Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 20 novembre 2014
Riassunto Bignami
Quelle poche volte che studiavo, utilizzavo il Bignami per abbreviare il già troppo corto tempo a disposizione per affrontare un'interrogazione.
Adesso che sono adulto mi occorre qualcosa della stessa tipologia per spiegare in poco tempo che cosa voglia dire essere politico in Italia.
Come fare?
Occorrerebbe qualcosa o qualcuno per compendiare al massimo quel termine che identifica da parecchi anni il connubio massimo di malaffare, privilegi, intoccabilità, insomma la Casta!
E chi potrebbe farci da Bignami?
Lui:
Il deputato del Pd Marco Di Stefano
Un poco di storia:
Ex missino cacciato da Storace (farsi cacciare da Storace vuol dire che sei peggio di Storace)
Democristiano vicino a Baccini
Consigliere comunale per il CCD
Segretario provinciale dell'UDC di Casini
Passa nel 2005 a sinistra divenendo assessore a Roma con deleghe al Demanio, Risorse Umane (vedi a volta la storia!) e Patrimonio
Passa all'UDR di Mastella e diventa assessore all'Istruzione con la giunta regionale di Marrazzo.
Rientra nel PD area Fioroni
Passa sotto l'ala di Enrico Letta ma finisce sesto alle elezioni politiche.
Grazie però alla chiamata di Marino di una non eletta diventa deputato. Ma nel frattempo ha abbracciato chiaramente Renzi!!!
Che dire di più?
Ancora più stringato di un Bignami!
Questo è il tipico politico italiano.
Senza contare che le storie di mignotte raccontate dalla moglie, presunte tangenti, scomparsa di un portaborse. Affaracci che hanno indignato, o finto di indignare il PD che non lo ha fatto sedere alla cena da mille euro con lo Sbruffone a capotavola, organizzata per finanziare il partito.
Un'ultima cosa: Bignami-Di Stefano era presente alla Leopolda, coordinando un tavolo di lavoro.
Il titolo?
Moneta digitale!!!!!
Wawaummma!!!
Sarcasmo
E’ scomparsa María del Rosario Cayetana Alfonsa Victoria Eugenia Francisca Fitz-James Stuart y de Silva Falcó y Gurtubay
No, non è un’ecatombe ma l’unico nome della donna più titolata al mondo.
Pare avesse una lontana parentela con Ornella Vanoni (versione anch'ella ritoccata) di cui è sosia.
Aveva 40 titoli nobiliari tra cui 5 duchessa e 18 marchese. Le mancava quello di arciduca di Gela e Caporale delle Biglie, per il quale pare fosse disposta a fare follie.
Tra i tanti titoli nobiliari aveva anche quello di XXI contessa di Modica in Sicilia ereditata durante la dominazione spagnola in Italia, anche se pare abbia avuto una vita non proprio modica!
Pare anche che quando partecipava alle feste solenni tra altezze varie e cotangenti, seni e coseni, la gente giocasse a canasta in attesa che il paggio terminasse di enunciare nomi e titoli nobiliari di pertinenza.
Attualmente il marmista Cico de Coimbras Artuso Exertabbia, che è stato incaricato di preparare la lapide funebre, sta andando a Carrara per asportare una fetta di montagna allo scopo di contenere i nomi ed i titoli della scomparsa.
Spero che la contessa non se ne abbia a male di quanto sopra.
E' anche un modo estroso per salutarla!
Ribrezzo
Solidarietà e rispetto alla signora Nicoletta Faraldi, di anni 62, dirigente della Regione Liguria che è stata defenestrata dal suo incarico per aver bocciato la costruzione di un centro commerciale legato alle Coop con annesso immancabile grattacielo che sarebbe dovuto sorgere a Genova vicino a via Bisagno, dove recentemente è morto un uomo a causa dell'esondazione del torrente, e che forse sorgerà visto gli intrallazzi regionali.
La signora Faraldi che lavorava seconda coscienza e ragione è stata trasferita dalla cloaca che governa la regione Liguria ad incarico prestigioso, ovvero "Sicurezza alimentare e sanità animale"
Questa vergogna grida vendetta e per ora sonori vaffanculo a questi signori del cemento, falsi profeti di un falso partito, di un falso stato dedito esclusivamente a traffico di letame, in un coacervo ignobile di affarismo portato all'estremo, con supporto, pare, di malavita organizzata.
Sentire l'assessore "storico" tirarsi fuori da questa pratica che annienta i retti a scapito degli stolti, provoca ribrezzo come la sua richiesta di deroga per farsi altri cinque anni sulla giostra Regione Liguria con annessa lampada abbronzante!
