venerdì 20 gennaio 2023

Arresti e dubbi

 

L’eleganza dello stragista Messina Denaro è l’Italia
TATUAGGI E “PIZZINI” D’AMORE - Narrazioni. Palestrato, rifatto eppure uguale a quello degli identikit: introvabile. Per Salvini ora che è dentro si può fare il Ponte sullo Stretto
DI DANIELA RANIERI
Vi sono dei dettagli di cronaca nella vicenda della latitanza e della cattura di Matteo Messina Denaro che disegnano l’antropologia di una nazione. Incredibili, allarmanti, comici, fatui o disperanti, italianissimamente italiani, eccone una silloge.
MMD, che andava al supermercato, al bar, al ristorante a viso scoperto, si è scattato un selfie con un medico. Il selfie ci tormenta. Chi ha chiesto lo scatto? Il boss al medico, per la riuscita delle cure? Sarebbe folle: la foto finisce su Facebook e qualcuno ti riconosce. Il medico al paziente sapendolo Andrea Bonafede? Incredibile. Il medico al paziente sapendolo MMD, come fosse una rockstar? Raccapricciante. (Corollario: nessuno è immune al narcisismo del selfie, nemmeno il maggior latitante italiano).
A proposito di narcisismo. Il ministro dell’Interno Piantedosi una settimana prima rispondendo a una domanda su un eventuale arresto di MMD: “Mi auguro di essere il ministro che raccoglierà il lavoro di altri, forze di polizia, magistratura…”, atteggiandosi molto: “Non posso dire niente…”. Dopo l’arresto: “Vivo l’emozione di essere il ministro che ha visto compiersi l’ultimo grande arresto di un grande boss di mafia e penso a più di 30 anni fa, allorquando muovevo i primi passi nell’amministrazione dell’Interno…”. Ci dica di più, ministro.
Da anni si favoleggia su una plastica facciale che ne avrebbe alterato i connotati (gli esperti: potrebbe aver modificato il vermiglio, l’arco di Cupido, gonfiato le labbra, “le più gettonate nei ritocchi estetici”), il che alimentava (e giustificava) il mito del criminale imprendibile. Niente affatto: MMD non aveva cambiato nemmeno la montatura degli occhiali. Era un identikit ambulante di sé stesso e nessuno lo ha mai identificato.
A scanso di equivoci, il boss, appena vede i carabinieri, gli dice: “Sono Matteo Messina Denaro”, per accertarsi di venire riconosciuto.
Una settimana prima: “Il giovane polacco presunto autore dell’accoltellamento alla stazione Termini preso in poche ore grazie al riconoscimento facciale”.
Il medico curante di MMD, già candidato con l’Udc e col Popolo delle libertà, era anche il medico curante del prestanome Andrea Bonafede. Prescriveva ricette e impegnative a due persone diverse con le stesse generalità? O solo al vero Bonafede, che poi le passava al boss? Ma chi si presentava allo studio? E chi esibiva il tesserino sanitario? Ricordatevene quando il medico vi fa problemi per qualche prescrizione.
“Si scambiava messaggini con le pazienti” (quanto a relazioni sociali era più disinvolto di molti di noi).
La carta d’identità di MMD era quella del geometra Bonafede, con la foto sostituita. Centinaia di film americani basati sul nulla: “Bastano un biadesivo e timbri da cartoleria”, dice l’impiegato comunale che ha vidimato la carta.
Vanità. MMD non diceva di essere un geometra, come da documento, ma un medico in pensione. “Un anziano una volta ha aggiunto una richiesta alla bizzarra spiegazione del super latitante che si fingeva dottore: ‘La prossima volta le devo chiedere un consiglio per un dolore alla gamba’. Il consulto non ci sarà”, riferisce Il Messaggero.
Un rappresentare delle Forze dell’ordine a La7: “In effetti a guardarlo bene sembrava simile alla sua renderizzazione, ma solo se lo guardavi molto attentamente, altrimenti sembrava una persona qualsiasi”. L’identikit era sui giornali e in tv da 30 anni. Decine di segnalazioni a Chi l’ha visto?, anche da Dubai, dove l’imprenditore siciliano Mister M. sembrava proprio MMD, come molti altri tranne lui.
“Il medico di Messina Denaro è massone, il Grande Oriente d’Italia lo sospende” perché indagato. Fosse parlamentare, resterebbe tranquillamente in carica.
“Se pure per strada l’avessi riconosciuto, non so se l’avrei denunciato. A me non ha mai fatto nulla” (voci raccolte dal Corriere). Sciascia, dove sei?
All’entrata nel carcere di L’Aquila gli chiedono: “Precedenti?”. E lui: “Fino a stanotte ero incensurato”. Ilarità sui giornali. (Tra le altre cose, è stato condannato all’ergastolo per aver fatto sequestrare, strangolare e sciogliere nell’acido in un bidone un ragazzino di 12 anni).
“Ricordo la sua pronuncia sbagliata quando diceva ‘pissicologo’”, riferisce Roberto, addetto della clinica.
“Ha tre tatuaggi: 8 ottobre 1981, la frase Tra le selvagge tigri e il motto Ad augusta per angusta”. Chi lo ha detto ai giornali? I funzionari del carcere? Lo hanno visto nudo? Contro la sua volontà? O glieli ha mostrati lui? Perché?
“Palestrato”.
Salvini twitta: “Dopo l’arresto di Messina Denaro, la svolta sarà il Ponte sullo Stretto”. L’unico legame tra ponte e mafia è quello che viene in mente alle persone raziocinanti, dunque non a Salvini, per il quale la mafia è scomparsa.
Giorgia Meloni parte immediatamente e inutilmente per Palermo. “È una giornata storica”, dice “in raccoglimento” davanti alla stele di Capaci, come avrebbe potuto dire anche da Roma. Proporrà, dice, il 16 gennaio come giornata nazionale della lotta alla mafia (sebbene sia più corretto “giornata nazionale degli arresti eccellenti spacciati come arresti del governo Meloni”).
Totò Schillaci che si trova nella clinica al momento dell’arresto. “Il capocannoniere ai Mondiali del 1990 con la maglia azzurra testimone inconsapevole”, dice l’Ansa.
Il giorno dopo il min. della Giustizia Nordio, per cui “i mafiosi veri non parlano al telefono”, tuona al Senato contro “l’abuso delle intercettazioni”, completamente fuori fase (MMD è stato preso anche grazie alle intercettazioni). I fan di Nordio (di destra e Sesto Polo): “Giusto intercettare i boss mafiosi. No agli abusi”. Non farebbero prima a dire “si può intercettare chiunque tranne me, i miei cari e i miei complici?”.
Il Procuratore generale di Palermo Lia Sava: “Veste Armani ma resta uno stragista”.
Vanità #2. “Un giorno venne in clinica con una camicia molto originale. Sul cotone erano dipinte delle angurie. Glielo dissi e lui rispose che valeva 700 euro. Rimasi stordito”, dice l’addetto della clinica.
Bruno Vespa a un inquirente: “Ma, secondo quanto voi potete capire, le donne andavano con Bonafede o con Messina Denaro?”.
Matteo Renzi su Twitter: “Ho letto che i carabinieri che hanno catturato Messina Denaro avevano in ufficio la poesia della piccola Nadia Nencioni. Per noi fiorentini “la piccola poetessa” come la chiamò Luzi è nel cuore della città per sempre. Qui il pezzo di #FirenzeSecondoMe in cui spiego il perché”. Incommentabile. Dalla bambina morta in una strage di mafia alla pubblicità al proprio documentario: quando uno ha il senso degli affari.
Incredibilmente, e con gran dispetto dei media padronali, Matteo Messina Denaro non percepiva il Reddito di cittadinanza.


