venerdì 10 maggio 2019

Già perdenti



“E i cavalli a Salò sono morti di noia 
a giocare col nero perdi sempre, 
Mussolini ha scritto anche poesie, 
i poeti che brutte creature, 
ogni volta che parlano è una truffa”
(F.De Gregori - Le Storie di Ieri)

giovedì 9 maggio 2019

Giggino travagliato


giovedì 09/05/2019
La sindaca senza Stato

di Marco Travaglio

Siccome siamo in Italia, tutti si domandano se sia il caso di impedire ai fascisti (di Casa Pound e non solo) di fare cose lecite, tipo aprire una casa editrice, pubblicare un libro di Salvini, allestire uno stand al Salone di Torino. Intanto i fascisti (di Casa Pound e non solo) continuano indisturbati e impuniti a fare cose illecite: tipo occupare un palazzo del Demanio da 15 anni in via Napoleone III a Roma. O scatenare rivolte, gazzarre e spedizioni punitive contro rom e migranti. E ora addirittura assediare e minacciare (“Troia, ti stupro”, “Vi vogliamo vedere tutti impiccati”, “Bruciamoli vivi”) per tre giorni una famiglia di nomadi bosniaci – madre, padre e due bimbi – “colpevoli” di aver preso possesso di una casa popolare a Casal Bruciato, regolarmente assegnata dal Comune in base alle leggi vigenti: un bando di Alemanno (!) del 2012. E ieri circondare e insultare Virginia Raggi, con epiteti di cui i più gentili sono “mafiosa” e “schifosa”, per aver osato portare la solidarietà del Comune a quegli sventurati e affermare il loro sacrosanto diritto a un alloggio popolare legalmente ottenuto. Con la sindaca, che li ha invitati a resistere alla paura e alla tentazione di tornare nei campi, c’erano i vigili urbani che li sfamano durante l’assedio, nonché il direttore e i volontari Caritas, e il vescovo Gianpiero Palmieri. Che ha dichiarato, anche lui fra gli insulti: “È una brava famiglia che lavora, persone oneste. Se neanche una famiglia così riesce a essere integrata, non si sa come si può fare. Prima di arrivare dicevano di voler dare una festa con tutto il condominio, ma il primo giorno nella nuova casa i bambini l’hanno passato abbracciati in un angolo”.

“Questa famiglia – ha tentato di spiegare la sindaca, fra urli, improperi e minacce – risulta legittima assegnataria di un alloggio. Ha diritto di entrare e la legge si rispetta. Siamo andati a conoscerli e sono terrorizzati. Abbiamo avuto modo di farli conoscere ad alcuni condòmini. Chi insulta i bambini e minaccia di stuprare le donne dovrebbe farsi un esame di coscienza. Non è questa una società in cui si può continuare a vivere”. I media continuano a spacciare il tutto come “guerra tra poveri”. Ma questa è una guerra fra legalità e sopruso, fra chi rispetta le regole e chi vuole sostituirle con la legge del più forte. E il nuovo prefetto Gerarda Pantalone dovrebbe spiegare perché quei due bimbi coi loro genitori devono vivere questo inferno. Perché il presidio eversivo sotto casa non viene sciolto dalle forze dell’ordine. Perché manipoli di trogloditi senza capelli e senza cervello possono terrorizzare impunemente quei cittadini onesti.

Già, perché quei rom non c’entrano nulla con altri dediti a furti, accattonaggi e sfruttamenti di minori (tutti reati da perseguire). In quale Paese, in quale capitale d’Europa, sarebbe consentito a orde di facinorosi di intimidire una sindaca, un vescovo, volontari, sindacalisti impegnati sul diritto alla casa, aizzare all’odio e alla violenza interi quartieri senza che arrivi qualcuno in divisa a disperderli con le buone o le cattive e ad accompagnare in guardina chi commette reati? Non in nome dell’antifascismo, ma dello Stato. Che ha un Codice penale. Che, con buona pace di Salvini, vale dappertutto e per tutti. Di Maio si è infuriato con la sindaca, che gli avrebbe rovinato la vittoria sul caso Siri a 18 giorni dal voto, dando modo a Salvini di riattaccare la solita solfa sui rom. Ma questo è il momento dei segnali forti, e quello dato ieri dalla Raggi deve rendere orgogliosi i romani e il M5S: come quello dell’altra sindaca Chiara Appendino che, col plauso di Di Maio, ha denunciato insieme al governatore Chiamparino l’editore di Casa Pound per apologia del fascismo. A Roma il ricollocamento dei rom sul territorio risponde a una scelta della giunta – superare i campi – che non solo è sacrosanta, ma pure imposta dall’Ue che ha condannato l’Italia per violazione delle norme che proibiscono i centri di raccolta su base etnica. Anche se Veltroni li chiamava “Villaggi della solidarietà” e Alemanno “Villaggi attrezzati”.

