venerdì 18 agosto 2023

Totò alla cultura

 

E Totò Sangiuliano tentò di vendere o donare il Colosseo al duo Musk&Zuck
DI DANIELA RANIERI
Senza alcun dubbio, il personaggio più immaginifico del Circo Meloni è il ministro della Cultura Sangiuliano. L’altro giorno, con questi chiari di luna, ha tentato di vendere il Colosseo a due miliardari americani. Venuto a sapere che Elon Musk e Mark Zuckerberg si erano sfidati a duello sui social ed erano in cerca di una “location” a tema antico-romano per un incontro di arti marziali miste, disciplina che praticano entrambi oltre al cattivo gusto, si è subito offerto per mettere a disposizione dei due ricconi i migliori gioielli del nostro patrimonio storico-architettonico. Volete il Colosseo? Prego! Preferite Pompei? A voi! L’Arena di Verona? Vogliate favorire. Gennaro-Totò ci aveva fatto la bocca: trattavasi di “un grande evento di evocazione storica” che avrebbe portato milioni e milioni a ospedali pediatrici. Musk, padrone di X e Tesla, faceva Decio Cavallo: “Di’ un po’ paesà, è un buon bisinìss?”. Il ministro Cavalier Ufficiale Antonio Trevi: “Ottimo! Ogni tanto l’affitto alle case cinematografiche, ci girano le pellicole”. Il meno psicopatico Zuckerberg esitava e il ministro contrattava con Musk: “Con 10 milioni te la cavi!”. E Musk: “Domani vieni al consolato americano, ti faccio trovare il contratto pronto e money!”. Sangiuliano gli ha chiesto la caparra: “Ma che, centomila lire… Oh! E che, in America così fate gli affari?”. S’eran fatti avanti i sensali, omologhi del rag, Girolamo Scamorza detto “La mi scusi”: il sindaco di Pompei (“L’anfiteatro è il luogo più adatto”), Sgarbi (“Si faccia al Colosseo, 150 milioni), Gasparri (“200 milioni, grazie al grande potere del web”). Ieri, ahinoi, si è appreso che i due stavano scherzando: niente money. Quando Musk sbarcherà su Marte, nel 2029, Totò Sangiuliano cercherà di vendergli il Monte Olimpo: “E bravo fesso, se nel frattempo viene qualcuno che se lo vuol comprare che fa, io aspetto a te?”. (È un’illazione che il governo voglia svendersi il nostro patrimonio: il Colosseo glielo avrebbero dato pure gratis).

Adolfo il Saltimbanco

 

Urso alla pompa
di Marco Travaglio
Se le nostre vite non dipendessero da loro, dovremmo ringraziare i ministri meloniani per il buonumore che ci regalano, al punto da farci sospettare che esistano proprio per divertirci. Era dai tempi del duo comico Fontana&Gallera che non si rideva tanto. Avevamo appena finito di scompisciarci per il fantozziano summit dei direttori dei musei strappati alle ferie dall’instancabile Sangiuliano nel giorno di Ferragosto e costretti a muovere le bocche a favore di telecamere in sincrono con lui per dimostrare che avevano un sacco di cose da dire e da fare, quando sul Messaggero ci è caduto l’occhio sulla minchiata dell’estate (non diciamo dell’anno perché mancano quattro mesi e mezzo). Riguarda il 17° rialzo dei prezzi dei carburanti in 17 giorni ed è firmata dal sagace ministro delle Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso: “Il prezzo industriale della benzina depurato delle accise è inferiore rispetto ad altri Paesi Ue come Francia, Spagna e Germania”. Ma tu pensa: senza le accise, la benzina costerebbe meno. Il guaio è che le accise ci sono, e fra le più alte d’Europa: perciò la benzina ci costa più che ai finlandesi, francesi, tedeschi, belgi, svedesi, inglesi, spagnoli e austriaci. E in una settimana ha fruttato allo Stato un extragettito di 2,2 miliardi, più di quello che il governo vuole (forse) prelevare alle banche.
Quindi, ricapitolando. Giorgia Meloni vince le elezioni dopo dieci anni di campagne (sue e di Salvini) e pittoreschi video alla pompa contro lo scandalo, la vergogna, l’obbrobrio dei governi che non aboliscono le accise; poi va al governo e non le abolisce, anzi abolisce il taglio di 30 centesimi al litro introdotto da Draghi (che, al confronto con questa destra a sociale, era Che Guevara); siccome il prezzo impazzisce, addita fantomatici “speculatori” e sguinzaglia la Guardia di Finanza (che spende un capitale in benzina); poi crede di risolvere il problema imponendo ai benzinai di esporre i cartelli col prezzo medio nazionale, invece lo aggrava perché innesca una corsa al rialzo con effetto domino; Salvini però precisa che, sopra i 2 euro al litro, il governo interverrà, ma ora siamo sopra i 2 euro e il governo resta in ferie. E quel gran genio di Urso spiega che l’ideona dei cartelli è “risultata pienamente efficace nel contrastare la speculazione” (infatti l’ha incoraggiata e legittimata) e non dobbiamo preoccuparci perché, se non ci fossero le accise, la benzina costerebbe meno. Ma va? Il fatto che lui stia al governo perché la sua premier e il suo vicepremier avevano promesso di abolirle è un dettaglio che a lui sfugge. Ma temiamo non sfugga agli elettori automuniti che, se non fossero spiritosi come lui, attenderebbero con ansia di incontrarlo mentre attraversa la strada.

giovedì 17 agosto 2023

Polli siamo noi!



