Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
martedì 26 marzo 2019
lunedì 25 marzo 2019
domenica 24 marzo 2019
Abbraccio doloroso
L'ammorbidente è stato da me considerato sempre come una sorta di terrapiattismo, un ulteriore spreco per una fandonia archiviabile tra le innumerevoli che la pubblicità ci propina quotidianamente. Ma da quando ho lavato in lavatrice l'accappatoio e costui è uscito da solo dal cestello, rimanendo imperturbabile ad asciugarsi al sole, fischiettando una canzone del Quartetto Cetra e nel momento in cui io, uscendo dalla doccia, l'ho sommessamente chiamato per indossarlo, avvertendo nettamente la sensazione di essere avvinghiato ad un porcospino durante un'esperienza sadomaso, mi son dovuto ricredere: lunga vita all'ammorbidente!
Una lettera
UNA QUESTIONE DA RISOLVERE
Nicola Zingaretti
Caro direttore, il Governo dell’incertezza continua a tenere immobilizzato il Paese: non fa nulla, oppure fa danni e pasticci. Come con il decreto “sbloccacantieri” o nella gestione confusionaria del dossier sulla Cina. Litigano su tutto. Ora anche su chi debba gestire la sicurezza del Paese, in un’irresponsabile guerriglia quotidiana per la leadership del Governo.
Lo fanno persino nei giorni in cui, con la vicenda agghiacciante del bus sequestrato a Milano, abbiamo visto in faccia i pericoli concreti che corriamo. È il momento della responsabilità. È il momento di pesare con cura le parole, come ha giustamente notato Marco Minniti. È in gioco il diritto alla sicurezza di tutti, e quindi occorre avere delle politiche di Governo efficaci sui flussi migratori: una strategia basata non sulla tensione, ma su accordi internazionali, sul rapporto con l’Europa e sul coinvolgimento dei Comuni e del Terzo settore, come avevamo cominciato a fare. Anche in questo oggi paghiamo il nostro totale isolamento internazionale.
Faccio un appello accorato ai leader del Governo: basta con le provocazioni e con le smargiassate. Comincino finalmente a governare, perché l’Italia sta già pagando un prezzo enorme. Altro che prima gli italiani. Gli italiani sono i primi a pagare i costi di questa confusione. Il tempo degli slogan dell’odio e del cattivismo sta finendo. È sempre più evidente che l’odio non solo non risolve i problemi, ma li aumenta.
Noi stiamo costruendo un’altra ipotesi di governo che, rispetto agli slogan e alla ricerca ossessiva del capro espiatorio, mira a mettere insieme tutte le forze migliori del Paese per rafforzare l’intera comunità, non per dividere. Serve un grande sforzo collettivo per realizzare un’idea di sviluppo fondata sulla sostenibilità ambientale e sociale. Bisogna governare bene i bilanci e trovare risorse per infrastrutture per opere utili e a difesa del territorio, liberare finalmente investimenti sui pilastri della crescita giusta: scuola, conoscenza, welfare e sanità. E dobbiamo affrontare insieme, coinvolgendo davvero forze sociali e corpi intermedi, il vero grande tema che il governo ignora: il lavoro per le persone.
È ovvio che in questa nuova strada dovremo affrontare e risolvere anche il tema della cittadinanza. Una questione di civiltà e diritti che si è riaffacciata prepotentemente nelle cronache politiche proprio dopo la vicenda del bus e di ragazzi straordinari come Rami, che con il loro coraggio, assieme ai carabinieri, hanno evitato una strage. Anche in questo caso, la risposta di Salvini e del Governo è stata scomposta e riduttiva: la cittadinanza è giusta ma non può essere un premio che un sovrano elargisce arbitrariamente, a suo piacimento. La legge sulla cittadinanza fu approvata nel 2015. È chiaro che questo capitolo va riaperto in una strategia nuova di rilancio di un progetto di rinascita italiana.
La vicenda di Rami dimostra quanto questi ragazzi e ragazze si sentono pienamente e naturalmente parte della nostra comunità. Vivono, studiano e lavorano in Italia non possono e non devono rimanere nell’oblio. Perché oggi più che mai appare chiaro che non abbiamo bisogno di odio generato a volte dal rancore e dalla discriminazione, ma di un’Italia che dia opportunità a tutti e tutte. Solo così aiuteremo il nostro Paese a essere più forte, più coeso, e anche più sicuro.
Dove ti porta il vento
L’anemometro del Cazzaro Verde ha segnalato che il vento soffiava in direzione del dubbio riguardo agli accordi economici con Xi il cinese e subito, come la sua stolta politica gli impone, si è smarcato prevedibilmente per rimanere, algido e marmoreo, in sella all’allocchismo nostrano, come se da queste parti non si fossero mai stretti patti con despoti, tiranni e squali famelici. Come se non fossimo mai andati ad adulare sceicchi in paesi dove la donna è equiparata socialmente ad un cammello, come se mai avessimo stretto accordi con illiberali, vendendo loro, come nel caso dei sauditi, stock di mine antiuomo.
Eppure né il Cazzaro né alcun giornalone eccepirono alcunché in merito a strette di mano grondanti di sangue. Ora che l’occasione viene proposta dal movimento, nascono spontanei ovunque dubbi, critiche e tentativi di frenare quest’occasione per esportare il Made in Italy nel più grande paese del globo, e quello che sgomenta di più è che lo si faccia per non irritare l’Imbelle Boy americano, coacervo di stupidità, illiberalità, sopruso e razzismo. Ma l’anemometro del Cazzaro Verde non bada a sottigliezze: la maggioranza degli innumerevoli allocchi diffida dei gialli, spasimando per il platinato con lo scoiattolo in testa. Senza indugi, senza remore l’ondivago beniamino delle folle subitaneamente ha avvallato la protesta già falsata in partenza dagli eventi precedenti. Ed oggi in Basilicata è già pronto per lui l’ennesimo trionfo, senza che nessuno nel movimento trovi coraggio e saggezza per sfanculare lui e il suo anemometro.
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