giovedì 28 novembre 2019

Peccato!




Sotto certi aspetti devo ammettere che un po’ mi dispiace...

giovedì 28/11/2019
Natale ad Hammamet

di Marco Travaglio

Sullo scandalo Open si leggono così tante scemenze, fra l’altro copiate da B. senza pagargli i diritti d’autore, che è meglio mettere qualche puntino sulle i.

“Mi scuso con le persone perbene perquisite perché colpevoli di contribuire in modo onesto alla politica. Subiscono la gogna mediatica pur avendo seguito le regole con la massima trasparenza” (Matteo Renzi). Gli imprenditori in questione non sono stati perquisiti per la loro “onestà” e “trasparenza”, ma perché sospettati di aver finanziato la fondazione renziana Open dal 2012 al 2018, cioè dall’inizio della scalata al Pd fino all’ultima débâcle elettorale, aggirando la legge sul finanziamento privato ai partiti. Come? Pagando una fondazione anziché un partito o suoi eletti. Con due possibili finalità, tutt’altro che incompatibili fra loro: non far sapere di foraggiare Renzi (possibili illecito finanziamento e appropriazione indebita, anche tramite false fatture) e ricevere favori dal suo governo e/o partito (possibile traffico d’influenze).

“Non si può abolire il sostegno pubblico ai partiti e poi demonizzare quello privato” (Matteo Orfini, deputato Pd). Il finanziamento pubblico fu abolito dagli italiani nel referendum del ’93, truffaldinamente riesumato sotto le mentite spoglie del “rimborso elettorale” e riabrogato nella forma diretta dal governo Letta nel 2014 anche col voto di Orfini. Ma il “sostegno privato” è sempre stato lecito, solo che qui non c’entra una mazza: i soldi arrivavano a una fondazione, cioè a una società privata messa su da politici e pubblici ufficiali come Renzi, Boschi, Lotti, Bianchi, Carrai & C. che nascondeva i donatori con la scusa della privacy. La legge consente a qualunque imprenditore di dare soldi a partiti e a politici, purché: il donatore li registri a bilancio (altrimenti è appropriazione indebita, falso in bilancio e frode fiscale); il percettore li dichiari nel registro parlamentare (se no è illecito finanziamento); il contributo sia gratuito e disinteressato (in caso contrario, anche se dichiarato, è corruzione). E qui risultano finanziamenti da Toto (beneficato dal governo Renzi nel 2017 con l’abbuono di 121 milioni per la concessione delle Autostrade dei Parchi). Ma non solo: l’altra fondazione renziana Eyu era finanziata da Msc Crociere (che sotto il governo Renzi firmò un contratto da 2,1 miliardi con Fincantieri e di cui Renzi scarrozzò il top manager Pierfrancesco Vigo nella visita ufficiale a Cuba); da Lottomatica (altri aiutini dal governo Renzi); da Google (devota a Renzi che fece saltare la Web tax voluta da Letta); ecc. Tutte coincidenze?

“Nel 2018 ho guadagnato 830 mila euro. Nel 2019 saranno più di 1 milione. Dovendo effettuare un anticipo bancario (per la sua nuova villa sulle colline fiorentine, ndr) ho fatto una scrittura privata con un prestito concesso e restituito in 4 mesi”. Intanto siamo curiosi di sapere chi gli ha dato quel milione. E poi l’autore del prestito di ben 700 mila euro, per una villa pagata 1,3 milioni, è l’anziana madre di Riccardo Maestrelli, imprenditore che Renzi nominò a Cassa Depositi e Prestiti nel 2015 e finanziava Open. Farsi pagare da chi si è nominato a cariche pubbliche è inelegante. Come minimo, è conflitto d’interessi.