Non si costruisce in zone a rischio, lo sanno anche i babbani! Ma lor signori incuranti di morti e dolore, proseguono nell'ignobile arte di ingrassaggio, di cementificazione, di deturpamento di questa regione splendida ma allo stremo, per opere remunerative come il centro Shoppin di Brugnato che se in un futuro verrà allagato dal vicinissimo Vara, mi costringerà a prendere a calci in culo, chi so io!
mercoledì 19 novembre 2014
E quattro!
Oh Matteo!
Quattro! Siamo a quattro!
Il tuo amico Denis Verdini ha ricevuto il quarto rinvio a giudizio!
Fantastico!
È sempre più perfetto per farti da consigliere!
Davvero!
Fidati di lui e mi raccomando: fate una bella legge elettorale e modificate saggiamente la Costituzione!
Se aggiungiamo a Denis il Puttaniere Pregiudicato, non c'è che da star tranquilli!
Waooooow!
Achtung!
Porterò i pantaloni a mezza gamba, le camicie larghe, le scarpe larghe e senza linea.
Insomma: voglio essere fuori moda, fuori completamente.
Indosserò colori che mal si accostano, pantaloni marroni e giacca grigia, calzini colorati con pantaloni neri.
Devo far tutto per scoordinarmi il più possibile.
Ed invito anche voi a seguirmi in questa sana violazione di regole dettate da pochi!
Perchè lo faccio?
Per non ridurmi così!
State alla larga dalla moda!!!!!
Mamma mia!!
Parole d'oro
«La Parola di Dio è capace di cambiare tutto» ma noi «non sempre abbiamo il coraggio di credere» in essa. Nell'omelia pronunciata durante la messa a Santa Marta martedì 18 novembre, Papa Francesco ha affrontato il tema della conversione e, commentando la liturgia del giorno, è entrato nel merito di tre categorie, cioè di «tre chiamate alla conversione».
Perché, ha spiegato, «Convertirsi non è un atto della volontà»; non si pensa: «Io adesso mi converto, mi conviene...», oppure: «devo farlo...». No, la conversione «è una grazia», è «una visita di Dio: è il Figlio dell'Uomo che è venuto a cercare e a salvare», è Gesù «che bussa alla nostra porta, al cuore, e dice: “Ma, vieni”».
Quali sono dunque queste tre chiamate? La prima si incontra nel libro dell'Apocalisse (3, 1-6, 14-22), dove il Signore chiede la conversione ai cristiani perché sono divenuti «tiepidi». È, ha spiegato il Pontefice, «il cristianesimo, la spiritualità della comodità: né troppo troppo, né meno meno», l'atteggiamento di chi dice: «Tranquillo... faccio le cose come posso, ma sono in pace, che nessuno venga a disturbarmi con cose strane». È il caso di colui che si sente comodo e afferma: «Non mi manca niente. Vado a messa le domeniche, prego alcune volte, mi sento bene, sono “in grazia di Dio”, sono ricco, mi sono arricchito con la grazia, non ho bisogno di nulla, sto bene».
Questo stato d'animo, ha sottolineato Francesco, «è uno stato di peccato: la comodità spirituale è uno stato di peccato». E infatti nell'Apocalisse si legge: «Tu dici: “sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla”, ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo». Il Signore non risparmia parole «a questi cristiani comodi», «le dice tutte, e in faccia». Tanto che nella Scrittura si legge ancora: «perché sei tiepido sto per vomitarti dalla mia bocca». Un'espressione, ha fatto notare il Papa, «molto forte». Allo stesso tempo il Signore, per aiutare la conversione del cristiano, «si permette un consiglio», gli consiglia di vestirsi, perché «i cristiani comodi sono nudi». Poi, dopo la parola dura, il Signore «si avvicina un po' e parla con tenerezza: “Sii dunque zelante, convertiti”»: è questa, ha detto il Pontefice, «la chiamata alla conversione: “Io sto alla porta e busso”». Così il Signore si rivolge al «partito dei comodi, dei tiepidi» e invita a «convertirsi dal tepore spirituale, da questo stato di mediocrità».
Poi, c'è una seconda chiamata: ed è quella per quanti «vivono delle apparenze». È sempre l'Apocalisse a nominarli: «Ti si crede vivo, ma sei morto». A chi pensa di essere vivo solo grazie all'apparire, il Signore dice: «“Sii vigilante”, per favore, “rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire”: ancora c'è qualcosa di vivo, rinvigorisci quello». E aggiunge un consiglio di tenerezza: «Ricorda come hai ricevuto e ascoltato la parola: custodiscila e convertiti, perché se non sarai vigilante verrò come un ladro». Tre, in questo caso le parole — «memoria», «custodia» e «vigilanza» — sottolineate dal Papa, che immagina che questo tipo di uomo pensi: «Io appaio cristiano, ma dentro sono morto». Le apparenze, ha detto, «sono il sudario di questi cristiani: sono morti». E il Signore «li chiama alla conversione: “Ma ricordati, sii vigilante e vai avanti. Ancora c'è qualcosa di vivo in te: rinvigoriscilo”».
