mercoledì 12 marzo 2025

Dialogando

 

Le rane in paradiso
di Marco Travaglio
Provate a chiedere a ChatGpt, cioè all’intelligenza artificiale, come si è evoluta in questi tre anni la percezione europea del conflitto in Ucraina. La risposta dovrebbero leggerla tutti i deficienti naturali che governano o sostengono la cosiddetta Europa, incapaci di uscire dal tunnel della droga bellicista. Eccola: “L’Europa è passata da un’iniziale posizione di prudenza a un dibattito sempre più aperto su misure sempre più offensive che in precedenza sarebbero state considerate impensabili”. Un’escalation infinita a tappe: ecco le principali.
1. No al coinvolgimento militare diretto: solo aiuti umanitari e civili all’Ucraina, accoglienza ai profughi e sanzioni alla Russia.
2. Aiuti militari, ma solo con armi leggere e difensive (droni, missili anticarro Javelin americani e sistemi di difesa aerea portatili), per aiutare l’Ucraina a difendersi dall’invasore russo fino alla conclusione dei negoziati in corso a Istanbul.
3. Armi pesanti e offensive come gli Himars e i carri armati Leopard 2 e Abrams, ma anche gli ordigni all’uranio impoverito e le bombe a grappolo, per aiutare l’Ucraina, che ha abbandonato i negoziati di Istanbul, a sconfiggere militarmente la Russia.
4. Cacciabombardieri F-16 e missili a lungo raggio come gli Storm Shadow britannici e gli Atacms americani, ma solo per attaccare le truppe russe in territorio ucraino.
5. Missili a lungo raggio anche per attaccare le basi russe in territorio russo, ma solo quelle a ridosso del confine ucraino da cui partono gli attacchi all’Ucraina.
6. Missili a lungo raggio anche per attaccare obiettivi russi militari e civili in tutto il territorio russo, anche in estrema profondità.
7. Invio di truppe in Ucraina proposto dal presidente francese Macron, dal governo polacco e da quelli baltici, ma ultimamente anche da quello britannico del premier Starmer.
8. Riarmo degli Stati europei per 800 miliardi con debiti svincolati dal Patto di Stabilità. E nucleare europeo in funzione di deterrenza anti-russa con un coordinamento più stretto fra le potenze atomiche europee (Francia e Regno Unito) e quelle che aspirano a diventarlo (Germania, Polonia e Repubbliche baltiche), o addirittura col riarmo anche nucleare di tutta la Ue sul modello Nato.
Viene in mente la metafora della rana nella pentola: se la getti subito nell’acqua bollente, quella salta fuori all’istante; se invece la butti in acqua fredda e alzi pian piano la temperatura, la rana si adatta gradualmente al calore e, quando l’acqua si fa rovente, non ha più la forza di salvarsi schizzando fuori. E muore lessata.
Ah, dimenticavo: la rana siamo noi.

L'Amaca

 

Un requiem per i diritti
DI MICHELE SERRA
L’unico pregio di Trump, lo dicono in tanti, è che costringerà i democratici (non solo la sinistra: proprio i democratici, compresi quelli rimasti, eroici superstiti, nel fronte conservatore) a riorganizzarsi. Bisogna però vedere quale sarà, nel frattempo, l’entità dei danni. Perché l’inizio è devastante.
Tutti sono concentrati, come è comprensibile, sulla questione guerra/pace, in Ucraina e in Medio Oriente. Ma gli effetti immediati sul terreno dei diritti civili e del rispetto delle persone rischiano di passare quasi sotto silenzio se il dibattito è assorbito per intero dalle questioni geopolitiche. La Casa Bianca, in uno dei suoi primi atti di cancellazione della cultura democratica (la veracancel culture ), ha dichiarato “illegali”, e dunque perseguibili per legge, tutte le politiche inclusive, e non solo nell’amministrazione pubblica, anche nelle imprese private. Il paziente lavoro di anni nelle aziende (tante) disposte a mettere in primo piano il benessere delle persone che ci lavorano, rischia di essere spazzato via in un istante. Tabula rasa, a partire dal principio, sancito categoricamente dai nuovi padroni d’America, che i generi riconosciuti sono due, maschio e femmina, e tutto il resto è inesistente, un’invenzione della cultura woke e un cedimento alla corruzione morale, e dunque occuparsene, attenzione, è “illegale”.
Siamo vicinissimi all’omofobia putiniana, alle leggi che considerano “antipatriottiche” le comunità LGBTQ. E al di là dell’ipotesi, non so se consolante o consolatoria, che le persone di buona volontà continuino a trattare il prossimo così come ritengono giusto fare, e forse potranno alleviare l’impatto brutale del trumpismo, la cosa certa è che non sappiamo ancora se avremo più pace, ma sicuramente avremo meno libertà.

