giovedì 12 novembre 2020

Ottimo commento


NORDISTI
Regioni, l’obiettivo non è fermare il virus ma far cadere Conte

di Gianni Barbacetto

Non è andato tutto bene. E non ne stiamo uscendo migliori. Peggiori, invece, più cinici e incattiviti. La seconda ondata ha tirato fuori il peggio dalla politica, ma anche da quella che chiamavamo società civile. I negazionisti, intendiamoci, esistono in tutto il mondo, una minoranza terrapiattista per cui il Covid è un complotto planetario di non si sa quali poteri occulti si fa sentire in varie parti del globo. Ma solo in Italia si vede un uso così cinico e al tempo stesso contraddittorio del virus per fare lotta politica. Nel primo tempo di questo teatro dell’assurdo, una composita schiera di politici, amministratori, presunti virologi, opinionisti a comando e leoni da tastiera minimizzavano il pericolo, protestavano contro le chiusure, attaccavano il governo che cercava di imporle. Sfoderando un ventaglio d’argomenti che andavano dalla negazione dell’emergenza, dal virus “clinicamente morto” (Zangrillo), “inutile chiudere tutto, gli asintomatici non sono malati” (Bassetti), fino alla solita “Milano non si ferma”, “così si uccide l’economia”. L’economia muore se si lascia tutto aperto, permettendo che la pandemia diventi un’ecatombe. Fa più danni alle attività commerciali la manica larga ora, che ci costringerà a chiudere a Natale, che non la fermezza immediata necessaria per bloccare rapidamente la progressione dell’infezione. Basta il buonsenso per capirlo: un intervento drastico, ma tempestivo (e temporaneo), può bloccare un interminabile aumento dei contagi, dei ricoveri, dei morti. Invece prevale l’ideologia e la cattiva fede. Perché l’obiettivo di molti non è fermare il virus, ma far cadere il governo. Gli errori vanno sempre denunciati, chiunque li compia. Ma anche in questa partita scatta il metodo dei due pesi e due misure: inflessibili contro gli errori e le sottovalutazioni governative, che pure ci sono, mentre non si vede la trave delle amministrazioni regionali, che hanno la competenza della sanità, anche in tempi d’emergenza. Soprattutto la Regione Lombardia ha inanellato una serie d’errori da brivido. All’impreparazione con cui ha affrontato la prima ondata della pandemia si è aggiunta la disfatta con cui ha subìto la seconda, prevedibilissima ondata (tracciamento contagi inadeguato, medici Usca per l’assistenza a domicilio insufficienti, trasporti per le scuole non rafforzati, medici tolti agli ospedali che funzionano per mandarli all’ospedale-spot in Fiera, vaccini antinfluenzali che mancano…). Tutto invisibile, a chi vuole usare il virus, i malati, i morti soltanto come arma per attaccare il governo.

Ora è scattato il secondo tempo del teatro dell’assurdo. Ormai impossibile (tranne che per una minoranza complottista) negare, minimizzare, chiedere di tenere tutto aperto: ci sono i contagi che aumentano ogni giorno, e soprattutto i ricoveri, le terapie intensive, i morti. Scatta allora l’effetto ammuina, con i sindaci (come Giuseppe Sala) e i presidenti di Regione (come Attilio Fontana) che tirano in lungo, filosofeggiano, fanno scaricabarile, aspettano che a decidere siano altri per poi attaccarli comunque. “La zona rossa? Uno schiaffo alla Lombardia”, declama Fontana. “I criteri per definire le zone? Troppo complicati”, aggiunge Sala. Milano brucia, i medici chiedono la chiusura totale e il lockdown nazionale e loro spaccano il capello in quattro, pensano ai voti dei commercianti, invece di pensare a mantenerli sani e in vita insieme ai loro clienti, cioè a tutti noi. Vorrebbero distinguere, chiudere solo qui e non lì, lasciare aperto dove ci sono meno contagi, distinguendo non solo per regione, ma per provincia, per comune, per caseggiato, la scala A chiusa, la scala B aperta. Mandano segnali, giocano con la comunicazione, cercano il consenso. Chissà se mai qualcuno chiederà loro il conto finale di comportamenti confusi, cinici, criminali.

mercoledì 11 novembre 2020

I nodi al pettine

 

Un ottimo articolo sul sito TPI (per leggerlo Cliccate qui ) ha portato alla luce ciò che da decenni in realtà galleggia vergognosamente: la povera e martoriata terra di Calabria, alla mercé di gangli malavitosi organizzati, è sanitariamente in stato comatoso e la pandemia non fa che evidenziarne i terribili sviluppi. 

