martedì 19 giugno 2018

Scanzi


D’accordissimo, come sempre!

 martedì 19/06/2018
IL COMMENTO
L’ultima impresa di Renzi la lince
CE L’HA FATTA - È RIUSCITO NELLA MISSIONE IMPOSSIBILE DI DIVENTARE (A SINISTRA) ANCORA PIÙ INDIGESTO DI SALVINI

di Andrea Scanzi

Gioiamo tutti, giacché Egli è tornato. A furia di sentir parlare Salvini, c’era il rischio che per contrasto il centrosinistra uscisse dalla crisi. Così, per stroncare ogni speranza, è intervenuto il curatore fallimentare di sempre: Matteo Renzi. Domenica la Diversamente Lince di Rignano ha di nuovo raso al suolo il Pd, prima da Lucia Annunziata e poi con un post mitologico. Leggiamolo insieme: “Colpisce, semmai, il silenzio degli intellettuali, delle cantanti, degli attori, dei commentatori che in questi mesi ci hanno spiegato che i Cinque Stelle erano la vera sinistra. Mentre Beppe Grillo che stacca un biglietto per Pontida è il vero rappresentante, francescano si direbbe, del proletariato. Tesi suggestiva. Chissà se qualcuno di questi intellettuali-cantanti-attori-commentatori sentirà il bisogno di dire qualcosa nei prossimi giorni”. Perculando milioni di persone che hanno creduto nel M5S, Renzi si è garantito il loro disprezzo eterno. Strategia finissima. Le sue parole contengono poi quell’antico paraculismo che è cifra distintiva della Lince Guizzante del Valdarno: prima ha tifato per il tanto peggio tanto meglio, bombardando l’eventuale dialogo Di Maio-Martina. Ora finge di dolersi che i 5 Stelle siano diventati fascisti, nazisti e magari anche fan di Nardella. Genio. Ogni volta che parla, Renzi riesce a stare sulle palle a tutti. Impeccabile il commento di Alessandro Robecchi, certo non un fan del governo Salvimaio: “Niente da fare, non ci ha ancora capito un cazzo”. Parlare ancora di Renzi è come sparare sulla Croce Rossa. Un giorno dice che smette, quello dopo si dà al tennis, quello dopo ancora fa conferenze in giro per il mondo (dove, e qui sì che c’è del talento, si fa pagare per insegnare agli altri come distruggere un partito). Se ogni crollo ha la sua immagine che racchiude la fine di un’era (?), quella di Renzi è accaduta al Senato quando si votava la fiducia: lui che parlava, appesantito e sbiadito, mentre Di Maio sghignazzava e Salvini lo guardava con supponenza definitiva. Una mattanza. Al post di Renzi, che ce l’aveva anzitutto col Fatto

, si potrebbe rispondere in tanti modi. Che il Salvimaio era l’unico governo possibile, stante i numeri e i (suoi) veti. Che ha detto più cose di sinistra Di Maio sul caso rider/Foodora che Renzi in tutta la sua vita. Ma sarebbe tutto gasparrico, cioè inutile. La situazione, al netto della propaganda piddina, è molto chiara: l’appiattimento dei 5 Stelle nei confronti della Lega ha polarizzato pareri già esistenti. Ha cioè fatto sì che i grillini fossero ancora più odiati da chi già non li votava: elettori Pd, Leu, Potere al popolo, astenuti di sinistra. Il caso Aquarius ha spostato poco in ottica consensi 5 Stelle, che casomai crolleranno se si scoprirà che “rubano come gli altri” e se non concretizzeranno battaglie identitarie (conflitto di interessi, anticorruzione). “I commentatori” stanno zitti perché sapevano che sarebbe andata a finire così. E tutto sommato gli va bene così: senza fare cortei, ma gli va bene così. Detta ancora più chiaramente: costretti a forza, gli elettori di sinistra vicini al M5S non avrebbero dubbi su chi scegliere tra Renzi e Salvini. Invece di cinguettare come un bimbominkia tardivo e al tramonto, Renzi dovrebbe riflettere su questa sua ennesima impresa: essere riuscito a divenire persino più indigesto di Salvini, e non agli occhi di Borghezio ma a quelli di milioni di elettori provenienti dalla sinistra. A suo modo, un capolavoro. Daje Matteo.

Forza don Paolo !



Don Paolo non fare scherzi! Rimettiti in forma, alla grande come sempre, per la canonica estate a Cassego! 
Noi siamo tutti qui, nella preghiera! 
Forza don Paolo! 

