martedì 9 giugno 2020

Senza mezze misure



Purtroppo ci stiamo ricascando, rendendo secondario ciò che invece rappresenta l'essenza e l'essenziale per una nazione: difronte a fatti eclatanti come l'assassinio di Giulio Regeni, non si dovrebbe tergiversare più di tanto, non si dovrebbe soprattutto scendere a compromessi, per dignità e giusto valore primario a beni non negoziabili come la vita. 
Ed invece il governo, questo governo, ha trovato l'accordo economico con l'Egitto per la vendita di navi da guerra e altri tecnologici manufatti che, ci dicono, diano lustro al paese. 
Questa è una sconfitta di enorme portata seppur apparentemente sminuzzata dal grande pamphlet, alla Colao per intenderci, che sembrerebbe illuminare l'ardita strada futura in modo da riprendere il cammino compostamente.
No caro presidente Conte: aver lasciato appassire, quasi fosse una scartoffia, il problema Regeni e la sua barbara uccisione, ci renderà peggiori, inquinando le falde della storia, incuneandosi tra i buoni propositi, le baggianate spaparanzate ai quattro venti e facilmente scambiabili con novelle da raccontare di sera ai nipoti. 
Serviva fermezza, intransigenza, onestà intellettuale. Davanti ad un assassinio la diplomazia deve necessariamente andare a farsi friggere; per conto ed in nome di un giovane trucidato, tutta la nazione nel portare avanti, costi quel che costi, la richiesta ferma e irremovibile di conoscere la verità, sfanculando rapporti commerciali, ne avrebbe tratto positività, fierezza, forte senso di appartenenza ad uno stato padre e difensore. Tutte qualità che, a veder bene, costituirebbero ingredienti in grado di rialzarci soprattutto dal punto di vista morale. Invece abbiamo preferito agguantare soldoni, vergognosamente macchiati di sangue.  

Ragogna!



lunedì 8 giugno 2020

Grande Renzo per Satchmo!



Ringrazio Arbore, perché su Rai2 ora c’è Arbore, per avermi indirizzato verso questo meraviglioso incontro tra Satchmo, che è il più grande di tutti e Danny Kaye. Grazie Renzo, anche perché risollevi la tv! (Alla faccia della Perpetua, di Barbaralacrimafacile e del Cazzaro, che c’entra sempre quando ci si deve raffrontare con i minimi, per sollevarci in speranza!)

Fontana, Fontana!


lunedì 08/06/2020

Fontana, in arte Scajola

di Marco Travaglio

Si dice che anche gli orologi guasti, due volte al giorno, segnano inevitabilmente l’ora esatta. Ma Attilio Fontana, presidente leghista della Regione Lombardia e noto caratterista del cabaret padano, fa eccezione: non riesce ad azzeccarne una neppure per sbaglio. Com’è noto ai lettori del Fatto, che l’ha anticipata ieri, stasera Report trasmetterà un’inchiesta di Giorgio Mottola su una commessa da 513mila euro per camici, copricapi e calzari medicali affidata senza gara dalla Regione alla Dama Spa, azienda di abbigliamento controllata e diretta dal cognato di Fontana, Andrea Dini, e partecipata dalla moglie di Fontana, Roberta Dini. L’affidamento diretto risale al 16 aprile, in piena emergenza Covid, firmato da Filippo Bongiovanni, nominato da Maroni a dg di Aria Spa, la centrale acquisti della Lombardia: “… in considerazione della vostra offerta, con la presente si conferma l’ordine” da mezzo milione. Fatture il 30 aprile, pagamento in 60 giorni (16 giugno).

Tutto resta top secret fino al 19-20 maggio, quando l’inviato di Report, scoperto il mega-conflitto d’interessi (e forse anche l’abuso d’ufficio patrimoniale), comincia a chiedere notizie e documenti al Pirellone. Poi intervista Andrea Dini, cognato di Fontana. Che gli risponde al citofono e nega tutto: “Non è un appalto, è una donazione, chieda pure ad Aria”. Clic. Mottola risuona spiegando di avere le carte che dimostrano l’ordine di fornitura. E Dini cambia versione, ammettendo ciò che non può più negare, ma precisando che tutto è avvenuto a sua insaputa: “Non ero in azienda durante il Covid… chi se ne è occupato ha male interpretato. Ma poi me ne sono accorto e ho subito rettificato tutto perché avevo detto ai miei che doveva essere una donazione”. “Subito” mica tanto: l’affidamento è del 16 aprile e la “rettifica” arriva solo il 22 maggio, quando già l’inviato della Rai è in giro a fare domande. Solo allora Dama inizia a stornare le fatture, cioè a restituire di fatto i soldi pubblici ad Aria. A quel punto Report interpella Fontana, che risponde tramite il portavoce con un altro capolavoro di insaputismo: “Della vicenda il presidente non era a conoscenza. Sapeva che diverse aziende, fra sui Dama, avevano dato disponibilità a collaborare con la Regione per reperire con urgenza Dpi (dispositivi di protezione individuale, ndr)”. Quindi Fontana sa che l’azienda di cognato e moglie può fornire la merce, allora introvabile, e si è offerta di procurarla alla Regione (e meno male, perché a lui non è venuto in mente di chiederla). Ma non raccomanda al cognato, alla moglie e all’agenzia regionale di fare tutto gratis, per non finire in conflitto d’interessi.