Decenni di predazioni, in queste lande maggiori rispetto alla media nazionale, in ambito sanitario hanno determinato una situazione al limite della ragione. Asl commissariate per inquietanti inquinamenti mafiosi, risorse che scompaiono nel più tenebroso mistero, ma soprattutto la risposta alla domanda chiave che i sani di mente si auto rivolgono periodicamente: esiste ancora in Calabria la legalità, lo Stato? 

Periodicamente quelle terre, come le campane, le sicule, le pugliesi, divengono oggetto di innamoramento, essendo bacini di voti privilegiati, in quanto facilmente indirizzabili. Con questo non voglio assolutamente affermare che il popolo del sud sia babbano e senza spina dorsale; assolutamente no. Ma il frutto di una collusione con il malaffare, con la guerra stravinta dalla malavita organizzata nei confronti della cultura, dell'educazione civica, del senso di appartenenza ad una nazione, permise e permette che la normale amministrazione del bene pubblico venga affossata dai principi cardini dello stato alternativo, quelli che mantengono le famiglie private di un suo componente per carcerazioni frutto di delitti ben noti, quelli che agevolano minorenni ad attività malavitose ben remunerate, quelli che dello stile di vita narrato da molti film ne hanno fatto bandiera. E la Sanità è il salvadanaio pubblico, a disposizione di pochi, le risorse che dovrebbero permettere una decente organizzazione medica vengono sistematicamente deviate verso l'affarismo mafioso. 

La ciliegina sulla torta è posizionare sulla cuspide dirigenziale, omuncoli incapaci e alla deriva culturalmente, guardatevi il filmato di Rai 3 sul poveretto scoprente doveri organizzativi prima sconosciuti. 

Terra di Calabria, terra dolorante, sonnacchiosa, lenta ad agire e a comprendere la gravità dell'affossamento del senso di appartenenza alla Nazione comune, popolo fiero, dignitoso, gravato dai problemi che sappiamo: la speranza è che vi sia al più presto il ritorno dentro il recinto istituzionale, con allontanamenti di corrotti e vigliacchi, fermo restando che, essendo un processo culturale, occorreranno anni di fatica per rivedere finalmente le stelle. Ma la compartecipazione di tutti, renderebbe questo basilare passaggio, meno gravoso.    

Ucci Ucci!

 


Cosa si può ancora dire?

 


Ora può essere che apparentemente la meticolosità con cui tratto di questo por'omo (cit.) possa darvi la sensazione che ce l'abbia con lui per chissà quali motivi, magari qualcuno potrebbe azzardare che eravamo a scuola insieme e lui mi bombardava di scherzi atroci. 

Ma non è così. 

L'omuncolo continua ad estirpare il buon senso dalle sue azioni scellerate! Ultima e grandiosa scelta, a conferma della sua incapacità: in Lombardia ci sono attualmente 670 persone ricoverate in terapia intensiva, e 44 di questi sono ospitati in quella narcisistica opera bertolasiana del reparto Fiera, costato oltre 15 milioni di euro. Quarantaquattro, ovvero mezzo milione di costo a paziente! Questo imbolsito in sinapsi ha deciso di andare a raccattare il personale nelle strutture lombarde già in sofferenza per la pandemia! Quaranta tra medici ed infermieri li ha dirottati dall'ospedale San Gerardo di Monza, il cui direttore generale ha praticamente ieri sera alzato bandiera bianca. Sono al collasso, come a Varese, a Como. 

E per mantenere la struttura da 44 pazienti, il folle Gallera ha scippato personale già scarso da altri ospedali (basti pensare che al San Gerardo vi sono 340 operatori positivi).

Quindi il mio non è assolutamente accanimento. E' lui che fa di tutto per agevolare la voglia di mandarlo celermente laggiù dove vi immaginate!   

Selvaggia Booom!

