mercoledì 16 ottobre 2024

Ciociariamente

 

Gentilona
di Marco Travaglio
Non so come gli studiosi della psiche umana chiamino lo strano fenomeno che attanaglia Giorgia Meloni. Non il vittimismo aggressivo, né la mania di persecuzione, né la sindrome di accerchiamento, né la “proiezione” che la porta a imputare alle opposizioni parole e toni troppo forti contro di lei, che in piena pandemia diede leggiadramente a Conte del “criminale”. Parliamo dell’inclinazione ad attribuire a se stessa cose mai fatte. Tipo ieri, quando in Senato ha chiesto alle opposizioni di votare per Fitto commissario europeo, come lei crede di aver fatto nel 2019 con Gentiloni: “Mi auguro che tutte le forze politiche italiane si facciano parte attiva presso le proprie famiglie politiche europee affinché questo risultato per la nostra Nazione sia raggiunto rapidamente senza inciampi. Ci sono momenti in cui l’interesse nazionale deve prevalere su quello di parte. È quello che noi abbiamo fatto nella scorsa legislatura sulla nomina di Gentiloni, quando proprio Fitto – in rappresentanza di FdI – si espresse a favore del candidato italiano e conseguentemente il gruppo di Ecr votò in suo favore”. Non si sa dove si sia sognata la circostanza, che negli atti non trova riscontri, ma solo smentite.
A meno che non si riferisca al suo post del 9 settembre 2019, prodigo di elogi per Gentiloni: “Un politico che gli italiani hanno bocciato, hanno mandato a casa e che il M5S ha fatto rientrare dalla finestra grazie al patto della poltrona con il Pd. Gentiloni è l’uomo perfetto per non cambiare nulla in Europa, difendere gli interessi della finanza speculativa e rafforzare l’egemonia franco-tedesca”. E chiamò addirittura la gente in piazza. Cinque giorni prima anche Fitto, che allora sedeva proprio nel Parlamento europeo, aveva espresso tutta la sua fiducia e la sua stima al commissario italiano: la sua nomina – dichiarò magnanimo – costituiva un autentico “sovvertimento di ogni legittimità democratica. Chi perde governa, nomina ministri e commissari europei sonoramente bocciati dai cittadini”. Un viatico beneaugurante che non poté non agevolare l’iter di nomina di Gentiloni, dimostrando la granitica e patriottica compattezza dei rappresentanti della Nazione italica, a prescindere dalle appartenenze. Patriottismo che emerse in tutto il suo fulgore anche al momento del voto del Parlamento europeo sulla nuova Commissione: il gruppo conservatore Ecr – il cui coordinatore, il belga Johan van Overtveldt, aveva votato in commissione pro Gentiloni – si spaccò: una parte disse Sì alla squadra di Ursula e un’altra No. E a dire No furono proprio i conservatori italiani di FdI. Casomai gli specialisti non avessero ancora dato un nome a questo strano fenomeno, ne avremmo da suggerire uno: paraculaggine.

Poverini!

 


L'Amaca

 

Un armatore che non fa i conti
DI MICHELE SERRA
Al netto delle polemiche, e anche delle opinioni, il bastimento carico carico di sedici migranti dirottati in Albania è un evidente, oggettivo non senso: economico, logistico, politico e perfino marinaro — un bravo armatore non muove una nave se il viaggio gli costa assai più del carico.
Si capisce che accogliere e smistare esseri umani non è cosa semplice; che la questione delle migrazioni è la prima e anche la più impegnativa delle urgenze politiche che incombono; che nessuno ha ancora brevettato la Macchina Virtuosa capace di minimizzare gli impatti negativi (che ci sono) e valorizzare gli enormi, evidenti vantaggi di questi arrivi, che sono pura energia, pura rivitalizzazione del nostro vecchio mondo.
Ma santo cielo, questa stravaganza dell’Albania come dependance d’oltremare, era proprio necessaria? Non ho letto una sola riga, dico una sola riga, capace di spiegare per bene perché mai sarebbe una scelta efficace, funzionale, opportuna. Al di là dell’affabile rapporto tra Rama e Meloni, il gigante e la biondina, coppia molto coreografica e degna della massima simpatia, lui il doppio di lei; al di là delle belle parole di amicizia, della propaganda e della retorica, quali sono i vantaggi concreti di questa mezza deportazione? Che cosa cambia, di fatto, nella qualità dell’accoglienza, nonché nella sacra Difesa della Patria?
A vantaggio del governo, basta qualche idiota che telefona alle trasmissioni radiofoniche più a misura di idiota, gridando “fuori dalle balle i migranti, mandiamoli tutti in Albania”?
Appagati gli idioti e i loro istinti terra-terra, non bisognerebbe dire due parole intelligenti, civili, comprensibili, anche a noi cittadini?