Anzi, l’agenzia regionale concorda con gli uomini di suo cognato (che in pieno lockdown in azienda non c’è e chissà dov’è) fatture per mezzo milione. E Fontana non ne sa niente, né come presidente della Regione né come marito né come cognato: Scajola gli fa un baffo. Non sa neppure che sta nascendo un clamoroso equivoco, perché la ditta di famiglia della sua signora vuol fare una mega-donazione alla sua Regione e quelli di Aria hanno capito di doverla pagare. In compenso sa che Armani vuole donare un milione di camici e lo ringrazia in varie conferenze stampa. Ma del gentile omaggio di Dama non dicono nulla né lui (che sostiene di non averlo saputo, almeno fino a ieri pomeriggio), né la società dei suoi parenti che, titolare del marchio di moda Paul&Shark, sarebbe interessata a far conoscere il suo beau geste gratuito.

Chi legge questa favoletta senza senso ne deduce che l’appalto da mezzo milione andava bene a tutti finché Report non l’ha scoperto. Poi s’è tramutato in donazione e le fatture in errore da “rettificare” ex post, in una corsa precipitosa a nascondere le tracce che moltiplica i sospetti anziché dissiparli. Avete mai visto un tizio accusato di rubare che, per dimostrare di non aver rubato, restituisce il maltolto al proprietario? Peggio la toppa del buco. Ma è solo la prima perché ieri Fontana, anziché dimettersi seduta stante come avverrebbe in un paese civile, ha diffidato Rai e Report “dal trasmettere un servizio che non chiarisca in maniera inequivocabile come si sono svolti i fatti e la mia totale estraneità alla vicenda” (cioè che non affidi il servizio direttamente a lui). Ha annunciato querela al Fatto per aver pubblicato “fatti volutamente artefatti per raccontare una realtà che semplicemente non esiste”: cioè l’affidamento per 513mila euro a Dama siglato dall’agenzia della sua Regione e le note di credito emesse oltre un mese dopo dalla ditta di cognato& moglie per stornare le fatture. Poi, in serata su Facebook, ha smentito sia se stesso (affermando di sapere tutto ciò che prima negava di sapere), sia suo cognato: nessun errore da “rettificare”, ma un normale “ordine” per “forniture” di Dpi, partite il 17 aprile e “accompagnate attraverso regolare fattura stante alla base la volontà di donare il materiale alla Lombardia, tanto che prima del pagamento della fattura, è stata emessa nota di credito bloccando di fatto qualunque incasso” (peccato che le note di credito siano arrivate solo il 22 maggio, 36 giorni dopo l’inizio delle consegne, proprio quando Report iniziava a indagare). Ma forse Fontana voleva soltanto anticipare la sua linea di difesa su questa e altre sue mirabolanti imprese degli ultimi mesi: l’incapacità di intendere e volere.

domenica 7 giugno 2020

Sofferenze



Meglio continuare ad andare in vaporetto per non soffrire d’inauditi crampi di stomaco, rimanendo in ombra a rosicare per le dimensioni.

