martedì 8 marzo 2016

E' lui!



È l'uomo giusto! 
Tanto di cappello a chi l'ha scelto! È perfetto per dare una svolta seria al comune di Milano che negli ultimi anni con la giunta uscente di Pisapia effettivamente ha locciato leggermente nel manico, con politiche eque e senza corse forsennate al lucro. 

È l'uomo giusto perché dopo aver amministrato la Madre di tutte le Sagre, elargendo contrattoni senza gara agli amiconi del suo mentore fiorentino, vedasi Farinetti, che chiamarono Expo senza un motivo apparente, il probabile prossimo sindaco di Milano aveva tranquillizzato tutti dichiarando che i costi dell'esposizione erano in ordine. Bugia colossale, pacchiana, fragorosa, interstellare, epica ma proprio per questo in linea con quelle catapultate in etere dall'Egoriferito di Rignano!

Il deficit di Expo varia dai 60 ai 240 milioni di euro. 
Ecco perché l'ex delfino della Moratti, amato dal braccio cemento-armato di CL al secolo la Compagnia delle Opere, è l'uomo giusto per guidare la Milano da bere, anzi da barare! 
Per la gioia e il bene di tutti coloro che vedono nella nazione un enorme bancomat.

Un bellissimo articolo di Travaglio


martedì 08/03/2016

Siamo tutti Zaman
di Marco Travaglio

Venerdì notte la polizia turca ha fatto irruzione nella sede di Zaman, unico quotidiano libero e dunque antigovernativo rimasto in Turchia, che non a caso vende 650 mila copie, per assumerne il controllo su ordine del molto democratico presidente Tayyip Erdogan. I giornalisti e gli impiegati hanno tentato di resistere e si son beccati una raffica di proiettili di gomma e lacrimogeni. Poi, in mattinata, sono giunti i nuovi amministratori e i nuovi giornalisti inviati dal governo a rimpiazzare quelli sgraditi. Il direttore Abdulhamit Bilici non ha neppure potuto entrare nella sua redazione: l’hanno lasciato nella hall e lì gli hanno fatto firmare le dimissioni spontanee. Domenica è uscito il “nuovo” Zaman: una bella foto di Erdogan in prima pagina, un titolone per celebrare la sua ultima grande opera, il nuovo ponte sul Bosforo, e vari articoli encomiastici sul presidente. La stessa sorte era toccata cinque mesi fa ad altri due quotidiani non allineati, Bugun e Millet, subito normalizzati come tre anni fa era accaduto al Sabah. Ora finalmente l’ordine regna ad Ankara, capitale della Turchia che Berlusconi e Napolitano volevano portare in Europa.
In Italia, per fortuna, non sono necessari i blitz della polizia per trasformare i giornali in Pravde governative: provvedono essi stessi con gran lena e voluttà, con stomaci d’acciaio e soprattutto con gran risparmio di fatica, soldi, pallottole e lacrimogeni. Prendete l’Unità: per vent’anni ha pubblicato articoli ferocissimi contro il Ponte sullo Stretto di Messina, progetto demenziale e criminogeno del governo B. che corona il sogno confederale di unire la ’ndrangheta e la mafia. 
Poi è bastato che Renzi lo facesse proprio e l’Unità se l’è fatto piacere un bel po’. Siccome però Renzi, diversamente dallo statico Erdogan, è piuttosto mobile e cambia idea a ogni variazione del tasso di umidità, le sue Pravdine e i suoi palafrenieri sono costretti a contorsioni, evoluzioni e free climbing pressoché quotidiani. Un mese fa, per dire, l’Unità e Repubblica sparavano a zero contro chi osava proporre lo stralcio della stepchild adoption dalla legge Cirinnà. Poi lo stralcio l’ha imposto Renzi e oplà, anche Unità e Repubblica gli han votato la fiducia: viva lo stralcio, abbasso la stepchild adoption! E le battaglie contro la legge Gasparri e l’occupazione governativa della Rai? Grandiose, memorabili, epiche (quando c’era B.). 
Poi Renzi conferma la legge Gasparri, anzi la peggiora esautorando il presidente e il Cda.
E dà tutto il potere al direttore generale nominato da lui, che nomina i direttori di rete voluti da lui, che nomineranno i direttori dei tg voluti da lui. E allora viva la Gasparri, viva l’occupazione governativa della Rai! Tuoni e fulmini contro Mondazzoli, l’orrenda concentrazione editoriale a scapito del pluralismo culturale. Poi nasce StampubblicaXIX dalla fusione De Benedetti-Elkann-Perrone, e allora contrordine compagni: viva le concentrazioni editoriali, abbasso il pluralismo! Mesi e mesi a magnificare il “ruolo guida” che avrà l’Italia di Renzi nella missione militare in Libia, orgoglio e vanto del ritrovato prestigio nazionale nel mondo. 