martedì 15 ottobre 2024

Ma daiii!




Differenze



Chissà come sarebbe oggi la situazione sul pianeta se quel meteorite che estinse i dinosauri non si fosse mai abbattuto su questa biglia. Forse si sarebbero evoluti, probabilmente il loro livello intellettivo non gli avrebbe consentito azioni e pensieri eclatanti… che all’Homo Sapiens parrebbero invece riuscire sempre più affinati… come l’ideona di sbattere in galera esseri umani colpevoli solo di scappare dai loro luoghi per disperazione, per desiderio cromosomico di vivere appieno la già flebile esistenza. Probabilmente i dinosauri non sarebbero arrivati a questo; nella loro cervice non poteva inocularsi tanta dabbenaggine, mai poi mai cesellare il tutto con un simbolo religioso di per sé monito di fratellanza, carità, rispetto per gli altri; tutto l’opposto di ciò che questo carcere in terra straniera ci trasmette, persino Donzelli in cuor suo lo comprende. Una prigione spacciata per centro di accoglienza di staminkia, un messaggio subliminale per coloro che vi arriveranno da detenuti, sulla supremazia capitalistica del loro dio, deturpato da sciatterie di ogni genere. 

Molto probabilmente la flora e la fauna concordano all’evidenza: se non fosse arrivato il meteorite, si sarebbe vissuto meglio. Molto meglio.


In memoria



Prima lo hanno sfollato più e più volte. 

Poi hanno bombardato la moschea in cui si era rifugiato e dove sono state uccise 20 persone. 

Infine è stato eliminato tra le tende allestite per i civili nei pressi dell’ospedale Al-Aqsa. 

Studiava ingegneria. Stava raccogliendo soldi per consentire alla sua famiglia di fuggire in Egitto.

È stato ucciso ieri dall’esercito is*aeliano, bruciato vivo dalle fiamme insieme a sua madre.

Si chiamava Sha'ban al-Dalou.
Era palestinese.
Aveva 19 anni.

IA IA IA|

 

