venerdì 28 gennaio 2022

Venghino Signori!

 Ha ragione Giannini, oggi potrebbero eleggere il prossimo presidente della Repubblica: perché è venerdì e a quei mille e passa arraffanti quattordicimila euroni al mese, non gliene frega una mazza della carica, il week end è sacro! 

Salvini probabilmente, come dice Travaglio, pregno di mojiti, oggi candiderà il suo giornalaio, la sorella di Belen e l'ultimo sfidante, tra l'altro strabattuto, della recente gara di rutti a Ponte di Legno; Conte riesce a gestire i pentastellati, oramai più amanti degli agii di Casini, come un bibliotecario un gruppo di tigri e leoni al circo; Di Maio ha il terrore di riprendersi la cassetta delle bibite e sarebbe disposto ad eleggere persino Vallanzasca; Giorgia la cristiana ansima e sbuffa come quei bimbi a cui per la prima volta capiti in mano il pallone dimenticato dall'usuale proprietario; Tajani sembra essere, come il suo farsa partito impone, perennemente al mercato rionale, pronto a mercanteggiare due banane per quattro cicorie, purché la telenovela continui; Enrichetto ha un impatto sull'elezione paragonabile a quello che potrei avere io nella scelta del comburente per il nuovo razzo con destinazione Marte. Del Bimbominkia a questo giro ammetto che sia uno dei più lucidi; per questo ho prenotato una seduta urgente in analisi. 

Insomma questa gentaglia che foraggiamo da tempo immemore antepone alla scelta del simbolo della Repubblica, le loro rionali baruffe per cercare di rimanere un altro anno nel bisso parlamentare. 

Lo specchio della nazione è vederli uscire dal Palazzo desiderosi di sedersi al desco imbandito. Pagato da noi, naturalmente!     

Marco Blade Runner

 

Ho visto cose…
di Marco Travaglio
Ho visto cose che voi umani… avete visto tutti, salvo i fortunati che non guardano la tv e i giornaloni.
Ho visto il presidente del Consiglio fare le consultazioni per scegliersi il presidente della Repubblica e minacciare, tramite indiscrezioni mai smentite alla stampa amica, di prendere cappello e andarsene se non fosse eletto lui o chi piace a lui.
Ho visto Salvini rientrare al Papeete (gli porta buono) e lanciare per aria tre candidati all’ora come frisbee e scordarseli subito dopo mentre ne lancia altri (tra cui Cassese che lo dipingeva come un troglodita “fuori dalla legalità costituzionale”), confondendo il kingmaker con King Kong.
Ho visto il centrodestra candidare a capi dello Stato Berlusconi, Pera, Moratti e Nordio e poi smettere per non soffocare dal ridere, su consiglio del prof. Zangrillo.
Ho visto il terrore negli occhi dei forzisti alla sola idea che la forzista Casellati prenda voti, certamente non da loro.
Ho visto grandi elettori a forma di poltrona votare Mattarella per dire che va bene tutto tranne Draghi e grandi giornalisti a forma di lingua che li spacciavano per fan di Draghi in incognito.
Ho visto Di Maio lanciare l’ultimo sombrero sulla Belloni al grido di “lei è mia sorella”, dopo aver fatto trapelare parentele strettissime con tutti i quirinabili su piazza (una sessantina) e senza spiegare come possa un avellinese di 35 anni avere una sorella romana di 63, cosa mai vista prima se non nella famiglia Mubarak. E comunque Draghi è suo nipote.
Ho visto Letta e Renzi insieme (bella battuta già questa) inventare candidati inesistenti, Frattini e Casellati, per fingere di stopparli con la sola forza del pensiero.
Ho visto bocciare Frattini per l’unica cosa che non ha, le idee: “Non è atlantista”, infatti da ministro degli Esteri disertava i vertici europei per starsene su un atollo delle Maldive, sull’oceano sbagliato. Dunque è indianista.
Ho visto due giovani vedove di SuperMario – il rag. Cerasa e Feltri jr. – strillare e flagellarsi come prefiche per il “Draghicidio” e “l’omicidio politico alla baby gang” sol perché qualcuno minaccia di lasciare il premier a fare il premier, malgrado lo scarso rendimento fin qui dimostrato.
Ho visto il sessantaseienne Casini postare su Instagram una sua foto di diciannovenne già democristiano e rivendicare la sua “passione per la politica”, come se questo potesse giovargli.
Ho visto le migliori firme del Paese manifestare sincero stupore per avere scoperto all’improvviso che quell’affabile compagnone di Draghi, pur così empatico, non è amatissimo dai parlamentari, almeno da quelli italiani.
Non ho ancora visto il nuovo presidente della Repubblica, ma questo è un dettaglio.

Neil sull'Amaca

 

La scelta del vecchio Neil
di Michele Serra
Il vecchio, grande Neil Young ha chiesto (e ottenuto) di ritirare tutta la sua produzione musicale da Spotify pur di non condividere la stessa piattaforma con il podcast No Vax di tale Joe Rogan. “Le false informazioni sui vaccini fanno morire le persone — dice il cantautore canadese — e dunque o Young, o Rogan”.
La scelta è drastica, perfino discutibile, ma ha un pregio raro: è una scelta, e come tutte le vere scelte ci mette di fronte a un problema.
Ci costringe a vederlo. Il problema è che i grandi vettori di notizie, musica, spettacoli, chat, contenuti vari, si sono costruiti uno status di “neutralità” in base al quale tutto può stare con tutto, tutti con tutti, in una promiscuità babelica, smisurata, frastornante. Sono spariti gli ambiti, è morto il vecchio concetto di responsabilità editoriale: non siamo editori — dicono i monopolisti del web — siamo semplici fornitori di servizi. Una infrastruttura. Come le ferrovie e le autostrade.
Qualche goffa policy aziendale tenta di simulare un’etica dei contenuti, spesso con esiti imbarazzanti: censurano la tetta, non la svastica. Ma stravince l’idea, spaventosa, di un luogo nel quale la sola differenza in corso d’opera è tra ciò che non vende, e scompare, e ciò che vende, e sopravvive. Destra e sinistra, scienza e superstizione, cultura e ignoranza, competenza e ciarlataneria, tutto nello stesso sacco: se sei bravo ti orienti, e peschi giusto, se non sei bravo galleggi nel caos.
La pretesa di poter contenere TUTTO, di poter essere TUTTO: esiste una definizione più efficace di totalitarismo? Neil Young suggerisce l’antidoto, che è ricominciare a scegliere. Per smettere di essere scelti, scegliamo noi dove stare e con chi stare.

giovedì 27 gennaio 2022

Abbiamo il Coglione Maximo!



Paolo Garbarino, consigliere della Lega al comune di Genova: un incommensurabile COGLIONE, tanto coglione che occorrerebbe istituire il Premio Garbarino per designare il Coglione dell’anno!

Piatti caldi




Quando…




Giornata della Memoria

 


Nel silenzio di questo giorno della Memoria, voglio ricordare lui, Istvan Reiner, fotografato da una SS pochi istanti prima di morire e "andare nel vento" 

Sarebbe auspicabile che tutti, ma proprio tutti, pure chi ha il coraggio di controbattere o di minimizzare quell'Evento vergogna dell'Umanità, guardassimo Istvan, soffermandoci su quegli occhi sorridenti, andati nel vento.