Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 18 giugno 2019
Scanzi!
martedì 18/06/2019
Che mestizia i renziani tornati dalle catacombe
di Andrea Scanzi
Quando la mestizia del governo attuale raggiunge l’azimut, ricompare puntualmente una iattura socio-antropologica pronta a rammentarci come non ci sia limite al peggio. Tale iattura ha il nome di renzismo, insuperabile parossismo di masserizia politica. Il caso Lotti è di una tristezza accecante e lo è ancora di più se ricordiamo come, anche solo tre anni fa, “Lampadina” (sì, gli amici lo chiamano così: e già questo basterebbe) stava per avere pure la delega ai Servizi Segreti.
Detto che il caso Consip – come tutta la rumenta che ruota attorno al Csm – sono solo invenzioni di Marco Lillo, l’affaire Lotti a qualcosa sta servendo. Prima di tutto, a ribadire quanto sia aleatorio il concetto di “autosospensione”. In secondo luogo, a ribadire il fiero cipiglio da cernia disossata di Zingaretti. In terza e forse ultima istanza, a far uscire dai propri sepolcri quei turborenziani che fino a tre anni fa giganteggiavano, assai fieri del loro nulla, e ora pascolano malinconicamente da un talk antelucano all’altro. Poiché il renzismo è ontologica espressione del nulla, ha da sempre come proscenio preferito il social più inutile e sommamente stitico: cioè Twitter.
È lì che il turborenziano ama brucare e ancor più pasturare, mitragliando cinguettii lividi e intrisi di crassa insipienza culturale: la loro smisurata assenza di doti e neuroni non smette di affascinare. Prendiamo un giorno a caso tra i tanti possibili. Venerdì scorso. È Lotti a dare il via alle danze, con un tweet trasudante supercazzole. Nel suo misero politichese Lotti non dice nulla di nulla, ed è per questo che il primo a esaltarsi è Gentiloni: lui, col niente, ci farebbe anche i fumenti. “La decisione di Luca Lotti merita rispetto. Una decisione non facile che apprezzo perché presa nell’interesse delle istituzioni e del Pd”. Purtroppo il volemosebenismo di Gentiloni, che fa il paio col ponziopilatismo dell’ineffabile Zinga, non è da tutti condiviso. Carlo Calenda, che su Twitter ci vive per il puro gusto di mostrare muscoli che mai ha avuto né mai avrà, tuona dall’alto della sua autoproclamata rilevanza: “Quello di @LottiLuca non è affatto un comportamento normale. È al contrario inaccettabile da ogni punto di vista. A quale titolo e con quale scopo si concertano azioni riguardanti magistrati? Il Pd deve dirlo in modo molto più netto rispetto a quanto fatto fino ad ora”.
Qualcuno non concorda e lui allora risponde a tutti a manetta (non ha ancora smesso), dimostrando come il tempo libero (almeno quello) non gli manchi. Tale attacco calendico genera uno straziante effetto domino, perché a replicare al renzianissimo Carlo sono altri turborenziani: una sorta di scontro fratricida tra evanescenze mosce. Il dibattito è oltremodo rasoterra e non può quindi mancare Michele Anzaldi. Come sempre esiziale il suo contributo: “Calenda che attacca Lotti via twitter è lo stesso Calenda che organizzava cene tra i leader Pd contro le divisioni? Prima voleva ricucire, ora da neo eletto Pd polemizza ogni giorno con un collega di partito diverso. Basta qualche anticipazione di giornale per una condanna?”. Sarebbe già tutto più che sufficiente per deprimersi in eterno, ma domenica ad Assisi si son pure risentiti le Boschi e i Giachetti. Mestizia purissima. Va poi sottolineato come, dalle catacombe del renzismo vilipeso, sia addirittura ricomparso un ardito fiancheggiatore mediatico oggi decaduto: il mitologico scriba Mario Lavia. Egli è sempre stato affascinante per quel suo non dire mai nulla di rilevante, e almeno in questo non è cambiato: “Tutto quello che volete ma qui un parlamentare è stato spiato”. Parole in libertà e sinapsi crivellate sul nascere: spiace. Riavvolgendo il nastro di questa sconfortante puntata tuttora in onda di “Quando c’era lui”, laddove il “lui” è nessuno e cioè Renzi, si ha nuova contezza di come la politica odierna sia deprimente ma con lui fosse persino peggio. Così, ora che son tutti politicamente postumi in vita, alla Diversamente Lince di Rignano e ai suoi ameni giannizzeri non resta che l’unica cosa in cui eccellono sul serio: portare altre vagonate di voti a Salvini.