L’Ue pensa alla Guerra, ma la nuova bomba è l’ia
DI DANIELA RANIERI
Il Nobel per la Fisica 2024 è stato assegnato a Geoffrey Hinton, considerato il padre dell’Intelligenza artificiale. E già questo è interessante: un inventore di cose artificiali vince il Nobel per una materia, la fisica, la cui etimologia greca è “natura”. Dunque si è ormai assunto che l’IA fa parte del mondo naturale e della nostra realtà al pari della gravità, dell’elettromagnetismo, dell’atomo (anzi, la fisica quantistica è molto più metafisica degli algoritmi). Nel 2023 Hinton si è licenziato da Google, per cui lavorava, per non trovarsi in conflitto di interessi: voleva essere libero di mettere in guardia dal rischio che l’Intelligenza artificiale diventi più intelligente, e dunque più potente, di quella naturale. A Repubblica ha detto: “L’IA sarà molto positiva per la medicina, l’ambiente… Ma non c’è modo di fermarne lo sviluppo. E un giorno diventerà più intelligente di noi… Non so come gli umani potranno rimanere al potere”. Che vuol dire che diventerà più intelligente di noi? Una macchina può “apprendere” assorbendo una mole spaventosa di dati (il processo di machine learning), ma si è sempre pensato che non potesse “comprendere” e dunque agire. Hinton sostiene il rischio che impari a farlo.
Quanto al rischio che l’IA sostituisca gli umani, in parte sta già accadendo: in molti settori il lavoro prima svolto da persone ora viene svolto da algoritmi. In questo la Rivoluzione dell’IA sarebbe uguale alla Rivoluzione industriale: macchine hanno sostituito gli umani nel lavoro manuale; macchine li sostituiranno in quello cognitivo. Bene: avremo più tempo libero! Ciò sarebbe vero se: 1) i lavori affidati alle macchine fossero rimpiazzati da altri lavori in modo da non aumentare la disoccupazione; 2) il salario fosse lo stesso con la diminuzione delle ore lavorate. L’istruzione e l’apprendimento possono essere facilitati o addirittura evitati da questi super-Bignami digitali. L’IA potrebbe dispiegare potenzialità enormi di conoscenza, ma anche inibirle: se chiedo a un bot di indicarmi i maggiori testi storici sul Novecento, potrebbe censurare Marc Bloch, storico e protagonista della Resistenza francese, e propormi il Mein Kampf. Lo strumento che ci libera dal lavoro e dallo studio faticoso non è così democratico come pensano le anime candide, finché i codici sono in mano ai monopoli digitali.
Il dubbio di Hunting è che la macchina possa decidere autonomamente e non solo se istruita da Homo sapiens. Ma se anche fosse plausibile solo la seconda ipotesi: vi pare poco? Turing disse che non è vero che le macchine non pensano: pensano “in modo diverso” e faranno cose che gli umani non sanno fare. Ma la macchina potrebbe acquisire coscienza e voler usurpare il nostro potere? Potrebbe essere buona o cattiva (come in 2001 Odissea nello spazio)? Intanto si sono già registrate nell’IA alcune abilità cosiddette “emergenti”, cioè reazioni imprevedibili e per ora inspiegabili a input dati. Stephen Hawking nel 2015 disse che l’IA ci “spazzerà via come formiche” ed è “la prossima bomba nucleare”. Il Future of Life Institute ha parlato di “rischio esistenziale” dell’IA. Secondo Hunting i bot potrebbero imparare a scriversi i codici da soli. A meno che non gli si mettano dei limiti, cosa che non sta avvenendo per un concorso di colpa tra Capitale e governi: i colossi dell’IA “avevano detto che avrebbero dirottato molti fondi per la ricerca sulla sicurezza, ma non lo stanno facendo. Serve che i governi intervengano per costringere le big tech a cambiare corso”.
I governi non hanno alcuna intenzione di mettere i bastoni tra le ruote ai giganti del Capitale digitale, di cui sono servi. Per i sempliciotti alla Blair e alla Renzi l’IA non rappresenta un pericolo, ma solo un’opportunità: i neoliberisti vogliono sempre più crescita in termini di Pil e di sviluppo, non di progresso; ogni innovazione è buona (ma anche lo Zyklon B, il gas che i nazisti mettevano nelle docce delle camere di sterminio, era tecnicamente un’innovazione). Invece di investire nella produzione e nel commercio di armi e continuare a imbottire di artiglieria l’Ucraina e Israele, i governi europei dovrebbero dedicarsi alla tutela dell’umano. Purtroppo l’altro giorno la ultra-bellicista presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto che tra le questioni più urgenti da affrontare “al primo posto c’è l’Ucraina” (“First, Ukraine”), cioè un Paese che manco fa parte della Ue. Sì, è stata firmata una Convenzione quadro, all’acqua di rose, “per un’intelligenza artificiale affidabile e innovativa, compatibile coi valori democratici”, ma senza vincoli per le big tech. Al primo posto delle priorità dell’Europa, e di un Occidente ormai preda del nichilismo, c’è la guerra. Forse l’IA potrà superarci in intelligenza, ma mai potrà superarci in stupidità, e questo è uno dei motivi per cui il potere delle macchine, in mano agli umani, deve essere limitato.