mercoledì 16 settembre 2020

Urliamo il nostro SI!!


mercoledì 16/09/2020
Arresti referendari

di Marco Travaglio

Tetragono sul Sì fino all’altroieri, confesso che inizio a titubare. Più passano i giorni e più il fronte del No si popola di personaggi di preclara moralità che mi inducono a ripensarci. Come si fa a votare Sì quando Silvio B. (4 anni definitivi per frode fiscale, senza contare il resto), Roberto Formigoni (5 anni e 10 mesi per associazione a delinquere, corruzione e finanziamento illecito), Paolo Cirino Pomicino (1 anno e 10 mesi per finanziamento illecito e corruzione) e Vittorio Sgarbi (6 mesi e 10 giorni per truffa allo Stato e falso) tifano No? Vabbè, faccio finta di niente. Poi però mi imbatto, sul “Riformatorio”, in uno straziante appello dei “socialisti per il No” contro “questo taglio reazionario” e “illiberale che ha in sé l’indebolimento dello Stato di diritto”. Tra i firmatari, i migliori ragazzi dello Zoo di Bettino. Nel ramo incensurati, spiccano Acquaviva, Boniver, Cazzola, Cicchitto (la tessera P2 numero 2232 che combatte i “tagli reazionari” è sempre uno spasso), Covatta, Bobo Craxi & C. Segue la sezione pregiudicati (per tacere dei prescritti e dei miracolati): Carlo Tognoli (3 anni e 3 mesi per ricettazione), Paolo Pillitteri (4 anni per corruzione), Stefania Tucci vedova De Michelis (3 anni definitivi per la maxitangente Enimont), Beppe Garesio (8 mesi per corruzione e finanziamento illecito), Luigi Crespi (6 anni 9 mesi in appello per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio, annullati dalla Cassazione per ridurre la pena dopo la controriforma Renzi), a cui Bobo ha voluto aggiungere la buonanima di papà Bettino che “se fosse vivo voterebbe No” (10 anni definitivi per corruzione e finanziamento illecito). Più che un appello, un’ora d’aria.

Sempre sul Riformatorio, un altro giovane virgulto garofanato, Claudio Martelli (8 mesi per finanziamento illecito, più una condanna prescritta per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano), annuncia coram populo il suo No e subito i Circoli de l’Avanti! (da lui stesso diretto) lo candidano a presidente della Repubblica. Totale: 52 anni e 10 mesi di reclusione. Come non essere della partita? Mentre pencolo fra il Sì e il No, un altro giureconsulto di chiara fame s’aggiunge a nobilitare il fronte del No: Attilio Fontana, sgovernatore di Lombardia, per ora solo indagato e dunque incompatibile con gli appelli di cui sopra: “La nostra Costituzione è equilibrata e ha una serie di pesi e contrappesi” (purtroppo insufficienti a metterci al riparo da lui), “per cambiarla è necessario farlo in maniera assolutamente serio (sic, ndr)”. Quindi mi sa che è meglio rinviare il referendum in attesa che la Costituzione la riformi lui in maniera assolutamente serio: a quattro mani con Gallera. O con suo cognato, alle Bahamas.

martedì 15 settembre 2020

Alle armi della ragione!

 Daiiii, guardiamoci intorno, daiii che oramai non ci fa più effetto, ammettiamolo dai, ci stiamo emancipando, stiamo arrivando alla maturità, non entrano in noi le sirene babbane!

Prendiamo ieri: l'inizio della scuola! Dio mio che tragedia, che disorganizzazione, oggi Repubblica, ops! - il GiornaledellaFamigliaAgnellichepagaletasseinOlanda - spara il titolone, si il solito attacco a Conte, a questa maggioranza, alla ciofeca per ciufoli che è diventato questo ammasso di carta un tempo faro delle libertà! 

