Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 8 dicembre 2018
venerdì 7 dicembre 2018
Ancora sulla distruzione
L'avevamo predetto, l'abbiamo vissuta in questi anni, maledetti: siamo arrivati alla fine di un progetto squallido, infingardo, letale, pensato, contro ogni previsione riguardo alle sue capacità neuronali, architettato, messo in opera dal più grande bluff degli ultimi lustri, il patetico Giullare di Rignano. Egli e la sua pletora sono riusciti ad annientare tutto quanto fu conquistato con fatica e sudore da persone rette e sagge, tramandato a questa generazione di inetti, senza alcuna morale, senza alcuna dignità. E'stata distrutta la sinistra attraverso un piano coordinato e tramandato dal Grande Maleficio, colui che per vent'anni ha guidato la nazione nell'Era del Puttanesimo, pagando per un certo periodo anche tangenti alla mafia.
L'Egoriferito del Giglio Magico ha elargito fendenti morali che alla fin fine hanno tramortito la sinistra: Jobs Act, annullamento dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, aiuti svergognati alle banche, norme e leggi ad uso e consumo di Confindustria, tentativo, per fortuna evaporato, per riformare la Costituzione per una scellerata epopea d'ingiustizia.
Fiero di averlo annusato, di non essere cascato dentro il fatal abbraccio, assisto inorridito all'ultimo atto, il gran finale: l'empio infatti aveva organizzato la trappola quasi perfettamente: due candidati, Minniti e il poveretto Martina, alla segreteria del partito in modo che Zingaretti non potesse arrivare al 51%, con l'obbiettivo di far eleggere il segretario dall'assemblea ancora in mano ai cosiddetti renziani.
Per fortuna Minniti, inaspettatamente, ha sfanculato questo insano progetto, aprendo la possibilità che i nefasti proseliti del Pifferaio scappino dalle macerie del PD per formare un nuovo progetto politico, finalmente alla luce del sole, ossia di centrodestra come sempre sono stati questi vandali democratici.
Le macerie della sinistra faticheranno invano a riunirsi, a ritrovar energia e pensiero, visto il cataclisma che li ha travolti in questi ultimi e deleteri anni.
Tolta la maschera di uomo di sinistra, ricordo ancora con dolore quando l'inetto proferì la parola "compagni" durante una riunione di partito, deposta la sceneggiata di essere "uno di noi", il Ballista per antonomasia si presenterà per quello che da sempre è stato, checché ne scrissero, adulandolo, i suoi giornaloni: una prosecuzione del puttanesimo in revisione 2, per accorpare potere in mano a pochi e baggianare, sbertucciare molti, divenuti nel frattempo allocchi grazie al piano di imbecillimento, subliminale, che il Padrone Pregiudicato dell'Etere ha perseguito scientemente per anni, rimbambendo generazioni di oramai molluschi scarsamente intellettivi, date un'occhiata ai vispi e ringalluzziti francesi in giacchetta gialla per crederci.
Profezia
"Venne un Guitto mandato da Silvio, il suo nome era Matteo. Veniva per distruggere un ideale, una forza politica, un sentimento popolare d'intralcio ai suoi grandi amiconi da sempre indaffarati a raggranellar moneta alle spalle degli allocchi sparsi in ogni dove."
(Antica Profezia post Era del Puttanesimo, preludio dell'Era del Ballismo - Fonte Anonima)
Travaglio!
