domenica 7 gennaio 2024

Borghetti cucinato

 

Borghetti sotto spirito
di Marco Travaglio
L’italovivo Enrico Borghi ha rilasciato un’intervista a Repubblica – l’ultimo luogo al mondo popolato da renziani – per accusare la Meloni di “temere un’iniziativa giudiziaria”, di “mandare avvertimenti alle Procure” come Crosetto, di “non avere in mano le redini del vapore” (il famoso vapore con le redini) e di “vedere fantasmi dove non ci sono”. Resta da capire perché questo fenomeno non dica le stesse cose del suo leader Renzi che, quando Crosetto accusò i magistrati di congiurare contro il governo, fu il primo a dargli manforte, avendo fatto ben di peggio: da anni accusa i pm di Firenze di perseguitare lui, compari, genitori, altri parenti inquisiti e li ha più volte denunciati, collezionando una raffica di archiviazioni. Ma Borghi è sfortunato: ha passato due anni, prima da responsabile Sicurezza del Pd e poi da membro del Copasir del Pd trasmigrato in Iv, a inventare complotti di Putin e delle sue quinte colonne. Denunciò sudatissimo la diabolica missione putinian- contiana di medici e infermieri russi venuti in pandemia per spiarci con microspie nascoste negli stetoscopi, nei tamponi e nelle mascherine. Disse che Putin l’aveva giurata a Guerini perché aveva impedito ai russi di spiarci: poi si scoprì che la spedizione era partita proprio dal ministero della Difesa guidato da Guerini, che alla fine ringraziò pubblicamente Mosca. Torchiò accaldatissimo al Copasir l’ad Rai Fuortes sugli agenti putiniani ospiti della Berlinguer, fra cui il putribondo Orsini: “Sono stati rilevati rischi per la sicurezza nazionale”. Poi si scoprì che l’unico torto di Orsini era di aver capito per primo come sarebbe andata a finire la guerra in Ucraina: non perché gliel’avesse detto Putin, ma perché sa dove sono Ucraina e Russia sul mappamondo. Attaccò anche Rete4 per aver intervistato Lavrov, cioè per uno scoop: “Un chiaro tentativo di destabilizzare le democrazie occidentali. Questo fenomeno da noi dilaga mentre negli altri Paesi non esiste”, tuonò mentre la Cnn intervistava Peskov, portavoce di Putin.
E le sfighe non sono finite: ieri, mentre Borghi sparava contro la Meloni su Rep, il Fatto svelava il rapporto della Guardia di Finanza acquisito dal Copasir sulle missioni di intelligence&affari di Marco Carrai – al seguito o per conto di Renzi – presso 007 italiani, oligarchi-spioni russi sotto sanzioni, vertici del Mossad e autorità di Arabia, Emirati e Qatar. Cioè: l’amico e console d’Israele è pappa e ciccia con l’emirato che finanzia Hamas per le stragi contro Israele. Come se la famiglia Allende invitasse al veglione di Capodanno gli eredi di Pinochet. E ora chi lo sente Borghi? Pare abbia già prenotato un’intervista di fuoco su Rep contro Renzi e Carrai: il tempo di trovarsi un altro partito, poi si scatena.

L'Amaca

 

