giovedì 12 novembre 2020

Dall'Osservatorio Puttaniere

 L'Osservatorio rivolto alle malefatte dello gnomo erotomane, non va mai in vacanza, osservando con scrupolo e dignità, le azioni e le dichiarazioni del ormai poco arzillo condottiero pregiudicato. 

Ci segnala infatti una mutazione, una accondiscendenza infima verso l'attuale maggioranza con disponibilità ad approvare, concordemente, il prossimo Bilancio dello Stato. 

Accesa la classica luce rossa tipica dei sommergibili, e guarda caso riferibile pure al mondo del porno, l'Osservatorio si è incuriosito di tale cambiamento umorale dello stolto e, partendo dal dogma che egli non fece e non farà mai nulla se non appagato dal solito ritorno personale, si è scoperto che un codicillo, approvato dall'attuale compagine governativa, congelerà per sei mesi i desideri di Vivendi di scalare Mediaset. 

Sei mesi sono sufficienti al Caimano e al suo figliolo "ghe pens mi" per attrezzarsi in modo tale da respingere l'assalto francese. 

Sono contrarissimo all'operazione e mi stupisco come il Bibitaro, il Premier e lo Zinga non abbiano compreso che per l'ennesima volta le dichiarazioni di colui che un tempo pagò tangenti alla mafia di Riina, e solo per questo non andrebbe non solo ascoltato, ma allontanato da qualsiasi forma di accordo politico, siano intrise esclusivamente di tornaconto personale. Il Caimano muta solo ed esclusivamente per proteggere l'esagerato forziere di famiglia. A lui non frega una mazza di problematiche varie che ognuno di noi combatte da tempo immemore. 

Non andava ascoltato, né agevolato, a costo di far cadere il governo. Punto! 

Ne va della nostra comune dignità!  

Ucci Ucci!

 


Ah Repubblica oggi mette addirittura in seconda pagina la notiziona dell'arresto di Ucci Ucci Castellucci, narrando pure le malefatte, presunte al momento, dei manigoldi, presunti attualmente anche loro, alle dipendenze della Famigliola Telepass Trevigiana. 

Ricordo, e Marco Travaglio lo ha scritto pure oggi, che nei giorni successivi la tragedia del ponte genovese, il giornale diretto dal diversamente Molinari, non menzionò per qualche giorno i Benetton, il nome non comparve ma si suppose solo. E questo perché Autostrade è da sempre un grande elargitore di pubblicità sulle pagine di quello che un tempo fu un gran giornale. E come Repubblica molti altri quotidiani si rifocillarono spesso e sguaiatamente attraverso i beeep del Telepass, quasi a proteggere gli abnormi interessi degli United Riccastron. 

Ma oggi non ha potuto esimersi dal narrare i fattacci, di riportare l'eloquente frase "meno manutenzione più utili" detta da un capomastro attualmente non indagato. 

Andando indietro con la memoria occorrerebbe, come rigenerativo nazionale, comprendere chi furono, in nome nostro, i putridi intrallazzoni che agevolarono una concessione tanto capestra quanto odorante di tornaconti, di tresche finanziatrici, di compensi elargiti a piene mani per quest'onta dai contorni di Inchiappettatura Nazionale. 

Servirebbero dignità e fermezza, forza e coraggio nel riprenderci il malloppo. Ma forse sia il contesto che il politichese, metteranno una pietra tombale su tutto quanto fu indecente. L'unica speranza, al momento vana, è di toglierci dai coglioni squali di tale malefica portata. Beeep!   

Amaca

 

Dobbiamo essere molto contenti

di Michele Serra

Il livello di fair-play di Trump è inferiore allo zero, e se il mondo fosse un posto normale basterebbe questa sua incapacità di perdere a renderlo odioso, di quegli odiosi tendenti al ridicolo. (Da includere nel giudizio, ovviamente, anche i suoi pretoriani Rudolph Giuliani e Mike Pompeo). Ma il mondo non è un posto normale, e dunque è pieno di trumpiani – compresa la remota provincia dell’Impero chiamata Italia – disposti ad applaudirlo anche se diventasse terracubista, che è la terza via tra terrapiattismo e terratondismo.