venerdì 07/12/2018
Aridàtece Jim
di Marco Travaglio
Finirà che rimpiangeremo Jim Messina, il leggendario guru americano e globetrotter della comunicazione che, avendo già rovinato Obama, Rajoy e Cameron, fu ingaggiato da Renzi alla modica cifra di 400 mila euro all’anno perché non c’è il tre senza il quattro. Infatti, anche grazie ai suoi preziosi consigli, il Pd perse rovinosamente tutte le Amministrative, poi il referendum costituzionale, infine le Politiche. Dopodiché lo Statista di Rignano capì di riuscire tranquillamente a sparare cazzate da solo, e lo congedò. Ma oggi, visto com’è ridotto, potrebbe aver bisogno persino di lui: financo Jim gli farebbe notare che non è una proprio grande idea fondare un partito macroniano quando Macron non lo vota più neppure Brigitte. E c’è il rischio che, quando i suoi seguaci italiani saranno pronti a partire, lo spirito guida sia già fuggito a Varennes travestito da Luigi XVI. Se poi fosse vero che anche Carlo Calenda è pronto a uscire dal partito a cui si era iscritto inspiegabilmente sei mesi fa, pure lui per seguire le orme del genio transalpino, avremmo ben due partiti macroniani senza più Macron. Degno epigono della sinistra più ritardataria dell’orbe terracqueo. Cioè la nostra: blairiana quando gli inglesi a Blair tiravano le uova e le scarpe; clintoniana nel senso di Bill quando questi s’era già estinto e nel senso di Hillary quando le mancava giusto un po’ di sfiga per perdere persino contro Trump.
Negli ultimi anni il Pd ha tentato sgangheratamente di scimmiottare i 5Stelle. Prima con Renzi, che alle primarie si presentava come la bella copia di Grillo, salvo poi diventare la brutta copia di B.. Poi con Gentiloni, che abbozzò un abortino di reddito di cittadinanza (Rei, reddito di inclusione), talmente gracilino che – come ha detto Nanni Moretti – non l’ha notato nessuno. Intanto coglievano ogni occasione, vera e soprattutto falsa, per dire che i 5Stelle rubano come gli altri. Che, se fosse vero, sarebbe una ben magra consolazione. Ma purtroppo è falso. Diversi amministratori M5S sono finiti sotto inchiesta, e alcuni sotto processo, ma mai per ruberie di soldi pubblici. E, in caso di condotte moralmente indegne, sono stati comunque cacciati. Tipo i parlamentari che si avvalsero della facoltà di non rispondere ai pm (un diritto processuale, ritenuto però incompatibile col dovere di trasparenza), sulle firme false a Palermo. O il capo-gabinetto della Appendino che fece levare una multa a un amico. O la sindaca di Quarto (Napoli) che non aveva denunciato un’estorsione da un consigliere comunale. O il sindaco di Bagheria, nei guai per abusi edilizi e appalti pilotati.
Memorabile la campagna, alla vigilia delle elezioni, montata dal Pd sui servizi delle Iene che smascheravano una dozzina di parlamentari M5S morosi sul versamento – imposto dal codice interno – di parte dello stipendio al fondo per il microcredito delle piccole e medie imprese. Furono dipinti come ladri per aver fatto ciò che fanno tutti i parlamentari dal 1948, con l’unico effetto di far scoprire agli italiani ciò che la grande stampa gli aveva sempre nascosto: e cioè che i 5Stelle rinunciano a una parte del proprio stipendio per finanziare le piccole imprese; e chi viene beccato a tenersi tutto viene espulso su due piedi. Un lancio pubblicitario strepitoso (e tutto gratis). Notevole anche la polemica contro Di Maio, “primo ministro del Lavoro che non ha mai lavorato”, a parte vendere bibite allo stadio San Paolo di Napoli: il che, detto da un partito che si dice di sinistra, era un autogol da Guinness, visto che una sinistra che si rispetti dovrebbe fare qualcosa per i giovani del Sud che si arrabattano con piccoli lavoretti perché non trovano un’occupazione decente. Poi è partita, sempre dalle Iene, la sit-com di Casa Di Maio, col padre Antonio che faceva lavorare in nero tre operai e, si insinuava, forse anche il figlio Luigi, quando non era occupato a vendere bibite al San Paolo o a servire in tavola (senza contratto) in una pizzeria del suo paese. I migliori segugi di tv e giornaloni a caccia di sardanapaleschi abusi – dalla “piscina” che poi si rivelava una vasca montabile o gonfiabile, alla “villa col patio” che poi si scopriva essere una squallida tettoia con dietro due bombole a gas – assistiti via cielo da appositi droni e via terra da plotoni di vigili dell’inflessibile amministrazione comunale di Marignanella (che mai prima aveva notato nulla di abusivo, né a casa Di Maio né nelle proprietà adiacenti). E intanto la gente semplice si domandava: ma non ci avevano raccontato che Di Maio non faceva una mazza dalla mattina alla sera? Invece, guarda guarda, vendeva bibite allo stadio, serviva pizze, lavorava col padre e chissà cos’altro: più che fannullone, stakanovista.
