lunedì 27 aprile 2015

Domanda



Grand'Arte


Allego articolo di Pietrangelo Buttafuoco sul Battistero di Parma.

Grande articolo, grande proprietà di linguaggio, grande racconto d'arte!

I Segreti dell'Anima chiusi in un Battistero
di Pietrangelo Buttafuoco.
(dal Fatto Quotidiano del 27.04.2015)

Chi vede ma non osserva pensa che l’ottagono sia solo una forma come un’altra. E il Battistero di Parma – la cui costruzione ottagonale è opera di Benedetto Antelami, architetto del XII secolo – in chi vi s’imbatte e passa avanti sembra solo un reperto imbalsamato, uno tra i tanti monumenti medievali avvolti dall’indifferenza dei passanti, invece, accompagnato dallo scampanellare delle biciclette che vi ronzano intorno, è un recinto di segreti.
Il Battistero di Parma – e l’ho capito leggendo un libro assai speciale di Claudio Mutti, Il Linguaggio segreto dell’Antelami – non è un feticcio del turismo. È come un film – meglio, è come un romanzo – ma meglio ancora: è un’esperienza metafisica, un oltrepassare il mondo verso il cosmo, una vertigine sapienziale, un’immersione nel precipitato alchemico e dunque qualcosa di più.
Il Battistero di Parma, a squadrarne il percorso, senza cedere alle apnee archeologiche, non è certo un dettaglio di storia locale ma qualcosa di più del Nome della Rosa di Umberto Eco, più di una saga tolkieniana, più di un episodio vissuto di Harry Potter dove pure, grazie agli effetti speciali, ci sono gli unicorni, i cavalli marini, la Rosa Mundi e la Rota Mundi, tutto, insomma, ma non il “volgitore della ruota”, il Chakravarti della sovranità.
Il capolavoro dell’Antelami
Chi vede, ma non osserva, pensa che l’ottagono sia una forma come un’altra e che questo sia uno tra i tanti monumenti medievali avvolti dall’indifferenza dei passanti. Invece è un recinto che nasconde. È un’esperienza metafisica, un oltrepassare il mondo verso il cosmo, una vertigine sapienziale, un’immersione nel precipitato alchemico
L’ottagono – simile a magnete incastrato nel vortice delle sfere – è, appunto, il tracciato del tempio imperiale di Castel del Monte, il segreto inviolato di Federico II, il vero effetto speciale atteso nella palingenesi di Oriente e Occidente.
Chi legge l’ordito del camminamento segnato dall’Antelami – partendo dalla Porta Sud, percorrendo in senso orario, girando intorno al Battistero – vive, nel seguire tutte le formelle, un pellegrinaggio iniziatico la cui conclusione, nel lasciarsi possedere dalla speciale fabbrica del luogo, si rivela in un incontro: il Veltro.
È visibile tra le pietre, il Veltro, ed è l’ultima stazione e si raffigura nella forma di un cane levriere chiamato ad apporre il sigillo ad un apologo cosmogonico. Quel cane, scolpito da Antelami in anticipo di un secolo sulla profezia di Dante Alighieri (“infin che il Veltro verrà…”, Canto I, Inferno), assaporandone il suono della parola – all’ospite che sappia ascoltare il riverbero di voce e luce delle pietre – quel cane altro non è che il khan.
È, dunque, il signore. È il reggitore del cosmo, è l’uomo che dismette il gravame individuale per intraprendere – così nel racconto dell’Antelami – il viaggio verso “l’uomo universale”. È colui il cui passo sulla sabbia non lascia traccia ma sulla dura roccia segna l’impronta, l’orma. È al-insan al-kamil, ovvero, “il restauratore cosmico”, per dirla con Claudio Mutti che mi accompagna, ed è colui il quale: “Se sta al sole non proietta ombra, e nell’oscurità, da lui emana una luce”.
Chi mette passo nel Battistero e voglia leggere il proprio passo conta i sedici spicchi in cui è diviso l’ottagono. Come l’edificio intero, così il fonte battesimale – collocato al centro – ripete la scansione ottagonale per confermare la rappresentazione di un mondo intermedio, quello tra la terra e il cielo. Quella figura, quadrante il cerchio – il tondo che si fa quadrato in una sorta di affinamento alchemico della geometria – è una forma di transizione tra il cubo che rimanda al Timeo di Platone e la sfera che, in opposizione, evoca le Qualità di Aristotele. La geografia non è un ostacolo alla geometria e questa preghiera di pietra zoomorfa è tale e quale, secondo la simbologia architettonica evocata da Mutti, al Ming-Tang, il Tempio della Luce degli imperatori cinesi.
Tra vergini, unicorni, lonze e lepri, la zoologia sconfina nell’aritmosofia pitagorica, la scienza dei costruttori si avvale della sapienza remota anteriore agli stessi Evangeli e il visitatore che sappia leggere col proprio naso, ispezionando il sacrissimo spazio incontra la zaffata puteolente inequivocabile: il Maligno.
La figura ha la sua sfigura. Non è dunque solo dei santissimi restauratori la capacità di stampare il vestigium pedis – come Gesù sul Monte degli Ulivi, come Muhammad sulla Roccia dell’Ascensione, come l’Immortale P’ung-tzu sul monte Tao-ying, come Adamo, progenitore dell’umanità la cui impronta del piede destro, gigantesca, è tracciata sul Picco, a Ceylon – così anche il Diavolo, partecipe dell’esatto contrario, sfigura tra cotante figure lasciando traccia di sé, attraverso il ginocchio, il piede e un colpo di croce mozzata.
La sfigura ha la sua epifania. Guglielmo Capacchi, raccogliendo la leggenda parmense, raccontò del Satana smascherato di tutte le sua malefatte che “s’avventò ululando contro il muro nudo della parete sud-est, percuotendolo con il ginocchio destro, la punta del piede destro (l’incavo più piccolo in basso a sinistra) e la punta del forcone a tridente (i tre segni di croce greca mozzata in basso), quindi sparì in una nuvola di fumo puzzolente e non si fece mai più vedere”.
Chi sa leggere il proprio viaggio adotta l’abito dell’homo religiosus e perciò cerca un albero cui appoggiarsi per estrarne il miele. Ecco l’albero. Alle radici, delle bestie, quindi un drago e poi, intorno, quattro tondi: il Carro del Sole, Apollo, la Notte e il Giorno. E’ una storia arrivata a Parma dall’India. E’ una parabola di Siddharta, il futuro Buddha, ed è l racconto di un uomo che alla vista di un unicorno impazzito, fuggendo, precipitò in un burrone per ritrovarsi aggrappato a un arbusto rosicchiato alla radice da due sorci – uno bianco e uno nero – con un orrido drago ad aspettarlo e quattro teste d’aspidi protese su di lui. Con l’unico conforto del miele.
Chi sa viaggiare, legge e vive, con l’Antelami, la profezia che Virgilio affida a Dante, pellegrino oltre il mondo terreno. Il Battistero esige una circumambulazione intorno a un centro fissato sempre sulla destra di chi gira. Quello che Mutti definisce “un enigma scultoreo” è un inoltrarsi nel labirinto, un approssimarsi alla “Terra Santa” e tre sono le stazioni imposte nel passaggio: dall’Uccello al Leone fino al Veltro, “un percorso” – leggo nel libro di Mutti – “analogo al viaggio di Dante, tanto che la Lonza, il Leone e la Lupa sono presenti anche nello zooforo antelamico”.
Come in Dante, infine, il Veltro. E dunque il khan. Cento anni prima dell’Alighieri, evocato da Antelami, c’è il sovrano tra i sovrani, il più celebre dei quali, Gengis Khan “all’epoca” – dice Mutti che vedo allontanarsi in bicicletta, avvolto in un elegante mantello, col colbacco come copricapo – “aveva circa trent’anni”.