Questo genere di cecità rovinosa, spesso omicida, spesso suicida, era un tempo classificata come fanatismo politico, e ricondotta a quel grande colpevole che è l’ideologia. Ma più che un colpevole l’ideologia doveva essere il classico capro espiatorio. Perché, dopo averla impiccata all’albero del pragmatismo, non si sono registrati speciali miglioramenti nel campo del raziocinio. E anzi. Si straparla tanto quanto prima, e non farlo più nel nome di un’Idea, ma di un cafone pieno di quattrini e di ignoranza, non sembrerebbe un gran passo in avanti.

Una perizia psichiatrica dell’umanità nel 2020, specie se surrogata dai like che incoronano le peggiori fandonie, e dai voti che gonfiano le vele di fior di mascalzoni, di ciarlatani, di bugiardi, di sopraffattori (Bolsonaro e Duterte, sapete, hanno vinto le loro elezioni), non avrebbe esito migliore di una analoga nel 1920, o nel 1820. E dunque: la ragione è un miracolo, la democrazia è un miracolo, la civiltà è un miracolo. Alla luce dei dati concreti dobbiamo essere molto contenti, questo voglio dire. E pieni di ottimismo.

United Dollars of Riccastron

 


United leccons
di Marco Travaglio
Il minimo che si possa fare leggendo le intercettazioni di Castellucci, Mion e degli altri magnager di casa Benetton intercettati dalla Procura di Genova, è vomitare. Ma stupirsi, per favore, no. Da ieri siamo inondati dai commenti indignati di politici, giornalisti e commentatori che fingono di meravigliarsi per le parole sprezzanti dei manager scelti dai Benetton per speculare a suon di dividendi miliardari su un bene pubblico (le autostrade), la sicurezza pubblica (le mancate manutenzioni dei viadotti) e l’incolumità pubblica (i cavi del Morandi “corrosi” e i pannelli “incollati col Vinavil”). Ecco: ce li risparmino. Oggi intitoliamo questa colonna come quella dell’agosto 2018 sul crollo del ponte Morandi, perchè ricordiamo benissimo cosa dicevano questi tartufi. Era già tutto chiaro e lampante allora, almeno per le responsabilità gestionali dei dirigenti scelti da Luciano, Gilberto & F.lli, noti imprenditori a pelo lungo passati dal tosare le pecore al tosare gli italiani. 

Ma quando il premier Conte e i suoi vice Di Maio e Salvini (che si sfilò un minuto dopo) promisero ai funerali di cacciare i Benetton da Aspi, furono investiti da una potenza di fuoco politico-mediatica mai vista prima, al grido di “no all’esproprio” e “aspettiamo la Cassazione”. Anche se il crollo del Morandi (43 morti) era il macabro replay della strage di Avellino del 2013 (40 morti).Solo il Fatto e la Verità osarono mettere la parola “Benetton” in prima pagina. Quella del Corriere non citava né Atlantia, né Autostrade, né Benetton: in compenso additava come colpevoli i 5Stelle e gli ambientalisti contrari alla Gronda (anche se la Gronda non l’avevano certo bloccata loro, non avendo mai governato né la Liguria né l’Italia, ma la destra e la sinistra; e comunque la Gronda, anche se esistesse, non rimpiazzerebbe ma affiancherebbe il Morandi). Stessa favoletta su Repubblica: niente Atlantia, Autostrade e Benetton, ma giù botte a i 5Stelle anti-Gronda. Idem su La Stampa (“Imbarazzo per un documento M5S” e per “il blog di Grillo”), il Giornale (“chi è stato”: i Benetton? No, “i grillini”) e tutti i tg. Perché? Elementare, Watson: i Benetton riempiono di pubblicità milionarie giornali e tv; il M5S e gli ambientalisti un po’ meno. In più, per pura combinazione, Autostrade sponsorizzava la festa di Repubblica “Rep Idee” e aveva nel Cda l’amministratore di Repubblica Monica Mondardini. Quindi la revoca della concessione alla Sacra Famiglia trevigiana era pura bestemmia. Repubblica, Corriere, Stampa, Messaggero eGiornale ripeterono per giorni che Conte, Di Maio e chiunque altro si azzardasse a incolpare Atlantia per le colpe di Atlantia era affetto da patologie gravissime.