martedì 11 marzo 2025

Che balzo!

 



Natangelo

 



Intervista ad un filosofo


 Da La Stampa

"Trump ha deciso che l'Ue è il nemico Macron è Nerone coi cerini in mano" Michel Onfray
Parigi

Il filosofo francese Michel Onfray definisce il presidente Donald Trump come un uomo «senza scrupoli», che «vuole prendersi il mercato». Dinnanzi a un simile profilo, l'intellettuale conosciuto per le sue posizioni spesso controverse afferma che Volodymyr Zelensky non ha molta «scelta».
Donald Trump sta scavando un fossato tra Unione europea e Stati Uniti. Quali sono le conseguenze politiche e culturali di questa frattura?
«Trump fa parte degli uomini politici che scrivono la Storia contemporanea, assieme a quelli che dirigono l'Iran, la Turchia, l'India e la Cina. Ridisegnano le frontiere tenendo bene a mente la ricostituzione degli Imperi perduti. La Francia, immersa in questa Unione europea liberale, non scrive la storia, ma la subisce. È un club di banchieri che fa politica risparmiando sui popoli, o disprezzandoli. La Francia europeista accelera la caduta seduta sulla sua cassaforte».
Dopo il recente litigio con Donald Trump avvenuto nello studio ovale della Casa Bianca pensa che l'immagine di Volodymyr Zelensky sia stata delegittimata o si è invece rafforzata agli occhi dei partner?
«Zelensky si è arrabbiato, ed è stato congedato come un malfattore. Subito dopo questo schiaffo, ha fatto sapere che era pronto a riprendere le trattative. L'errore è stato quello di aver praticato in mondovisione delle negoziazioni diplomatiche che non sarebbero finite così se non ci fossero state le telecamere. Trasmetterlo ha obbligato i negoziatori a gonfiare il petto. Questa è etologia, non politica».
Come vede l'eventuale invio di truppe occidentali di peacekeeping in Ucraina?
«Significa mettere il dito nell'ingranaggio di una macchina, all'interno della quale si sente il ticchettio di una bomba atomica. Trump e Putin, che sono i padroni di questo gioco, lo sanno. Per questo hanno parlato entrambi di Terza Guerra mondiale. Macron è un bambino al quale è stata data una scatola di fiammiferi in un negozio di polvere da sparo. Agisce come Nerone alla testa dell'Impero romano».
Come cambiano gli equilibri all'interno dell'Unione europea con la nuova "amicizia" tra Washington e Mosca e la riorganizzazione dei rapporti tra i 27?