La famiglia di Casal Bruciato viene da 20 anni nella baraccopoli della Barbuta e ha accettato la proposta del Comune, che però fatica a ricollocare gli altri 500 rom nei quartieri per il sistematico sabotaggio fascio- razzista, che fa leva sul disagio dei residenti. Questi, abbandonati dalle istituzioni dalla notte dei tempi, hanno ragione di diffidare, anche alla luce delle molte situazioni di illegalità e degrado di cui si macchiano molti rom. Ma andrebbero aiutati a capire che i nomadi sono in gran parte italiani o comunitari, dunque non esistono soluzioni per farli sparire dalla loro vista: se nessuno vuole i ghetti incontrollabili, l’unica alternativa sono i ricollocamenti a piccoli nuclei, per rendere meno traumatico l’impatto sociale. E una repressione severa e costante dei reati: dei rom che delinquono e degli anti-rom che pescano nel torbido. La Raggi ci ha messo la faccia, e a caro prezzo, come già con gli abbattimenti delle case abusive del clan nomade Casamonica. E accanto a lei avrebbe dovuto avere il ministro dell’Interno. Ma Salvini ha sempre di peggio da fare che occuparsi del suo dovere d’ufficio: molto meglio sbraitare “basta rom”, senza indicare uno straccio di soluzione praticabile. Nella speranza di far dimenticare il suo precedessore e compagno di partito Bobo Maroni, che dal Viminale finanziava, su richiesta di Alemanno, i campi nomadi con 30 milioni l’anno, per la gioia di Mafia Capitale. Dunque la prossima volta, accanto ai rom onesti e alla sindaca che difende i principi di legalità e di umanità contro il sopruso e il razzismo, dovrebbe esserci Di Maio. Anche a costo di perdere qualche voto. La legalità e l’umanità sono molto più importanti di qualsiasi elezione e di qualunque sondaggio.

mercoledì 8 maggio 2019

Lasselo stare!


Archie Harrison Mountbatten-Windsor??? Ma poverino perché frullargli già le gonadi con questi chiccosi appellativi? E già che ci siamo: Royal baby un’emerita cippa! È il settimo nella linea regale ed ho più probabilità io di diventare paracadutista che Archie Harrison Mountbatten-Windsor di diventare re! Ma lasciatelo stare che passerà una vita già dura, senza conoscere lavoro, libertà circondato da quelle incommensurabili cazzate che chiamano protocollo! Già lo vedo a presenziare l’inaugurazione di qualche tea club circondato da arzille albioniche pregne di supercazzole! Ma per favore abbiate pietà! Altro che telefono azzurro ci vorrebbe!

Mai dimesso



Apparire, alterare, sviare, falsificare, fuorviare, distrarre, distogliere. Ecco che il ritorno a casa del Grande Intoppo Democratico dell'ultimo ventennio, Era del Puttanesimo, assume l'aspetto di un faldone, un raccoglitore di quanto prodotto dalla sua storia politica nel nostro paese. 
Come i leader russi di una volta, che scomparivano a causa della solita, ma potente, influenza, così questo vecchietto miliardario trova nuovamente nell'apparire la forza per allontanarsi da quel viale del tramonto che costituirebbe un malefico sortilegio per i suoi sterminati possedimenti. 
S'erge l'ex degente nuovamente a baluardo di quella libertà, di quella politica che ha in verità barbaramente sconnesso nelle sue scorribande storiche, le cui nefaste conseguenze verranno, forse, riparate tra una decina d'anni, ammesso che scompaia la famigerata corte di inetti, bramanti potere ed effluvi di casta. 
Sorretto da un clan di truccatori ha voluto lanciarci il messaggio subliminale di quanto sia faraonico, quasi divino il suo essere messaggero della buona politica, quella che gli permise di salvarsi dal tracollo, di possedere l'intera informazione televisiva, levandosi dalle palle tutti coloro che videro in lui un pericolo, Enzo Biagi su tutti. 
Si ricandida per l'europee solo perché schiavo di quell'essenza mediatica costringente a dover sempre apparire onde evitare che illuminati saggi (non del PD), alla fin fine potessero legiferare giustamente al fine di ridimensionarlo democraticamente, manovra questa evitata sempre dai finti nemici, Prodi, D'Alema e Veltroni che fossero.
Tanto è stata la potenza di questo signorotto negli anni che abbiamo dimenticato, trascurato il nettare, il fulcro della sua escalation, ovvero quelle tangenti, accertate e già appartenenti alla storia, pagate alla mafia di Riina almeno fino agli anni '90. 
Da nessun'altra parte nel globo uno che elargiva denari alla malavita organizzata avrebbe potuto restare al potere per così tanti anni. Solo qui, grazie al suo potere infinito, abbiamo sopportato quest'onta vergognosa, macchia non lavabile che accappona ancora coloro che credono nelle regole democratiche. 
Ed oggi eccolo di nuovo tra noi, sorretto dalle alchimie mediche, dallo staff migliore di quello preservante la salma di Lenin dalla corrosione del tempo, pronto come sempre a raccontar fregnacce per il bene suo e del casato d'appartenenza. Per chissà ancora quanto tempo. Da Alloccalia per il momento è tutto!  