E' stato un disastro ci dicono: mancano banchi, mancano professori, bidelli, gessi. Ma non dicono le percentuali dei siti ove tutto è filato liscio come l'olio. Non ci dicono che questa situazione mai e poi mai si era verificata nei secoli scorsi. In pratica stiamo, dovremmo insieme, affrontare l'emergenza. Ma non è così: ci sono i golosi della torta da 200 miliardi prossima a venire, capitanati da quell'illuminato di Carlo Bonomi  - Confindustria - che vorrebbe pure i contratti non contenenti aumenti salariali e, forse, anche un po' di culo e una fiaschetta d'olio. E poi a seguire tutti coloro che sognano di affossare Zingaretti per abbattere Conte ed avere un nuovo segretario occhieggiante la destra, la tanto amata destra. Come ai tempi del Bischero che tra l'altro, visto il 2% di share vorrebbe pure rientrare, con la sua truppa!!!

Daiiii, non molliamo la presa! Oramai ci fanno tutti un baffo! 

Besos!

Aggrotto incredulo!

 


Giuro che se non fosse il presidente degli Stati Uniti provvederei a tutelarlo in qualche zoo per far comprendere alle generazioni future quali danni provochino la totale assenza di sinapsi in un essere umano! 

Ma siccome è e, probabilmente, sarà per altri quattro anni il burattino al servizio della corporazione più potente al mondo, l'industria bellica americana, ne consegue che il suo popolo sia in maggioranza formato da asintomatici babbani! 

Daniela e il reflusso


martedì 15/09/2020
Bonaccini, così insensato da poterci pure riuscire

di Daniela Ranieri

Apòta, dal greco ápotos, “che non (se la) beve”. Allora: c’è questo presidente di Regione, chiamato come tutti i suoi colleghi spiritosamente “governatore” (una di quelle parole, insieme a “premier”, usate per designare figure che non esistono nel nostro ordinamento e a cui pian piano ti abitui, così quando introducono di soppiatto la norma che istituisce il referente di quella parola nessuno se ne accorge), Stefano Bonaccini, che va alla festa dell’Unità di Modena e fa un intervento il cui passaggio più notevole è questo: “Renzi e Bersani rientrino pure! Il Pd non può restare al 20% se vuole vincere le elezioni e battere le destre”. Seguono analisi, calcoli, proiezioni, vaticini, pareri pro e contro, tutti delibati e assaporati con gusto sui principali quotidiani, per i quali Bonaccini, per aver battuto la Borgonzoni in Emilia Romagna (grazie anche a un gran lavoro d’immagine, al sostegno della Lista Coraggiosa e persino alle Sardine) è una specie di Obama sotto steroidi che scalpita dietro al palcoscenico della politica nazionale. E qui entrano in gioco gli apòti, tra i quali rispettosamente ci annoveriamo.

A prenderla sul serio, la “proposta” di Bonaccini, che sarebbe rimasta una boutade se non fosse stata prontamente e orgogliosamente respinta dai renziani di prima linea come Rosato, mira a far crescere il Pd dall’attuale 20% mediante il reinnesto di uno che l’aveva portato al 18, ne era uscito convinto di avere da solo il 40, e adesso è dato intorno al 2. Non solo: dovrebbero rientrare pure quelli che, come Bersani, Speranza e altri, ne erano fuggiti – insieme a qualche milione di elettori - proprio perché c’era Renzi, cioè per evitare di assistere alla devastazione del partito perpetrata quasi scientificamente da quella compagine e in definitiva per dissociarsi da qualsiasi pensiero, parola, opera o omissione riconducibile all’era renziana.

L’idea è talmente insensata che potrebbe avere qualche chance di essere realizzata, anche perché i giornali anti-governativi se ne sono subito innamorati, e tra le righe ne parlano come di un’astuta strategia di ritorno alla vocazione maggioritaria del centrosinistra al nobile scopo di battere i populismi, mentre su tutto aleggia la figura aspirazionale di Bonaccini, pseudo-candidato non si sa da chi a subentrare a Zingaretti in qualità di neo-Renzi della Bassa (è proprio vero, la Storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa), nuovo salvatore della patria nel caso dovessero andare male sia il referendum che le Regionali (“Dietro le quinte” scrive il Corriere “si continua a ipotizzare il nome di Bonaccini per avviare una rifondazione”).