«È il nemico a decidere che voi siete il nemico. E non potete farci niente. L'Europa di Maastricht fa la gradassa come si usa fare nelle democrazie in cui il potere si prende e si mantiene con la parola. Macron può parlare, così come Ursula von der Leyen. Nelle dittature, invece, non funziona così. I dittatori fanno alle democrazie una serie di domande: "Quante divisioni da allineare avete? Fino a quanti morti tollererete? Avete una generazione pronta a mollare canne e smartphone per andare al fronte quasi disarmati? Siete pronti a vedere Parigi, Marsiglia o Lione sparire sotto le macerie?". Le risposte delle democrazie le conosciamo. Le autocrazie non hanno niente da temere».
Intanto, l'Europa sta organizzando il suo riarmo. Un'iniziativa da considerare necessaria o pericolosa nell'ambito delle tensioni con Putin?
«È una provocazione che equivale ad accendere i motori dei bombardieri carichi di atomiche. Certo, ci sono ancora molti step da superare prima di arrivare a sganciarle. Ma la signora von der Leyen, che ha già falsificato il suo curriculum per attestare competenze di cui non dispone, mostra che le manca intelligenza politica quando si tratta di fare altro dall'imporre la sua ideologia ai popoli europei. Non funziona così con Trump e Putin».
Giorgia Meloni è spesso accusata di avere una postura ambigua. È d'accordo con questa analisi?
«Sì. Come Podemos, Syriza e il Movimento 5 Stelle ha ammorbidito le sue posizioni. La domanda è: cosa succederà quando non ci sarà più nulla delle sue proposte iniziali? È "pappa e ciccia" con Ursula von der Leyen, perché condivide con gli europeisti il programma liberale. Le vengono fatte poche concessioni sul tema dell'immigrazione e lei in cambio concede molto ai mercati».
Macron ha avanzato l'idea di condividere con gli europei la deterrenza nucleare della Francia. È favorevole a un simile progetto o condivide i timori espressi da Marine Le Pen su una possibile perdita di sovranità del suo Paese?
«La mia bussola non è quella di Marine Le Pen, che ha un ago senza una direzione fissa, ma quella del generale Charles de Gaulle. La bomba atomica è tutto quello che resta di gollista alla Francia dal Trattato di Maastricht, che ha convalidato l'abbandono della sua sovranità a vantaggio dello Stato europeista. Condividere l'arma atomica significa diluire quello che resta della Francia in Europa. È il progetto di Macron, che dopo due mandati all'Eliseo aspira a governare questa Europa».
È d'accordo con il presidente francese quando dice che Putin è un «imperialista revisionista»?
«"Imperialista" lo dico da molto tempo. Non gli darò torto sull'utilizzo di questa espressione con la quale definisco anche l'Europa di Maastricht e gli Stati Uniti. "Revisionista" fa parte di un vocabolario marxista-leninista. Macron parla come i trotzkisti di una volta, cosa che non è, per sedurre i vecchi di estrema sinistra, sempre più numerosi nel voler collaborare con l'ordine mondiale liberale e nel voler unirsi alla causa maastrichtiana. —