Eccole: populismo, giustizialismo, moralismo, giustizia sommaria, punizione cieca, voglia di ghigliottina, ansia da Piazzale Loreto, sciacallaggio, speculazione, ansia vendicativa, barbarie umana e giuridica, cultura anti-impresa che dice “no a tutto”, deriva autoritaria, ossessione del capro espiatorio, pressappochismo, improvvisazione, avventurismo, collettivismo, socialismo reale, oscurantismo. 

Ezio Mauro spiegò su Repubblica che “una delle più grandi società autostradali private del mondo” non può diventare “il capro espiatorio di processi sommari e riti di piazza”, “tipici del populismo” e dei “pifferai della decrescita”. Toccare la sacra concessione, per Daniele Manca del Corriere, era una pericolosa “scorciatoia”, “un errore” e “un indizio di debolezza”. Giovanni Orsina, su La Stampa, lacrimava inconsolabile per i poveri Benetton (mai nominati), “sacrificati” come “capro espiatorio”: roba da “paesi barbari”. L’emerito Sabino Cassese tuonava a edicole unificate, dal Corriere al Sole 24 Ore a Repubblica, contro la revoca ai Benetton e il ritorno delle Autostrade allo Stato: “Sarebbe una decisione immotivata e anche illegale”, strillava, scordandosi di premettere che nel 2000-‘05 era stato nel Cda del gruppo Benetton, uscendone con 700mila euro tra gettoni e consulenze.

Centrosinistra e centrodestra, a suo tempo lautamente foraggiati da Autostrade, le fecero scudo come un sol uomo, tempestando la Consob di esposti contro Conte&C.: il crollo che li angosciava non era quello del Ponte sui 43 morti, ma quello del titolo Benetton in Borsa. “Qualcuno sarà chiamato a rispondere di aggiotaggio” (Michele Anzaldi, deputato renziano, 16.8). “Consob avverte Palazzo Chigi: ‘Pericoloso turbare i mercati’” (Stampa, 17.8). “Consob raccoglie l’appello di Forza Italia: verifiche su Autostrade. Brunetta: ‘Attenzione a chi turba i mercati’” (Giornale, 18.8). Il Partito d’Azioni trovava il suo naturale portavoce nell’Innominabile: “Revocare la concessione ad Autostrade significa pagare 20 miliardi di danni”. Poi, con comodo, il nome Benetton riapparve sui giornaloni. Ma per riabilitarli con titoli e interviste strappalacrime. 

Da Pulitzer quella di Francesco Merlo (Repubblica) a Luciano dai capelli turchini, poco dopo la morte del fratello Gilberto. Merlo lo definì “imprenditore di sinistra”, forse perché nelle foto di famiglia siede da quella parte. Poi affondò il colpo: “È vero che il crollo del Ponte Morandi a Genova con i suoi 43 morti ha ferito lei e ha ucciso suo fratello?”. Mancò poco che chiedesse i danni ai famigliari delle vittime. Quindi, signore e signori: vomito sì, stupore no. Magari qualche parolina di scuse, ecco.

Rinforzino


Non so voi, ma dopo aver letto questo articolo della Gismondo, mi sono sparato un rinforzino Sambuca! Gulp!

ANTIVIRUS
Virus, la mutazione è più “cattiva”

di Maria Rita Gismondo direttore microbiologia clinica e virologia del “Sacco” di Milano