domenica 26 aprile 2015

Si! E' Indebita!



Appropriazione indebita, ecco cosa hanno commesso i nuovi vestali di questo dilagante renzismo!
Lotti, Boschi e Farinetti si sono sciacquati la bocca mescolando valori e pensieri in nome di questa politica squallida che li vede attori principali.

Lotti, giustamente massacrato questa mattina da Travaglio, che dichiara di non accettare che il 25 aprile sia un'esclusiva di una parte del pd, quella attualmente minoritaria. Deve diventare di tutti, anche di lui quindi, principe dell'Inciucio, ricercatore maximo di condannati, ex missini, ex destrorsi, ex democristiani, ex truffaldini, ex maghi, ex giocatori di lippa, insomma brodaglia riciclata e stantia da proporre nelle liste regionali al fine di vincere, perdendo identità, orgoglio e dignità.
Pare Lotti quel compagno di classe ruffiano all'ennesima potenza sempre esistito in ogni dove, che si ricordava di fare gli auguri alla professoressa d'italiano per il genetliaco della zia ottuagenaria!
Un drone calato dalle terre toscane che ha adulterato la bontà di quel partito che ignominosamnte erede del pensiero berlingueriano, mediante accordi e strette di mano con ad esempio Verdini, un pluri inquisito di tale portata da scolorire la figura dell'Imputato per eccellenza, il malefico nano puttaniere oramai scomparso.

