domenica 13 settembre 2015

Strani appetiti

A volte essere nati negli anni 60 può essere considerata una fortuna. Come ad esempio leggendo l'articolo di Repubblica di oggi in cui lo scrittore-gourmet Carlo Spinelli, prevede verso il 2050 un radicale mutamento dell'alimentazione, causata dalla previsione di nove miliardi di terrestri per quegli anni e per l'insostenibile consumo di acqua dolce e terreni coltivati per allevare intensificatamente bovini e suini. A leggere cosa si prevede da mettere sul desco nel 2050, mi vien voglia di cantare il " noi non ci saremo" dei Nomadi. Esempi?

Uova embrionale d'anatra.

Terra argillosa in compresse, distillati o in forma di gelato.

Meduse essiccate o in brodo.

Resine, gemme di abete.

Eee.. (The Winner is..) sperma di tonno e ricciola!

"Noiiii non ci saremooo, noi non ci saremooo!"


Debbi!

Ci sono due giorni particolari nell'anno, come oggi, dove ricordi, emozioni, pre tattiche, magia occulta, segrete procedure, riti misteriosi per ingraziarsi la dea Eupalla, sfociano nella madre di tutte le partite, il Derby. Se la tecnologia e la modernizzazione non hanno portato miglioramenti alla passione del calcio, ciò si nota maggiormente nella straccitadina meneghina. Quante partite assaporate partendo in pullman alle sette, quante attese di ore sui gradoni dei distinti, sognando vittorie al freddo tra una fetta di mortadella ed un bicchiere di quello buono! Non certamente come ora dove la tribuna è divenuta sfarzo e notorietà, dove al grido "fallo!" tanti visi si ringalluzziscono, orbite roteano fagocitatamene alla ricerca di qualcosa di omonimo.

Sfidando il concetto di stantio e obsoleto, dichiarando apertamente di desiderare i tempi andati, ove allo stadio entravano solo ed esclusivamente malati di calcio come il sottoscritto (non me ne importa una mazza di ammetterlo) pregusto lo stesso nell'attesa odierna una vittoria classica per quelli come me, che vorrebbero vincere sempre senza soffrire, visto che han già sofferto per decenni il fondersi nella stessa persona del magnifico presidente vincente e del detestato e combattuto male nazionale!

Consapevole di non riuscire a scrollarmi di dosso questa passione, di cuore e di orgoglio, accettando la discesa in campo dell'Ornitologa, figlia di codesto padre, ammettendo il disfacimento celebrale di Zio Fester, rimango attaccato, come naufrago allo scoglio, ai colori entrati nel dna, amati allo stesso modo anche contro la Cavese ed infine non posso, in questo giorno speciale, fingendo che "gli altri" al solito non esistano, gridare il classico motto spaventante la vicina, a mo' di presa per il culo verso coloro che anche stasera entreranno nella Scala per sfilare squittendo, ansimando di essere notati/e, non sapendo una ceppa di fuorigioco e 4-3-3 o per rompere i coglioni con assurde e becere lotte violente, infangando un rito magico donatoci dagli dei:

"Mmmmmm il Debbi! Iuuuulenzaaaaa!!!!"

 

 

sabato 12 settembre 2015

Ahhhhh!


Musica per le orecchie!

"Tutto quello che vuole, sissignore, ma sono le parole che cantano, che salgono e scendono. Mi prosterno dinanzi a loro. Le amo mi ci aggrappo, le inseguo, le mordo, le frantumo. Amo tanto le parole. Quelle inaspettate. Quelle che si aspettano golosamente, si spiano finché ad un tratto cadono… Vocaboli amati, brillano come pietre preziose, saltano come pasci d’argento, sono spuma, filo, metallo, rugiada… Inseguo alcune parole… Sono tanto belle che le voglio mettere in tutte le mie poesie. Le afferro al volo, quando se ne vanno ronzando, le catturo, le pulisco, le sguscio, mi preparo davanti il piatto, le sento cristalline, vibranti, eburnee, vegetali, oleose, come frutti, come alghe, come agate, come olive. E allora le rivolto, le agito, me le bevo, me le divoro, le mastico, le vesto a festa, le libero… le lascio come stalattiti nella mia poesia, come pezzetti di legno brunito, come carbone, come relitti di naufragio, regali dell’onda… Tutto sta nella parola… Tutta un’idea cambia perché una parola è stata cambiata di posto o perché un’altra si è seduta come una reginetta dentro una frase che non l’aspettava e che le obbedì.