Ognuno di noi è allora chiamato a chiedersi: «Io sono di questi cristiani delle apparenze? Sono vivo dentro, ho una vita spirituale? Sento lo Spirito Santo», lo ascolto? Al contrario occorre fare attenzione alla tentazione di ripetersi: «se tutto appare bene, non ho niente da rimproverarmi: ho una buona famiglia, la gente non sparla di me, ho tutto il necessario, sono sposato in chiesa... sono “in grazia di Dio”, sono tranquillo». Attenzione, perché «i cristiani di apparenza... sono morti». Occorre invece «cercare qualcosa di vivo dentro e, con la memoria e la vigilanza, rinvigorire questo perché vada avanti». Occorre «convertirsi: dalle apparenze alla realtà. Dal tepore al fervore».
C'è infine la terza chiamata alla conversione, quella di Zaccheo. Chi era? «Era capo dei pubblicani e ricco»; un «corrotto» che «lavorava per gli stranieri, per i romani, tradiva la sua patria. Cercava i soldi nella dogana» e ne dava «una parte al nemico della patria». Era, cioè, «uno come tanti dirigenti che noi conosciamo: corrotti»; persone che, «invece di servire il popolo», lo sfruttano «per servire se stessi». Zaccheo, ha commentato Francesco, «non era tiepido; non era morto. Era in stato di putrefazione. Corrotto, proprio». Eppure davanti a Cristo «sentì qualcosa dentro: ma, questo guaritore, questo profeta che dicono che parli tanto bene, io vorrei vederlo, per curiosità». Qui si vede l'azione dello Spirito: «lo Spirito Santo è furbo e ha seminato il seme della curiosità»; e quell'uomo per vedere Gesù ha fatto anche «un po' il ridicolo»: un dirigente, un «capo dei dirigenti» è addirittura salito «su un albero per guardare una processione». Che ridicolo «comportarsi così». Eppure lui ha fatto proprio questo, «non ha avuto vergogna. “Io voglio vederlo”».
Dentro di lui — ha spiegato il Papa — che era un tipo sicuro di sé, «lavorava lo Spirito Santo. E poi è successo quello che è successo: la Parola di Dio è entrata in quel cuore e con la Parola, la gioia». Anzi, gli uomini che vivevano nella «comodità» e quelli «dell'apparenza avevano dimenticato cosa fosse la gioia»; mentre «questo corrotto la riceve subito».
Il Vangelo di Luca racconta che egli «scese in fretta e lo accolse pieno di gioia»: accolse cioè «la Parola di Dio, che era Gesù». E in lui avvenne «subito» ciò che capitò a Matteo (facevano «lo stesso mestiere»): «il cuore cambia, si converte, e dice la sua parola autentica: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri, e se ho rubato a qualcuno” — tanto — “restituisco quattro volte tanto”». Un passaggio illuminante secondo Francesco: «questa è una regola d'oro. Quando la conversione arriva alle tasche, è sicura», e ha spiegato: «Cristiani di cuore? Tutti. Cristiani di anima? Tutti. Ma, cristiani di tasche? Pochi». Eppure, davanti alla «parola autentica» la conversione «è arrivata subito». A confronto c'è «l'altra parola» quella di quanti non volevano convertirsi: «Vedendo ciò, mormoravano: “È entrato in casa di un peccatore”. Si è sporcato, ha perso la purezza. Deve purificarsi perché è entrato in casa di un peccatore».
In conclusione, tre chiamate alla conversione fatte «dallo stesso Gesù»: «ai tiepidi, a quelli della comodità», poi «a quelli dell'apparenza, a quelli che si credono ricchi ma sono poveri» anzi, «non hanno niente, sono morti» e infine a chi è «oltre la morte: nella corruzione». Di fronte a costoro «la Parola di Dio è capace di cambiare tutto. Ma la verità — ha detto il Pontefice — è che non sempre abbiamo il coraggio di credere nella Parola di Dio», di ricevere quella Parola che ci guarisce dentro» e per la quale «il Signore bussa alla porta del nostro cuore».
Questa, ha concluso il Papa, «è la conversione». Conversione alla quale «la Chiesa vuole che in queste ultime settimane dell'anno liturgico pensiamo molto seriamente» affinché «possiamo andare avanti nel cammino della nostra vita cristiana». Perciò dobbiamo «ricordare la Parola di Dio», «fare appello alla memoria», «custodirla», «obbedirle» e «vigilare», per incominciare «una vita nuova, convertita».
Iscriviti a:
Commenti (Atom)