Appropriazione indebita.

Come Farinetti che festeggia il 25 aprile con pagine acquistate sui giornali pubblicizzanti il suo libro, in memoria del padre partigiano, e bicchieri di ottimo vino a solo 5 euro al bicchiere!
Farinetti che c'entra con la Liberazione visto che schiavizza il mercato appropriandosi di mega spazi Expo senza gara, gestendo una torta enorme con il privilegio unico di essere nelle grazie del Babbione di Rignano?
Dove stanno i valori della cacciata del nemico, i cardini di una democrazia, nel mix di affarismo, d'intrallazzo ed ingordigia del padrone di Eataly?

Appropriazione indebita. 

E poi la ripetente, la mnemonica di regime, la saccente ad orologeria: la nostra Beata&Burrosa Boschi: a mo' di scioglilingua ella va ripetendo la bontà di questa legge elettorale pensata e creata da un fesso ed un manigoldo, che sta alla Libertà di pensiero e moralità del 25 aprile come la regola delle Clarisse a Miley Cyrus!

Appropriazione indebita!

Questa mescolanza di teatranti, di massimi adepti difensori di un pensiero ondivago, portatore di mescolanze intollerabili, di resurrezioni di morti politicamente, di imbiancatura di sepolcri maleodoranti, non ha nulla a che fare né a che vedere con valori alti e soprattuto conquistati con il sangue dei nostri avi.
Signore e signori del nulla attuale, di questo alieno pensiero che vuole tutti riuniti sotto un unico ideale, ossia il potere fine a se stesso: state alla larga dalla storia di cui andiamo fieri, allontanatevi da ideologie a voi distanti anni luce!
Fate pure il vostro gioco, toglieteci pure il protagonismo costituzionale che ci spettava dai primordi di questa repubblica!

Al resto e a voi  penserà la Storia, ignorandovi un dì con il trattamento riservato ai mendaci! 

sabato 25 aprile 2015

25 aprile


Ebbi la fortuna d'incontrarlo parecchi anni fa: incanutito, non troppo però al confronto di ciò che raccontava, delle sue avventure legate alla ricerca di un bene che per fortuna abbiamo e che molte volte non gustiamo appieno: la Libertà.
Non ricordo il suo nome né da dove provenisse.

Mi parlò poco, brevemente, in tonalità bassa da confessionale. 
Eravamo davanti ad un classico rosso di quelli buoni e mentre raccontava le sue gesta di un tempo, mi colpirono i suoi occhi per l'abbondante lacrimazione non dovuta, credetti, a commozione ma alla naturale "ingravescente aetate".


Sembrava uno che, dopo aver salvato una casa da un incendio fosse stato invitato alla successiva festa per lo scampato pericolo, ritrovandosi però a parlare con i domestici perché trascurato dai padroni di casa. 


Era un Partigiano, un fiero, serio, distinto Partigiano. 


Sono d'accordo sul fatto che i morti siano tutti uguali, compresi i biondi e baldi ragazzi che, obnubilati, andarono dietro ai due pazzi criminali, uno italico l'altro teutonico, responsabili della morte di milioni di persone e che per spregio e distacco non voglio neppure nominare. 

Un conto però fu morire per la Libertà, un altro seguendo quella diabolica pazzia inumana, da ricordare in eterno al fine di evitarne una sempre probabile riedizione.


Detesto le frasi tipiche degli squallidi La Russa ancora ciancianti di rispetto e ricordo di tutti gli episodi bellici, di tutte le tragedie di quegli anni. 

Forse i Partigiani sbagliarono molto, furono violenti in eccesso, uccisero più di quello che avrebbero dovuto fare strategicamente.

Sotto il lampione però i conti furono chiari ed indiscutibili: se siamo qui a vivere in democrazia, anche se alienata e modificata da corruzione e bagordi di coloro che dovrebbero governarci, lo dobbiamo fondamentalmente all'opera eroica di tutti coloro che andarono in clandestinità a combattere il nemico fascista. 

Compreso il mio amico, al quale auguro di cuore che questa società tanto sviata nei principi saldi per i quali ha combattuto, sappia sempre riconoscergli gli onori riservati agli eroi. 

Viva la Resistenza! 

Viva il Partigiano!

Viva la Libertà!

giovedì 23 aprile 2015

Visita Rossa


Confermato! 
Papa Francesco a fine settembre visiterà Cuba, incontrando il penultimo vero comunista rimasto!