lunedì 20 maggio 2024

Mannaggia!



Ohhh quanto mi dispiace! E dire che aveva ripulito le carceri dagli oppositori del regime, circa 5000 persone! Un simbolo di saggezza! Mannaggia!

domenica 19 maggio 2024

Pensieri




La chiamavano pubblica

 

Lombardia
Metà cure nelle cliniche E il gruppo San Donato faincettadi convenzioni
DI ALESSANDRA CORICA
MILANO — Il principio, qui, è che pubblico e privato pari sono. Tanto che, in una sanità regionale che vale oltre 21 miliardi di euro l’anno, quasi la metà delle prestazioni è offerta da privati che lavorano in convenzione con il pubblico. E che negli ultimi vent’anni hanno tenuto botta, perdendo “solo” un migliaio di letti, contro gli ospedali pubblici che ne hanno visti scomparire 5.500. È la Lombardia regno della sanità privata, quasi 15 mila letti totali (tra quelli in convenzione e quelli a pagamento) e un’influenza enorme sulla politica.
A fare la parte del leone, allora, è il Gruppo San Donato (Gsd) della famiglia Rotelli: presieduto dall’ex ministro Angelino Alfano, con i suoi 5.144 letti e l’80 per cento dell’attività clinica con il Ssn, ha nel San Raffaele (e nel suo risanamento) la sua bandiera.
L’ospedale, fondato da don Luigi Verzè, è stato salvato 12 anni fa dal crac per 405 milioni da Rotelli: il bilancio 2023 dovrebbe essere depositato a breve, e per la prima volta vedrà il segno positivo per l’ospedale. Che accoglie persone comuni e vip, sportivi, imprenditori: oltre al suo paziente più famoso, Silvio Berlusconi, ecco Fedez, Flavio Briatore, Mino Raiola, Nadia Toffa, Alex Zanardi.
Il Gsd raccoglie una galassia di 18 ospedali, di cui 16 in Lombardia, e conta tre Irccs: oltre al San Raffaele, il Policlinico San Donato e il nuovo Galeazzi, prima struttura a Milano a raccogliere l’eredità di Expo e a sorgere nel sito dell’Esposizione del 2015. La crescita degli ultimi anni è stata segnata dall’ingresso nel gruppo del finanziere svizzero-tunisino Kamel Ghribi, oggi uno dei due vicepresidenti (l’altro è Paolo Rotelli), che ha spinto sulla vocazione internazionale della holding. Dall’accordo con la sanità pubblica dell’Iraq, all’acquisizione in Polonia prima dell’American Heart of Poland, specializzata nel cardiovascolare, e dopo, tramite questa, del gruppo Scanmed. In parallelo, la partnership dal 2023 con Generali, per una rete di poliambulatori.
Un’espansione che, però, non è stata esente da inciampi: dal caso dei miliziani ricoverati in alcune strutture del gruppo, in virtù di un accordo con l’esercito libico nel 2020 (la vicenda ha fatto scattare le sanzioni del Pirellone), alla trovata dei pronto soccorso a pagamento. Già, perché nella Lombardia dove l’assessore al Welfare Guido Bertolaso le sta tentando tutte per accorciare le liste di attesa, il Gsd l’anno scorso si è inventato gli ambulatori ad accesso libero dove il paziente poteva andare senza prenotare e senza fare la coda, pagando 149 euro.
Un’iniziativa che ha scatenato polemiche, tanto da essere riveduta e corretta: gli ambulatori, aperti dal lunedì al venerdì, sono stati ribattezzati “Book & Go” e prevedono che il paziente prenoti il giorno prima. Il costo? 190 euro a visita.