Lo diceva

 

Ci vorrebbe un amico
di Marco Travaglio
Ormai è un classico: i giornaloni scrivono oggi ciò che il Fatto scriveva uno, due, tre anni fa. Ricordate la geniale invasione ucraina nella regione russa di Kursk? Era il 6.8.2024 e il Fatto la definì subito l’ennesimo suicidio assistito di Kiev fondato sull’illusione che i russi avrebbero precipitosamente spostato a Kursk le loro truppe dal Donbass: viceversa i russi, che hanno soldati a bizzeffe in casa, avrebbero lentamente ma inesorabilmente accerchiato i 15 mila invasori senza indebolire il fronte ucraino, sguarnito invece dagli ucraini privi di riserve e falcidiati dalle diserzioni. Mini parlò di “follia Nato” e Orsini scrisse: “Per ogni passo avanti, l’Ucraina farà due passi indietro”. Furono subissati di insulti dalla stampa atlantista in estasi perché “La guerra arriva in Russia” (Rep), “Mosca non ferma l’avanzata di Kiev” (Corriere), “La pace di Kyiv passa per Kursk” (Foglio). Sul Giornale Minzolini paragonò Zelensky a Scipione l’Africano. Tutti così eccitati da bersi la bufala di uno scambio alla pari fra i mille kmq di Russia invasi dagli ucraini e i 120 mila kmq di Ucraina occupati dai russi. Poi si scoprì che il comandante ucraino Zaluzhny s’era opposto alla missione suicida e, siccome era troppo autonomo e popolare, Zelensky l’aveva cacciato e sostituito col generale Syrsky, detto il Macellaio dai suoi soldati per l’indifferenza totale alle perdite umane inutili. Il blitz di Kursk l’aveva deciso da solo con Zelensky e i servizi inglesi, senza neppure avvertire gli 007 ucraini né gli Usa, che protestarono. Invece l’Ue seguitò a drogare Kiev con la propaganda della “vittoria sulla Russia” e dell’“irreversibile” adesione alla Nato.
E ora che – com’era prevedibile e previsto – Zelensky e Syrsky sono riusciti a perdere anche quel che restava del Donbass e pure Kursk, Rep titola: “L’agonia dei soldati di Kiev nella disfatta del Kursk: ‘Salvateli, fate qualcosa’”. Ma, di grazia, chi dovrebbe salvarli? Le eurotruppe di Macron, Starmer e altri Napoleoncini, inviandole direttamente in Russia? Gli unici che possono farlo sono il nuovo Scipione e il suo Macellaio, ordinando la ritirata prima della mattanza. E accettando un negoziato di pace che prenda atto della guerra persa. Cioè a condizioni più pesanti di quelle che avrebbero potuto spuntare a Istanbul nell’aprile ’22. Se davvero l’Ue fosse amica di Kiev, avrebbe dovuto spingerla a farlo allora. E, a maggior ragione, dovrebbe spingerla oggi, ammettendo di avere sbagliato tutto e fatto morire inutilmente centinaia di migliaia di soldati e ringraziando Trump che rianima il negoziato sempre sabotato da Bruxelles. Invece continua a sabotarlo. Casomai non fosse ancora abbastanza chiaro che in Europa gli unici amici degli ucraini erano e sono i “putiniani”.

L'Amaca

 

Avessi una fionda
DI MICHELE SERRA
Di che cosa avremmo dovuto parlare, più di ogni altra, in questi ultimi anni, se non di Starlink? Eppure non lo abbiamo fatto se non distrattamente, come se lo strapotere di un solo soggetto privato nelle comunicazioni e nel controllo dei dati non fosse uno scandalo in termini di democrazia e di libertà, e un arretramento storico impensabile, catastrofico, rispetto a più di un secolo di battaglia antitrust (quando l’America era l’America).
Ora che questo signore si è definitivamente manifestato come un mattoide megalomane, finanziatore di neonazisti, spregiatore del Welfare, licenziatore seriale, lo spavento aumenta.
Le sue flottiglie di satelliti ci sembrano il disegno celeste del controllo totale, per giunta spacciato, come in Orwell, per libertà. Ma anche se Musk fosse un illuminato democratico, e il meglio intenzionato degli esseri umani, rimarrebbe ugualmente incredibile l’inerzia suicida con la quale il sedicente Occidente gli ha permesso di considerare il cielo sopra la terra come sua proprietà privata.
Vi avessero detto, solo un paio di decenni fa, che sarebbe venuta un’epoca nella quale le Nazioni e gli Stati avrebbero contato, nell’architettare il futuro, meno di un singolo essere umano, ci avreste creduto? E avreste creduto che il potere di un solo uomo, con l’interruttore di mezzo mondo nelle sue mani, avrebbe potuto isolare Nazioni, e decidere guerre? Io no.
Invece succede. E la vera differenza tra democrazia e tirannide, di qui in poi, sarà quasi tutta misurabile sul terreno della lotta al dominio di pochissimi, e all’assoggettamento dei moltissimi.
Avessi una fionda, la punterei contro il passaggio dei satelliti di Musk nel cielo sopra la mia casa. Avendo cura di non intercettare il passaggio delle gru e delle oche selvatiche.