giovedì 19 gennaio 2023

Le pagelle


Tatanasega: 6 - sufficiente solo perché ha compiuto due paratone. Per il resto è evidente che non riesce a rinviare da normodotato. Mike torna ti prego!


Calabria 6

Il capitano ha dato l’anima e da capitano ha sofferto per la figuraccia. Grazie!


Theo Hernandez S.V.

Purtroppo continua a giocare il cugino scemo. Speriamo di rivederlo presto.


Tomori 3 - 

Fuori di testa e dal gioco, si è fatto fregare da Lautaro come un pulcino qualsiasi. Servirebbe Freud per risollevarlo in psiche. Forse.


Kjaer 5 - 

Simon è al tramonto, ma mantiene lo status di eroe, essendo l’unico ad aver chiesto scusa ai tifosi.


Tonali 5 - 

Si è impegnato nello standard ma la bambola di Dzeko è tanta, troppa roba.


Bennacer 6 - 

ovunque, affannato ma mai domo. Un esempio.


Messias 4 - Probabilmente è rimasto in camera. Evaporante.


Diaz 4 - un frollìno inceppato, un folletto ammorbato, un funambolo in coda all’Inps.


Leao 4 - il solito gioco che ormai prevede pure Mazzarri. Si deve evolvere altrimenti diventa da circo. 


Giroud 4,5 - si è girato solo i pollici, qualche buono spunto ma non essendo servito si è spuntato.