L'Amaca

 

Laggiù nel Far East
DI MICHELE SERRA
Chissà che cosa ha nella testa l’operaio polesano Mantoan, fascista e segatore di autovelox, acciuffato proprio grazie alla tecnologia che voleva abbattere con il flessibile — una forma di neo luddismo che nello stesso gesto unisce la fine della macchina e la fine della legge.
Ammiratore di Hitler e ovviamente No Vax, è parente stretto di quelli che in America assaltano il Campidoglio e nell’Est Europa si arruolano volontari di qua o di là pur di sfogare l’umor nero che li soffoca da dentro.
Sono, questi omoni furiosi e impotenti, nel mezzo di un disastro sociale del quale ci appaiono insieme gli artefici e le vittime. Violenti e pericolosi, al tempo stesso in pericolo. Il mio amico Carlo Mazzacurati, se fosse ancora qui, ci farebbe un film, uno di quei suoi bei film umani e mai giudicanti, tutti ambientati nel Far East. Veneto fino al midollo, Carlo era affascinato da quella che chiamava «la pazzia veneta», se ne sentiva al tempo stesso spaventato e partecipe, a volte perfino intenerito.
Mantoan non gli sarebbe sfuggito, avrebbe affidato la parte a Battiston, il segatore di autovelox si sarebbe aggiunto alla sua lunga teoria di picari fuori di testa, di poveracci illusi, di sognatori alla deriva.
Ben al di là del racconto — il film, il libro — mi chiedo che cosa si possa fare per fermare lo scollamento sociale e probabilmente anche psichico dei segatori di autovelox, per soccorrerli soccorrendo anche noi stessi. La politica li dà per persi, a parte partiti e partitelli nazisti che prosperano come case di ricovero dei Mantoan di tutta Europa. E anche la ragione li dà per persi, la povera Dea Ragione che avrebbe dovuto illuminare la strada d’Europa, e per segarla basta un flessibile.

Liga

 


"Mezz'ora e ancora non ha cambiato accordo"

Gasparrrrri

 

Chiedi a Gasparri, l’ultimo esperto di intelligenza (e di marciapiedi)
DI DANIELA RANIERI
Tra tanti esordienti, è bello ogni tanto tornare ai classici. Maurizio Gasparri, mente brillante del centrodestra, ha parlato di Intelligenza artificiale al Festival del lavoro a Firenze: “Sull’AI il governo sta predisponendo provvedimenti, misure… Bisogna che tutte le istituzioni ne prendano consapevolezza, ne esaltino le potenzialità positive ed evitino le conseguenze negative”.
Impossibile non chiedersi cosa c’entri Gasparri con l’intelligenza, ancorché artificiale; avrà letto il monito del Future of Life Institute sul “rischio esistenziale” dell’AI? Comunque, se nei Paesi non sottosviluppati a ragionare di AI ci sono fior di ingegneri, linguisti, filosofi e neuroscienziati, da noi c’è Gasparri. È nota la sua opus maximum, la legge omonima che regalò la tv pubblica a Berlusconi (poi peggiorata da Renzi); ma ricordiamo i titoli scientifici che fanno di Gasparri un esperto di nuove tecnologie. Su Twitter, a una utente che gli rinfacciava d’esser stato per anni il lecchino di un delinquente, il senatore della Repubblica rispose: “Finito sul marciapiede per oggi?”. È un topos dei social: alle donne Gasparri dà delle prostitute, agli uomini dei figli di mignotta: “Vai a riprendere mamma sul marciapiede”, “mamma tua ha lavorato tutta la notte in strada a 70 anni”, etc. (e sì che di un utilizzatore finale di prostitute era devoto). La carriera di troll gli ha evidentemente guadagnato una fama da esperto di algoritmi, nonché delle loro implicazioni etiche. (Una volta su Twitter gli han fatto credere che Jim Morrison fosse un rapinatore serbo in libertà, e lui: “Una vergogna”).
L’ossessione di Gasparri per il marciapiede si capisce: è noto il gossip, smentito dal Giornale, legato a un episodio stradale occorsogli una sera del 1996, quando, invitato al Circolo del Polo, si perse con la sua auto “nella zona sportiva dell’Acqua Acetosa che… la sera pullulava di donne e/o uomini in vendita con perizoma e calze a rete”, cioè di trans. Una pattuglia dei carabinieri lo fece accostare sul marciapiede, dove Gasparri ebbe modo di chiarire l’imbarazzante equivoco; da qui forse l’ossessione per il marciapiede, un trauma evidentemente mai metabolizzato. “Ahò, ma lo sapete? M’hanno fermato i carabinieri qua vicino”, avrebbe detto ai commensali, “pensa se passava qualcuno e me vedeva, poteva pensà che annavo coi trans!” (pensate a un chatbot che parla come Gasparri). Naturaliter, ora discetta di AI, tema fondamentale per l’umanità, invocando le misure del governo (che verranno prese da personalità del calibro di Lollobrigida, Santanché, Urso, Valditara…). Più che un monito, un grande sponsor per sostituire i politici con l’intelligenza artificiale: sempre meglio di niente.

