giovedì 9 aprile 2020

Inoltro con piacere!


Giorgio viene dalla provincia di Varese. Si è ammalato di covid-19 ed è stato ricoverato all’inizio di marzo. Ha passato alcuni giorni in medicina ad Alta Intensità per essere poi sottoposto ad una quarantena riabilitativa in ospedale in attesa della guarigione con la piena ripresa delle facoltà respiratorie. Durante una notte insonne ha scritto questa lettera e l’ha mandata ai figli chiedendo loro di diffonderla.


Cerchiamo, tutti uniti, di salvare l’Italia.
Questo è un momento molto difficile, nel quale abbiamo tutti giorni sotto gli occhi l’estremo impegno del personale medico e infermieristico, la tenacia di tutti i volontari, degli Alpini, dell’Esercito, della Croce Rossa, pronti, a mettere a repentaglio la propria vita per salvare il possibile, impegnati a nascondere le loro preoccupazioni dietro una mascherina. Tutto questo sacrificio per salvare il Prossimo, chiunque egli sia.
Loro sono gli eroi sconosciuti che hanno buttato il cuore oltre la siepe dell’indifferenza e dell’egoismo, rispondendo alla chiamata, facendo del loro lavoro una missione, una missione di Vita e per la Vita.
Chiediamo lo stesso impegno dalla parte della classe politica, che non ha dimostrato, se non con decreti – speriamo efficaci – di prevenzione, di dare una risposta concreta e una testimonianza di sacrificio personale. La politica deve essere d’esempio, ora come non mai, e questo esempio i cittadini non lo vedono. Il migliore insegnante e il miglior cittadino, soprattutto se ha deciso di dedicarsi al bene pubblico, non è colui che ‘predica bene e razzola male’ ma colui che si mette in prima linea, che sacrifica davanti a tutti i cittadini i privilegi dovuti a una condizione di potere e responsabilità.
Nessuno di loro offre questo esempio. Anche se a un grande potere segue una grande responsabilità. A una grande responsabilità segue un grande sacrificio, un sacrificio concreto. Non c’è soluzione diversa.
Ora è arrivato il momento che la politica, mettendosi una mano sulla coscienza, decida di congelare gli stipendi di politici, volti del piccolo schermo, Dirigenti RAI, Dirigenti dell’Agenzia delle Entrate, Assessori regionali e provinciali, Dirigenti della Banca d’Italia, Dirigenti Inps etc…Chi dirige deve muoversi prima degli altri: guadagna più di altri se tutto gira per il verso giusto, rinuncia più degli altri se i tempi sono duri.
Congelino, come sono congelate molte attività dei cittadini italiani in questo momento, le pensioni i grandi politici, i dirigenti, congeli il vitalizio chi lo riceve.
Congelate lo stipendio, se il vostro stipendio supera i 5000 euro.
Congelatelo per sei mesi o un anno, fatelo per il tempo necessario (d’altronde siete voi ad avere i numeri in mano: voi sapete di quanti soldi l’Italia ha bisogno). Il risparmio ci sarebbe: tutti sappiamo che potrebbe aggirarsi attorno a una cifra notevole. E forse il risparmio sarebbe anche maggiore di quello che un cittadino potrebbe pensare.
Avete guadagnato prima, quando lo si poteva fare e l’Italia non era in emergenza. Un’emergenza, così la chiamate giustamente voi – anzi, dovremmo dire ‘noi’ – che i cittadini vivono in una quotidianità disperata e sacrificata. Un’emergenza alla quale voi potete donare concretamente qualcosa in più.
Il Popolo italiano è chiamato ogni anno a sopportare il sacrificio, senza porre obiezione, pagando una quantità di tasse che spesso non si convertono in servizi. Partono dal cittadino e non tornano al cittadino: alcuni ne hanno un bisogno vitale, adesso.
Chiediamo, per rispetto di tutti gli eroi silenziosi, il minimo impegno anche a coloro che vivono in questa condizione di responsabilità privilegiata. Il loro sacrificio, che noi chiediamo ‘minimo’, dovrebbe infatti essere il più grande. Loro sono i protettori della res publica, della ‘cosa pubblica’, non i protettori del guadagno privato sulle spalle della Repubblica. Consapevoli della riserva di stipendi accumulata in anni di servizio – non sempre, per fortuna, di sacrificio – pubblico, rinuncino per tutti, rinuncino come tutti.
Il nostro Inno esordisce con «Fratelli D’Italia». La classe dirigente è il nostro fratello maggiore: prende le decisioni per noi e deve dare l’esempio. Il bene più grande è certamente la Vita, non i soldi. Essi però possono contribuire a salvare migliaia di vite in questi tempi bui, offrendo un supporto concreto a tutti coloro che sono in prima linea nell’emergenza.
Il nostro Inno si chiama Fratelli d’Italia: lo cantiamo con la mano sul cuore, davanti a una bandiera tricolore. Ma non facciamo diventare nera di morte la bandiera rossa come il sacrificio e la carità, verde come la speranza e bianca come la Fede.
Questo sacrificio si compia! Bisogna farlo. Per tutti, per il Prossimo, per tutti coloro che hanno sofferto, che soffrono, che curano questa sofferenza. Per l’Italia, per la Vita.

