mercoledì 15 luglio 2020

La Grigliata dei Depredon


Quel 14 agosto 2018, causa ignoranza, crassa come al solito, non conoscevo quasi nulla di Atlantia, di Aspi, di concessioni, di dati secretati, di legge, non contratto che sarebbe potuto divenire oggetto di attacchi, di legge agevolata e votata, pure dal Cazzaro e dalla sua ciurma, dietro la regia del solito Infangatore e Predatore dei nostri diritti, messer Pregiudicato.
Quel giorno, vedendo venire giù quel ponte, iniziai a documentarmi in merito, scoprendo e basendomi nell’apprendere cosa significasse il concetto di “Inchiappettatura Nazionale”, come sia stato possibile stipulare un accordo tanto capestro e ignobile come quello tra lo stato e i “Depredon”.
Ma fu una notizia, non apparsa sui giornaloni, alla Repubblica per intenderci che per giorni evitò di far comparire il nome della Famigliola Veneta, tra l’altro finanziatrice di eventi del quotidiano passato nelle mani del John sabaudo che paga le tasse in Olanda, che mi lasciò attonito: mentre si contavano e piangevano le vittime del crollo, i Depredon si riunirono a Cortina per la grigliata di famiglia. Antonio Padellaro ricorda qui sotto quel momento rivelatore circa la moralità dei proprietari indegni dei Telepass:

FUORI FASE
La grigliata di Ferragosto sarebbe un gran film

di Antonio Padellaro

Soggetto per un film dal titolo: “Grigliata di Ferragosto”. A Cortina, nella villa di un ricchissimo e potentissimo industriale si svolge una riunione di famiglia per decidere se confermare oppure rinviare la tradizionale grigliata del 15 agosto, in compagnia dei parenti e degli amici più cari. La vigilia è stata funestata da una immane tragedia: a Genova il crollo del viadotto gestito da una società autostradale di cui la famiglia controlla il pacchetto azionario ha provocato decine e decine di morti e di feriti. I tg di tutto il mondo trasmettono continuamente le immagini del ponte che si sbriciola, con le auto e i camion che precipitano nel vuoto mentre si sentono le urla terrorizzate di chi non si capacita che sia tutto vero e prega di svegliarsi dall’incubo.

Anche nella grande villa tutti naturalmente si dicono turbati di quanto accaduto ma non tutti condividono l’idea di annullare gli inviti. Le voci si sovrappongono, poi tacciono quando un signore dall’aria saggia e gentile, probabilmente il patriarca comincia a parlare. Dice: comprendo i vostri sentimenti, che sono anche miei ma la nostra grigliata è stata organizzata da tempo, gli invitati stanno per raggiungerci, e cancellare tutto all’ultimo momento sarebbe complesso e anche poco educato. E poi, aggiunge, rimandare indietro i nostri amici e chiuderci in casa sembrerebbe quasi un’ammissione di colpa, e noi non abbiamo colpa di nulla. La decisione sembra presa quando una voce femminile sale di tono, e nell’osare ciò che osa quasi trema. Appartiene a una giovanissima donna, forse la nipote dell’uomo dalla voce saggia e gentile. Poche frasi soltanto, queste. Ma come possiamo fare finta che non sia accaduto nulla? Fatevi la vostra grigliata, io non ci sarò. Prima però che lasci la villa, il patriarca la ferma e le dice: hai ragione, non possiamo. E tutti si sentono sollevati. Quando ho sottoposto questa idea a un regista amico mi ha detto solamente: “Non funziona, troppo irrealistica”.

martedì 14 luglio 2020

Dal profondo



Cerco sempre di rimanere sereno e lontano dal turpiloquio. Ma questo imbecille, mentre seri e preparati virologi, a parte Zangrillo obnubilato dallo star troppo vicino al Pregiudicato, continuano ad informarci che il pericolo non sia ancora finito, questo inetto che continua a ruttare per visibilità fakeologica, se lo merita tutto, sincero e sorgente dal profondo del cuore: vaffanculo Cazzaro!

Perfetto Sistema


Il Casinismo, massima espressione della politica stanziale e fine a loro stessi, continua imperterrito a cianciare, come ora su Rete Quattro (passi nel melenso), per comunicare a noi che dovremmo essere incazzati, che nulla muta e muterà, grazie al sano, insalubre in verità, immobilismo, vero re e signore di questo sistema, o meglio, la tecno-pluto-finanziacrazia, e pure rapto, tanto perfetta ed oliata da sbeffeggiare il tentativo di manlevare ai Depredon la mefitica concessione stipulata e cogitata diabolicamente dal Nano Malefico e Pregiudicato, una pugnalata alle spalle della collettività, un capestro che si va ad aggiungere a tutti i misfatti perpetrati e concretizzati nel trentennio disarcionante la libertà e la democrazia, conosciuta come Era del Puttanesimo. Pertanto non si sfibri Presidente! Non gliela potremo mai levare quella concessione, semplicemente perché fa parte di un sistema perfetto, immarcescibile, sbeffeggiante il comune obbiettivo del raggiungimento di quell’equità alla base del diritto e della costituzione. Non sarà certamente colpa sua Presidente Conte se i Depredon continueranno a salassarci per i loro scrigni già sterminati. Si guardi intorno: non s’accorge che il cattivo, l’inetto, l’incapace risulta essere lei e non i mandanti dell’assassinio di massa su quel cazzo di ponte crollato grazie a una manutenzione ad minchiam, per risparmiare costi, incamerando sempre maggiori profitti? Al momento occorre solo rimanere saldi, integerrimi. Il rischio di diventare un Porro o un Facci è infatti elevatissimo!