Chiaro, chiarissimo!

 

Elly detta Silvio
di Marco Travaglio
Parlare di rispetto delle regole in un Paese dove la premier accoglie all’aeroporto un assassino condannato all’ergastolo come un eroe non è solo assurdo: è anche inutile. Ma adoriamo le missioni impossibili. E ancor più i paradossi. Tipo quello del Pd che, dopo aver voluto nel 2000 la legge sulla par condicio per garantire parità di accesso in tv a chi si candida alle elezioni, ora vuole “riformarla” perché l’Agcom che ne sanziona le violazioni ha impedito a Meloni&Schlein di violarla. O tipo quello della Schlein che tuona un giorno sì e l’altro pure contro TeleMeloni (la Rai spartita tuttora fifty fifty fra destre e Pd), organizza sit-in indignati e poi si apparecchia un tête-à-tête con la Meloni a Porta a Porta, cuore di TeleMeloni. Ma i paradossi sono come le ciliegie: uno tira l’altro. Infatti – informa il Messaggero– il “quartier generale del Nazareno” ha pronta un’altra “mossa per aggirare la scure della par condicio (sic, ndr) e provare a salvare in extremis il duello Meloni-Schlein. Come? Spostando l’arena dalla tv a un territorio neutro, immune dai paletti dell’Agcom e dai veti dei leader esclusi: le pagine Instagram e Facebook delle due comandanti in capo”, dette anche “le due timoniere”, per un bel “duello 3.0” (cioè un gioco delle tre carte). Ma, paradosso nel paradosso, a rifiutare quel trucchetto da magliari è proprio la Meloni, cioè l’erede del berlusconismo che s’è sempre opposto alla par condicio.
Non potendola aggirare con la truffa telematica, non resta che cambiare la legge. Lo dice a Repubblica Stefano Graziano, deputato dem in Vigilanza: “Serve un lavoro di aggiornamento della par condicio, una manutenzione per rendere le regole più smart”. Quali regole smart? “Un po’ meno veti e un po’ più servizi per i cittadini”. Quali servizi per i cittadini? “Il dibattito fra la presidente del Consiglio e la leader del principale partito di opposizione”. Cioè un servizietto per far credere ai gonzi che le elezioni non siano una corsa fra tante liste alla pari in cui vince chi decidono gli elettori, ma una partita a due tra FdI e Pd (almeno finché il Pd sarà secondo nei sondaggi). Lo spiega la stessa Repubblica (che, altro spassosissimo paradosso, è spalmata da giorni sulla linea Vespa), testuale: non si può “consentire al capo di un movimento del 3% di impedire a chi guida i primi due partiti di confrontarsi in diretta”. Par di sentire B. che nel 2013 tuonò scandalizzato: “Con la par condicio in tv i piccoli partiti avranno lo stesso spazio di quelli grandi!”. C’è voluto del tempo, ma ora ci è arrivato anche il Pd. Quindi chi nei sondaggi ha il 3% (come FdI sei anni fa) non potrà mai salire, perché la riforma smart voluta dai due primi partiti daranno visibilità soltanto a loro. A Giorgia detta Giorgia e a Elly detta Silvio.