Oltre ogni limite



Dunque esistono e sono per l'esattezza 122! Centoventidue, come definirli, squali che hanno avuto il coraggio di lucrare, come dei perfetti sciacalli, sulle macerie, sulla morte provocata dal terremoto nel centro Italia. Fingevano di avere la residenza in quelle terre devastate mentre invece al massimo possedevano una seconda casa. Tra i furbetti, meglio orchi senza scrupoli, un dentista romano, un dipendente delle FS ed il recordman, lo squalo padre di tutti questi briganti: un imprenditore che nelle dichiarazioni ha indicato un nucleo familiare di 5 persone, fra cui due anziani e 2 diversamente abili, tanto per far tornare i conti ed arraffare 1300 euro al mese.
Si parla tanto di sbarchi in questi giorni. Perché non proporre anche degli imbarchi? Mettere su una bagnarola questi centoventidue compari e spedirli al largo in qualche landa solitaria? Solo che, a pensarci bene, chi vorrebbe gentaglia di questa bassezza infinita?

Asfaltato!


Mi verrebbe quasi da dire “povero Alessandro!”

martedì 19/06/2018
Ballusti

di Marco Travaglio

Tenetevi forte, notizia sensazionale: Sallusti ha scoperto la vergogna. Scrive proprio così: “vergognarsi”. Solo che il verbo non è coniugato alla prima persona singolare, come sarebbe doveroso, almeno da quando la grazia presidenziale di San Re Giorgio gli risparmiò gli arresti domiciliari e quella di San Bruti Liberati la galera. No, è coniugato alla terza persona singolare e riferito al sottoscritto e, per estensione, al Fatto. Che, diversamente dal fu Giornale fondato da Montanelli e affondato da Sallusti, ha il brutto vizio di dare notizie. Su tutti. Sabato il sindaco di Livorno Filippo Nogarin ci ha raccontato come arrivò Luca Lanzalone a contatto con i 5Stelle: Lanzalone non era lo stalliere di Grillo e Casaleggio, né l’igienista dentale della Raggi, non si riuniva con Di Maio in una loggia eversiva, e pare non allestisse per loro cene eleganti o gare di burlesque. Era un professionista affermato che la giunta di Livorno scelse fra una quindicina di civilisti esaminati in un vasto scouting, in base alle competenze e ai progetti per salvare una municipalizzata (non tutti i presunti corrotti sono anche incapaci). Per le stesse ragioni fu chiamato a Roma, come consulente gratuito per lo stadio (di cui contribuì a dimezzare le cubature) e poi come presidente retribuito di Acea (dove nessuno eccepì sul suo operato). Ora è agli arresti con l’accusa di corruzione che, come abbiamo scritto subito, è incompatibile con la sua permanenza in carica. Infatti gli è stato intimato di dimettersi e l’ha fatto.

Ora, potete immaginare la reazione di Sallusti dinanzi a un oggetto volante non identificato detto “notizia”: quella del vampiro davanti alla luce o all’aglio. Sono anni che cerca invano qualcuno da paragonare ai suoi due padroni: quello finto, Paolo B., più volte arrestato e pregiudicato per corruzione; e quello vero, Silvio B., pregiudicato per frode fiscale (“delinquente naturale”), 9 volte prescritto, tuttora imputato per corruzione di testimoni e induzione a mentire e indagato per strage, nonché descritto dalla Cassazione come un finanziatore ventennale di Cosa Nostra. Ai tempi d’oro del bunga-bunga, provò ad apparentarlo con Kennedy, ma poi, sommerso dalle risate dei presunti lettori, capì che era meglio lasciar perdere. Ultimamente è ossessionato dai 5Stelle e dal loro maledetto vizio di non rubare. Gli è andata maluccio con la Raggi, la Muraro e le polizze di Romeo. Ma ora crede di aver trovato il suo uomo in Lanzalone. E, siccome si crede garantista ma non sa cosa vuol dire, addossa le eventuali tangenti del consulente M5S a Grillo, Casaleggio, Di Maio e Raggi.

Per arguirne – doppio salto mortale carpiato con avvitamento – che, se rubano tutti, il suo padrone è innocente. Tutti uguali e tutti ladri: che, per la malavita, è una bella consolazione. Però, anziché accontentarsi di sguazzare giulivo nel letamaio, Ballusti esagera. Pretende pure di passare per un giornalista, per giunta libero e financo coerente. Solo che per quell’impresa titanica gli mancano proprio le basi. E allora se la prende con noi, non parendogli possibile un giornale senza padroni che non prende ordini da nessuno. Omnia munda mundis, omnia sozza sozzis (Massimo Fini). Da quando siamo nati, ci hanno affibbiato variati mandanti occulti: da Di Pietro a Ingroia, dal Partito dei Giudici alla sinistra radicale, per qualche tempo persino Renzi, ora i 5Stelle. Poi però le nostre cronache e i nostri commenti si sono sempre incaricati di smentire quelle panzane. Per limitarci al M5S: lo scoop sull’incarico dimenticato dalla Raggi che le procurò la prima indagine penale, quello sulle polizze di Romeo, giù giù fino al ritratto al vetriolo di Spadafora che gli è costato un ministero. Ora, noi siamo vicini a Ballusti e capiamo la sua angoscia. Dev’essere terribile specchiarsi la mattina e vedere quella faccia. Specie da quando B. è fuori di testa e oggi ordina di sparare sul governo e domani di difenderlo. Come diceva Guzzanti nei panni di Fede, “nulla è peggio che leccare culi in movimento”.