Non fa una piega: se le Regionali andranno male, Zingaretti andrà abbattuto e sostituito con un “governatore” che farà rientrare nel Pd colui che avrà contribuito a farle andar male, correndo platealmente contro il Pd, candidando proprie pedine in Liguria, Veneto e Puglia (dove candida Scalfarotto senza alcuna speranza, giusto per il gusto di togliere un po’ di voti a Emiliano). Mentre ad Articolo1, che dappertutto sostiene il Pd, con cui è al governo, verrebbe concesso di portare i suoi voti in dote in questo bislacco matrimonio d’interesse che a breve riporterebbe il Pd al 18% o peggio.

Tutto va bene, si dirà, per impedire a Salvini e Meloni di andare al governo. Certo, come no. E però il rifiuto di bersela impone l’obbligo di considerare che questo della destituzione di Zingaretti, con un bel congresso finto e il corollario della fine dell’alleanza di governo, è il sogno proibito dell’establishment, lo stesso che fa campagna per il No al referendum con indifferenza per il merito dello stesso, piuttosto con la deliberata intenzione di far cadere il governo, al momento l’unica alternativa reale al governo Salvini, dato che l’uomo dei sogni più sfrenati, Draghi, risulta indisponibile. Pure l’ossessiva pretesa di ricorrere al Mes (unici insieme alla florida Cipro) da parte di giornali, di “alleati” e apertis verbis dello stesso Bonaccini, che per esso si dice “disposto anche a mettere in discussione l’alleanza coi 5Stelle”, pare un modo per logorare il governo o magari rimpastarlo espellendo i grillini, ostili al Mes, e mettendoci dentro gente di Forza Italia e/o Italia Viva, tanto fa lo stesso, e spedendo a casa l’odiato e però popolarissimo Conte. Così l’operazione Bonaccini avrebbe un senso, non come vogliono farcela bere. È indicativa una frase dello stesso

Bonaccini: “Il Pd deve costruire intorno a sé un nuovo centrosinistra, per batterli devi fare un programma per qualcosa”. Già, ma cosa? A parte questo Tetris coi pezzi di scarto della politica italiana (che non entrerebbero in Parlamento con uno sbarramento al 3%) e i selfie motivazionali da mental coach, che cosa farebbe questa rifondazione?

Selvaggia e la Sardina


martedì 15/09/2020
IL PERSONAGGIO
Sardine in fuga: Mattia, niente idee ma confuse
ADDIO. DAI BENETTON ALLA PIAZZA DESERTA E DISERTATA