Zimbelli



Ed ecco poi spuntare lui, capogruppo lega a Livorno, a rinverdire la giornata, smerigliando le gonadi quasi come il suo mentore ex votivo delle acque del Po ed ora agitante rosari per chissà quale setta; questa superstizione tradizionalista incapace per bieca ignoranza di comprendere i fondamenti della cattolicità, distante anni luce dal settarismo in agroruiniano porpora pregno di bisso, praticamente ghiande per porcilaie.

L'Isola Mento - giorno 27


Entrando nel Triduo Pasquale, apparentemente illogico, continuo ad avvertire la smaniosa ed impellente richiesta di ricominciare l'"anormalità" di prima che, se da un lato riveste carattere reale di urgenza visto che molti di qualcosa dovranno continuare a campare, dall'altro evidenzia la conclamata sperequazione celata da decenni dietro alla sonnacchiosa apatia da virus mediatici (a proposito: una vip ha vinto il Grande Fratello, se questo v'aggrada lo spirito.)

L'occasione storica di questi tempi non dovrebbe essere gettata alle ortiche. Ripartire sì ma con iudicio, rispetto, nuove regole. Non la pensano sicuramente così i tanti, pochi rispetto alla massa, detentori di quel potere finanziario da sempre spartiacque tra la vita e la sopravvivenza. 

Lombardia, Piemonte, Veneto stan facendo i diavoli a quattro per riaccendere i motori produttivi in barba ai 542 morti di ieri. E nel gran bailamme di queste ore mi sorge spontanea una domanda: 

Tutti, ma proprio tutti i sior Padron necessita di denari freschi per ricominciare? Non è che la famigerata modalità d'occultazione dei proventi non contempli il dignitoso rischio d'impresa? 
Il capitale, il dannato capitale, adesso ci è chiaro, è alla base di tutti i mali, le apatie, le dormite di spirito e corpo. Il sistema esigente appiattente innumerevoli vite, continuerà nel suo corso storico sino a quando non ci risveglieremo dal torpore. 

Guardate il nuovo spot FCA: stupendo, musica rabbrividente, parole d'estasi e alla fine quella frase "noi ci siamo" pur non pagando più le tasse da noi, ma in Olanda! 

Ed ora alcune parole di Papa Francesco pronunciate ieri:

Oggi il commercio umano è come ai primi tempi: si fa. E questo perché? Perché: Gesù lo ha detto. Lui ha dato al denaro una signorìa. Gesù ha detto: “Non si può servire Dio e il denaro” (cf. Lc. 16,13), due signori. È l’unica cosa che Gesù pone all’altezza e ognuno di noi deve scegliere: o servi Dio, e sarai libero nell’adorazione e nel servizio; o servi il denaro, e sarai schiavo del denaro. Questa è l’opzione; e tanta gente vuole servire Dio e il denaro. E questo non si può fare. Alla fine fanno finta di servire Dio per servire il denaro. Sono gli sfruttatori nascosti che sono socialmente impeccabili, ma sotto il tavolo fanno il commercio, anche con la gente: non importa. Lo sfruttamento umano è vendere il prossimo.