 “Non mi meritate!”: ora Bassetti scatena la fatwa del basilico

di Selvaggia Lucarelli 

Questa proprio non ci voleva. Non bastavano la malattia, la sanità in crisi, l’economia paralizzata, l’incertezza sul futuro, i lockdown totali sempre più imminenti. Ora un’ altra tragedia si abbatte sull’umanità: il professor Matteo Bassetti minaccia di andar via da Genova perché è offeso, i genovesi lo trattano male. Quanta irriconoscenza. Anziché essere grati, questi genovesi, al professore che li ha tranquillizzati per mesi convincendoli del fatto che la seconda ondata al massimo sarebbe stata quella su Voltri col Libeccio, si mettono pure ad avercela con lui. Lui che “Il Covid c’è ancora qualche caso grave sporadicissimo, ma ormai è diventata veramente molto simile a una forma influenzale”, che “Non c’è stata una seconda ondata di Coronavirus, si tratta di una coda, peraltro prevedibile”, che “Mi chiedo, è il caso di fare tanto ‘sciato’, come si dice a Genova, tutto questo casino, per una quantità di gente asintomatica?”, che “È da maggio che non arriva un paziente in rianimazione. Le discoteche? Si può ballare con le mascherine. E a settembre tutti a scuola!”. Davvero, io non so perché questi genovesi non siano grati al talento ai confini del divinatorio del grande Professor Bassetti. Al capitano che è rimasto saldo al timone mentre tutto il resto del paese affondava con gli Schettino della virologia, con i Galli, con i Crisanti, con tutti quei cazzari che continuavano a dire “Il virus non è cambiato”, “Il virus tornerà”, “Minimizzare è pericoloso”.

È proprio vero che questi genovesi hanno un brutto carattere. Non se lo meritano un luminare come Bassetti. Si meritano una nuova epidemia, una xylella del basilico, una peste del pinolo che estingua il pesto ligure in una settimana. E fa bene Bassetti ad essere furioso, mentre va in tv a promuovere il suo nuovo libro Una lezione da non dimenticare, il cui sottotitolo iniziale doveva essere “Nel dubbio, durante una pandemia, meglio tacere che dire minchiate”. Fa bene a dichiarare piccato: “Mi farò da parte, sono arrabbiato con una parte politica che parla di Bassetti, si occupassero più di politica, farebbero il bene della nostra regione!”. Un po’ come certi professori abituati a parlare di sé in terza persona come Maradona che se si occupassero un po’ più di malati anziché di tv, radio, Instagram e giornali, farebbero il bene della loro regione. Fa bene, Bassetti, a dire che è un problema di cattiva comunicazione. Che è colpa degli esperti che fanno terrorismo, dei gufi che profetizzavano sciagure, degli allarmisti del Covid, dell’informazione che crea panico. Poi la gente si lascia suggestionare. Affolla i pronto soccorso. Addirittura muore. Nessuno dice che gli attuali 400 morti al giorno li secca il Tg, mica il Covid. Basta uno sguardo torvo di Mentana e vai in arresto cardio-circolatorio. Non capisco proprio perché i genovesi non si fidino di Bassetti. Io quando l’ho visto in tv con i libri della Rolex sullo sfondo mi sono sentita confortata, rassicurata dalla scienza. Ho capito che lui avrebbe calcolato i tempi della seconda ondata consultando il quadrante del Daytona. Che sarebbe andato tutto bene. Che c’era da fidarsi. Anche quando si è difeso dalle accuse di aver fatto pubblicità alle cravatte con la motivazione “Ho fatto pubblicità a un’azienda che ha donato 10 000 euro al San Martino!”, aveva ragione lui. Se Fiat dona 100 000 euro al San Martino lui si fa fotografare nella corsia del reparto Covid su una Mini Cooper, è aziendalista. È amareggiato il prof Bassetti. Come dargli torto. “Non posso vivere in un luogo dove mi vergogno a far leggere ai miei figli cosa dicono di me, sono schifato”, ha detto. In effetti la banda larga arriva fino a Lerici, poi dalla Toscana in giù nessuno può più leggere cosa si scrive di Matteo Bassetti, gli basterà portare in salvo la famiglia a Viareggio. E in fondo, tutti memori dell’esattezza chirurgica delle sue previsioni, gli ospedali italiani se lo litigano. “Ricevo ogni giorno offerte di lavoro, potrei andare dove voglio. Arrivati a questo punto o mi rassegno alla mediocrità oppure me ne vado, col dispiacere nel cuore”, ha raccontato Bassetti in una recente, addolorata intervista.