La giovinezza in capo al mondo
DI MICHELE SERRA
Le pagine politiche belle non abbondano e dunque vanno tenute da conto: è importante condividerle. Una di queste è la “danza” maori (haka) che una giovanissima deputata neozelandese ha scelto per il suo primo intervento in Parlamento: un breve video che sta facendo il giro del mondo, seppure in ritardo rispetto all’evento, che è di circa un mese fa.
È l’irruzione forte, integra, orgogliosa, di una cultura antica dentro le istituzioni democratiche di un Paese che fu prima la terra dei maori, poi quella dei coloni europei (fino in capo al mondo, siamo andati a rompere le scatole), infine, si spera, la terra di entrambi.
Colpisce molto leggere, sui volti dei deputati seduti attorno, un visibile coinvolgimento emotivo. Qualcuno “canta” con lei, altri mormorano in sincrono il testo di quel rito, c’è chi ha gli occhi lucidi, tutti hanno l’espressione seria, compresa, di chi sa di essere testimone di una pagina della storia.
Ma soprattutto colpisce, specie noi italiani, la complessiva giovinezza non solo della deputata Hana-Rawhiti Maipi-Clarke, che ha ventuno anni, ma della maggior parte dei deputati che la circondano. Non siamo più abituati alla giovinezza, questo è probabilmente il problema principale della nostra decrepita comunità nazionale. Eppure esiste: il mondo, a differenza di noi, è giovane. E il fatto che Hana-Rawhiti abbia dedicato lahaka ai suoi nonni, e con loro agli indigeni assoggettati e ammutoliti per un paio di secoli, fa pensare che solo l’energia dei vent’anni è in grado di ribaltare la storia anche nel nome di chi non ha potuto, o ci ha rinunciato.

sabato 6 gennaio 2024

Oltraggio alle sinapsi!





Ridicolizzare la nostra memoria, come questi babbani che riprendono un evento che dovrebbe essere degustato dalla propria memoria, la quale nel futuro la farà rivivere assaporando un cibo, acchiappando un odore. E invece no! Far video ad minchiam è la nostra nuova specialità, come quei cretini che al Louvre immortalano col proprio smartphone Monna Lisa, e per i quali spererei un lungo soggiorno in un centro di rieducazione mentale e sociale. Che prima o poi dovremmo collettivamente pensare di erigere. Prima che sia troppo tardi!

Sempre più forti!




Grande Flagello insuperabile!




Ripartenza



C’è persino del tenero sulle dichiarazioni del ventiquattrenne che, assieme ad altri due amici, ha steso un cavo d’acciaio in mezzo ad una strada milanese, visto che non si rese conto del danno che avrebbe potuto provocare, compreso teste rotolanti di ignari motociclisti. È talmente latitante il senso civico in moltissimi attuali viventi, da paragonarlo a come ci si comporterebbe nel caso in cui, giocando a Monopoli, qualcuno iniziasse a voler costruire alberghi nelle stazioni, nel senso che gli altri presenti rimetterebbero a posto i propri pispolini e, pacatamente, inviterebbero la combriccola a ricominciare da capo, dopo aver letto le istruzioni. Così nel quotidiano ci dovremmo tutti fermare, ammettendo di aver esagerato, errato valutazioni, evaporato ideali. Ripartire dall’Abc delle logiche conviviali, sociali, riscoprendo il bene comune. Ma soprattutto: lasciar spazio ai giovani ovunque, sfanculando ritorni di anziani sui luoghi di lavoro post pensione, facendo decadere mummie parlamentari, totem dirigenziali, fissando limiti invalicabili nella gestione del bene comune. Altrimenti pletore di imbambolati da scimmie mediatiche continueranno a non comprendere ciò che la ragione nell’intimo gracchia, obnubilata dal chiasso fagocitante, al punto da non far capire la letalità dello stendere un cavo d’acciaio in mezzo ad una strada!

Infine Selvaggia

 


Matteo e la beneficenza online. La solita questione da “squali”