martedì 7 maggio 2019

Non fate i Fubini!


martedì 07/05/2019

Piccoli Fubini crescono


di Marco Travaglio


Casomai l’Ordine dei giornalisti e la Fnsi trovassero il tempo, fra un sit in e l’altro per garantire 14 milioni di fondi pubblici a Radio Radicale, gradiremmo un loro illuminato parere sull’ultima impresa di Federico Fubini. L’altro giorno il nostro vicedirettore del Corriere preferito ha confessato di aver taciuto una notizia sulle conseguenze mortali delle politiche europee di austerità per salvare la reputazione (si fa per dire) delle politiche europee di austerità. La notizia è l’aumento vertiginoso della mortalità infantile in Grecia (dal 2,7 al 4,2 per mille, pari a 700 bimbi morti in più all’anno) dopo la cura europea che tagliò le cure ai malati più piccoli e deboli. Lui lo sapeva, ma – ha confessato alla tv vaticana presentando il suo ultimo capolavoro Per amor proprio. Perché l’Italia deve smettere di odiare l’Europa – “mi sono autocensurato”, perché la notizia non fosse “strumentalizzata” dagli odiati “sovranisti” contro la sua amata Ue e il suo adorato Fmi, ma anche contro di lui, vittima di “ostracismo” (quello che lo confina in clandestinità sulla prima pagina del primo quotidiano italiano) e di “attacchi assurdi sui social”. Cioè: Ue e Fmi affamano la Grecia e ne raddoppiano la mortalità infantile e il giornalista che fa? Anziché raccontare le conseguenze di quelle politiche, da lui stesso sempre applaudite come foriere di sviluppo e benessere, le nasconde ai lettori, per paura che aprano gli occhi, e a se stesso, per paura di dover cambiare idea. Immaginiamo l’entusiasmo dei lettori del Corriere nell’apprendere che il loro vicedirettore li tratta come un gregge belante e non pensante: decide lui da quali notizie preservarli per evitare che si facciano strane idee (quelle corrette, basate sui fatti). È lo stesso Fubini che il 1° novembre titolò a tutta prima “Deficit, pronta la procedura Ue”, indicando anche la data del lieto annuncio (“il 21 novembre”), mentre il suo corrispondente da Bruxelles, Ivo Caizzi, scriveva l’opposto. Che poi, incidentalmente, era la verità: nessuna procedura pronta, nessun annuncio né il 21 né mai, anzi accordo Ue-Conte. Lo stesso Fubini che annunciò mezza dozzina di volte le dimissioni del ministro Tria, tuttora felicemente al suo posto. Chissà, forse l’Ordine ha riformato a nostra insaputa la deontologia giornalistica, raccomandando di dare o non dare le notizie a seconda del cui prodest. Infatti Fubini fa scuola. Ad agosto, non riuscendo a spiegarsi perché i social 5Stelle invocassero l’impeachment di Mattarella dopo che Di Maio e Di Battista avevano chiesto l’impeachment di Mattarella, “rivelò” che dietro l’hashtag #Mattarelladimettiti c’erano battaglioni di “troll russi”.


È il suo modo di giustificare eventi per lui ingiustificabili, dalla Brexit a Trump alle elezioni italiane quando non vince chi dice lui: il complotto di Putin. Noi siamo ancora in trepidante attesa delle conclusioni della mega-indagine sui troll made in Mosca dei pm romani Antiterrorismo, ma intanto apprendiamo dai fubini de La Stampa che “ci risiamo. Gli apparati collegati al governo russo hanno ripreso le attività di interferenza in vista del voto del 26 maggio”. Chi lo dice? Fonti? Dichiarazioni? Documenti? Macché. Le solite supercazzole che si autoavverano a furia di ripeterle: “Come hanno dimostrato le denunce fatte (da chi? quali? quando? con quali prove? boh) in occasione del referendum del 2016 e le politiche dell’anno scorso…”. Anche stavolta, è roba grossa: “In Italia sono stati individuati almeno 22 account di Twitter strumenti della propaganda russa”. Una potenza di fuoco in grado di spostare – così, a occhio – almeno 22 milioni di voti. I ghostbuster de La Stampa segnalano gli account che “usano l’arresto di Assange per promuovere posizioni anti Usa e anti Ue” (strano: l’arresto di un attivista è il fiore all’occhiello di ogni democrazia). E poi – tenetevi forte – “la pagina Fb ‘La Verità di Ninco Nanco’ con i suoi post anti Ue e anti Nato”, la cui portata terroristica non sfuggirà ad alcuno. Si attende ad horas un nuovo blitz delle teste di cuoio.