De Kagheler 3 - l’Uomo Ombra, Batman, Macchia Nera gli fanno una pippa! Entra nel secondo tempo e scompare magistralmente. Uno dei pacchi più colossali, da accostare al sommo Blisset. Probabilmente gli servirebbe salire sul pullman promesso dall’ex presidente. 


Origi 5 - almeno s’impegna. 


Kalulu - 5,5 dopo la seduta di analisi post Lecce pare stia rinsavendo. Pare.


Pioli 4 - più prevedibile di un discorso con elenchi vari del Cazzaro, evidenzia una carenza di schemi che dall’”on fire” lo sta trasmigrando verso “in shit”

Infatti chiudendo gli occhi l’immaginazione si tramuta nella realtà imbolsita: Tatanasega passa a Tomori che passa a Calabria che la da a Tonali che la tocca a Leao che fa la solita finta e galoppa verso l’area per crossare palesemente ad minchiam. Solito canovaccio oramai stantio.

Chiaro e pungente

 

Riforme di impunità: la Carta è sotto attacco

“MINISTRO DOTTOR JEKYLL E MR. HYDE” - La sua Giustizia è quella di classe. In Aula il J’accuse di Scarpinato: “Forti con i deboli e deboli con i forti Il vostro piano è riscrivere l’assetto costituzionale”

DI ROBERTO SCARPINATO

Stralci dell’intervento con cui ieri l’ex pg di Palermo, ora senatore 5S, Roberto Scarpinato, ha replicato alla relazione annuale sullo stato della giustizia del ministro Nordio.

La stella polare che guida la nostra idea della giustizia è la Costituzione antifascista del 1948, imperniata sui valori dell’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e sulla indipendenza della magistratura dal potere politico, mentre Lei, ministro Nordio, ha ampiamente dimostrato con le sue scelte di governo già attuate e con quelle che si appresta ad assumere, nonché con le sue esternazioni alla stampa, di non apprezzare affatto l’assetto della giustizia voluto dai nostri Padri costituenti, e di essere portatore di un disegno politico ampio e organico di restaurazione dell’assetto pre-costituzionale: l’assetto di una giustizia classista double face, forte con i deboli e debole con i forti, da raggiungere in due tappe. In un prima fase, approvare una serie di leggi ordinarie che dietro motivazioni pretestuose hanno tutte l’unico comun denominatore di garantire l’impunità degli appartenenti alle classi superiori, ridimensionando o depenalizzando i reati di colletti bianchi, indebolendo la capacità di controllo della magistratura rispetto al mondo della politica, dell’economia e dell’alta finanza. E poi, in un secondo tempo, sferrare il colpo finale riformando la Costituzione in modo da ricondurre la magistratura sotto il controllo dell’esecutivo.

Del resto, nonostante lei ami definire se stesso come un liberale garantista, le sue scelte concrete contraddicono clamorosamente i principi fondamentali della cultura liberale e garantista. (…) Lei è affetto da una sindrome di sdoppiamento della personalità da dott. Jekyll e Mr. Hyde? È ferocemente giustizialista e condivide l’uso indiscriminato del manganello giudiziario quando autori del reato sono persone comuni e ragazzi, e indossa poi l’anima liberale e garantista, strappandosi le vesta, quando autori di reati sono quelli delle classi superiori, come gli autori dei reati di abuso di ufficio, di traffico di influenze illecite e altri ancora, dei quali programma l’urgentissima abolizione o lobotomizzazione, indebolendo i presidi di legalità proprio nella fase attuale in cui i vasti e variegati mondi della corruzione e della mafia sono ai nastri di partenza per lanciarsi all’assalto dei miliardi di euro del Pnrr.

Uno sdoppiamento della personalità che si è manifestato anche in occasione degli emendamenti approvati in sede di riforma della legge sull’ergastolo ostativo. (…)Una sindrome preoccupante per suo carattere recidivante che ha avuto modo di manifestarsi anche nel suo approccio al delicato tema della questione carceraria.

