Se la polvere restasse polvere
di Michele Serra
Rimbalzano anche fuori dai social i commenti sull'aspetto fisico di Georgina Rodriguez e Ariana Grande, che per chi non le conoscesse sono una modella e una cantante. Si tratta dell'antica ciancia sull'aspetto fisico degli altri, malignità o battutine bisbigliate per secoli alle spalle e oggi, grazie ai social, promosse a problema sociale con il nome di body shaming.
Quello che colpisce, ogni volta, non è l'esistenza dei pettegoli e degli oziosi, che non hanno di meglio da fare che mettere per iscritto quattro frasette ridanciane su corpi che nel 99 per cento dei casi sono femminili. È scoprire che le vittime di una così sciocca attività accusano il colpo, e si sentono tenute a replicare. E non si tratta di adolescenti vulnerabili, si tratta di donne adulte, spesso invidiate celebrità. Proprio perché il fenomeno può mettere in difficoltà ragazzine alle loro prime esperienze sociali, o donne non difese dalla fama e dal reddito, bisognerebbe che le celebrità dessero il buon esempio nella sola maniera possibile: ignorando quei commenti e ricacciandoli nell'anonimato dal quale provengono.
Tutti ci interroghiamo sulla ferocia o la stupidità non più spicciole da quando si sono organizzate in rete, ma fino ad oggi nessuno ha saputo fornire una risposta migliore di questa: ignorarle. Tra i milioni di persone che vedono le fotografie della prosperosa Rodriguez e della minuta Grande, volete che non ce ne siano due o trecento che si sentono in obbligo di commentare? Perché dare loro la soddisfazione di un cenno di «ricevuto»? Perché non lasciare che la polvere rimanga polvere? Altrimenti, quante ragazzine si abitueranno a pensare che se le ciance feriscono perfino le star, allora sono davvero un problema serio?