Ieri i geniali comunicatori del Pd hanno lanciato l’ultimo boomerang contro la norma del M5S (prevista dal contratto di governo, ma invisa alla Lega) che incoraggia l’acquisto di auto ecologiche e penalizza quello di veicoli inquinanti. Una battaglia che accomuna tutte le forze di sinistra e ambientaliste del mondo: infatti il Pd non c’entra. In perfetta sintonia con FI e Lega, il renziano Michele Anzaldi bolla i 5Stelle come “i killer dell’auto italiana e del made in Italy”, perché – testuale – “l’unico Paese che ancora non produce auto ibride è l’Italia” e questa è “concorrenza sleale” perché “ben 24 colossi stranieri già producono auto ibride”. Volete mettere il privilegio di noi italiani di morire di smog più degli altri per difendere il made in Italy della Fca (con sedi fra Detroit, Londra e l’Olanda) che, bontà sua, non ha mai partorito un’auto ecologica? Un bel cancro made in Italy, che diamine. E poi tutti a chiedersi perché in Italia vincono i 5Stelle e in Germania i Verdi. Jim, ti prego, torna al Nazareno: spiegagli qualcosa almeno tu.
giovedì 6 dicembre 2018
In silenzio, meditando.
Lo condivido pienamente. Un ineccepibile atto di fede.
Di don Paolo Farinella
Il 2 dicembre 2018 è iniziato il nuovo anno liturgico (anno-C) e come ogni anno comincia con la prima domenica di Avvento, che non è preparazione al Natale ma proiezione del tempo e della storia nell’escatologia. In altri termini, il tempo di Avvento ci offre un ampio contesto dentro il quale scrutare, verificare e valutare la nostra vita e quella del mondo. Il Natale del Signore è un passaggio di questo percorso, anzi il punto di partenza, perché determina la possibilità d’instaurare una relazione verificabile con il Figlio di Dio, Gesù di Nazareth. Aver trasformato l’Avvento in preparazione al Natale è un ridimensionamento della sua portata e importanza.
Per chi dice di essere credente in questo Gesù e per l’Italia, sede della suprema autorità cattolica (il Vescovo di Roma), il 2018 è un annus horribilis, perché alla vigilia dell’Avvento il Parlamento italiano ha approvato in via definitiva il decreto legge n. 113/2018. Esso è stato diabolicamente pensato per nascondere dietro un titolo chilometrico, appositamente redatto, atrocità incostituzionali, inganni, tradimenti e derive umanitarie: “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del ministero dell’Interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Delega al governo in materia di riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle forze di polizia e delle forze armate (C. 1346)”.
Tutto questo coacervo di materie eterogenee e confuse unicamente per nascondere che si tratta di una legge contro gli immigrati, non più considerati come persone e ai quali non solo non vengono riconosciuti i diritti stabiliti da leggi e convenzioni universali, ma addirittura sono tolti e accorciati anche i più ovvi, riducendoli a merce scadente. Peggio, perché qualsiasi merce viaggia con i documenti di accompagnamento e i dati identificativi, mentre le persone – in questo caso i poveri – non sono nemmeno considerati. Sono nemici per il solo fatto di essere poveri, di essere per lo più neri, di essere in fuga la maggior parte dalla fame e in molti dalle guerre che lo stesso Occidente e l’Italia hanno creato e alimentato, guadagnandoci con la vendita delle armi.