Hanno ombra, trasparenza, peso, piume, capelli, hanno tutto ciò che sìandò loro aggiungendo, da tanto rotolare per il fiume, da tanto trasmigrare di patria, da tanto essere radici"

(Pablo Neruda - Confesso che ho vissuto)

Vertias!



O Bacco, quale misteriosa magia compi ogni anno per noi attoniti spettatori e soprattutto consumatori del magico nettare nascente e sgorgante dal magico frutto degli dei. 
Noi sfiancati dalla fatica pregustiamo però il sollievo dell'incontro con il novello, magicamente sgorgante da sagge botti in un prossimo e per fortuna non lontano plenilunio alcolico!



Buon riposo e tanta forza!
Prosit!

In balìa




Ogni tanto dallo stato melmoso e rancoroso in cui stanno, digrignando denti, emergono dalla loro ignominiosa condizione. Ecco ad esempio Don Angelo Chizzolini, parroco di Onzo, Vendone e Arnasco esclamare "piuttosto che dare la canonica ai migranti, la brucio!"
Sono i cultori dell'eccellenza, i fautori della divinità sopra tutto e tutti, i conservatori, retrogradi, imbelli che nella vita hanno dato sfogo alle loro psicolabili grettezze, trovando nel sacerdozio un'occupazione di stampo militarista, che nulla ha a che vedere con il cattolicesimo. 
La diocesi di Albenga è un ricettacolo di questi infimi personaggi per via del fatto che un anti conciliare fatto persona, il vescovo Olivieri, l'ha retta per anni senza che nessuno da Roma lo prendesse evangelicamente a calci per il culo. 


Uno come Don Angelo, dovrebbe anzitutto essere curato, in analisi. Successivamente dovrebbe essere messo a contatto con Madonna Povertà, sfrondando il suo orizzonte da altari rigirati, calze paonazze, ori ed incenso. 
Il livido rancore che porta a detestare gli ultimi ed i bisognosi, dove si dice alberghi il suo Principale, evidenza lo stato ancora disastrato di questa Chiesa che l'Argentino sta tentando in tutti i modi di riportare sulla retta via. 

E' un compito apparentemente impossibile, visto la quantità di ratti presenti, ma per fortuna, si spera, ha dalla sua il Soffio Illuminante che sgombrerà, si ri-spera, la barca apparentemente sempre più in balia dei marosi alla don Angelo Chizzolini.

E' ricominciato...


... si, è ricominciato X Factor!!!

Posso dirlo? 
Non vi offendete?


Ops!

Olezzo


"Provati questo campioncino di profumo!"

Apro la boccettina, sforzo e ne esce una quantità tale che la bagassa senior del porto di Genova olezza di meno. 
Sono uscito per far la spesa e nel negozio la reazione dei clienti è stata simile a quella di esserci entrato in giarrettiera: sguardi, commenti tra amiche, un ammiccamento di una over 70 che per sopire l'animo ha comprato tre polli cotti e due chili e mezzo di impepata. 
Ho nelle orecchie voci cavernose tipiche delle pubblicità degli olezzi a caro prezzo, quelle che fanno "ja meter orvuà jaton saterfua parfum frio Dolce e Gabbana" che ogni volta che ascolto quella voce femminile mi rovescio in testa una brocca di acqua e ghiaccio per mantenere il decoro.


Spero che la scia evapori presto. 
Nel frattempo cercherò di mitigarla entrando dalla Pia e stazionandoci cinque minuti. Anzi forse no! Non vorrei creare una mistura che ingalluzzisca tutti i gabbiani della zona! Adelante parfum!