Di fronte al dramma di 82 suicidi di detenuti nell’ultimo anno (…), il Nordio 1 dr. Jekyll all’inizio del suo mandato ha pubblicamente assunto il proprio impegno prioritario di nuovi investimenti per migliorare la qualità della vita dei detenuti. Svoltato l’angolo e spenti i riflettori dei media, il Nordio 2 Mr. Hyde si è rimangiato l’impegno, accodandosi supinamente al taglio di ben 36 milioni di euro nel prossimo triennio per l’amministrazione penitenziaria. (…)

Forse perché miliardi di euro vengono ogni anno a mancare alle casse dello Stato, perché inghiottiti nel buco nero dell’evasione fiscale e della corruzione? No. (…)Leggo testualmente la spiegazione che il ministro ha fornito all’opinione pubblica: “Trovo irrazionale che il nostro Stato spenda centinaia di milioni per intercettazioni inutili quando non abbiamo soldi per pagare il supporto a persone che vivendo in stato di disagio finiscono per compiere questo insano gesto del suicidio” (…)

Che dire della motivazione addotta dal ministro secondo cui anche le intercettazioni per i reati di mafia sono pletoriche e determinano un inutile spreco perché i mafiosi veri non parlano al telefono né al cellulare? Una motivazione talmente risibile che lo stesso ministro si è visto costretto a una precipitosa e pasticciata correzione di tiro dopo che il procuratore della Repubblica di Palermo ha dichiarato che proprio grazie alle intercettazioni era stata possibile la cattura di Matteo Messina Denaro.

Il 17.1.2023 il ministro ha dichiarato di essere stato frainteso e che egli intendeva in realtà riferirsi “all’abuso che delle intercettazioni si fa per i reati minori con la diffusione sulla stampa di segreti individuali che non hanno a che fare con le indagini”.

Poiché i casi di diffusione sulla stampa di segreti individuali ai quali si riferisce il ministro hanno riguardato, nella quasi generalità, pubblicazioni di notizie concernenti colletti bianchi di alto rango, nell’ambito di procedimenti penali per reati contro la Pubblica amministrazione, se ne deduce che per il ministro e per la maggioranza governativa tali reati sono da considerarsi reati minori. (…) Queste sono le motivazioni fornite dal ministro (…): “Le intercettazioni innanzitutto non danno nessuna garanzia di attendibilità […] sono spesso pilotate e sono di solito selezionate da un maresciallo di polizia che sceglie ciò che vuole e poi trattate dal pm che a sua volta prende quello che gli serve. È tutta una serie di porcherie che vengono indirizzate verso la persona per distruggerla più o meno politicamente. Io questo lo scrivo da 25 anni” (Libero, 4.1.2023).

Questo non è un linguaggio né sono argomenti degni di un ministro della Repubblica italiana (…). È un linguaggio e sono argomenti di un estremista politico che supplisce alla mancanza di argomenti solidi e persuasivi, utilizzando il suo scranno ministeriale per screditare le istituzioni, additando alla pubblica opinione forze di polizia e magistratura come poteri deviati che hanno sistematicamente abusato dei loro poteri, utilizzando le intercettazioni per abietti scopi di lotta politica.

Ascoltandola sembra che l’orologio della Storia sia tornato indietro agli anni 70 quando i suoi predecessori tuonavano in Parlamento contro l’uso delle intercettazioni che nel 1974 avevano consentito a giovani pretori di portare alla luce lo scandalo dei petroli, e invece di approvare leggi che impedissero il ripetersi di quello scandalo, approvarono la legge 8.4.1974 n. 98 che vietava ai pretori l’utilizzo delle intercettazioni. Contemporaneamente fu presentato un disegno di legge costituzionale per ricondurre i pubblici ministeri sotto il controllo della politica.

Speravamo che fossero tristi storie del passato, e invece siamo costretti a prendere atto che cambiano i tempi ma non cambiano i vizi e la pretesa di impunità della componente più classista e illiberale della nostra classe dirigente che, non a caso, ha individuato proprio in lei – sedicente liberale e garantista – il soggetto ideale per attuare il proprio lucido progetto di restaurare il nostro peggiore passato.

In risposta

 



AriBoom!

 