Mai Démodé
Basta seguire le parole del Poeta (Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora) per assistere al rito sbarazzino di coloro che, sfanculando etiche ed etichette, sganciano i loro rimasugli nei cestini pubblici, magari dopo aver manifestato la sera prima apprezzamento e compartecipazione per le varie Grete ed affini, o aver piagnucolato per qualche capidoglio spiaggiato ingolfato di plastica. Signore dal portamento altero aprono la borsa andando a canestro meglio di Magic Johnson, per poi acquistare quotidiani di cultura ed inorridire per qualche strascico alimentare lasciato sul selciato dal solito gabbiano famelico, che vive e si sollazza grazie a questa eclatante idiozia di babbani credenti ancora nel motto “armiamoci e partite.” A questi diversamente inquinanti vada il mio buongiorno assieme al solito e mai démodé vaffanculo!
lunedì 17 giugno 2019
Chi?
Dice bene Medusei al riguardo di questo Motta (chi era costui?) il quale dopo aver agguantato il compenso per il concerto in piazza Europa, ha attaccato il Sindaco e la giunta con quel sinistrismo tipico delle verticali di Krug e dei luoghi ameni alla Capalbio.
“Sei stato estremamente scorretto e maleducato - ha scritto l’assessore rivolgendosi al panettone canterino - visto che questa amministrazione ti ha invitato per cantare e non per fare comizi politici, un po’ come se t’invitassero a casa a mangiare e ti lamentassi dei piatti che ti cucinano. Se vuoi far politica, candidati e prendi i voti. Ti invito a donare il compenso della serata a qualche famiglia italiana in difficoltà anche se, secondo me, sei più da donazione a qualche Ong.”
D’altronde questa vaga idea di socialismo (cit.) è deteriorata da tempo immemore da azioni e accaparramenti senza alcuna correlativa ed adeguata coerenza. Questo Motta (chi era costui?) rappresenta l’oggettivo deterioramento dei capisaldi di una lotta spenta ed avviluppata ai teoremi fassiniani finanziari edulcorati da commistione e fetido abbraccio a teorie e schemi tipici dell’Era del Puttanesimo. Non si emerge Motta (chi era costui?) evidenziando differenze post cachet; anzi ci s’immerge di più nell’anonimato melmoso.
domenica 16 giugno 2019
Perché no?
Partenza 1 settembre da Londra. Rientro il 19 novembre sempre nella capitale del Regno Unito. 4500 euro di costo, tutto compreso. Il giro del mondo in 80 giorni organizzato da Airbnb. Meditate gente, meditate...
Commento
domenica 16/06/2019
E pensare che volevano riscrivere la Carta
di Daniela Ranieri
Li abbiamo bloccati in 20 milioni, e va bene; ma l’abbiamo scampata bella. A leggere le intercettazioni in cui Luca Lotti, ex ministro della Repubblica, esprime con linguaggio da taverna ad alcuni componenti del Csm le sue preferenze in fatto di nomine a capo di Procure che indagano su di lui e sui genitori di Matteo Renzi, una spina nel cuore ci ricorda la raccapricciante circostanza per la quale il gruppetto di amici toscani di cui Renzi era il capo-scout e Lotti il paggetto, a un certo punto della nostra storia (appena 3 anni fa), si era messo in testa di cambiare un terzo della Costituzione. Costituzione che è fondata sul principio della separazione dei poteri, tra le altre cose e senza nemmeno tirare in ballo il respiro etico che la ispira. Il silenzio di Renzi sul cicaleccio del Lotti beccato – e sui suoi tweet allusivi, sinistri e cifrati di queste ore – non è solo l’eco tombale del suo proverbiale ciarlare, ma anche il rimbombo del nostro terrore, al solo pensare a chi stavamo dando in mano l’unica cosa ancora sacra del nostro convivere.
Un’antica leggenda tedesca racconta di un cavaliere che giunse di notte in una locanda dopo aver cavalcato su una pianura gelata. Alla domanda del locandiere “da dove venite?”, il cavaliere indicò un punto lontano oltre la pianura. Il locandiere sbiancò, e disse al cavaliere che aveva appena attraversato il lago di Costanza ricoperto di ghiaccio. Ecco, ci sentiamo più o meno così: il locandiere-trojan ha rivelato che il renzismo aspirante costituente, col suo codazzo di miracolati figli di banchieri presi dai presepi e dai campetti del Valdarno, era un lago gelato dagli abissi oscuri che abbiamo attraversato quasi indenni credendolo (alcuni) un placido campo di fiori innevati. (Ah: il cavaliere, dalla paura postuma, morì sul colpo).
sabato 15 giugno 2019
Oh Boss!
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