“Chi decide come si fonda un partito? La politica o la magistratura? Colpisce il silenzio di commentatori” (Renzi). Sì, colpisce, ma nel senso opposto: Renzi dovrebbe ringraziarli, i commentatori silenti. Quando finì sotto inchiesta la Raggi, per fatti infinitamente più lievi di questi, tutti i giornali ci aprirono le prime pagine. Come quando le Iene scoprirono una baracca abusiva e una carriola abbandonata del padre di Di Maio. O quando il Corriere partì in quarta contro l’ex ministra Trenta perché occupa lecitamente (fino al 5 dicembre) un appartamento dell’Esercito. Invece ieri le prime pagine dei giornaloni si tenevano ben alla larga dal mega-scandalo Open. I pm comunque non “decidono come si fonda un partito”, anche perché indagano su una sigla chiusa prima che Renzi fondasse Iv, ma aperta mentre affondava il Pd. Si accontentano di accertare perché tanti imprenditori riempirono le casse di Open con 6 milioni in 6 anni e dove finirono i soldi, mentre il Pd era in bolletta, licenziava i dipendenti, chiudeva le sedi e pure l’Unità. Come il Psi di Craxi nell’immortale definizione di Formica: “Il convento è povero, ma i frati sono ricchi”.

“Qualcuno unirà i fili di ciò che è successo in questi mesi: a me sembra tutto chiaro. I pm sono gli stessi che hanno arrestato i miei genitori. Arresto annullato dopo qualche giorno dal Riesame” (Renzi). L’arresto di babbo Tiziano e mamma Laura fu revocato dal Riesame dopo 20 giorni, col divieto di esercitare attività imprenditoriali per 8 mesi, perché erano scadute le esigenze cautelari, non perché le accuse di bancarotta e false fatture fossero infondate, anzi: la chiusura-indagini prelude alle richieste di giudizio. Solo Renzi può menare scandalo perché, su fatti avvenuti a Firenze, indagano i pm di Firenze. E chi dovrebbe farlo: la Procura di Vipiteno? Fra l’altro il procuratore Creazzo è quello contro cui tramava Lotti con Palamara&C. L’ultimo a doversi augurare che qualcuno unisca i fili è lui: collegando le innumerevoli indagini su suoi genitori e fedelissimi, un maligno potrebbe pensare malissimo di lui.

“I pm attaccano la democrazia… Presto parlerò in Parlamento”. Qui il copyright, oltreché a B., andrebbe versato agli eredi di Craxi. Anche lui nel ’93 attaccò i pm alla Camera e chiamò in correità gli altri partiti col famoso “così fan tutti”. Poi si diede alla latitanza. Per completare l’opera, a Silvio Renxi manca poco: un mausoleo egizio nel parco della villa di Firenze e le vacanze natalizie ad Hammamet.


martedì 26 novembre 2019

Ritorno


Non ce la fa, proprio no. Si può distrarre, può asfaltare cazzari, unti, trasformisti, nani o ballerine, ma prima o poi ritorna su di lui, quasi ossessivamente. Molti gli chiedono di piantarla lì, di lasciarlo in pace, di pensare ad altro. Personalmente invece lo stimo e lo osanno proprio per questo. 

martedì 26/11/2019
Compagno Billionaire

di Marco Travaglio

Solo due anni fa, Renzi spiegava al Pd cos’è la sinistra, essendone uno dei massimi esperti mondiali: “Essere di sinistra non significa rincorrere i dogmi del passato, salire su un palco, alzare il pugno e cantare Bandiera rossa. Non è con l’amarcord che si difendono i diritti dei più deboli, le ragioni dell’inclusione, l’attenzione per le periferie, per gli esclusi dalla catena della decisione”. E tutti lo prendevano sul serio. Ora che ha fondato un nuovo partitucolo, può finalmente realizzare la sua sinistra in santa pace, senza nessuno che gli leghi le mani o gli remi contro. Infatti ha subito iniziato a fare cose di sinistra tipo girare il mondo con conferenze a pagamento, riabilitare B., attaccare i pm che lo indagano per le stragi, opporre fiera resistenza alle norme anti-evasione del governo di cui fa parte e invitare Forza Italia a confluire in Italia Viva. Per far sentire i forzisti meno soli, sta imbarcando quasi tutti i condannati, gli imputati e gli indagati del Pd, ma anche di FI. E l’altro giorno, per meglio difendere i deboli e le periferie, è volato a Riyad per incontrare i compagni emiri e cenare al Billionaire con Flavio Briatore, celebre pensatore terzinternazionalista prescritto per false fatture e indagato per corruzione, e con Tommaso Buti, noto intellettuale operaista arrestato e imputato per bancarotta fraudolenta. I due lo guardavano storto perché è ancora colpevolmente incensurato, anzi neppure indagato, il che lo rende parecchio inaffidabile. Ma li ha subito tranquillizzati con le sue credenziali al di sotto di ogni sospetto: suo padre e sua madre hanno una condanna in primo grado per false fatture e il babbo altri processi che promettono bene, per non parlare del suo Giglio Magico fornitore ufficiale delle migliori procure.