Pensiamo a tanti Giuda istituzionalizzati in questo mondo, che sfruttano la gente. E pensiamo anche al piccolo Giuda che ognuno di noi ha dentro di sé nell’ora di scegliere: fra lealtà o interesse. Ognuno di noi ha la capacità di tradire, di vendere, di scegliere per il proprio interesse. Ognuno di noi ha la possibilità di lasciarsi attirare dall’amore dei soldi o dei beni o del benessere futuro. “Giuda, dove sei?”. Ma la domanda la faccio a ognuno di noi: “Tu, Giuda, il piccolo Giuda che ho dentro: dove sei?”.

(27. Continua... Tourmalet permettendo...)

Daje Marco!


Travaglio raddrizza la barra del timone e, soprattutto, sfancula alla fine dell'articolo chi ammaestra dimenticando un passato che avrebbe dovuto accompagnarlo in un monastero disperso in alta montagna per agevolarne il silenzio perpetuo. 

La voce del padrùn

di Marco Travaglio | 9 APRILE 2020

Ricordate quelli che “la scienza siamo noi”, quando si trattava di vaccinare i bambini pure contro le emorroidi e le unghie incarnite per far contenti la Lorenzin e Big Pharma? Quelli che “la competenza innanzitutto”, fuorché quando i competenti dimostravano che il Tav Torino-Lione è una boiata pazzesca? Quelli che “decidono gli esperti”, anche per farsi un bidé? Quelli che “hashtag io resto a casa perché lo dice il virologo”? Bene, era tutto uno scherzo. Ora sono tutti lì che strombettano di “ripartenza”, “riapertura”, “fase 2”, “prima le imprese”, “subito le fabbriche”, “appalti rapidi”, “cantieri sprint”, “sburocratizzare”, “velocizzare”, “semplificare”, “basta certificati antimafia”, “basta regole anticorruzione”, “correre”, brum brum, wroooom, roarrr, ciuff ciuff, sdeng, bang, tung, zang. Il futurismo marinettiano non c’entra. È che Confindustria ha infilato il soldino nell’apposita fessura e i suoi jukebox che si fanno chiamare “politici” o “giornalisti” han subito intonato la canzoncina giusta. Il primo è stato l’Innominabile, passato dal Burioni Fan Club al “bisogna convivere col virus” (ma convivici tu con la tua famiglia, se non ti vota contro pure quella), detto il 28 marzo mentre l’Italia registrava il primato di morti e contagi. Uno al cui confronto il Cazzaro Verde, che si accontenta delle chiese aperte a Pasqua, sembra un tipo responsabile. Lui però ha l’attenuante di non essere un politico, ma un uomo d’affari. E ora, con l’aria del passante, spiega che “chi fa politica deve prevedere il futuro”, anzi no, “il futuro lo scopriremo solo vivendo”: come lui che, nei suoi tre anni al governo, tagliò più posti letto d’ospedale di qualunque predecessore.
Ma, a parte i peli superflui come Messer Unovirgola, le cose serie sono altre: l’“informazione” all’italiana che, dopo un attimo di disorientamento, è tornata quel che era sempre stata: il megafono dei poteri economici e finanziari retrostanti. Ieri, con 525 nuovi morti e 3.836 infetti in 24 ore, le Confindustrie del Nord sproloquiavano di riaprire nel “breve periodo”. I migliori, perché i più spudorati, oltre al presidente-tipografo Vincenzo Boccia, sono gli sciur padrùn lombardi, rappresentati per uno scherzo del destino da Carlo Bonomi (Assolombarda) e Marco Bonometti (Confindustria Lombardia), una specie di matrioska dell’orrore. Il Bonomi lo ripete da sei giorni: “Riaprire tutto dopo Pasqua”. Il Bonometti, essendo meno accorto, viene fuori al naturale e si vanta persino di avere sventato la zona rossa in Val Seriana con la complicità della Regione, che sapeva dal 22 febbraio del primo contagiato nell’ospedale di Alzano.