di Selvaggia Lucarelli

Se la fase peggiore dell’emergenza sanitaria sembra passata, quella delle Sardine sembra essere appena iniziata.
Si potrebbe dire che dalla foto col duo Benetton-Toscani in poi, s’è capito che intorno a Mattia Santori bisognerebbe istituire una specie di zona rossa, isolarlo, capire se il ceppo anti-casta sta mutando e lasciarlo libero solo quando pare sentirsi meglio. Voglio dire, dopo la faccenda del Ponte Morandi forse anche Fabrizio Corona avrebbe trovato inopportuno farsi ritrarre con Benetton, ma lui non c’è arrivato. Poi è andato ad Amici facendosi migliaia di nemici, il 16 maggio ha riempito di piantine piazza Maggiore per un’iniziativa a sostegno dell’aria pulita dopo due mesi e mezzo di lockdown, cioè nell’unico momento in cui c’era un’aria vagamente pulita. Quest’estate è sparito, probabilmente impegnato in un torneo nazionale di frisbee o ad assecondare il suo animo vagabondo. I riferimenti sono ovviamente alla sua spassosa agiografia pubblicata a fine estate sulla pagina delle Sardine, quella in cui veniva descritto come una strana figura a metà tra Winston Churchill e Enzo di Un sacco bello, un po’ statista di spicco e un po’ groupie degli Inti Illimani. Agiografia che ovviamente era scritta da Mattia Santori stesso, un po’ come quelli che hanno pubblicato un libro sulla corretta toelettatura del cocker spaniel e si scrivono da soli una pagina Wikipedia che ha dodici paragrafi, più di quella di Hemingway. Comunque, l’agiografia di per sé non era un peccato grave, ma era evidente indizio di un ego che sta lievitando. Alla sardina Santori, è evidente, la scatola sta ormai stretta e le piazze stanno ormai larghe, dunque cerca una sua collocazione. Che al momento, sembra essere “anti-qualcosa, purché mi si noti”. Il problema è che al momento si nota più la sua assenza che la sua presenza. Ad esempio, ha fatto notizia la sua assenza in piazza Santi Apostoli a Roma, dove domenica si svolgeva la festa del “Così No”, a sostegno del no al referendum. C’erano le altre sardine Jasmine Cristallo e Lorenzo Donnoli ma lui, saputo che il pubblico, scarsissimo, era già tutto per il No, nel senso che “No, alla manifestazione non ci vengo”, ha dribblato la figuraccia e da frontman delle Sardine è diventato, al massimo, il batterista che salta un giro perché la sera prima s’è ubriacato. “Hanno soppresso il suo treno”, ha scritto qualcuno. Certo, magari aveva anche il corso di pilates e gli era morta nonna. Ed è un vero peccato, perché la piazza attendeva le sue spumeggianti argomentazioni a sostegno del no, ovvero, come ha spiegato l’altra sera a DiMartedì: “Votiamo no in tanti e più di quello che il Pd pensa, perché nel toccare la Costituzione ci vogliono mani di fata”.
Mani di fata. Detto da quello che ad agosto pubblicava l’auto-agiografia col suo ritratto intento ad ammirare due arcobaleni. Il suo costituzionalista di riferimento sarà Fantaghirò, si presume.
E non spiega molto altro, a parte che “trovo patetico che nel 2020 si debba sbandierare la paura delle destre per giustificare una posizione folle sul referendum”. E quindi dice “no” affermando: “Ce l’ho col Pd che mi chiede di firmare l’ennesimo accordo in bianco con Di Maio, di cui non mi fido”. In pratica, il sì solo per andare contro le destre è folle, il no solo per andare contro Di Maio è saggio. Un avvitamento interessante, tra un po’ dirà che vota “ni” per allinearsi a Martina Colombari, perché di Costacurta non si fida. Ed è così che forte del suo pensiero si è presentato a Cascina, fortino leghista, dove l’attuale candidata della Lega alla presidenza della Regione Toscana è stata sindaco, per essere un po’ anti-qua e anti-là. Si è dunque palesato prima alla manifestazione delle Sardine chiamata “L’AperiCeccardi, le bufale di Susanna”, che voglio dire, tra una “sinistra” che sforna un nome idiota come questo e la Ceccardi, viene voglia di votare la Ceccardi pure ai partigiani sopravvissuti del Mugello. Poi è apparso al comizio di Di Maio, sempre a Cascina, per fare un contro-comizio, indossando fiero la maglietta “Così no”. A quel punto uno si aspettava che Mattia l’anti-qualcosa, la sera, andasse pure alla Festa dell’Unità con la stessa maglietta, ma lì stranamente si è cambiato. Sarà stata colpa dell’ascella pezzata, o forse di una posizione rappezzata all’ultimo, per non infastidire qualche leader di Pd, fatto sta che lì il suo spavaldo “Così No” era stampato al massimo sull’elastico dei boxer.

Verità

 



Vignetta aperta