione, chieda pure ad Aria”. Mottola richiamò spiegando di avere le carte della fornitura. Allora Dini cambiò versione, ammettendo quanto non poteva più negare, ma precisando che tutto era avvenuto a sua insaputa: “Non ero in azienda durante il Covid… chi se n’è occupato ha mal interpretato. Ma poi me ne sono accorto e ho subito rettificato tutto perché avevo detto ai miei che era una donazione”. “Subito” mica tanto: l’affidamento è del 16 aprile e la “rettifica” arriva solo il 22 maggio, quando già l’inviato Rai è sulle tracce dello scandalo e Dama inizia a stornare le fatture, cioè a rinunciare ai soldi pubblici.

Interpellato sullo scoop di Report, anche Fontana sposò la linea Scajola: “Non sapevo nulla della procedura e non sono mai intervenuto in alcun modo”. Diffidò la Rai dal trasmettere servizi non autorizzati da lui. E annunciò querela al Fatto. Ma chiunque avesse occhi per vedere capì subito che quella commessa da mezzo milione a cognato e moglie del presidente lumbard era andata bene a tutti finché Report non l’ha scoperta. Poi fu tramutata in tutta fretta in una donazione e le fatture in un errore da “rettificare” ex post, con una corsa precipitosa a coprire tutto con una toppa peggiore del buco. Come se un tizio accusato di rubare tentasse di dimostrare che non è vero restituendo il maltolto al legittimo proprietario.

Intanto accadevano altre cose che nessuno poteva sospettare: la Procura di Milano riceveva una segnalazione di operazione sospetta dall’ufficio antiriciclaggio di Bankitalia, allertato dall’Unione fiduciaria di Milano, che aveva bloccato un bonifico urgente ordinato da Fontana il 19 maggio.

Si trattava di un versamento di 250 mila euro al cognato dal conto che Fontana ha in Svizzera con 4,4 milioni di “mandato fiduciario”, frutto di un’eredità di 5,3 che dal 2005 nascondeva al fisco su due trust alle Bahamas e poi sbiancò nel 2015 (da presidente del Consiglio regionale) grazie alla voluntary disclosure del governo Renzi. Un chiaro tentativo di rimborsare Dini per il mancato affare con la Regione: infatti l’indomani il cognato scrisse ad Aria che avrebbe non più venduto, ma regalato i 49 mila camici e 7 mila set già consegnati. Ma, appunto, il bonifico fu bloccato per la causale generica e sospetta. Così Dini, rimasto a bocca asciutta, interruppe lì la donazione “spintanea” alla Regione (che non riusciva a proteggere i sanitari dal Covid) e tentò di rivendere i restanti 25 mila camici a una casa di cura per 9 euro l’uno anziché 6. Poi, appena la GdF acquisì gli atti dalla fiduciaria, Fontana annullò il bonifico. Perciò non solo Dini e l’ex ad di Aria, ma anche Fontana sono indagati per frode in pubbliche forniture. Ma non è per questo, cioè per un reato ancora tutto da accertare, che Fontana deve dimettersi subito. Bensì per i fatti acclarati che lui ha maldestramente tentato di nascondere.
1) Un pubblico amministratore non può nascondere ai cittadini milioni di euro alle Bahamas e in Svizzera.
2) Chi accede alla voluntary disclosure riporta fondi neri all’ufficialità in cambio di cifre irrisorie e dell’anonimato e ammette di averli detenuti illegalmente all’estero e al riparo dalle tasse: dunque non può ricoprire cariche pubbliche.
3) Fontana non pretese dal cognato i restanti 25 mila camici previsti dal contratto, che invece Dini voleva vendere a una Rsa, privando così medici e infermieri di protezioni fondamentali per l’emergenza.
4) Fontana ha mentito al Consiglio regionale e all’opinione pubblica, giurando di non aver “saputo nulla della procedura” e di non esservi “mai intervenuto in alcun modo”: invece sapeva tutto dall’inizio (lo informò subito il suo assessore Raffaele Cattaneo) e intervenne fino alla fine: prima favorendo la ditta di famiglia e poi, una volta smascherato, tentando di coprire le tracce del suo mega-conflitto d’interessi.
5) Nel vano tentativo di difendere il suo indifendibile sgovernatore, Salvini attacca la Procura col refrain berlusconian-renziano della “giustizia a orologeria” (senza spiegare quali sarebbero gli eventi elettorali influenzati dall’indagine, visto che siamo a fine luglio).
Ps. Annunciando querela, Fontana ci accusò di pubblicare “fatti volutamente artefatti per raccontare una realtà che semplicemente non esiste”. Attendiamo a piè fermo le sue scuse.

sabato 25 luglio 2020

Dialoghi interni


Ah beh dai su non iniziare! Non fare quello che appena lo toccano nel suo, dimentica gli alti discorsi, gli ideali retti e difesi sempre a spada tratta!

Ma non voglio sminuire nulla, sto solo dicendo che stamani sono andato a Lerici e non ci tornerò più! 

Ah ma allora ci sei rimasto male!

Più che male, incazzato! L’app per prenotare che funziona alla sta’fava, divieti ovunque, tipo le due corsie distinte per camminare, il divieto di fumo in spiaggia. È lì che mi è sorto il vaffanculo!

Ma il distanziamento sociale, le regole tanto declamate? E poi è giusto non fumare in spiaggia perché infastidisci i vicini! Han fatto bene!

Esigo la mia libertà ovunque anche in spiaggia e non mi va di passare per un appestato. E se non posso fumare neanche all’aria aperta allora che chiudano le tabaccherie e dichiarino il fumo fuori legge. Fino allora io all’aria aperta fumo e fumerò.

Ma allora il ben parlare delle regole? Ovvietà fino a quando non ti vengono a toccare il tuo orticello.

All’aria aperta non esiste il fumo passivo e pertanto sono solo caxxi miei. Vietare il fumo in spiaggia è solo un modo per verniciare di bianco la facciata. Che pensino al collettore degli scarichi e a quante volte si rompe riversando merda in mare! E se il sindaco di Lerici deve fare delle limitazioni, che faccia esporre nei ristoranti il divieto di mangiare la pizza col cappuccino, o di mettere il ketchup sugli spaghetti con le vongole!!

Certo che ti sei incazzato alla grande!

Certo, per di più non ho trovato nemmeno un posto per bagnarmi e mi sono rotto, torno a casa e mi rimetterò in mutande (cit.) 

E qui apriamo l’altro versante, vero?

Si lo apriamo! Perché mi fa incazzare non poter andare al mare di casa mia e sentire tanti spiaggiati con l’erremoscia e con i diminutivi ad minchiam tipo “etta”! 

Ah ecco la xenofobia!

No, non è xenofobia! È che non voglio più farmi prendere per il culo! Rovescia le coste e metti il mare là da loro per assurdo! Pensi che noi tramutati in padani non soffriremmo le pene dell’inferno per trovare un pertugio marino? Io sono nato qui! È colpa mia? Se non lo è ritengo di avere la precedenza datami dall’anagrafe! 

Ma il turismo muove l’economia! 

Questa è un’altra cazzata! Il turismo è certamente da agevolare ma, per proteggere le bellezze dei luoghi, va regolamentato, rispettando gli indigeni.

Tornaconto

Un paio di ciofale! Ma ti pare normale che per stare tranquillo d’estate debba andare a Pavia?

Tipico pensiero ligure!

Ligure o non ligure finché vincerà il denaro non ci sarà scampo per nessuno!

L’acqua era fredda?

Mavaff...!