martedì 23 maggio 2023

Rattristato

 


Già conosciuta a Pechino Exspress, la fidanzatina del Maneskin per antonomasia ci trasmette la sofferenza per aver scialacquato euroni sbagliando partenza e destinazione per la meritata vacanza. 

Partendo dal presupposto sempre valido che chi ha i soldi è giusto che se li spenda, mi permetto di commentare il piagnisteo di Giorgia solo per un motivo: perché pubblicarlo? Per aver solidarietà? Per rattristare adepti? Per convincerci che siamo tutti uguali e che la moneta non fa differenze sociali? 

Potevi risparmiarti tale miagolio cara Giorgia, anche perché, non so se lo sai, attualmente nel nostro paese c'è gente che ha perso tutto, i romagnoli in special modo, a causa dell'alluvione e di altre nefandezze climatiche e non, E visto che molti stan spalando nel fango, perché, mi domando, cercare pietismo, compassione, solidarietà, quando il tuo fidanzato, giustamente, potrebbe noleggiarsi un volo privato? 

Ma capisco pure, senza voler fare il solone di turno, che nella società dell'Apparire siamo costretti tutti a forzare la ragione e il senso comune di socialità.

Sarà per un'altra volta Giorgia! E buone vacanze!  

Effetto sentenza

 


Daje Selvaggia!

 

Il “revenge paper” di Renzi su Calenda, Conte, pm&C.
PICCOLE VENDETTE TRA AMICIIL NUOVO “RIFORMISTA” - “Quando c’ero io”. Il neo direttore irresponsabile (per le querele c’è Ruggieri) fa un giornale “personale”, altro che “idee differenti”
DI SELVAGGIA LUCARELLI
“Il Riformista ospiterà anche idee differenti. Non è il giornale di Italia Viva”. Aveva detto così Matteo Renzi alla vigilia del suo nuovo incarico come direttore del Riformista. Bisogna ammettere che, come sua abitudine, è stato di parola: il Riformista effettivamente non è il giornale di Italia Viva – cosa andate a pensare – ma di Matteo Renzi. Ed è anche vero che ospita idee differenti: un giorno l’idea di Matteo Renzi sulla giustizia, un giorno quella di Matteo Renzi sugli ambientalisti, un giorno l’idea di Matteo Renzi sulla guerra e così via. Un coro di voci davvero composito e frastagliato, che aiuta il lettore a formarsi un’idea imparziale. È stato di parola anche quando, a chi gli chiedeva come si potesse conciliare il suo impegno politico con quello giornalistico, ha dichiarato “Non lascio ma raddoppio!”. In effetti è un conclamato caso di doppia personalità: ce l’ha menata per anni con la storia delle competenze, del saper fare, “Siamo il polo della competenza” aveva giurato in occasione del suo accordo con Calenda”, e poi si è messo a dirigere un giornale senza neppure aver mai scritto un articolo sulla finale dell’Isola dei famosi. Però attenzione, non arrivate a conclusione affrettate, c’è una competenza, in effetti, a cui ha rinunciato con generosità: le eventuali querele al giornale sono tutte di competenza del direttore responsabile Andrea Ruggieri, Renzi è solo direttore editoriale. Davvero una dimostrazione di abnegazione e magnanimità a cui il giornalismo delle competenze non può che essere grato. È anche una grande dimostrazione di maturità politica e giornalistica il fatto che non utilizzi il Riformista per vendette, ritorsioni, pizzini e rese dei conti. Provo a immaginare una riunione di redazione tipo al Riformista, con Matteo Renzi che freme per andare a correre ed è collegato via call in pantaloncini, canotta e fascetta tergisudore di fantozziana memoria: “Buongiorno direttore, di che parliamo oggi?”. “Allora, c’è un geometra di Brescia che alla maratona di Milano ha chiuso il giro 30 minuti prima di me, facciamo un colonnino sui suoi guai con il fisco e qualcosina anche sui suoi problemi erettili”. “Va bene direttore, poi?”. “Su Giuseppe Conte che abbiamo?”. “Niente direttore, ieri non ha parlato”. “Perfetto, apriamo a tutta pagina con il silenzio criminale di Giuseppe Conte”. “Va bene. E la battuta nella esilarante rubrica Cattivissimo me, su chi la facciamo?”. “Disegnate Calenda a forma di mandarino che mi minaccia urlando “Guarda che ti SPICCHIO!”. “Ma Matteo non fa ridere ed è una battuta vecchissima!”. “Sei licenziato”. “Ma sono il direttore responsabile Andrea Ruggieri, non puoi licenziarmi, devi trovare un altro modo per farmi sparire!”. “Ah giusto, allora facciamo un partito insieme”.
Ecco, mi dicono che più o meno le cose, lì dentro, vadano così. E non è difficile crederlo, visto che sfogliando il Riformista sembra di forzare il lucchetto del diario segreto dell’adolescente Matteo Renzi e di accedere ai suoi scritti serali, partoriti nella cameretta, densi di sfoghi incontenibili su chi ritiene lo bullizzi (i magistrati), sul compagno più figo di lui (Conte), su quelli con cui ha litigato (tutti). Il Riformista non è il giornale diretto da Matteo Renzi, è il lettino dell’analista su cui si sdraia quotidianamente Matteo Renzi, sono le sue espettorazioni su complessi mai sanati, sconfitte non elaborate, vendette non consumate.
Il famoso “quando c’era lui”, nella linea editoriale di Matteo Renzi, muta in “Quando c’ero IO”, e quindi ci sono paginate intere su quanto fossero calate le tasse durante il governo Renzi-Gentiloni. Travaglio, in una foto elaborata dall’intelligenza artificiale, appare inginocchiato davanti a Napolitano. Una chiara proiezione del desiderio onirico represso di Renzi. La foto rielaborata in cui Napolitano passa sopra a Travaglio con una betoniera impasta-cemento è stata messa da parte per le occasioni speciali. Poi ci sono le paginate anti-Conte, che seguono una linea interessante. Quando succede qualcosa, anche ai danni di Conte, Conte è sempre l’istigatore. Sul diario segreto di Renzi, in un’intervista al docente universitario Massimiliano Panarari, leggiamo che se Conte è stato aggredito a Massa è perché “il grillismo ha alzato troppo i toni e poi i delusi ti tornano indietro”. Insomma, Conte s’è menato da solo. Poi c’è tutto il filone del “revenge paper”, ovvero l’utilizzo del giornale da parte di Renzi per vendicarsi di relazioni che desiderava o che non hanno funzionato. Mezza pagina di giornale dedicata all’appassionante tema: “Quanto va in tv Marco Travaglio” con tanto di grafici e percentuali delle sue presenze a Otto e mezzo dal 2013. Poi una colonna dedicata a un’interrogazione parlamentare presentata dal senatore di Italia Viva Scalfarotto a proposito di alcune dichiarazioni di una giudice sul greenpass. Che uno dice: e perché Il Riformista si appassiona a questa sciapa notiziola? La giudice si chiama Susanna Zanda, ed è casualmente colei che ha ricordato a Renzi che il tribunale non è un bancomat condannandolo a pagare 42.000. Infine, il revenge paper nei confronti del suo ex Carlo Calenda. Ogni giorno il Riformista riserva un attacco ad Azione, aggiorna la lista delle fuoriuscite da Azione e comunica vari retroscena su Azione nonché impietosi giudizi su Calenda. Manca solo il video hot di Carletto.
Mi sento di dare un affettuoso consiglio a Matteo Renzi: non voleva vedere la sua faccia su un rotolo di carta igienica e ha messo la sua faccia sul (suo) Riformista. Gli conviene pensare al più presto a un cambio di rotta editoriale perché, di questo passo, i due prodotti di carta potrebbero somigliarsi pericolosamente (o addirittura coincidere) e poi dovrà querelare se stesso. Anzi, il povero Ruggieri.

