domenica 29 gennaio 2017

Appunto

"Chi di noi abbia pensato di essere stato creato da Dio migliore di qualsiasi altro essere umano, si è trovato nella stessa condizione di Eichmann. E chi di noi ha consentito che la forma del naso di un'altra persona o il colore della sua pelle o la maniera in cui venera il proprio dio, avvelenassero i propri sentimenti, ha conosciuto la perdita di senno che ha condotto Eichmann alla sua follia. Perché è così che tutto è cominciato per coloro che hanno compiuto questi orrori."
(The Eichmann Show - il processo del secolo di Paul Andrew Williams)

sabato 28 gennaio 2017

Ode

FENOMENOLOGIA DEL NEGRONI 

Marco Zucchetti 

Una delle ingiustizie più lancinanti della storia, persino peggiore del mancato Pallone d' Oro a Franco Baresi, è che nessuno abbia ancora insignito il Negroni del Nobel per la Pace. D' altronde, se l' ha vinto Obama per aver precipitato mezzo mondo nel caos, perché non darlo anche al cocktail che da un secolo riesce a mettere d' accordo tutti?

Perché non c' è classifica che tenga. Le lande desolate che noi indegnamente abitiamo sarebbero ancor più inospitali se il Conte Camillo nel 1920 non avesse fatto versare del robusto gin nel suo Americano. Regalando così a se stesso pomeriggi estatici al Caffè Casoni e a noi meschini discendenti una certezza granitica per ogni voglietta alcolica.

Che poi cos' è il genio, per citare Amici miei? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d' esecuzione. Oppure 1/3 di gin, 1/3 di Campari bitter, 1/3 di vermut rosso e ghiaccio. Nulla di più elementare, l' invenzione della ruota: un cocktail che anche un analfabeta alcolico potrebbe replicare. Chi lo dice che la perfezione è complicata? In fondo il whisky è orzo annegato nell' acqua e lasciato in quattro assi di legno eh...

 Insomma, inutile discutere o mettere ai voti, il mito non è democratico e il Negroni è unico e universale per mille motivi. Col suo vermut dolce piace alle donne ma non è svenevole come una caipiroska da diabete fulminante; col virile gin vellica il gusto maschile ma non scartavetra l' esofago come certe pozioni da discoteca dai nomi marziali tipo il B52 o AK47 (che già l' idea di bere un kalashnikov è da ricovero o da corte marziale...).

È magnifico all' aperitivo circondato da arachidi come Giove dalle sue lune, che poi a tavola sbraneresti anche il polpaccio al cameriere. È intrigante dopocena, quando l' alternativa di un miserabile Cuba Libre già ti avvia alla depressione; è creativo per il relax pomeridiano, quando la birretta non ti va, Fa il suo dovere con chi cerca sballetti innocenti, perché a parte l'arancia nel bicchiere tutto è alcolico e dopo il terzo - se non guidi - la vita ti arride. Ma delizia anche il raffinato gourmand che studia i sapori come un entomologo le mosche e bilancia sempre amaro, dolce e secco.

Magari disquisendo se la ricetta perfetta abbia Martini, Carpano o il delicato Cocchi, il Tanqueray o Plymouth gin. Comunque non un gin esagerato tipo Hendricks o Gin Mare, che poi ti pare di avere un orto botanico sotto il naso.

Il Negroni scalda il cuore del conservatore nazionalista con la sua anima italiana e futurista dal cuore di Campari, ma strizza l' occhio pure al vecchio compagno che in fondo a quel bicchiere rosso scuro ci vede l' ultima lacrima di passione socialista, sempre che il Mojito di Fidel non sia disponibile...
Si potrebbe continuare per sempre, perché la verità è che il Negroni mette allegria. Sarà per l' arancia, per quel senso di Natale fuori stagione, per l' incanto del ghiaccio che sciogliendosi disegna scie e vortici nel vermiglio del bicchiere: ognuno nel Negroni ci trova la sua magia.

Perfino l' astemio, che per un momento - guardando i soddisfatti avventori ordinarne un altro - intravvederà la grande verità di Eduardo Galeano: «Siamo tutti mortali fino al primo bacio e al secondo bicchiere». Meglio se di Negroni.

A proposito della targa


Di Ferruccio Sansa
  
La statua contro il “giudeo” non si può toccare

“Iuden”. Giudeo, ebreo. Fa un certo effetto rivedere quella parola usata come uno schiaffo. Un insulto. Impressa su una targa con quei caratteri gotici dorati, parecchio sinistri.
“Iuden”, scritto sotto gli occhi di tutti, ai piedi di una statua che da un giardino si affaccia sulla strada.
A Sarntal, o Sarentino all’italiana, non se lo aspettavano di finire al centro delle polemiche, proprio il Giorno della Memoria. In questo paese dell’Alto Adige, provincia di Bolzano, dove il benessere e la serenità ti pare che trabocchino ovunque guardi. Paese di prati e boschi, di laghi e torri antiche.
Eppure già pronunciare il nome crea qualche disagio, richiama una scelta di campo: Sarntal o Sarentino, altoatesini oppure italiani.
“È la sindrome dei gerani”, dice qualcuno. Quei fiori meravigliosi che vedi su tutti i balconi, ma che rischiano di nascondere e profumare un mondo non sempre così felice.