Ora il Compagno Billionaire sta studiando le prossime mosse per completare la svolta a sinistra. Boschi permettendo, dirà alla Carfagna: “Se non fossi già sposato, ti sposerei”. Quando ne verrà respinto (“Ma ti sei visto?”), annuncerà il suo fidanzamento con Francesca Pascale. Quando lei smentirà tutto (“Piuttosto mi metto con la Bellanova”), ingaggerà un boss mafioso come stalliere nella villa con mausoleo di Firenze. Quando quello rifiuterà (“Uomini d’onore siamo, dei cazzari non ci fidiamo”), spiegherà di aver imposto la Ascani all’Istruzione “perché mi ha detto di essere la nipote di Mubarak”. Quando Mubarak negherà (“Era più credibile quella di Ruby”), farà l’elogio della prescrizione. Anzi no, quello l’ha già fatto. Ma potrebbe rifarlo perché è impossibile che ricordi tutte le cazzate che spara. L’unica differenza dal passato è che ieri le sparava gratis, ora invece lo pagano.

lunedì 25 novembre 2019

Diciamocelo







Filastrocca


Piani regolatori cementanti 
Emissioni sterminate
Giove Pluvio con tinozze abbondanti
Terre dilaniate
Disastri annunciati
Frane in zone già devastate 
“Mai più disastri simili” ragliano gl’incravattati

Che al mercato mio padre comprò...

domenica 24 novembre 2019

Siamo così



Alcuni sondaggi li danno in vantaggio di un 8% e la ragione potrebbe essere chiara: sommando i nostalgici, gli invaghiti, gli incolti, i golosi dell’evasione fiscale, tale distacco è possibile; se a ciò aggiungiamo la disastrosa politica attuale degli altri, la situazione appare sicuramente nefasta. La sana rivolta delle cosiddette “sardine” può tentare di insufflare in molte cervici il reale pericolo del soggetto in foto ma, concretamente, il vero problema è dove poter dirigere questo malcontento: verso un PD che sembra ancora non avallare il blocco della prescrizione? Verso il M5S in mano ad un acclarato incapace? Verso altre minuscole nicchie centriste? Oppure dalle parti del Ballista che per un po’ di visibilità sarebbe pure disposto ad andare a braccetto con il Cazzaro in foto? Liofilizzando la ragione mediante spot demenziali il tirannosauro della logica sta mietendo consensi senza eguali. Dopo un anno, per certi aspetti vergognoso, nel quale il movimento ha coabitato con codesto flaccido energumeno, arginandone solo in parte i danni, il partito ancora in accordo con il Delinquente, parrebbe avere strada spianata verso il potere nefasto e l’Emilia Romagna divenirne l’innesco. Se in questi brevi giorni non si manifesterà una seria alternativa, assisteremo a breve all’ennesima e per certi versi distruttiva Era politica agevolante, tra poco più di due anni, l’arrivo al Quirinale di qualche temibile figuro dedito ad una visione “resolistica” delle istituzioni; la stessa Costituzione, in caso di plebiscito, potrebbe essere modificata, o meglio alterata, da mano illiberale. Occorre quindi una celere azione rinnovatrice, con una vaga idea di socialismo (cit.) capace di incanalare consensi per contrastare questa perniciosa destra e i suoi progetti razziali. Purtroppo però, allo stato attuale, sarebbe come chiedere ad un ciuco di suonare il violino.