di Selvaggi Lucarellli 

Quando ho iniziato a indagare sull’ormai famoso Pandoro-gate lo scorso anno, le reazioni dei giornali e dei lettori furono scoraggianti. L’idea che una giornalista ficcasse il naso in una storia di generosità destò immediata antipatia.
I giornali svilirono l’inchiesta parlando di “polemica”, “attacco” e così via, confermandomi la solita idea: indagare sulle donazioni è un lavoro scomodo, pretendere trasparenza da chi “soffre” o da chi dona è spesso accompagnato da un coro di “come ti permetti”, “ma fatti i fatti tuoi” e, alla fine, ci si rassegna all’idea che anche le vittime, appunto, abbiano sempre una patente d’innocenza insindacabile. Lo sapeva bene anche Matteo Mariotti, il ragazzo attaccato dallo squalo in Australia che a dicembre, siccome ho osato esprimere perplessità su una raccolta fondi a lui destinata, mi aveva scritto in privato, mentre era ancora in ospedale a Brisbane: “Dammi il tempo di mettermi in forza e spiegherò a tutta l’Italia il male che mi hai fatto. (…) Con me hai sbagliato, vai a rifarti gli zigomi”. E così ha fatto: non appena è tornato, fiumi di interviste con accuse a me di essere la cattiva che gli ha buttato odio addosso. I fatti pregressi: a metà dicembre Matteo viene aggredito da uno squalo. A Brisbane gli viene amputata metà gamba. Lui, per sua ammissione, ha una assicurazione medica che copre le spese mediche. I suoi amici però aprono subito una raccolta fondi il cui scopo scritto sul sito è “per spese mediche”. L’obiettivo sono 20 000 euro. Appena raggiunta la cifra alzano il tetto a 50 000. Nel frattempo parte un’altra raccolta parallela in cui viene fornito l’iban della zia di Matteo. Io denuncio pubblicamente la poca trasparenza di questa raccolta, visto che in Australia l’assicurazione copre le spese e in Italia, quando Matteo arriverà, abbiamo la sanità pubblica. L’amica che ha organizzato la raccolta fondi mi contatta e ammette di non sapere bene di quanti soldi avrà bisogno il suo amico. Ma tanto, dice lei, la gente mica è obbligata a donare. Insomma, confonde il concetto di colletta tra amici e raccolta fondi. Alla fine gli amici, dopo le mie domande, chiudono la colletta a 62 000 euro e nel loro gruppo whatsapp si lamentano perché “mica è giusto darla vinta a quella tr*ia”. Molti mi scrivono insultandomi e minacciandomi. Matteo, come già detto, mi scrive prima che vuole tanto incontrarmi, poi che me la farà pagare raccontando all’Italia cosa gli ho fatto. Già, cosa gli ho fatto? Ho preteso trasparenza laddove trasparenza non c’era. Migliaia di donatori avevano già donato “per spese mediche” convinte che senza i loro soldi questo ragazzo il cui padre possiede uno dei locali più noti di Parma (ragazzo che nel 2023 aveva già fatto avanti e indietro in l’Italia due volte dall’Australia), non possa essere curato. Gli amici volevano fare un regalo a Matteo? Benissimo. Gli amici vogliono che Matteo si compri la migliore protesi del mondo e non quella che passa la Asl? Benissimo. Tutto questo però non può essere spacciato per “spese mediche” e le raccolte si aprono quando si hanno preventivi e quando si ha idea della destinazione del denaro. In Italia ci sono circa 3.000 persone all’anno che subiscono un’amputazione in seguito a ischemie, incidenti, malattie oncologiche, infezioni. Persone che non aprono raccolte fondi, che contano sul servizio sanitario nazionale, che affrontano le difficoltà senza la stampa a dedicargli titoloni, che devono spesso battersi per avere ciò che gli spetta. Matteo ieri sorrideva posando tra assessori regionali e il direttore generale dell’ospedale Rizzoli Anselmo Campagna come se si trattasse di un paziente speciale, con una copertura stampa inspiegabile, accusando chi ha osato criticare la finalità opaca della raccolta fondi a lui destinata di essere più feroce dello squalo. E ovviamente, nessun giornalista ha da ridire sulla furbata della raccolta fondi “per spese mediche”, ma i titoloni sono per la cattiva giornalista che fa domande. Diceva l’antropologo francese Renè Girard: “Perfino i nichilisti più estremi decostruiscono tutto fuorché il principio dell’innocenza della vittima”.