Dove vedere i film candidati agli Oscar 2021
Mank (Netflix)
Nomadland (star Disney)
Judas e the black messiah (Sky)
Il processo ai Chicago 7. (Netflix)
Sound of metal (Amazon prime)
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
Dove vedere i film candidati agli Oscar 2021
Mank (Netflix)
Nomadland (star Disney)
Judas e the black messiah (Sky)
Il processo ai Chicago 7. (Netflix)
Sound of metal (Amazon prime)
Ho sognato stanotte, complice Bonomelli, cosa sarebbe successo se, al posto di Draghi, la Persona per Bene che lo precedette, avesse agito nella stessa modalità scelta dal piovuto dal cielo per grazia matarelliana; se Conte non avesse svelato, a pochi giorni dalla consegna del piano per il Recovery Fund, nessun particolare, nessuna anticipazione su ciò che l'Europa attende senza spazientirsi oltremodo, d'altronde si sa il drago è di casa laggiù!
Ho sognato titoli a nove colonne alludenti all'incapacità dell'allora Premier a gestire la cosa pubblica, gli strali sparati da ogni postazione fissa e mobile, i saccenti a pagamento mediatici sperticarsi in invettive degne di mercato rionale, il Bullo sciorinare interviste ad minchiam, suo marchio di fabbrica, in ogni dove, bagni pubblici e chioschi sui lungomare compresi.
I Sallusti, i Minzolini, il Barbuto Cazzaro, i giornaloni, i programmi serali come quello della Perpetua su rete4, le Gelmini, Sora Cicoria, il Cottarelli risparmioso, Gilletti ospite fisso del Cazzaro leghista, insomma: un coacervo di iper incazzati inneggianti al colpo di stato, al depotenziamento del Parlamento, la fine della democrazia, la nuova dittatura di Giuseppi che non comunica nulla a nessuno.
Risvegliatomi ho assistito alla dichiarazione della Bella Etruriana in merito all'incontro, atteso in anticamera perché il precedente con Sora Cicoria si è protratto oltre i tempi prestabiliti. Serena, ridanciana, tranquilla ha dichiarato la sua contentezza post incontro, in cui il Dragone nulla le ha detto in merito al Recovery, tenendola all'oscuro di tutto. Ma lei se ne è rallegrata lo stesso.
Di conseguenza ho compreso appieno di come la vita politica italiana sia dopata oltre ogni immaginazione, che i grandi progetti dei soliti noti, alla fine prevarranno su quelli del popolino. E Giuseppe Conte era un macigno da rimuovere frettolosamente.
Non è mai capitato che comprendessi appieno, in un lampo, le
sottigliezze insufflatemi dai tanti vati gorgheggianti che quest’epoca, solo in
apparenza muta e fredda per le continue ed imperterrite inchinate sugli smart,
propina costantemente, avendo oramai idealizzato quanto gli Speakers’ Corner debbano
essere spalmati ovunque in questo amaro cortile sociale.
Volendo persistere in questo, probabilmente di default non sono un razzo né roseo assaggiatore del vocalismo altrui, a volte veri e propri cicalecci o, se v'aggrada, barriti insalubri.
Già l’ascolto! Potrebbe essere un pregio saper ruminare su teorie di simili, sforzantisi in cervice per comunicare quanto d’importante preme loro trasmettere. Ma non lo è.
Esprimere
un concetto, un dilemma, una confessione, un prurito di spirito, oggi come oggi
non è né un’arte, né una necessità. Chi parla, frequentemente vorrebbe emergere,
dipanare la matassa di sé stesso, convincerti della bontà del suo eloquio, percepire
la svolta filosofica abbracciante i suoi postulati.
Un discorso che potrei ritenere interessante deve necessariamente
confarsi attraverso i seguenti riferimenti gutturali:
·
Nessuna frase del tipo “dicono” – “uno scrittore
di cui non ricordo il nome” – “un mio amico mi ha detto che.”
·
Nessun riferimento astratto, né un ragionamento
troncato a metà con rapido ed improvviso trasporto su altre tematiche.
·
Preparazione al fulcro del messaggio attraverso
una breve panoramica introduttiva – nocciolo del discorso – ascolto assorto di ciò che esporrò in risposta – chiusura con raggiungimento di una
limatura del concetto primordiale, possibilmente grazie alle mie considerazioni esposte.
Così facendo lo scambio interpersonale si realizza, la
socialità deborda, la verità si fa prossima.
Per altre strade e storie, sono costretto ad accendere le
validissime armi di difesa di cui mi pregio di essere portatore egregio, che mi
permettano di eludere il vanesio, la gotta espositiva, il labile confine tra vanagloria e partecipazione.