“Ai primi di marzo con la Regione ci siamo confrontati”, si imbroda il Bonometti, “ma non si potevano fare zone rosse, non si poteva fermare la produzione. Per fortuna non abbiamo fermato le attività essenziali, perché i morti sarebbero aumentati”. In realtà è universalmente noto che, meno gente c’è in giro, meno gente muore. Ma il Bonometti ha una spiegazione tutta sua del record mondiale di morti in Lombardia: “Qui c’è una presenza massiccia di animali e quindi c’è stata una movimentazione degli animali che ha favorito il contagio, parlo degli allevamenti, e questa potrebbe essere una causa”. Peccato che gli animali non contagino nessuno. Ora voi capite in che mani sono gli imprenditori della regione più ricca d’Europa: gente che andrebbe ricoverata non in rianimazione, ma in psichiatria. Eppure sono questi babbei che, dopo avere sbagliato tutte le previsioni dalla notte dei tempi (ricordate le catastrofi annunciate in caso di No al referendum del 2016?), danno ancora la linea ai giornaloni degli affiliati a Confindustria, che a loro volta danno la linea a certi partiti, che a loro volta vogliono far fuori Conte per metterci uno del loro “giro”, un nuovo premier à la carte.
La Stampa di casa Agnelli-Elkann, quella che un mese fa titolò “Scuole chiuse: no degli scienziati” (balla totale) e poi virò sull’invasione russa, da due giorni batte sulle grancasse con titoli da Illustratofiat: “Aziende, è corsa alla riapertura”, “Il piano Conte per riaprire in due tappe”. Repubblica (stesso gruppo) dà il suo contributo intervistando per l’ottantesima volta l’Innominabile, che ripete per l’ottantesima volta “L’Italia deve ripartire”. Il Corriere, incurante di essere d’accordo col suo editore Cairo, spara “Fase 2, turni per la riapertura”, col contorno di Cazzullo: “Non basta dire ‘state a casa’”, “imprenditori e manager denunciano che le loro fabbriche in Italia sono le uniche a restare chiuse, mentre quelle dello stesso gruppo in Francia, Germania, Inghilterra funzionano” e “si perdono quote di mercato”, paraponziponzipò. Il Messaggero, che non sembra ma è di Caltagirone, fa eco: “Riaperture, prima le aziende”. Poi c’è Libero (Angelucci): “Aziende pronte a ripartire, il governo tentenna”, “I volti umani del capitalismo. Campioni di donazioni ultramilionarie”. Ma Libero sta ai giornali come l’Innominabile sta ai politici: è l’inserto satirico.
Ps. Nel vano tentativo di dimostrare sul Foglio che bisogna abolire le carceri perché lì si rischia il coronavirus più che fuori, Adriano Sofri mi insulta dandomi del “rosicchiato dalla malevolenza, oltre che stupido”, “pusillanime” e “inetto” all’“universale solidarietà umana” di cui lui invece è primatista mondiale. Mi rendo conto che rispondere con i dati (1 morto e 58 contagiati fra i detenuti contro 17.669 morti e 139.422 contagiati fuori) a questo malvissuto accecato dal pregiudizio serva a poco. Mi resta però una curiosità: se io sono “rosicchiato dalla malevolenza”, “stupido”, “inetto” alla “solidarietà umana” e “pusillanime”, lui che mandò due disgraziati ad ammazzare un commissario di polizia, per giunta disarmato, che cos’è?

mercoledì 8 aprile 2020

Lettera aperta



Egregi,
il crollo del ponte di Albiano avvenuto questa mattina, m’induce a richiedere, visto il periodo meditativo derivante dalle misure di lockdown per la pandemia, che l’accertamento di responsabilità per il suddetto crollo avvenga, almeno per una volta, in modalità dignitosa e, soprattutto, da stato civile e democratico. 
Pertanto m’aspetto l’individuazione di codardi e scellerati da consegnare alle patrie galere per la giusta pena da scontare, allontanando biechi garantismi che odorano di impunità, avvocatoni arzigogolanti e oramai celebri giochi del rimpiattino che da tempo immemore riescono a far sfangare a gentaglia gallonata le suddette pene detentive. 
Grazie (vi ho chiamati solo egregi in quanto oramai non sappiamo più a che santo votarsi)

Ribadisco!