mercoledì 4 febbraio 2026

Robecchi

 

Sicurezza. Urge l’arresto preventivo per chi vorrà votare No al referendum


di Alessandro Robecchi 

Quello che potrebbe capitare con il nuovo decreto Sicurezza – a parte la promessa di impunità per chiunque indossi una divisa – tipo Idf a Gaza, tipo Ice a Minneapolis – è il fermo di polizia preventivo, cioè una specie di arresto prima ancora che qualcuno (qualcun altro, per la precisione) commetta un ipotetico reato. 24 ore in custodia cautelare, insomma (Salvini ne vorrebbe 48, forse gliel’ha chiesto Bannon), prima di una manifestazione, magari da applicare a tutti quelli che andrebbero al corteo, in modo da garantire l’ordine pubblico, ed evitare le manifestazioni. Via il dente, via il dolore. Non si sa bene cosa dovrebbero fare questi presunti colpevoli fermati prima del reato durante le ventiquattr’ore, magari affrescare basiliche con la faccia di Meloni e Piantedosi che fanno gli angioletti, perché no, il nostro patrimonio artistico ne gioverebbe.

È una faccenda che “presenta possibili rilievi di incostituzionalità”, come scrivono certi maestri di eufemismi su alcuni grandi giornali, una frase a cui, per dimenticanza o sciatteria, mancano “mannaggia”, “peccato” e “che disdetta”, ma non importa, si legge tra le righe. Un’altra cosa che si legge tra le righe, e che pochi dicono, è che la totale incapacità dell’attuale ministro dell’Interno di garantire l’ordine pubblico, che sarebbe il suo mestiere, impone di affrontare il problema alla radice: niente manifestazioni, niente violenze, niente photo opportunity di propaganda per Giorgia, che sarebbe, quest’ultima, a pensarci bene, l’unica pecca del provvedimento.

Essendo qui pacifisti e contrari a ogni forma di violenza, ci mancherebbe, ci accodiamo senz’altro alla proposta, che sembra interessante, a patto naturalmente che non si limiti alle manifestazioni politiche, ma a tutti gli atti di violenza. Diciamolo: l’arresto preventivo è una buona idea, pensate che svolta sarebbe arrestare preventivamente tutti i potenziali rapinatori prima ancora che avvengano le rapine. Qui cominciano i primi problemi pratici: questo fermo di polizia in attesa di ipotetico possibile reato, lo decidono il brigadiere e il vicesovrintendente (o il dirigente del Siulp che punta la pistola verso i telespettatori di Retequattro), oppure serve un ordine della magistratura? Nel primo caso bene, perché stiamo dalla parte delle forze dell’ordine, come nei casi Cucchi, Aldrovandi e molti altri. Nel secondo, meglio ancora, perché ci sarebbe modo di attaccare e insultare e intimidire i magistrati che non hanno fermato qualcuno prima di un reato, passando dalla tiritera “Ecco, li lasciano andare!” al nuovo ritornello “Ecco, non l’hanno fermato prima! Toghe rosse!”.

Per evitare che la tensione politica aumenti e rasserenare gli animi, si potrebbe pensare a un fermo di polizia preventivo degli elettori prima delle consultazioni. Eccellente banco di prova, il prossimo referendum costituzionale sulla giustizia: enormi edifici dotati di sbarre dove rinchiudere preventivamente chi è sospettato di votare No, tutti in cella con Barbero e Zagrebelsky, poi rilasciati (un po’ di garantismo!) dopo gli exit-poll, per commentare i risultati.

Manca qualcosa, non vi sembra? Ah, sì, certo, che distratto, manca tutto il capitolo sui “cattivi maestri”, i borghesi intellettuali che si ostinano a scrivere quello che pensano e a esternare le loro malsane opinioni. Pazienza, lo faremo fare ai fact-checker che tante soddisfazioni ci hanno dato negli ultimi tempi. Sui profili di incostituzionalità, be’, ci penseremo, dettagli, cose che si risolvono, coraggio!