Il “mostro” non si arrende e si manifesta ancora con tutte le sue peggiori armi. Mentre la storia ci riferisce epidemie e pandemie che nel tempo, grazie alle mutazioni del virus che le ha prodotte, si sono estinte, studi recenti di genotipizzazione ci hanno dimostrato che non sta accadendo così per SarsCoV2. Per mesi ci siamo meravigliati perché il virus che ci sta affliggendo non mutava. Siamo rimasti in attesa che si facesse avanti una mutazione, dando per scontato, come ci insegna la Virologia, che questa avrebbe reso la pandemia meno aggressiva fino ad estinguersi. Le mutazioni sono arrivate, ma nulla di quanto ci saremmo aspettati. Recenti studi hanno evidenziato ben cinque varianti (19A, 19B, 20A, 20B e 20C). Circolano in Italia e studi in corso ne stanno verificando la circolazione in Europa. Anche se non si conosce l’effetto di ciascuna mutazione, certamente i virus che le presentano non sono affatto più “deboli”. Nel frattempo ecco arrivare un’altra notizia su una ulteriore variante che si sta manifestando nei visoni. La prima osservazione è stata fatta in Belgio in circa un migliaio di esemplari. Oggi si pensa che il virus abbia già infettato decine di migliaia di visoni, e molti di questi sono stati esportati in altri Paesi, compresa l’Italia. Il virus con la nuova mutazione si diffonde molto rapidamente ed ha già imparato ad infettare l’uomo. Un salto di specie così rapido è quasi un evento unico. Oltre ad una aggressività ancora tutta da valutare, questo “nuovo mostro” potrebbe vanificare terapie e profilassi che sono in studio. Mi riferisco agli anticorpi monoclonali ed ai vaccini, in particolare. Se la (o le) mutazione (i) dovesse(ro) risultare localizzata proprio nella parte di virus utilizzato come target del vaccino, gli studi e le prove fatte fino ad oggi sarebbero da cestinare, così come le terapie immunologiche. Si fa veramente fatica ad essere ottimisti.

Ottimo commento


NORDISTI
Regioni, l’obiettivo non è fermare il virus ma far cadere Conte

di Gianni Barbacetto

Non è andato tutto bene. E non ne stiamo uscendo migliori. Peggiori, invece, più cinici e incattiviti. La seconda ondata ha tirato fuori il peggio dalla politica, ma anche da quella che chiamavamo società civile. I negazionisti, intendiamoci, esistono in tutto il mondo, una minoranza terrapiattista per cui il Covid è un complotto planetario di non si sa quali poteri occulti si fa sentire in varie parti del globo. Ma solo in Italia si vede un uso così cinico e al tempo stesso contraddittorio del virus per fare lotta politica. Nel primo tempo di questo teatro dell’assurdo, una composita schiera di politici, amministratori, presunti virologi, opinionisti a comando e leoni da tastiera minimizzavano il pericolo, protestavano contro le chiusure, attaccavano il governo che cercava di imporle. Sfoderando un ventaglio d’argomenti che andavano dalla negazione dell’emergenza, dal virus “clinicamente morto” (Zangrillo), “inutile chiudere tutto, gli asintomatici non sono malati” (Bassetti), fino alla solita “Milano non si ferma”, “così si uccide l’economia”. L’economia muore se si lascia tutto aperto, permettendo che la pandemia diventi un’ecatombe. Fa più danni alle attività commerciali la manica larga ora, che ci costringerà a chiudere a Natale, che non la fermezza immediata necessaria per bloccare rapidamente la progressione dell’infezione. Basta il buonsenso per capirlo: un intervento drastico, ma tempestivo (e temporaneo), può bloccare un interminabile aumento dei contagi, dei ricoveri, dei morti. Invece prevale l’ideologia e la cattiva fede. Perché l’obiettivo di molti non è fermare il virus, ma far cadere il governo. Gli errori vanno sempre denunciati, chiunque li compia. Ma anche in questa partita scatta il metodo dei due pesi e due misure: inflessibili contro gli errori e le sottovalutazioni governative, che pure ci sono, mentre non si vede la trave delle amministrazioni regionali, che hanno la competenza della sanità, anche in tempi d’emergenza. Soprattutto la Regione Lombardia ha inanellato una serie d’errori da brivido. All’impreparazione con cui ha affrontato la prima ondata della pandemia si è aggiunta la disfatta con cui ha subìto la seconda, prevedibilissima ondata (tracciamento contagi inadeguato, medici Usca per l’assistenza a domicilio insufficienti, trasporti per le scuole non rafforzati, medici tolti agli ospedali che funzionano per mandarli all’ospedale-spot in Fiera, vaccini antinfluenzali che mancano…). Tutto invisibile, a chi vuole usare il virus, i malati, i morti soltanto come arma per attaccare il governo.