Poi Renzi va dalla D’Urso, previo vertice con Confalonieri, e dice: guerra? Quale guerra? Se becco il gufo che ha parlato di 5 mila soldati italiani in Libia lo faccio nero. Purtroppo i gufi si chiamano Paolo Gentiloni (“L’Italia è pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale”, 13.2) e Roberta Pinotti (“Libia, pronti 5 mila uomini… Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5 mila uomini, in un paese come la Libia che ci riguarda molto più da vicino e in cui il rischio di deterioramento è molto più preoccupante per l’Italia, la nostra missione può essere significativa e impegnativa, anche numericamente”, Il Messaggero, 15.2). E sono i ministri degli Esteri e della Difesa del governo Renzi. Ma, dopo il summit Renzi-D’Urso, si sorvola. Anzi: chi è il fellone che s’è permesso di parlare di guerra?



Per 65 anni l’Unità e per 37 Repubblica, con gran coro di giuristi, intellettuali e artisti, hanno difeso a spada tratta la Costituzione più bella del mondo dai golpisti gollisti, piduisti, craxiani e berlusconiani che volevano snaturarla in senso presidenziale mortificando il Parlamento. Poi tre anni fa Napolitano e due anni fa Renzi decidono che è giunta l’ora di snaturare la Costituzione in senso presidenziale, mortificando il Parlamento e regalando un po’ di gioia agli ultimi mesi di vita di Licio Gelli. E allora il golpismo gollista-piduista-craxian-berlusconiano diventa la “grande riforma” che modernizza l’Italia. Domenica abbiamo pubblicato il manifesto del No al referendum costituzionale scritto da Gustavo Zagrebelsky. Ieri l’Unità – che nel 2006 guidava i Comitati del No alla controriforma di B., con Renzi sulle barricate – ha fatto manganellare Zagrebelsky da tal Carlo Fusaro, neodirettore dei Quaderni Costituzionali del Mulino (fondati, fra gli altri, da Zagrebelsky): “Estremista”, “fazioso”, “miope”, “demonizzatore” che “fa di tutta l’erba un fascio”. Già che c’era, Fusaro ha pure riabilitato Gelli da chi, come Zagrebelsky, demonizza il “presunto golpismo degli anni 70”, mentre com’è noto il sor Licio era un sincero democratico. La conclusione è impareggiabile: “Di alcune tesi si potrebbe (si dovrebbe) pacatamente discutere: ma è l’impostazione del tutto, il senso di un pregiudizio profondo, ideologizzato e per nulla laico che lo rende pressoché impossibile. Peccato. Cercheremo altri con i quali discutere del sì e del no”. Ecco, bravo, scegliti tu l’avversario. 
Perché non provi con Verdini?

Tv insana



Più bel posto non c'è!


Non si riesce a capire se i Turchi siano attirati dalla tirannia dell'Europa o viceversa.
L'inviato di Erdogan vuole altri 3 miliardi per ospitare i profughi. Renzi e qualcun altro hanno timidamente chiesto che il giornale Zaman torni libero.
Invece di urlare comunitariamente un secco NO alla richiesta di entrata nell'Europa unita da parte dei turchi, trattiamo con loro.
Conoscendo le gesta di Erdogan, credo sia valida la prima ipotesi: vogliono entrare perché anche per loro Bruxelles è un paradiso fantastico: banche regine, soprusi agli inetti, burocrazia a nastro e becera politica tendente al razzismo.

Dove lo trovano i turchi un posto migliore di questo?

lunedì 7 marzo 2016

Macchiette

Essere smerdati dagli Stati Uniti è fatto riservato a pochi. L'ambasciatore Usa stranito ha dichiarato che il numero di 5000 soldati italiani da inviare in Libia... è stato fatto dai nostri splendidi politici!!! E anche se il Pallista ieri pomeriggio da "Barbarie" D'Urso, nel corso di un vomitevole show senza contraddittorio, ha lanciato l'ennesima panzanata affermando che non ci muoveremo prima che i fatti diventino chiari e il nostro intervento preciso e secondo i dettati Onu, la macchina bellica è già in moto per il gaudio di Gianna&Pinotti che sta alla Difesa come Orfini alla presidenza di un partito politico serio.