lunedì 22 maggio 2023

Modalità



Formidabili in modalità no rumore esterno! In sala d’attesa tra chiacchiericci insulsi, rumore spacciato per musica, isteriche in preda a rabdomantiche ricerche di cibo palesemente ad minchiam, ovvietà snocciolate solo per ingannare il tempo, la pressione dell’auricolare sinistro evapora tutto ciò per proporti sana musica, frizzantino per il cuore!

Estika



Da uno studio dell’Università “Estika” risulta che in ambito bellezza, la Cacio e Pepe di Nannarella (a Trastevere) risulti solo un zinzinino sotto al Giudizio Universale di Michelangelo. Non esito a confermare tale sondaggio!

Boss melanconico



Il Boss crepuscolare nel cuore della Roma imperiale, ci riporta alla realtà più schietta della nostra umanità: il tempo passa e tutto scorre via. Anche per lui, l’inossidabile, il ragazzo che nel ‘55 entrò nella band dei Castiles ed oggi ci trasmette, con Letter to You, la malinconia di essere l’ultimo rimasto quaggiù. Puoi arzigogolare fingendoti giovane, ma il tempo è lampo nel buio, ed ecco che subito dopo The Promise Land ci instrada verso una concezione di vita allargata, trasformata, attraverso i sogni. Ma è anche il palco a confermarci questo intravedere, ancora da lontano si spera, l’addio a ciò che per lui è vita vera: un numero incredibile di coristi, di fiati a supporto della inevitabile e biologica decadenza, manifestata oltremodo in Born in Usa, con la triste arrampicata rauca suggellante la melanconica atmosfera. Ma Nightshift, Out in the Street, Because the Night, Born to Run, Glory Days, The Rising oltre a meravigliarci per la magia tendente all’infinito della E Street Band, ci rasserenano spazzando lacrime e sospiri: il suo Rock è eterno, ci conforterà per sempre, ci appoggeremo a lui ogniqualvolta chicchessia ci induca ad inerpicarci nella caducità temporale. Tanto belle sono state le tre ore col Boss da farci assaporare gioiosamente il finale solitario di I’ll See You in My Dreams! Sarai sempre nei nostri sogni eterno ragazzo del New Jersey, danzeremo nel buio alla luce della tua musica, impavidi, Out in the Street!