Intanto i giornaloni continuano a combattere le fake news a colpi di fake news. Venerdì, per Repubblica, Salvini aveva tolto la fiducia e “dato lo sfratto” a Conte, mentre per La Stampa gli aveva dato del “carnefice” e il premier aveva minacciato le dimissioni, tant’è che il Messaggero annunciava il “voto a settembre” perché “Matteo ha deciso: stacchiamo la spina il 27 maggio”. Poi purtroppo Matteo ha dichiarato che “il governo va avanti quattro anni”. Ma a quel punto Repubblica ha anticipato Fubini dando per certa una procedura d’infrazione fuori stagione: “Europa, pronta la stangata”. Poi purtroppo, dall’articolo si è scoperto che di pronto non c’è una cippa: “La decisione finale non è ancora stata presa” e se ne riparla “dopo il 26 maggio”. Ma, se non è oggi, è domani. E se non è domani, poi la gente si scorda tutto. L’aggettivo “pronto” si porta su tutte le bufale. Tipo l’ultima del Messaggero: “Fuga dal Reddito, in arrivo ai Caf 130 mila rinunce”, “Reddito, in 130mila pronti a rinunciare” a causa degli “importi bassi” e del “carcere per chi lavora in nero”. Ora, il carcere ai truffatori è previsto da ottobre: improbabile che chi lavora in nero faccia e ritiri la richiesta in un mese. Quanto agli importi, dipendono dai guadagni di partenza: se il reddito di cittadinanza è di 780 euro pro capite (per i single), se guadagni 500 euro te ne spettano 280, se guadagni 400 te ne spettano 380 e così via. Ma anche questo si è sempre saputo. E, non esistendo uno Sportello Rinunce con 130 mila persone in fila, è ridicolo pensare che chi riceve 300 o 400 euro al mese rinunci pure a quelli. Ma questo è il bello dei nostri ghostbuster: non sapremo mai quali fake news imputano a Putin, ma sappiamo benissimo quali fabbricano loro.


Tutti in fiera!



Ma si dai, è tutta colpa della giostra, di questa giostra magnifica installata tanti anni fa dal signore dell'Era del Puttanesimo! Ma si dai, che cosa vuoi che sia! Fa parte del gioco, ormai è strano che non sia stata inglobata dagli allocchi nel cesto della banale normalità. Dai che ci vuole ad argomentare nelle oramai classiche modalità: 
A) Abbiamo fiducia nella giustizia. Le indagini porteranno alla nostra completa estraneità.
B) Fino a sentenza definitiva non possiamo dar dei ladri a lor signori. 
C) Giustizia ad orologeria. Chissà perché in vista di elezioni saltano fuori questi episodi. 
D) Se risulteranno colpevoli (tra circa dieci anni ndr) verranno immediatamente espulsi dal partito. 

Ma si dai! Che volete che sia, un centinaio di indagati, un deputato forzista, un sottosegretario in regione. Vabbè non sbattiamo il mostro in prima pagina, aspettiamo la magistratura. 
E poi via ad evidenziare efferati delitti di questi pentastellati della malora, loro si che sono incapaci, disonesti, deleteri per la democrazia! 
E la Raggi, dove la mettiamo la Raggi? E le buche, dove le mettiamo le buche? 
E poi anche loro hanno i loro scheletri negli armadi: prendete... prendete... prendete... ah si! Quel lestofante di De Vito, il presidente del consiglio comunale romano! 
Quello si che è un brigante! Come dite? E' già stato espulso dal movimento? 
Ecco i giustizialisti, ecco la gogna mediatica! 
Ma si dai! Che volete che sia. Per fortuna che il gabibbo erotomane si è rimesso dalla degenza e porterà avanti l'alto messaggio politico della sua Forza Italia pure in Europa! 
Sempre più fieri di abitare in un simile paese libero e, soprattutto, democratico! 
Avanti tutta!  

Che cos’è?




Che cos’è il Genio? E i librai, soprattutto quello in questione, è vero che essendo a stretto contatto con le arti riescono a possedere guizzi, lampi geniali incommensurabili? Credo proprio di sì!