Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 21 aprile 2016
mercoledì 20 aprile 2016
Il Nulla
Al bando le ciance. Si deve pregare per un'umana di siffatte incresciose dimensioni!
Si, la prossima domenica si dovrebbe aggiungere alla preghiera dei fedeli anche "Per la nostra sorella Julia Stakhiva, affinché lo Spirito la illumini, riportandola tra noi, per una sua crescita morale e personale che le possa far vivere veramente la Vita, preghiamo"
Chi è Julia?
Grazie al mitico sito Dagospia, che consiglio di visitare quotidianamente essendo fonte inesauribile di leccornie, l'ho conosciuta in tutto il suo... fetore!
Possiede 100 borse e 60 scarpe, ha un guardaroba valutato attorno ai due milioni di euro, beve solo Dom Perignon o Crystal e spende 250.000 euro all'anno in abiti.
Ha 23 anni, si è già rifatta seni, labbra ed altro, tira fuori 40.000 euro sempre all'anno per il mantenimento estetico e quando deve farsi una ripassata esteriore va a Mosca, perché a Londra, dove vive, ritiene che non vi siano centri estetici soddisfacenti il suo ego.
Ma costei è anche pensante? Può cioè esprimere un qualcosa di diversamente idiota?
Sentite che ha dichiarato:
«Morirei se la gente smettesse di parlare di me. Chi mi critica conferma che sono una persona straordinaria»
Vi rendete conto dell'aridità che nulla, neppure il tesoro vestente, le scarpe, lo champagne può minimamente colmare?
Ma il bello viene ora:
"Tutti possono avere soldi, ma non tutti possono essere belli. Credo che tutti, sin da giovani, dovrebbero sottoporsi a chirurgia estetica. Meglio risparmiare e investire in trattamenti di bellezza che nel cibo. Certa gente non ha le palle per farsi un intervento. Pensano sia meglio stare seduti a mangiare pizza e a giudicarmi. Io preferisco mangiare pizza ed essere bella. I miei genitori mi capiscono e mi sostengono. La chirurgia plastica è una necessità assoluta, significa investire su te stessa».
"Credo che tutti sin da giovani dovrebbero sottoporsi a chirurgia estetica."
Questa frase dovrebbe essere scolpita su qualche lastra di metallo nobile e sotterrata dentro un sarcofago per l'eternità.
Un giorno quando scompariremo, m'immagino qualche altra forma di vita che, imbattendosi nel nostro oramai arido e disabitato pianeta e guardando nostre immagini dei tempi andati nei loro micro e potentissimi visori, si domanderà del perché della fine della vita terrestre, misteriosa ed inspiegabile ai loro innumerevoli occhi (diciamo sei paia cadauno?) vista l'enorme quantità di acqua, di aria, di bellezze incommensurabili presenti tanti secoli prima sul pianeta; ma una volta scoperta la lapide con le parole della poveretta se ne andranno, forse anche sconsolati, commentando tra loro "Ahhh! Hai capito perché si sono dissolti?", lasciando l'ormai nulla terrestre a bordo delle loro astronavi rigorosamente ad idrogeno liquido, con un mix di commiserazione e tristezza, sentimenti questi presenti ovunque nell'Universo.
Meditate
mercoledì 20/04/2016
IL RACCONTO
Le ali di pollo fritte contro la cultura del bio e di Eataly
IL GIORNO DELLE TRIVELLE - ECCO DOV’ERANO GLI ITALIANI CHE HANNO DISERTATO LE URNE: TUTTI ALL’APERTURA DEL SUPER FAST FOOD AMERICANO
di Selvaggia Lucarelli
Domenica mattina, mentre a guardare i social network pareva che gli italiani fossero in coda in massa davanti ai seggi per dire la loro sulle trivelle, 80.000 italiani erano in coda allo svincolo per Lainate.
Dieci chilometri di fila in autostrada e seimila posti auto occupati per andare all’inaugurazione del centro commerciale più grande d’Europa, ad Arese. Poi dicono che siamo il fanalino di coda. Diciamolo.
Saremo il paese più vecchio d’Europa, saremo il più corrotto d’Europa, ma quando c’è da fare una spianata di cemento e costruirci dei negozi non ci batte nessuno.
Verrebbe da pensare che la data dell’apertura del centro commerciale sia stata decisa da Matteo Renzi. E in effetti non mi sarei stupita se domenica avesse previsto pure un bonus di 80 euro a famiglia per benzina, telepass e pranzo al sacco per incentivare le gite fuori porta e dunque il famoso “astensionismo cosciente e ragionato”.
Non mi sarei stupita neppure nel vederlo in coda fuori da Kentucky Fried Chicken, la catena di fast food specializzata in pollo fritto che ha aperto domenica all’interno del centro commerciale, con Agnese e i suoi figli. Certo, avrebbe dovuto tollerare un po’ d’attesa. E “un po’” è un eufemismo, visto che secondo cronisti e testimoni, la coda per accaparrarsi un cestino di alette di pollo a 50 centesimi era di due ore circa. Roba che in due ore uno ha il tempo di far schiudere un uovo, allevare il pollo, affezionarcisi, macellarlo, panarlo e friggerlo a casa sua.
SMOG PER TUTTI
Con tanti saluti a ogni slancio ambientalista: quanto inquinano 80.000 persone e 10 km di coda?
Pare che a un certo punto abbiano perfino dovuto mandare via tutti e chiudere il fast food per la ressa. Ora, ci sono molte cose da dire su questa coda da Kfc perché il fenomeno, sebbene possa sembrare trascurabile, è invece molto interessante.