Come se nulla fosse accaduto, come se magagne finanziarie, mancati pagamenti di stipendi, prelievi anomali, costituissero la normalità, di più, un blasone da ostentare in queste terre assolate del regno tenebroso dell’”io so’ io e voi nun siete un caxxo!” Intervistata dalla sempre prona rete ammiraglia il ministro del turismo, che per gli allocchi ha ceduto le quote del Twiga al palestrato compagno, mostra a noi inferiori l’alterigia, lo snobismo e la tenaglia della diversità sociale di cui è regina incontrastata. Mentre il popolino combatte contro piccolezze amministrative che uno stato solo in apparenza giusto ed equanime parrebbe pretendere, nella casta di lor signori le presunte nefandezze sono stendardi da issare per decretarne la scaltrezza politica. Nulla di meglio non c’è per la plastica col ministro attorno che il pensiero comune, levigato ad hoc da ciò che chiamiamo ancora informazione.

Auguri!!!



Uno dei più grandi attori del cinema mondiale, compie oggi ottant’anni! Tantissimi auguri Bob!

Dentifricio



Tieni presente Charles che questa grinta che stai manifestando, il Gasp la richiede per aprire il tubetto del dentifricio…

Abile e arruolato!



Non mi stupisco del fascistone che è in lui, del suo parlare palesemente ad cazzum, del suo odio rancoroso tipico di un disadattato che se non avesse trovato rifugio nel deposito del “nero perdi sempre” per antonomasia, probabilmente avrebbe fatto carriera in qualche giornalucolo con tanto di direttore ebbro. Mi lascia basito il funzionamento dell’arruolamento, che sembra agevolare energumeni come costui.

Post ferragostano

 

Truffe d’assalto
di Marco Travaglio
Ora che anche il numero 2 della Nato parla come Orsini, ci aspettavamo un aggiornamento delle liste dei putiniani made in Corriere&Repubblica. Invece i nostri atlantisti preferiti battono la fiacca, dispersi in chissà quale località balneare. E si lasciano sfuggire l’occasione di smascherare l’ultimo pacifinto al soldo del Cremlino che vuole la resa dell’Ucraina e confonde aggressore e aggredito: Stian Jenssen, capo di gabinetto del segretario generale Jens Stoltenberg. Il quale, senza che Johnny Riotta, Sambuca Molinari e il duo Sarzanini-Guerzoni facessero una piega, s’è permesso di dichiarare: “La soluzione potrebbe essere che l’Ucraina ceda suoi territori in cambio dell’adesione alla Nato”. E di spiegare che la controffensiva ucraina è ormai mission impossible: lo stallo dura praticamente intatto da un anno, le regioni occupate di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zhaporizhzhia restano in mano della Russia che “sta lottando enormemente, ma sembra irrealistico che possa conquistare nuovi territori. Piuttosto la questione è cosa l’Ucraina riuscirà a riprendersi”. Anche perchè a settembre torneranno la pioggia e il fango a impantanare tutto. Par di sentire, oltre ai “putiniani” del Fatto, il generale Mark Milley, capo di Stato maggiore Usa, che lo diceva già l’11 novembre. Se gli avessero dato retta allora, l’Ucraina si sarebbe risparmiata otto mesi di bombardamenti, immani distruzioni e decine di migliaia di morti.
Di questo, ora che l’ha capito anche il vertice Nato, dovrebbero discutere i governi europei per far cessare subito l’inutile strage sposando senza indugi le iniziative diplomatiche del Vaticano e della Cina. Nell’interesse non di Putin, ma del popolo ucraino e dell’Europa. E, nell’Ue, i più attivi dovrebbero essere i governi “sovranisti”, a partire dal nostro. Invece tutti tacciono, aspettando non si sa bene cosa, anzi si sa benissimo: altre stragi e devastazioni, finché sua maestà Joe Biden o chi verrà dopo chiuderà i rubinetti degli armamenti e dei miliardi, abbandonando l’Ucraina al suo destino. Possibile che nemmeno l’uscita del braccio destro di Stoltenberg svegli dal letargo i nostri intellettuali e i nostri media, per non parlare del Pd, tutti stancamente accucciati su un atlantismo di maniera che non convince più nessuno e non serve a nulla? Ieri, dopo la svolta della Nato, il sito di Rep tentava di alzare il morale della truppa con un titolo degno di Lercio e Osho: “La previsione di Bellingcat: ‘Tra sei mesi Prigozhin sarà morto o ci sarà un altro golpe in Russia’”. Noi non sappiamo se fra sei mesi Putin e Prigozhin saranno vivi o morti. Ma sappiamo che migliaia di ucraini oggi vivi saranno morti, per giunta invano. E la colpa sarà di chi non avrà fatto nulla per salvarli.