Allontaniamoci


Leggere dell’ultimo scandalo vaticano col Torzi in galera (ci sono tre celle nei sacri palazzi le stesse che accolsero il cameriere reo di aver spifferato bagordi intellettuali e per questo condannato al contrario degli energumeni in porpora intonsi e candidi come da menu classico) e con quel mons Perlasca che solo a vederlo viene voglia di smoccolare, equivale ad inoltrarsi nelle storie alla Al Capone, con somme inumane aggranfiate dall’obolo di S.Pietro, che la leggenda turiferaia vorrebbe essere risorse destinate ai poveri, già i poveri ovvero il motivo per cui questi perlasca godono di bissi e giaculatorie per espletare la loro appartenenza al club più esclusivo del pianeta ove deificazione e sontuosità rendono i principi dissoluti al di sopra di ogni sospetto; leggere di flussi centinaia di milioni gestiti come i miglior boss della mala, sconcerta ed umilia oltre l’immaginabile, angustiando il cuore al pensiero di quanta fatica debba sopportare Francesco, che sta tentando, forse invano, di ripulire le dannate stanze dai troppi filibustieri in paonazzo, vergogna costante per molti e motivo di distacco, con relativa pulitura di sandali confermante lontananza di testa e cuore dai sopracitati briganti, per sottostare  all’invito evangelico di lasciare i morti a seppellire i morti.

sabato 6 giugno 2020

E poi ecco arrivare lui...


Dicono che nella dorata Costa Azzurra, assistito dalla nuova badante, gnocca e giovane come da statuto familiare, alla notizia che potrebbero arrivare un centosettanta miliardi da spendere, il Tappone si sia imbizzarrito come un cavallo tra i canapi senesi, ritrovando buonumore ed energie al punto da rifarsi pure un interventino facciale, diventando il sosia di Gao Zong, imperatore cinese del 1100 A.C (non conosco naturalmente tutta la genealogia dei cinesi, ho solo aperto Wikipedia ed estratto un nome a caso, anzi, conoscendo il protagonista meglio dire a cazzo).
Per centosettanta miliardi il nostro, il loro, Barzellettiere impavido sarebbe pronto a diventar un "interista cumunista" oppure ad allontanar la gnocca dal suo reame. Figurarsi sfanculare il Cazzaro! Ed infatti ha riallacciato contatti con lo Zinga (lo sto dicendo da sempre: era meglio suo fratello alla Segreteria pidina) con quella nomea di padre della patria che i suoi valletti quotidianamente, dietro compenso, tentano pervicacemente di opzionargli, nel tentativo quasi raggiunto di renderlo, per l'ennesima volta, presentabile. 
Lo Zinga ci sta cascando in pieno, non tanto per dabbenaggine, quanto per levarsi definitivamente dai coglioni il Guitto oramai anonimo e nuovamente scrittore. E questa sarebbe un nobilissimo motivo, ci mancherebbe. Ma il prezzo da pagare è troppo alto e blasfemo, nei riguardi della dignità. Quell'ometto oramai alla frutta è sempre il solito ed immarcescibile nostro grave problema, in primis perché fino al 1992, è stato accertato, pagò tangenti alla mafia di Riina. Solo per questo dovrebbe essere messo non solo a riposo ma tenuto lontano da qualsiasi azione politica seria. Secondariamente lo stolto in cerone è pregiudicato avendo evaso e commesso misfatti finanziari. Terzo è calpestatore, autorizzato da quella che un tempo chiamavamo sinistra, della libertà di pensiero, avendo in proprietà ancora tre media nazionali e gestendo almeno un paio di quotidiani, uno dei quali, il Giornale, dedito prevalentemente all'umorismo e alla fumettistica. 
Come il miglior cane da tartufo in circolazione il vecchio zar della oramai lontana, per fortuna, Era del Puttanesimo ha dunque fiutato l'enorme massa di dané e, seguendo il proprio dna, sarà pronto a tutto pur di partecipare al taglio nuziale della fantasmagorica torta. Travestirsi da monaco circestense, da odalisca, da filantropo, da pacifista incallito, per lui non costituirà problema, ma missione. 
Per chi lo segue da decenni, radiografandolo costantemente, il mascheramento prossimo non sarà una sorpresa, come già il notare le numerose veline, non quelle in carne da lui adescate pedissequamente, dei suoi tg, agevolanti al termine di qualunque notizia il suo aureo commento, col chiaro intento, lasciandogli la chiosa, d'idealizzarlo nel grande saggio, padre della patria appunto. 
Stupisce che lo Zinga e gli altri apparentemente normodotati politicamente, non s'accorgano di questo vistoso, ripetitivo tentativo di ritorno agli antichi splendori del Puttaniere, alla smania di curar i suoi interessi alle nostre spalle. 

PS
Leggo ora un commento di Tucidide che, forse, non c'entra nulla:
"Iperbolo, un miserabile, messo al bando non perché qualcuno ne temesse il potere o il prestigio; ma perché era un essere squallido, una vera disgrazia per la città." (VIII.73)

Oh Zinga! Forse non c'entra nulla! Però...