Il decreto Salvini è incostituzionale, ma purtroppo dobbiamo aspettare una dichiarazione della Suprema corte che potrà esserci solo dopo che un tribunale l’avrà investita del dubbio d’incostituzionalità e questo, a sua volta, potrà avvenire solo se qualcuno, denunciato per un reato connesso al decreto, eccepirà la natura incostituzionale. In termini di tempi significa non meno di uno o due anni. Nel frattempo il diritto langue, la democrazia non sta bene, la Costituzione è in coma e i cristiani inneggiano al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, autore di questo scempio che offende l’umanità in genere e i credenti in modo particolare.
Il successo di questo individuo non ci sarebbe se non avesse anche l’appoggio dei cattolici, degli ex comunisti e degli ex Pd, che così dimostrano di non essere mai stati comunisti o democratici, ma cripto-fascisti senza alcuno dei valori umanitari che dicevano di difendere. Un cristiano in modo particolare dovrebbe tremare di fronte a una norma simile perché, sul piano della fede, è l’espulsione di Gesù di Nazareth dall’Italia. Egli, infatti, fu ed è ebreo, palestinese, mediorientale, dalla pelle scura-olivastra, dichiarato indesiderato dal decreto Salvini se osasse presentarsi alla nostra frontiera per trascorrere il suo Natale con noi.
Perseguitato dalla polizia di Erode e migrante in Egitto, riattraversa il mar Rosso e il deserto, affronta rischi e pericoli propri di un viaggio allucinante, arriva nel Paese del presepe e delle cattedrali che inneggiano il suo Natale, ma alla frontiera trova l’erede di Giussano con in mano un presepe di plastica, nell’altra il rosario, nell’altra ancora il Vangelo e con la quarta mano impone l’alt: “Voi tre non potete passare. Tornate da dove siete venuti e noi vedremo di aiutarvi a casa vostra, se a casa nostra avanza qualcosa, ma non ne sono sicuro”.
Il mondo cattolico assiste zitto e succube all’editto non di Augusto, che si limitò a ordinare un censimento, ma di un uomo esperto in ignoranza. I cattolici che lo esaltano sono complici di lesa umanità e di “deicidio”, perché ogni volta che si fa un torto sul piano del diritto alla persona del povero, lo si fa a lui direttamente, nella carne viva dei migranti.
Con quale diritto i cristiani possono pretendere di celebrare il Natale di quel Gesù che il loro Paese, senza alcuna loro resistenza o protesta, espelle come uomo nel Figlio di Dio? Non dovevano i vescovi con le loro preziose vesti andare alla ricerca del Gesù respinto e votato alla morte? Come è possibile aprire le chiese e baloccarsi con ninne-nanne, “Tu scendi dalle stelle”, canti gregoriani, presepi scellerati, quando fuori il vero Cristo è offeso, torturato, stuprato, vilipeso, venduto, schiaffeggiato, ucciso, come l’”uomo dei dolori” d’Isaia profeta? (Is 53). La chiesa di San Torpete in Genova per questo Natale resterà chiusa perché è un Natale senza Cristo, un Natale senza Dio perché Natale senza Uomo. Possa la chiesa, chiusa per fallimento, stimolare il pensiero e la riflessione dei credenti e quanti hanno coscienza che Natale sia “Dio-con-noi- Im-ma-nù-el”.
Abbiano il coraggio di fare digiuno eucaristico per sentire nel cuore la distanza tra chi sono e chi dovrebbero essere. Non celebrare l’Eucaristia è l’atto più eucaristico possibile, in segno di obiezione di coscienza contro un decreto disumano e illegittimo, antidemocratico e anticristiano. La chiesa di San Torpete in Genova resterà chiusa dal 24 dicembre 2018 al 05 gennaio 2019. Riprenderà le celebrazioni con l’Epifania, la “manifestazione del Signore ai popoli del mondo”, festa di universalità senza confini, compiuta da “una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua” (Apocalisse 7,9). Non celebrate la mia nascita perché Io-Sono da sempre. Celebrate piuttosto la vostra ri-nascita di creature nuove.
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