venerdì 22 novembre 2019

Patatrac



Debacle, sconfitta, distruzione di ideali, mani alzate, bandiera bianca, fine di un sogno. 
Il voto di ieri sera, anch'io ho votato no, su Rousseau ha sancito la fine politica di un ragazzo per bene ma palesemente fuori luogo come capo politico del Movimento. 
Atrocemente la fuoriuscita di voti, l'emorragia continua, imperterrita, glaciale lascia attoniti e basiti tutti coloro che credevano, auspicavano un cambiamento, una conversione, un sanante ricircolo d'aria fresca dentro i meandri della politica italiana. 
Niente di tutto ciò è avvenuto in tempi sempre più oscuri. Anzi: il modellamento, l'avvicinamento ai dettami canonici del politichese ha smembrato dalle fondamenta il M5S. In nome di quella becera regola non scritta per cui far politica presuppone di cedere, ammorbidire fino a svilire tutto quello che fin dalle origini si riteneva granitico, non negoziabile. 
Abbiamo assistito ad una continua miniaturizzazione di capisaldi che consentivano di adunare folle entusiaste all'idea che il becerismo avesse le ore contate. Confidavamo sulla novità, sul modo umano di alleviare le molte sofferenza sociali ancora presenti in Italia. L'onestà, il rigore morale, il servizio ai cittadini. Tutto consegnato in mani empie per continuare ad essere seduti nella famigerata poltrona, il simbolo del politichese italico. 
Il ragazzo deve dimettersi immediatamente da capo politico. Occorre aria nuova, serve ritrovare sé stessi, deve ritornare quel sano rigorismo, quella fobia ad evitare di cazzeggiare, di tramare, di trastullarsi con codicilli e azzeccagarbugli. 
Tap, Tav, stop alle concessioni autostradali, autorizzazione a procedere verso chi ha sfottuto le regole umane di accoglienza di disperati. 
Errori pacchiani, grossolani che hanno consentito di penetrare in molte teste votanti l'idea di aver davanti degli incompetenti, dei giullari, degli inetti. 
La fine di un sogno, la resa incondizionata, la scarnificazione delle sane idee. Non resta che una strada: andare a votare, rischiando di scomparire, per ritrovare la forza, l'energia vitale necessaria per combattere l'inamovibilità di molti, l'ignobile differenza tra i privilegiati, tanti, troppi, e la vastità di coloro che stentano ad arrivare a fine mese. 
Senza quel ragazzo, naturalmente!     