Ora è scattato il secondo tempo del teatro dell’assurdo. Ormai impossibile (tranne che per una minoranza complottista) negare, minimizzare, chiedere di tenere tutto aperto: ci sono i contagi che aumentano ogni giorno, e soprattutto i ricoveri, le terapie intensive, i morti. Scatta allora l’effetto ammuina, con i sindaci (come Giuseppe Sala) e i presidenti di Regione (come Attilio Fontana) che tirano in lungo, filosofeggiano, fanno scaricabarile, aspettano che a decidere siano altri per poi attaccarli comunque. “La zona rossa? Uno schiaffo alla Lombardia”, declama Fontana. “I criteri per definire le zone? Troppo complicati”, aggiunge Sala. Milano brucia, i medici chiedono la chiusura totale e il lockdown nazionale e loro spaccano il capello in quattro, pensano ai voti dei commercianti, invece di pensare a mantenerli sani e in vita insieme ai loro clienti, cioè a tutti noi. Vorrebbero distinguere, chiudere solo qui e non lì, lasciare aperto dove ci sono meno contagi, distinguendo non solo per regione, ma per provincia, per comune, per caseggiato, la scala A chiusa, la scala B aperta. Mandano segnali, giocano con la comunicazione, cercano il consenso. Chissà se mai qualcuno chiederà loro il conto finale di comportamenti confusi, cinici, criminali.

mercoledì 11 novembre 2020

I nodi al pettine

 

Un ottimo articolo sul sito TPI (per leggerlo Cliccate qui ) ha portato alla luce ciò che da decenni in realtà galleggia vergognosamente: la povera e martoriata terra di Calabria, alla mercé di gangli malavitosi organizzati, è sanitariamente in stato comatoso e la pandemia non fa che evidenziarne i terribili sviluppi. 

Decenni di predazioni, in queste lande maggiori rispetto alla media nazionale, in ambito sanitario hanno determinato una situazione al limite della ragione. Asl commissariate per inquietanti inquinamenti mafiosi, risorse che scompaiono nel più tenebroso mistero, ma soprattutto la risposta alla domanda chiave che i sani di mente si auto rivolgono periodicamente: esiste ancora in Calabria la legalità, lo Stato? 

Periodicamente quelle terre, come le campane, le sicule, le pugliesi, divengono oggetto di innamoramento, essendo bacini di voti privilegiati, in quanto facilmente indirizzabili. Con questo non voglio assolutamente affermare che il popolo del sud sia babbano e senza spina dorsale; assolutamente no. Ma il frutto di una collusione con il malaffare, con la guerra stravinta dalla malavita organizzata nei confronti della cultura, dell'educazione civica, del senso di appartenenza ad una nazione, permise e permette che la normale amministrazione del bene pubblico venga affossata dai principi cardini dello stato alternativo, quelli che mantengono le famiglie private di un suo componente per carcerazioni frutto di delitti ben noti, quelli che agevolano minorenni ad attività malavitose ben remunerate, quelli che dello stile di vita narrato da molti film ne hanno fatto bandiera. E la Sanità è il salvadanaio pubblico, a disposizione di pochi, le risorse che dovrebbero permettere una decente organizzazione medica vengono sistematicamente deviate verso l'affarismo mafioso. 

La ciliegina sulla torta è posizionare sulla cuspide dirigenziale, omuncoli incapaci e alla deriva culturalmente, guardatevi il filmato di Rai 3 sul poveretto scoprente doveri organizzativi prima sconosciuti. 

Terra di Calabria, terra dolorante, sonnacchiosa, lenta ad agire e a comprendere la gravità dell'affossamento del senso di appartenenza alla Nazione comune, popolo fiero, dignitoso, gravato dai problemi che sappiamo: la speranza è che vi sia al più presto il ritorno dentro il recinto istituzionale, con allontanamenti di corrotti e vigliacchi, fermo restando che, essendo un processo culturale, occorreranno anni di fatica per rivedere finalmente le stelle. Ma la compartecipazione di tutti, renderebbe questo basilare passaggio, meno gravoso.