In paese da tempo è comparsa una statua che divide. Ma nessuno riesce a farla togliere. Racconta un abitante italiano: “Un monumento dedicato ai Kaiserjager che hanno combattuto contro l’Italia”. Ma questo è il meno, ci sono abituati da queste parti. Il problema non è la statua del soldato che combatte lo Stato che governa il paesino. Il punto è la dedica. “In memoria dei Kaiserjager caduti nella Prima Guerra per Dio, il Kaiser e il Tirolo. Morirono vittime del più grande tradimento della storia perpetrato dal re italiano Vittorio Emanuele III e dal suo compare e ministro degli Esteri, l’ebreo barone Luigi (in realtà si chiamava Costantino, ndr) Sidney Sonnino”. La vecchia storia dell’Italia che decide di combattere contro l’Austria, rispolverata un secolo dopo. Ma il punto è quella parola: Iuden, per calcare il concetto di nemico, traditore.

Subito, eravamo nel 2010, intervengono i consiglieri provinciali verdi Hans Heiss e Riccardo Dello Sbarba: “Chi spiega il supposto tradimento italiano come espressione dello spirito ebreo esercita consapevolmente antisemitismo allo stato puro e viola la legge Mancino contro l’odio razziale. La targa deve essere tolta: Comune, forze dell’ordine e magistratura devono intervenire”. Ma che cosa accade? Niente. Hanno tentato anche il senatore Luigi Compagna. Poi i giudici. Proprio ieri ha riprovato Alessandro Urzì, consigliere provinciale di Alto Adige nel Cuore: “Una scritta orrenda. Contro gli ebrei, prima di tutto. Ma anche contro noi italiani”.

E non c’è riuscito nemmeno il sindaco, pardon Bürgermeister, Franz Thomas Locher: “È proprio una brutta scritta. Noi abbiamo negato il permesso edilizio, perché è troppo vicina al confine del giardino. Sotto gli occhi di tutti quelli che passano”.

Niente da fare. Nell’Italia che non sa ricordare, le targhe commemorative non si toccano. Anche quelle antisemite.

È “la sindrome dei gerani”. Come racconta Heiss: “Qui ci sono stati vent’anni di fascismo e venti mesi di nazismo. Così capita che tra gli estremisti di lingua tedesca ci sia chi guarda con simpatia al Terzo Reich e tra gli estremisti di lingua italiana si veda con nostalgia Mussolini”. Nazismo contro fascismo.

In Alto Adige torna l’antisemitismo? “Serpeggia, ed è tollerato, un sentimento che associa antichi rancori a certi miti”, sostiene Urzì. Heiss è più cauto: “Almeno a livello pubblico, l’antisemitismo è sempre condannato. Più che in passato. Forse sui social…”.

Ecco i gerani che, racconta ancora Heiss, hanno nascosto dietro petali profumati la diffidenza di certi altoatesini verso Franz Thaler, il cittadino di Sarentino reduce da Dachau e autore di un grande libro: Dimenticare mai. Mentre tra gli italiani c’era chi magari celebrava il 4 novembre davanti al monumento costruito durante il Fascismo.

Altoatesini contro italiani. E in mezzo, come 80 anni fa, gli ebrei che non c’entravano niente. Capri espiatori.

Degrado


Credo che vada aggiornato il detto "bestemmi come un camionista", udita la sequela di quattro ragazzine ad un bancomat, degna di una sagra in tema. Una degradante forma di maleducazione portata inopinatamente ad emancipazione, senza alcuna beltà né utilità.

Gerani razzisti


Già è dura sopportarli ogni qualvolta gli rivolgi la parola, con quello snobismo tipicamente violento, per cui tendono a volerti dire che loro sono tedeschi, e questo non sarebbe un male, anzi una liberazione, se non fosse che continuano a rimanere italiani, pagando meno tasse e fingendosi costretti a farlo, tra un geranio e l'altro. Se a questo sommiamo un rigurgito di antisemitismo la voglia di mandarli "a cagher" sale esponenzialmente. Perché, come oggi ricorda Ferruccio Sansa sul Fatto, a Sarentino, che gli "holalaiù" locali, tra uno schiaffo alle ginocchia e l'altro, chiamano Sarntal, in provincia di Bolzano, c'è una statua che nessuno rimuove, dedicata ai Kaiserjager, coloro che combatterono l'Italia. Ma questo non è il problema. 
La targa sul monumento, raffigurante un soldato, tradotta recita:

  “In memoria dei Kaiserjager caduti nella Prima Guerra per Dio, il Kaiser e il Tirolo. Morirono vittime del più grande tradimento della storia perpetrato dal re italiano Vittorio Emanuele III e dal suo compare e ministro degli Esteri, l’ebreo barone Luigi (in realtà si chiamava Costantino, ndr) Sidney Sonnino”.

Il problema anzi, il loro pericoloso razzismo è sulla traduzione della parola ebreo. Un termine raggelante, mefitico, annichilente. Quasi da non pronunciare e che non pronuncerò. Un termine che non fa presagire nulla di buono. Anche se a Sarentino le camere delle pensioni sono linde, il cibo prelibato ed i gerani sulle finestre spandono nell'aria un dolce profumo.

 

Il Muratore


 

Numeri


45326 e A5405.
45326 è la matricola di appartenenza alle SS con il grado di Obersturmbannführer di Adolf Eichmann, uno dei più grossi bastardi della storia umana, responsabile dell'assassinio di almeno 6 milioni di ebrei, annientati nello spirito, nella dignità dalla ferocia nazista.
A5405 è il numero, annullante la sua persona, con cui lo scrittore Nedo Fiano fu immatricolato ad Auschwitz durante la deportazione nazista.
Come Selvaggia Lucarelli ha postato, esiste un video molto toccante, sensibilizzante il fatto che Nedo Fiano stia perdendo la memoria, la sua memoria da decenni trasmessa pervicacemente ad altri, per non dimenticare. Molti si stanno facendo tatuare A5405 sul braccio, per Nedo, per la Storia, per l'Umanità. 
Numeri.