In effetti non ha specificato il tipo di offerte di lavoro ricevute, io per esempio ho il kebabbaro sotto casa che proprio giorni fa mi diceva “Come mi piacerebbe far affettare l’aglio per il kebab a quel professore di Genova!”. Posso dunque testimoniare che sì, se lo litigano. E poi lo avrete letto, è stato nominato coordinatore gestione pazienti Covid per il Ministero della Salute. Mi pare giusto. Vuoi non premiare chi il 23 agosto, con commovente, impressionante lungimiranza, diceva: “Ecco un dato che tutti aspettavamo e che alcuni di noi avevano ampiamente previsto già tre mesi fa. Dopo la carica virale ridotta, ecco la dimostrazione che il SARScoV-2 è mutato!”? Vuoi non premiare chi, tra gli esperti, conta il maggior numero di pubblicazioni su Instagram di selfie? Chi ha passato l’estate a minimizzare affermando che avevamo imparato a gestire il virus e a tracciare e ora dice che a Milano la situazione è fuori controllo? Vedete, è Genova che non se lo merita. E Bassetti fa bene a scappare da quel covo di irriconoscenti. Se solo mi facesse la cortesia di non venire a Milano, ecco, gli sarei grata. Mica per altro. Abbiamo già Gallera, Fontana, Zangrillo e la zona rossa. Direi 

Mojito salutare

 

Una delle tre ragioni per cui ho sempre sognato di abitare a Cuba, le altre due sono i sigari ed il mojito serale alla salute di Ernest alla Bodeguita del Medio, è quella di vivere in uno stato ove la sanità sia completamente gratuita. Ammetto che possa essere un concetto fondamentalmente antiquato, retrogrado e perché no: comunista. 

E' vero anche che Castro commise degli errori, alcuni madornali vedi la libertà dell'individuo, ma... Big Pharma? 

Nel 2018 le 27 maggiori aziende farmaceutiche mondiali - al servizio del cittadino? Come no! - avevano in cassa 135 miliardi di dollari e, attenzione please, 500 miliardi di debiti non creati per la ricerca, lo sviluppo ma... ma per remunerare gli azionisti! 

Tra il 2000 ed il 2018 detti azionisti, personalmente li definisco squali, hanno ricevuto un ritorno economico complessivo di 1540 miliardi di dollari - Estkazzi! - 

C'è una società multinazionale farmaceutica che nel 2019 ha realizzato ricavi per 51,8 miliardi con utile di 16,2. Seguendo il trend generale questa società ha accumulato debiti per 41 miliardi nel 2018, sempre per remunerare gli azionisti (squali). Nel 2016 la suddetta società ricevette una multa di 90 milioni di sterline dall'Antitrust Britannico per aver rialzato in una sola notte del 2285% (si, si avete letto bene: del 2285%! e poi non sono squali) il prezzo di un antiepilettico usato da 50mila pazienti, cedendo il brevetto ad una controllata produttrice farmaci generici. Come si chiama la multinazionale? Pfizer, e non è un'omonima. La prima fornitura di 100 milioni di dosi di vaccino vale quasi 2 miliardi di dollari, verrà venduto a 20 euro cadauno. 

Continuo imperterrito a sognare il mio mojito serale alla Bodeguita...

(fonte dati Il Fatto Quotidiano)

martedì 10 novembre 2020

Un salutone!

 Danielona era un mix di simpatia ed effervescenza difficilmente riscontrabili in altre persone, era una calamita vivente riuscendo a vivere nel pieno dei suoi mezzi, solo in apparenza carenti ed in difficoltà, si sa infatti che gli occhi di molti ahimè si fermano alle dannate apparenze. 

Ci siamo fatti un sacco di risate assieme a tanti amici, durante giornate e serate all'insegna della felicità semplice e immensamente vivida all'insegna delle piccole cose, le più belle - lo dico in questo frangente pur se a volte mi faccio distogliere da artificiose e soporifere alternative che lasciano il tempo che trovano. La sfottevo sul mangiare, suo tesoro riservato, mandandola bonariamente a quel paese, ricevendo di ritorno pan per focaccia allegato alla sua fragorosa risata in grado di espandere in ogni dove il buonumore, sale perpetuo della condivisione dei momenti originali. 

Danielona suonava se ricordo bene il pianoforte ed andava a lavorare in biblioteca, non prima di essersi rifocillata a dovere dal panettiere di famiglia, un giorno, mannaggia, bloccato dalla famiglia per la quantità oceanica di acquisti. 

Quando ci incontravamo per strada cospargeva ogni dove del sorriso abbracciante, un'agevolazione per risentirmi a casa, in quella casa comune che in gioventù frequentai e che riuscì, contro ogni previsione, a formarmi abbastanza decorosamente. 

Ora Danielona è nella Luce, assieme ai tanti amici già partiti per i lidi dell'oceanica Pace. 

Sii sempre te stessa Danielona, anche Lassù, alimentando la vera gioia! 

Riposa in pace! E grazie!