Vista Referendum

 

Giustizia on demand 


di Marco Travaglio 

Più il governo prova a convincerci di non voler ridurre, ma aumentare l’indipendenza dei magistrati, più dimostra di volerli ai suoi ordini. La Meloni, volata a Torino al capezzale del poliziotto picchiato in piazza appena in tempo prima che fosse dimesso dall’ospedale, ha spiegato alla Procura che il reato è “tentato omicidio”. Possibile, ma può pure essere “lesioni personali a pubblico ufficiale”: il pm e il gip che hanno arrestato un presunto aggressore hanno optato per il secondo. E solo provvisoriamente, perché poi dovranno pronunciarsi, sulla misura cautelare, il Riesame e la Cassazione e, sul merito, il gup e i giudici di primo, secondo e terzo grado: premier e governo non sono (ancora) previsti. E meno male, perché a quasi un mese dall’assassinio a sangue freddo di Renée Good da parte dell’Ice, le squadracce dell’amico Trump, né la Meloni né i ministri hanno detto una chiara parola di condanna su quella barbarie e su quella gemella costata la vita ad Alex Pretti. Quindi non sono le persone più qualificate per discettare di omicidi e violenze. Tant’è che stanno architettando un altro pastrocchio per trasformare le nostre forze dell’ordine in qualcosa di simile all’Ice, con scudi penali quando sparano e fermi preventivi di gente caso. Cioè per far decidere al governo ciò che in ogni Stato di diritto decidono i giudici.

E non vale solo per i poliziotti: quando Chico Forti, pregiudicato negli Usa per omicidio volontario premeditato, fu estradato per scontare il resto della pena in Italia, la Meloni lo mandò a prendere col volo di Stato e lo accolse a Ciampino con tutti gli onori, manco fosse Cristoforo Colombo. Forse pensava che le toghe rosse americane, per quanto separate dai prosecutor, avessero condannato un innocente, o l’aveva saputo dalle Iene. Più di recente ha detto che, con le carriere separate, “non avremmo avuto la vergogna di Garlasco”: nessuno ha capito se parlasse della condanna di Stasi in appello e in Cassazione o dell’immonda gazzarra politico-mediatica scatenata da tanti suoi amici sulla nuova indagine piena di nulla contro Sempio; ma soprattutto come faccia lei a sapere chi ha ucciso Chiara Poggi. Invece Nordio, presunto ministro della Giustizia, ha spiegato che su quel delitto “bisognerebbe avere il coraggio di arrendersi” perché “è difficilissimo dopo 10, 20, 30 anni ricostruire la verità giudiziaria: lasciamola agli storici”, evidentemente ignaro del fatto che gli storici non si occupano di cronaca nera e, soprattutto, che l’omicidio non si prescrive mai, dunque è la legge a vietare ai magistrati di “arrendersi”. Noi comunque siamo grati a Meloni e Nordio: più parlano e più anche chi odia la magistratura preferisce che le indagini continui a farle lei, vista l’alternativa.

martedì 3 febbraio 2026

Domanda

 

Ma gli italiani non sono quelli che non fanno i falsi in bilancio e non hanno pagato  i dipendenti costretti a lavorare durante il Covid e pagati con i contributi INPS? Chiedo per un amico…



Polemiche futili

 

Quanta polemica sull’angelo assomigliante a Giorgia! È normale, anche a me capitò quando l’amico  restauratore Van der Water leggermente m’accostò al capolavoro di Vermeer!



Clapclapclapclap!

 



L'Amaca

 

Che c'entra il socialismo? 

di Michele Serra 

Scambio di battute preso al volo da un talkshow.

L’argomento è se tassare i miliardari, molto detassati negli ultimi decenni: con una progressione così clamorosa che negli Usa è nato un movimento di miliardari che chiedono di essere tassati, per favore.

Un esponente di Fratelli d’Italia esperto di economia (mi scuso, non mi sono appuntato il nome, ma conta il peccato e non il peccatore), con espressione desolata, come quando si sentono stupidaggini inaudite, dice al conduttore:

«Ma che state dicendo? Non si devono punire gli imprenditori. Creano posti di lavoro. Lo volete capire che il socialismo ha fallito?».