Siamo quindi, al solito, in mano a macchiette guerrafondaie.

Driiinn!!!


Una volta Jannacci cantava:

"Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale
Vengo anch'io? No tu no
Per vedere come stanno le bestie feroci
e gridare "Aiuto aiuto e` scappato il leone"
e vedere di nascosto l'effetto che fa"

Ora perché ci siamo evoluti, Manuel Foffo uno dei due assassini che ha ucciso Luca Varani durante un festino a base di coca e alcool, ha ammesso candidamente:
"Volevamo uccidere qualcuno solo per vedere che effetto fa."

Fatemi scendere!
Vi supplico! Ho suonato! Driiinn!! 
Voglio scendere!

Turbinio


Dunque, facciamo mente locale: il Patto del Nazareno sta reggendo, checché ne dicano imbelli e finti tonti.
La candidatura di Bertolaso da parte dei resti di quello che una volta era un partito, Forza Italia, risponde a questa esigenza strategica del noto Pregiudicato: come detto tante volte a lui della Nazione importa meno che alla Santanché le Confessioni di S.Agostino. 
Quello che persevera da tempi lontani, per cui ha agito stoltamente, per cui ha affossato questo paese è una ed una sola cosa: la salvaguardia delle sue aziende, del suo potere mediatico ed economico. 
Del resto non gliene può fregar di meno.
Porre un candidato sotto inchiesta come Bertolaso, risponde a questo teorema sopra descritto: aprire la strada al candidato PD, per poter dare al Bimbo di Rignano la possibilità di vincere, battendo Marchini e 5 Stelle. 
D'altro canto all'ebetino toscano vengono aperte porte mediatiche importantissime, vedi quella di ieri a quell'antitesi di un programma televisivo decoroso che si fa chiamare "Domenica Live", condotto da un insieme di ovvietà e ricerche di dolore da esportazione, di discrepanze psicologiche conosciuta meglio come Barbara D'Urso. Durante questa vomitevole incensata di Mediaset, all'Egoriferito è stata concessa visibilità mediatica simile a quella che le tv di altri stati riservano a despoti sparsi nel pianeta, come Erdogan, Putin e i vari nemici della libertà sparsi in Africa, con la stessa forma dittatoriale: la totale assenza di contraddittorio.
L'Inviato delle Banche II (il primo fu Monti) ha scorrazzato tra le sue epiche fandonie, tra ammiccamenti, sontuose riverenze, moti di stupore da parte di Barbarie (mediaticamente parlando) D'Urso al punto che molti allocchi seduti davanti alla tv avranno compreso, scelleratamente, di come l'attuale Presidente del Consiglio, sia l'Uomo della Provvidenza II (il primo lo Zio proprietario della tv ove ieri ha pontificato da nipote prediletto). 
Questa dittatura televisiva, mai dalla sinistra veramente combattuta basti ricordare la visita di Baffino al tempo che fu e l'elogio pubblico dell'etere berluconiano, porterà il "nostro", anzi il "loro", a spadroneggiare per anni, ad inventare modi sempre nuovi con il fine di spostare attenzione ed intelligenza, confondendo menti e cuori, modificando realtà e Pil, disoccupazione e traguardi fittizi occupazionali, distogliendoci dai premi ai "ladroni dei tempi attuali" che ancora continuiamo a chiamare banche e che son tutto men che quello, dagli stravolgimenti costituzionali per sminuire libertà conquistate da "avi indomiti" che pensarono quelle norme sgorganti dal cuore dello stato, proprio per evitare quel che accade oggi, ossia una riduzione ai minimi termini del potere del Popolo Sovrano, una ridicolizzazione del Parlamento, un'assenza di visibilità e di considerazione politica dell'opposizione, perno insostituibile di ogni democrazia e una sfacciata tracotanza evidente nelle continue richieste di fiducia parlamentare, silenziatore mortifero della discussione utile per ricercare il giusto. 
Tutto questo garantito e controfirmato da quel patto che consente al parente stretto dell'attuale Premier, una continua scorribanda nell'etere, ripetuto e continuo attacco ai valori essenziali della democrazia, la pluralità e la divergenza di opinioni.