Siamo un popolo decisamente bizzarro. Ci lamentiamo dei tempi d’attesa al pronto soccorso, con i centralini telefonici, sulle tangenziali, alle poste e poi c’è gente che volontariamente decide di immolare due ore della sua domenica pomeriggio al pollo fritto. Gente che magari poteva portare i figli al parco o farsi un’omelette a casa che si comporta come se da Kfc, anziché del pollo con le erbette distribuissero dell’erba marocchina gratis.
L’altro aspetto interessante è che nel paese del buon cibo e del chilometro zero, ci si accapigli per del pollo allevato in batteria che arriva dall’Inghilterra (lì lo allevano). Anni e anni di menate sul successo di Eataly e del ritorno ai prodotti della terra, del vino dei nostri vitigni, dei biscotti con le nostre farine, dei sughi con i nostri pomodori e poi gli italiani si mettono in fila al fast food come i paninari scemi negli anni Ottanta. Non si vedrebbe una fila così da Eataly neanche se Oscar Farinetti lanciasse tartufi con la cerbottana.
Non parliamo poi della questione animalista, delle lotte vegane e vegetariane, dei tentativi di sensibilizzare gli italiani sull’importanza di un’alimentazione sana in cui il consumo della carne sia escluso o almeno ridotto.
La fila da Kfc dimostra che alla maggior parte degli italiani non frega un’emerita cippa di avere una coscienza animalista e salutista così come non gli frega una beata cippa di petrolio, petrolieri e trivelle, nonché della questione ecologista, visto che domenica 80.000 persone e dieci chilometri di coda in quel di Lainate devono aver prodotto tanto di quel monossido di carbonio che Pechino a confronto è il polmone verde d’Oriente.
Non so voi, ma io non ho mai visto nessuno fare una fila di due ore per del tofu alla piastra, così come non ho mai visto dieci chilometri di coda per la Fiera del bio. Insomma. I fan di Kfc sono molto più tenaci, motivati, perseveranti e numerosi dei cittadini che votano, che pensano agli animali e che mangiano sano.
Per il resto, vorrei suggerire a Matteo Renzi l’appuntamento per il prossimo referendum che non condivide: nel 2017 apre Starbucks in Italia. Pure se il quesito fosse “Volete l’abolizione della Repubblica e l’instaurazione del regime nordcoreano?” a votare non ci andrebbe nessuno. Sarebbero tutti in coda per un Caramel Frappuccino.
martedì 19 aprile 2016
Che aspettiamo?
Si che siamo prevedibili, che quando vogliono venderci determinati prodotti nei supermercati li mettono in modo che li compriamo celermente, che quando votiamo bastano pochi uscenti per carpirci i risultati finali, che sanno come ci vestiremo, dove andremo in vacanza, cosa mangeremo, come ci divertiremo, che parlano di noi ai summit di marketing finanche con un po' di commiserazione!
Stupisce però che l'avvertimento di Boeri ai giovani nati negli anni 80 - occhio ragazzi che se continua così in pensione ci andrete a 75 anni e con 1000 euro al mese - non provochi un moto di ribellione, una discesa a Roma pacifica di qualche decina di migliaia di questi predestinati al disagio sociale. Sarebbero in tanti ad accompagnarli, me compreso, magari con qualche matterello o stoccafisso secco, tanto per far coreografia!
Stupisce sapere di migliaia di boiardi, politici, stellati a riposo, acchiappanti migliaia di euro al mese, qualcuno anche decine, essere al corrente che vegliardi come il Topastro Amato oltre alle tre pensioni, s'introiti il megastipendio da giudice della Corte Costituzionale o dell'Emerito ex Presidente della Repubblica che stiamo foraggiando da sessant'anni e che attualmente ha sedici persone a lui dedicate, costandoci ancora 800mila euro all'anno, senza che nessuno s'incazzi mantenendo invece un basso profilo remissivo.
Dai ragazzi datevi da fare! Meditate e partiamo! Io ad esempio un bel ramo nodoso di ciliegio lo potrei recuperare!
L'oro al collo
Passeggiando a Forte dei Marmi verso mezzanotte, lo scorso sabato ho avuto la fortuna, o sfortuna, di guardare le vetrine assieme a degli amici.
Si sa che i prezzi in negozi che sembrano palazzi imperiali, sono proibitivi. E quindi mi ero mentalmente preparato.
Ma c'è stato un articolo che ha focalizzato la mia attenzione ed anche il relativo sbigottimento:
Si, una sciarpa e scusate se lo dico, neppure bella. Questione di gusti.
Ora una sciarpa così secondo voi quanto può costare?
Come?
No. Di più! Molto più!
690 euro!
Potrebbe essere stata realizzata con seta e lana uniche.
Potrebbe contenere fili d'oro. Potrebbe anche essere venduta assieme ad uno schiavo che, seguendo l'acquirente, la sistema ogni qualvolta il vento la scompigli.
Ma 690 euro porcaccia miseria mi sembrano un tantinello eccessivi!
La marca ed il negozio è quello di Loro Piana, che è un must, un must dal nome strano.
Chi si compra una sciarpa così, avrà mentalmente uno schema che evidenzi parole come spreco ed aria fritta?
Non credo.
Sarò rimasto indietro rispetto a quest'epoca. Sarò un imbecille.
Ma davanti a scempi come questo, m'incazzo!
P.S.
Per la cronaca questa, che ha una preziosa armatura diagonale di vicuna (???) e baby cashmere, rarissimi, e che viene lavorata a mano, probabilmente da un poveraccio che guadagnerà il giusto preparandone qualche centinaia al giorno, viene 1.550 euro!!!
Comunque a me colpisce maggiormente la prima.
Un simbolo di questo tempo e della disparità imperante.
No, non per lo scontato divario economico! Una disparità intellettuale tra i normodotati ed i suoi acquirenti.
Blurp!
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