Da tempo immemore la rosea è la "bibbia" per gli infoiati di calcio, di qualunque colore essi siano. La Gazza sentenzia, la Gazza illumina. Lunga vita alla Gazza!
Juve, Inter e Milan alla fiera dell’avidità. Ma hanno un muro davanti
Andrea Di Caro
"Quando è troppo è troppo...". "Fermare questo progetto cinico della Super Lega". "Prendere ogni misura giudiziaria e sportiva". "Chi aderisce è fuori da tutto". Quello che il presidente Uefa Ceferin ha scaricato addosso ad Agnelli, presidente della Juve ed ex presidente dell’Eca (si è dimesso nella notte dopo essere stato di fatto sfiduciato) in un colloquio dai toni durissimi, è diventato un comunicato ufficiale. Firmato da Uefa, Leghe e Federazioni inglese, italiana e spagnola (Francia e Germania non hanno club aderenti alla Super Lega), ma il testo è condiviso da altri paesi e dalla Fifa.
Morale: anche la ricerca famelica degli interessi personali, a scapito di quelli collettivi, a un certo punto trova davanti a sé un muro. Sul quale rischiano di sbattere club e dirigenti (come la Juve e Agnelli) abituati ad agire con spregiudicatezza, arrivando a tradire non solo rapporti di fiducia e amicizia (e fin qui siamo nei giudizi etici e morali), ma anche gli obiettivi che ruoli o deleghe prevedono (e qui si entra nelle possibili cause in tribunale con richieste di risarcimenti). Ma quel muro diventa pericoloso anche per quei club e dirigenti che si accodano (come l’Inter di Marotta), pensando sempre al proprio tornaconto, ma esponendosi meno.
La Gazzetta dello Sport è da sempre contraria a qualsiasi progetto nasca per favorire l’interesse di pochi tradendo valori meritocratici e svilendo i tornei nazionali che rappresentano le radici sociali e culturali del calcio. Tra i fautori principali della Super Lega, che i media inglesi hanno definito "atto criminale", c’è sempre stata la Juve di Agnelli. Fino a poco fa in perfetta sintonia politica e umana con Ceferin (il presidente Uefa è padrino di sua figlia) da una parte, come presidente Eca, aveva sposato la Super Champions, ma dall’altra come presidente della Juve ha portato avanti il piano della Super Lega.
Tra i suoi tanti ruoli Agnelli in Italia era stato incaricato anche dai club della Lega di guidare le trattative con i Fondi per la cessione dei diritti tv. L’obiettivo era formare, con l’aiuto dei Fondi, una nuova società partecipata che aumentasse i ricavi, modernizzasse la Lega svincolandola dai vecchi interessi di bottega. L’accordo vantaggioso, che avrebbe consentito a tutti i club italiani di frenare la crisi economica, causata anche dalla pandemia, prima è stato raggiunto, ma poi fatto naufragare. E ora molte società pensano di aver capito il perché: rinunciare ai Fondi per abbracciare un progetto in grado di risolvere meglio i problemi della Juve e a cascata delle altre due big, Inter e Milan (anche se il club rossonero è rimasto favorevole ai Fondi). Qualora questi sospetti trovassero consistenza, ce ne sarebbe abbastanza per valutare se certi incarichi siano stati svolti con lealtà o invece condizionati da conflitti di interessi passibili di azioni legali. E che dire dell’Inter del lontano e quasi sempre assente Zhang e del vicino e molto presente Marotta? Ha tanti e tali problemi di liquidità che qualsiasi prospettiva economica migliorativa sembra meritare un assenso. Magari restando in seconda fila, che al limite a ripensarci si è sempre in tempo...
Anche i nostri club più vincenti e prestigiosi però devono pensare che non si può tirare troppo la corda. Soprattutto quando sono note in seno alle istituzioni certe particolari situazioni finanziarie. Quelle che costringono ad esempio la Juventus a plusvalenze tanto esagerate quanto necessarie, per far quadrare i bilanci. Con centinaia di milioni virtuali, ma solo pochi reali che entrano in cassa. O quelle riguardanti gli stipendi arretrati nell’Inter, con il club alla ricerca di altri complicati accordi con i dipendenti e le istituzioni per dilazionare al prossimo anno queste mensilità o addirittura, si sussurra, chiedere di rinunciare a premi e parte degli emolumenti. Che strano il calcio italiano, dove c’è chi paga puntualmente e rischia di retrocedere, come il Parma, e c’è chi sta per vincere uno scudetto, ma non chiude i conti alla fine del mese.