Pertanto abbiamo deciso di aiutarlo con un consiglio gratuito. Per essere coerenti, gioia mia, devi sceglierti una posizione (un’idea, non un partito) e poi tenerla ferma nei confronti di chiunque. Se, puta caso, uno viene scoperto (da un’indagine penale o da un’inchiesta giornalistica) a compiere fatti gravi e infamanti, oggettivamente riscontrati a prescindere dalla loro rilevanza penale, devi decidere: il tizio deve dimettersi o no? Noi abbiamo sempre detto di sì, beccandoci orgogliosamente di “giustizialisti”. E abbiamo applicato questo principio a B. (i perché son noti), alla Boschi (conflitto d’interessi), alla sindaca M5S di Quarto (omessa denuncia di ricatti), ai deputati grillini indagati per le firme false (rifiuto di rispondere ai pm), a Lotti (accuse di altri renziani su Consip), alla Muraro (bugia, su un’indagine poi peraltro finita nel nulla), a Lanzalone (arresto e conflitto d’interessi). In che senso dunque saremmo “giustizialisti con i nemici e garantisti con gli amici”? E quali amici, poi? Se emergeranno prove che Raggi, Di Maio, Grillo, Casaleggio & C. erano complici in corruzioni, dovranno ritirarsi ipso facto. Al momento però non risulta e il “non poteva non sapere” non è mai esistito, né in una sentenza, né in un nostro articolo. Invece risulta – sentenza di Cassazione – che B. non solo sapeva della mega-frode fiscale da 360 milioni di dollari, ma che ne era “l’ideatore e il beneficiario”. Non solo sapeva: intascava. “I Travaglio d’Italia – scrive Ballusti ridotto alla disperazione – si stanno rimangiando tutti gli escrementi che per anni ci hanno tirato addosso”. Povera stella, controlla meglio: quella roba che puzza non te l’ha tirata addosso nessuno. È il tuo habitat naturale.

lunedì 18 giugno 2018

Foo..ttiti!



La vastità del cazzo che ce ne frega (cit) per un'eventuale addio di Foodora e ribaldi simili al nostro paese è gigantesca e difficilmente quantificabile. Finalmente qualcuno, per essere più precisi il neo ministro del Lavoro, ha capito quanto una forma di lavoro come quello offerto da questi teutonici sia vicinissima allo schiavismo 2.0: prendi dei giovani a pochi euro l'ora, fai rischiare loro la pelle per le trafficate strade delle nostre grandi città affinché consegnino cibo a diversamente inabili 2.0, ed hai pure il coraggio di minacciare di andartene perché, così afferma l'ad Gianluca Cocco, se venissero applicati salari decenti ed umani, Foodora, nata dal nulla per il nulla, non rientrerebbe più nei costi, ossia: verrebbe a mancare il vomitevole lucro compiuto sulle spalle di tante persone disposte a tutto pur di lavorare.
Le chiamano start up, a volte sarebbe opportuno chiamarle con il loro vero nome: centri di arricchimento vergognoso di pochi sulla pelle di molti.
Ed infine già che ci siamo: uscite per le strade, fatevi un giro e andate a mangiare con le vostre gambe, porcaccia miseria!
Dimenticavo: minacciano pure di lasciare l'Italia le bande che mandano poveracci, anche minorenni, a chiedere l'elemosina ai semafori: sembra che qualcuno abbia avuto il coraggio di elargire monete da 1 centesimo! Da non credere, vero Foodora?

Ragogna



domenica 17 giugno 2018

Starnazzi



L’Egoriferito ogniqualvolta blatera, spesso in forma “allacazzo”, non smette di stupire e, soprattutto, di indignare tutti coloro che godono nel vederlo finalmente fuori dal gioco. Oggi ha avuto il coraggio di dire che l’operazione di Salvini è stata solo mediatica e un milione di like non vale una vita. Parole sante, ma non in bocca a uno come lui che andò a recitare il contrito, e lo impersonò al meglio, nelle terre dell’Italia centrale appena colpite da un devastante terremoto, promettendo, al solito, aria fritta con quella faccia sempre al confine con l’ebetismo. E come conciliare i suicidi a seguito di furti criminali ad opera di orchi banchieri avvenuti durante il suo squallido regno, con l’affermazione di oggi sulla valorizzazione della vita umana, la stessa messa a repentaglio da lui e dai suoi sodali mediante scelte macabre nel mondo del lavoro, vedi jobs act e distruzione dell’articolo 18, allontananti speranze occupazionali nei giovani per piacere ai ricconi suoi amici?
Non resta che compatirlo, tendergli la mano, accarezzarlo tanto è squallido ed insapore il suo agire, da sempre basato su like, cuoricini e striduli canti di impenitenti allocchi.