Chissà chi è Stato
di Marco Travaglio
I Don Ferrante della mafia, come li chiama Caselli, non si danno pace: l’arresto di MMD è la smentita più plateale di tutte le loro fandonie. Dicevano che le intercettazioni non servono, invece sono decisive. Dicevano che la mafia è finita, invece si scoprono centinaia di complici del boss nei salotti buoni della politica e degli affari. Dicevano che nel 1992-’94 non ci fu trattativa Stato-mafia, ignorando tonnellate di sentenze, e ora non trovano le parole per spiegare un boss che latita per 30 anni quasi sempre sotto casa. Infatti si appigliano disperatamente all’excusatio non petita del governo: “Niente trattative”. Come se chi le fa venisse a raccontarlo a noi, o a loro. Noi non pensiamo affatto che Meloni&C. abbiano trattato con MMD. E neppure i pm e il Ros, che non è più quello deviato di Mori&C. che nel 1992 trattò con Ciancimino e Riina prima e dopo via D’Amelio, nel ’93 non perquisì né sorvegliò il covo di Riina lasciandolo svuotare dai boss, non arrestò Santapaola pur avendolo scovato a Terme di Vigliatore e nel ’95 non catturò Provenzano nella masseria di Mezzojuso indicata dal boss confidente Ilardo, poi ucciso da Cosa Nostra appena comunicò (a Mori e ai pm, non a Cosa Nostra) l’intenzione di collaborare.
Molti lettori che conoscono quella storia ci scrivono i loro dubbi sulla cattura di MMD. Ma quella storia (come quella di tutte le stragi, da Portella della Ginestra in poi) insegna che esistono due Stati. Quello palese dei suoi servitori: pm e investigatori che indagano sugli stragisti, totalmente ignari di ciò che accade alle loro spalle. E quello occulto dei traditori dello Stato, che gli stragisti li frequentano, li consigliano, li indirizzano, li favoreggiano con depistaggi e protezioni, e infine, quando la cattura si avvicina per motivi di età e/o di salute, contrattano con loro la merce più preziosa: il silenzio. Persino la sentenza d’appello che assolve Mori&C. riconosce che la trattativa ci fu e il vecchio Ros di Mori&C. non perquisì il covo di Riina e non arrestò Provenzano per fargli un favore (ma a fin di bene!). E che la trattativa ci fu lo sappiamo dai pentiti di mafia, non di Stato: fu Brusca a svelarla nel ’96, costringendo Mori e De Donno a sputare il rospo e a parlare anch’essi di “trattativa” con Ciancimino e, tramite lui, con Riina. Peccato che, in procura e nelle caserme, centinaia di pm, carabinieri e poliziotti continuassero a combattere la mafia senza sapere che l’altro Stato trattava con essa, trasformandoli in bersagli mobili. Fra qualche anno forse sapremo se è accaduto anche per MMD. Nel qual caso le parole di Baiardo non sarebbero la profezia su una trattativa in corso per un arresto eccellente: ma un messaggio di Cosa Nostra all’“altro Stato” per trattare dopo l’arresto eccellente.

mercoledì 18 gennaio 2023

Riepilogo


Disfatta totale che ha permesso di vincere la coppetta a quelli là.
Riepilogando: 
Theo continua a non giocare e al suo posto va in campo il cugino scemo;
Tatanasega pur essendo stato tra i migliori, quando riuscirà a fare un passaggio giusto?
Tomori deve andare a cagare;
Leao se ci danno 100 milioni lo porto io ai nuovi proprietari!
De Kagheler è un pacco stratosferico 
Infine prego per il ritorno di Mike e auguro al turco una notte diarroica.

Acidità

 

Leggo e premetto: lo stato democratico deve tutelare la salute dei detenuti. Su questo non ci piove e siamo perfettamente d'accordo. Ma leggo che per quel boia arrestato dopo trent'anni stanno allestendo un ambulatorio adatto per la chemio e che il primario di oncologia dell'ospedale dell'Aquila, Luciano Mutti, prenderà in carico il paziente egli stesso. 

D'accordo che per motivi di sicurezza è meglio curarlo in carcere, ok. Ma posso dire che mi girano i coglioni? Che un poveraccio ammalato di tumore deve sottoporsi a liste di attesa indecorose per uno stato civile e che il primario lo vedrà o col binocolo o dietro la classica visita a pagamento? Che tutta questa premura, per certi aspetti sacrosanta, nei riguardi di uno che si vantava di aver ammazzato tanta gente da riempire un cimitero, che ha partecipato a fare esplodere bombe che hanno ammazzato gente comune tra cui una bimba il 27 maggio 1993, Nadia Nencioni, la sorella Caterina di appena 50 giorni, i genitori Fabrizio e Angela, in via de' Georgofili a Firenze, mi sta enormemente sui coglioni? 

Farei far la fila a questo bastardo, la fila ignominiosa che molti stan facendo anche oggi, a causa dei problemi del sistema sanitario; lo farei aspettare, incuneargli quella sensazione che hanno purtroppo molti che pur vivendo onestamente, devono subire la nefandezze della sanità pubblica. 

D'accordo curarlo, ma sempre nel rispetto degli altri. In fondo trattasi di un bastardo infinito.

E per concludere riporto la poesia di Nadia Nencioni scritta due giorni prima di morire, dal titolo Tramonto, che è poi lo stesso nome dato dai Carabinieri all'operazione che ha portato all'arresto di Denaro. 

Tramonto -  di Nadia Nencioni

Il pomeriggio 

se ne va.

Il tramonto si avvicina, 

un momento stupendo, 

il sole sta andando via (a letto)

è già sera tutto è finito.