mercoledì 20 novembre 2019

Girotondano le sardine senza meta



Segretario,
per l'ennesima volta "qualcosa" d'inaspettato si agita nei meandri sociali del sottobosco italico. Come sempre, dai primordi storici, accade che l'apparente maggioranza sbandi mediaticamente per "qualcuno", infervorandosi oltremodo sino al punto di miniaturizzare eclatanti segnali che dovrebbero perlomeno insinuare dubbi, reticenze, frenate alla frenetica accettazione di tutto quanto gronda dalle labbra del prescelto di turno. 
Vuole degli esempi? 
Mi spingo in anni lontani nei quali gran parte della zavorra debito attualmente sulla groppa di ciascuno di noi ebbe origine: parto infatti dal Cinghialone defunto, con la sua politica del "do ut des" e le tangenti anticamera dell'Era della Corruttela, con tanto di Gobbaccio al seguito. Fu così spasimato l'amore a quei tempi che ancor oggi qualcuno ricorda Bettino come un grande politico! I segnali a quel tempo erano molto tenui, quasi impercettibili: vi erano grandi saggi, il Compagno e il Partigiano, che tentarono di arginare l'assalto dell'idea che il contraccambio dovesse divenire normalità. Furono inascoltati e, la storia insegna, solo grazie ad una saggia azione della magistratura il sontuoso banchetto fu interrotto, con danni che ancora oggi stiamo pagando. 
Venne allora dagli anfratti dell'arrembaggio finanziario un Nano ingalluzzito, potente al punto di gestire, rimbambendoci, l'etere e l'informazione, il cultore del ghepensmì, il faraone dell'Era del Puttanesimo. Osannato, adulato, posto d'incanto a modello, a faro illuminante, questo imprenditore, per così dire, trasformò ogni meandro dello stato in fucina per il suo obbiettivo, tra l'indifferenza generale: risanare le proprie aziende, aumentando forziere di famiglia. Solo pochi, pochissimi, a quel tempo tentarono una flebile azione di disturbo, di protesta, considerando che il partito sulla carta all'opposizione, di cui lei oggi è Segretario, iniziò un flirt che sarebbe sbocciato in vero amore nell'Era successiva. Girotondi, capeggiati da un grande regista poi divenuto afono durante il Ballismo, iniziarono a scalfire il potentato puttaniere e non furono capiti, accolti, impreziositi da coloro che, solo a parole, tentarono di arginare lo zar mignottesco. 
Dopo che l'Europa ci liberò da cotanto energumeno, spuntò quasi per incanto dalle ceneri di quello che un tempo fu un partito serio d'opposizione ai privilegi, alle disparità sociali, un Bullo che fingendosi rottamatore, affossò definitivamente quella "vaga idea di socialismo" (cit.) agevolando i dettami finanziari ed economici dei grandi potentati da lui riveriti con entusiasmo. Dopo uno sbandamento generale dovuto al classico innamoramento, a me personalmente non mi catturò mai, quel "qualcosa" nel sottobosco sfanculò il Giullare con l'arma referendaria, fino a ridurlo a macchietta di compagnia d'avanspettacolo qual è tutt'oggi. 
Già l'oggi! E' spuntato il nuovo amore italico, un Cazzaro di modesta qualità, ammaliante molti mediante un ingegnoso sistema comunicativo, composto di fake, di ragli alla luna, di discorsi fuorvianti la verità mediante l'inoculazione di fregnacce da taverna, quelle che comunemente definiamo ninnoli per popolino, sparse in aere quasi fossero temibili batteri, abbacinanti e velanti la pochezza di idee, di politica, di visione globale per costruire un futuro alle nuove generazioni. 
Veniamo al "qualcosa" di oggi, le cosiddette sardine: non hanno colorazione politica perché, diciamocelo Segretario, non saprebbero come colorarsi. Da una parte c'è il partito che lei gestisce, il quale soffre da troppi anni per mancanza di rigenerazione sia sociale, che di teste pensanti. Se siete arrivati al punto di temere un crollo elettorale nell'appoggiare una legge che finalmente metterebbe in galera i ladroni respiranti attorno a noi che evitano, allegramente, di pagare i giusti tributi, beh me lo lasci dire, siete alla frutta! E' palese che scegliendo la strada stretta tanti che si sono rifugiati per continuare a delinquere ai danni della collettività, vi lascerebbero cercando altri lidi, e ce ne sono molti in giro. Ma il partito democratico deve, obbligatoriamente, scegliere, rinascere, riavviarsi. Basta correnti, basta sarcofagi mestieranti, basta diatribe alla "cazzo&campana" ricercante il sesso degli angeli! C'è una marea di delusi, di giovani, di incazzati che attendono un "qualcosa" di sano, lontano anni luce dal politichese, dalle mezze verità, dalle strade tracciate dalle fobie di scontentare classi sociali agiate, privilegiate, si ricordi ad esempio che al tempo del Fanfarone a Roma il seggio con maggior voti era quello dei Parioli, caro Segretario! 
E le "sardine" non si riconoscono neppure nell'altro partito, ops, Movimento di attuale maggioranza, guidato da un volonteroso ragazzo, debole di carattere, che ne ha modificato scelleratamente il dna arrivando a rendere insensibile la gran parte del corpo elettorale difronte ai dogmi pentastellati, l'onestà e il rigore morale. Quanti politici appartenenti al movimento sono caduti nelle maglie della giustizia? Pochissimi! Eppure questo dato è pula che il vento disperde. Vengono definiti incapaci, fuori luogo, insensati. Guardi ad esempio la casa della Trenta! Ci rendiamo conto di quanti alloggi in passato furono agguantati dai mestieranti professionisti del politichese, senza che l'opinione pubblica esprimesse nausea?
E questi talenti, oramai talleri, senza una seria e granitica conformazione, senza i cedimenti pudibondi tipo la negazione di procedere processualmente nei confronti dell'allora compagno di coalizione Cazzaro chiudente i porti, o il via libera alla Tav, sono evaporati e avviluppati dai mojiti al Papeete, aprendo una falla gigantesca che sta ancora ridicolizzando la percentuale di consenso elettorale al Movimento stesso!      
Orbene Segretario! Tenti di trasformare il partito in qualcosa di appetibile ai tanti che stanno manifestando meravigliosamente dissenso nei riguardi del "nuovo amore italico"! Si sforzi di presentare un partito pulito, retto, ascoltante gli innumerevoli disagi sociali! E' l'ultima chiamata questa. Dopo, purtroppo, sarà pianto e stridore di denti! Vamos!