venerdì 5 gennaio 2024

Quisigode!!!




Doveri




In sintesi

 


L'Amaca

 

Il partito armato
DI MICHELE SERRA
Per il povero Pozzolo chiedo le attenuanti ambientali. Si è fatto le ossa in un milieu politico nel quale le armi da fuoco sono considerate materiale nobile, orpelli da ostentare. Da anni il web pullula di leghisti amici della doppietta (è senza dubbio la Lega, in Italia, il partito armato per eccellenza), poi saliti sul carro meloniano per il tracollo elettorale di Salvini. Pozzolo tra questi.
La cronaca (anche nera) è ricca di episodi che confermano la vocazione armigera della destra, in un Paese, il nostro, che tra tanti difetti non ha, o almeno non aveva, quello di venerare le armi da fuoco. Gli italiani, a parte l’ignobile parentesi del terrorismo nero e rosso, non hanno mai avuto gran dimestichezza con le armi, con l’eccezione legale di un paio di minoranze organizzate, i cacciatori e i tiratori sportivi, che almeno possono accampare un pretesto “tecnico”. Il resto della popolazione era abituata a considerare fucili e pistole come dotazione delle forze dell’ordine e dell’esercito.
Poi l’idea della giustizia privata, come nell’Arizona dell’Ottocento, è diventata un ritornello della Lega, a partire dalle “trecentomila doppiette” di Bossi. Non c’è giustiziere privato che il Salvini non abbia difeso ed elogiato (morte ai ladri!). Il mitico sindaco Gentilini disse (spiritosamente, eh…) che agli immigrati si deve sparare come ai leprotti; e lungo quella scia si sono espressi in parecchi, guadagnandosi la riconoscenza eterna della lobby delle armi. E dunque, il povero Pozzolo, che cosa poteva saperne, che le pistole non sono cose da maneggiare come i datteri e le noci, a Capodanno? Sospenderlo dal partito, e perché mai, visto che il culto delle armi da fuoco è al governo?

Riassunto spettacolare

 

La bugiarda sincera

di Marco Travaglio

Fra una balla e l’altra, ieri Giorgia Meloni è stata colta da alcuni lampi di sincerità. Quando ha interrotto la conferenza stampa per fare pipì (anche l’Uomo dell’Anno, come direbbe Fichi Sechi, deve fare i conti con la prostata). O quando ha liquidato con due battute la legge bavaglio che avrebbe impedito agli italiani (lei compresa) di leggere l’ordinanza sulla cricca degli appalti Anas: dinanzi a giornalisti con bavaglio incorporato che, per i nove decimi, le servivano assist anziché domande e chiudevano l’incontro con un bell’applauso (come nella Corea di Kim Jong-un e nell’Italia di Draghi), l’idea che piangano per un divieto che già osservano prima che venga imposto fa scompisciare anche lei. O quando ha schiacciato le palle che gentilmente le alza ogni giorno la sinistra più stupida del mondo: il giudice della Corte dei Conti che insulta il governo; il Pd che chiede la testa di Delmastro una delle rare volte in cui non c’entra; Rep che lancia continui allarmi democratici perché la destra, vinte le elezioni, occupa la Rai e nomina giudici alla Consulta come ha sempre fatto il Pd senza mai vincere un’elezione.

Ma il momento di massima trasparenza è stato quando ha negato il familismo in FdI e la questione morale nei casi Verdini, Santanchè, Sgarbi, Crosetto&C.: “Sul familismo comincio a stufarmi” (sapesse noi); “Non c’è una questione morale, ma solo casi singoli. E non abbiamo allentato i poteri di controllo” (infatti hanno tagliato le mani alla Corte dei Conti e stanno abolendo l’abuso d’ufficio). Poi è partita per la tangente, attribuendo al Fatto e alla sua vera ossessione, Giuseppe Conte, cose mai dette: “Dovrei far dimettere persone raggiunte da avvisi di garanzia? I 5Stelle non han fatto dimettere Raggi, Conte, Grillo e Appendino, a cui io ho espresso solidarietà”. A parte il fatto che la Meloni ha passato gli ultimi 15 anni a chiedere dimissioni di indagati e non (spesso a ragione), qui nessuno collega gli avvisi di garanzia con le dimissioni. Qui si parla di questione morale, diversa e molto più ampia di quella penale: riguarda condotte e conflitti d’interessi incompatibili con la dignità e l’onore richiesti dall’articolo 54 della Costituzione, accertati ora da pm, ora da cronisti. Quando ne emerse uno sul sottosegretario Siri, Conte lo fece dimettere. E lo stesso dovrebbe fare lei, liberandosi di Sgarbi e Santanchè e cambiando delega a Salvini perché ha il cognato e il suocero lobbisti (e forse pure tangentisti) su appalti dell’Anas controllata dal suo ministero. Voi direte: perché allora è stata sincera sul familismo e la questione morale? Perché sa benissimo che esistono e sono uno scandalo, ma non può cacciare nessuno. Sennò svuota prima il suo partito, poi il suo governo.

giovedì 4 gennaio 2024

Grande!




Al galoppo



Stiamo andando al galoppo verso la rovina! Questa è Emily Pellegrini che in pochissimo tempo ha acchiappato 150mila followers su Instagram. Calciatori, tennisti e ricconi l’hanno cercata ovunque. Ma non l’hanno trovata: è stata creata dall’Intelligenza Artificiale! Se visitate il profilo non noterete nessuna differenza col reale.