Verrebbe da chiedergli: mi scusi, ma che cosa c’entrano gli imprenditori?
E soprattutto, che cosa diavolo c’entra il socialismo?

Qui si sta parlando di un accumulo di ricchezza finanziaria che ha quasi niente a che vedere con i posti di lavoro (ne crea, in proporzione al capitale accumulato, dieci volte meno del vecchio capitalismo). Di una distribuzione del reddito che tende a cancellare il ceto medio e allargare la distanza tra ricchi e poveri.

Non si sta discutendo del socialismo, ma del capitalismo.
Della società di mercato.


Ci si sta chiedendo se è ancora possibile progettare una società di mercato che diffonda il benessere, e rimedi ai soprusi, e argini le sperequazioni, e mantenga vivo il welfare. Oppure se ci si deve rassegnare al fatto che l’uno per cento degli esseri umani (dati Oxfam) possieda più dell’ammontare dei beni pubblici del mondo intero.


Ma la destra meloniana non era populista?
Non era contro i poteri forti, contro i radical chic, dalla parte del popolo oppresso?

Un piccolo sforzo per capire che tassare patrimoni smisurati sarebbe una maniera diretta per difendere gli interessi della comunità, dunque del popolo, non potrebbe farlo?

Elly Elly!

 


Elly ha capito come battere Meloni: “Tolkien è nostro, riprendiamocelo”

di Daniela Ranieri 

Il 1° febbraio, all’iniziativa “Un’altra storia. L’alternativa nel mondo che cambia”, il cosiddetto “percorso d’ascolto” del Pd a Milano, Elly Schlein ha detto: “Giustizia sociale e climatica stanno insieme, dobbiamo tenere insieme la fine del mese con la fine del mondo”; e vabbè, il renzismo nel Pd in fondo non è mai morto, e meglio qualche spassoso calembour senza senso che il tifo per le armi o l’appoggio al governo terrorista e infanticida di Israele. Del resto Schlein è stata capace di partorire frasi peggiori, come “Non è più il tempo di essere respingenti verso le energie più fresche attraverso meccanismi di cooptazioni correntizie”, il che ha determinato ipso facto l’autocombustione di alcune centinaia di tessere del Pd. Ed è anche colei che, criticando l’idea del governo Meloni di ridurre l’assegno unico per i figli, disse: “Ha semplificato la frammentazione dei sussidi precedenti”, una cosa che pure Heidegger avrebbe fatto fatica a capire e forse persino a scrivere, per poi chiarire: “Sarebbe sbagliato minarne la dimensione universalistica”, il che forse significava “bisogna darlo a tutti”, posto che darlo a tutti è una misura di destra, visto che una coppia di metalmeccanici di Taranto ne ha sicuramente più bisogno, e quindi più diritto, di una coppia che abita sul lago di Como vicino alla villa di George Clooney.

Per fortuna, leggiamo sul Corriere, Elly ha ripreso “l’intervento della scrittrice Chiara Valerio, per lanciare una sfida simbolica: ‘Dobbiamo riprenderci Tolkien’”, lo scrittore preferito di Giorgia. Oh, era ora. Proprio giorni fa eravamo in fila dal medico, e i pazienti, alcuni dei quali con impegnative in tasca per esami urgentissimi che gli sarà possibile fare solo nel 2028, erano infuriati contro il Pd che ha lasciato Tolkien alla destra. “È ora di finirla con questa Arianna Meloni che si appropria del Signore degli Anelli! Basta ministri della Cultura di FdI che fanno le mostre su Frodo togliendole al proletariato! La Meloni ci dia quello che ci spetta: saghe nordiche e colossal fantasy!”, e via così. Il Pd sì, che sa ascoltare i bisogni della gente. Ci consola non poco che, mentre in America le squadracce dell’Ice sparano in testa alla gente, qui in Italia c’è ancora un welfare e soprattutto una sinistra seria a difenderci contro gli eserciti di Sauron.