Demoscopica



Da un’attenta analisi demoscopica:

Lo 0,70% ha osservato il colore sbiadito degli omini blu

Lo 0,72% la spirale della parete a lato 

L’0,81% l’assenza di orologio e monili

Osservatorio


Buongiorno, 
che abbiamo oggi sul tavolo d'anatomia? Dopo aver letto, con sufficiente scorta di Maalox il twitter-porcilaia del Cazzaro, consiglio a tutti di farlo, di mattina presto, per rendersi conto di quanto sia importante e letale la fakesologia applicata ad un imbelle, e gioito per i domiciliari di Bellomo, quello che costringeva le borsiste a comportamenti indicibili, rifletto sul caso Atlantia e gli United Dollars of Riccastron, nel senso che la concessione ops! l'elargizione di stato per mano del Barabba Nano, e del servo Lunardi, fu aperta nel 2000 e da quei tempi oramai andati, come passa il tempo, nessuno, ma proprio nessuno di tutti gli scapestrati succeduti al Pregiudicato, si furono mai sobbarcati di controllare il Capestro Telepass anzi, il Mortadella che adesso, sonnecchiante, cerca di riabilitare l'Erotomane per aprirsi uno spiraglio con vista Quirinale, premettero l'acceleratore verso il riempimento dei forzieri veneti della famigliola tutta cassa e lavoro, e nessuno mai controllò l'enorme debito, oggi di circa 19 miliardi, eretto da questi riccastri misteriosamente, e sia ben chiaro una cosa: quando versarono 7 miliardi per acquisire il 30% della rete autostradale, si badi bene, non tirarono fuori un cazzo di niente di euro, riversando il debito sulla neonata società, poi piazzata in borsa e che adesso, visto che molti se sono azionisti, è divenuta problema la sua confisca, che dovrebbe essere una scelta sana e risanante di uno stato democratico, ma stiamo parlando di fantascienza dalle nostre parti, visto che di democratico oramai non vi è più nulla dato che attualmente siamo in regime pluto-tecno-finaziario- rapto. 
Osservo inoltre come stia continuando la telenovela "Conte Maldestro" sceneggiato in svariate puntate scritto a quattro mani dal Cazzaro e da Sora Cicoria, prodotto da Bonomi, il rosicatore di confindustria, in minuscolo per dispregio, con la partecipazione di molti e servili, ad altri, giornaloni. 
Siamo oltre il bananismo, guardatevi attorno con l'epidemia oramai derisa da tutti, con i ristoranti stracolmi ma piangenti per osservanza plutocratica, come i frignanti a comando che cogliendo la palla al balzo prospettano licenziamenti, sofferenze, miseria, continuando ad accatastare ricchezze, spiegatemi ad esempio di chi cazzo siano quei 54 miliardi nei conti correnti bancari, lacrimando per cercare di partecipare al taglio della tortona europea che, paesi frugali permettendo, prima o poi arriverà sul nostro suolo, checché ne ostacolino l'arrivo quel big jim in miniatura dell'austriaco e quel ruttologo olandese di Rutte. 
Chi vive per fottere, fotte ancora. Sia chiaro che società ed imprese in difficoltà ce ne sono, e tante purtroppo! Quello che osservo è il piagnisteo globalizzato per estorcere finanziamenti sperando ed agognando una classica distribuzione "ad minchiam" di cui siamo stati sempre maestri, dicono ad esempio che molti notai abbiano ricevuto i 600 euro destinati alle partite iva in difficoltà nel pandemico, se fosse vero, che dio li strafulmini! 
Le feste continuano, le vacanze pure, chi rimane a casa passa per traditore, chi cerca di ottimizzare gli acquisti, un nefasto nemico del Pil, perché lo sappiamo bene tutti: occorre spendere e comprare, non importa cosa, ma consumare per alzare il Pil, e allora non risparmiate cavolo, correte ad acquistare i ninnoli a noi riservati a prezzi decuplicati, ma i marchi sono alla moda e non vorreste mai essere tacciati di retrogradi e mummie, vero? 
Tutto questo osservo. Non resta che attendere che passi questo momentaccio mediatico composto da repliche. Ardo al pensiero che tra non molto tornerà la barbarad'urso ed il grandefratellovip! 
(oggi tra l'altro è il 14 luglio, l'inizio della rivoluzione francese. Chissà che non sia spunto di riflessione e di ripartenza, mai dire mai!)  




  

Ultimi beep




Rumori fuori scena


di Marco Travaglio


L’altroieri, mentre Giuseppe Conte rispondeva alle mie domande sulla faccenda Autostrade facendo a pezzi i Benetton con la durezza ponderata e documentata che tutti i lettori hanno potuto constatare, si accavallavano un bel po’ di pensieri.

1) Mai un presidente del Consiglio italiano aveva detto parole così nette e definitive contro uno dei veri poteri forti che ammorbano l’Italia dalla notte dei tempi.

2) Chi dipinge Conte come un democristiano indeciso a tutto fuorché ai rinvii, che tira a campare a ogni costo senza mai decidere nulla per non scontentare nessuno, non ha capito nulla.

3) Forse non avevamo tutti i torti quando, in beata solitudine, tentavamo di spiegare a un Paese che ha digerito di tutto che l’attuale presidente del Consiglio, pur con i suoi errori, è la figura che più si avvicina a ciò che dovrebbe essere un presidente del Consiglio.

4) Per queste ragioni, il rischio di una crisi di governo è concretissimo, perché è su questioni di sostanza – quelle che toccano gli interessi privati e le pretese di impunità del Partito degli Affari&Malaffari, non le chiacchiere politichesi dei retroscenisti da giornalone – che in Italia cadono i governi: il Conte1 venne giù sul Tav e la prescrizione; il Conte2 sarebbe caduto sulla prescrizione se non fosse arrivato il Covid-19; ora le concessioni autostradali miliardarie ai prenditori trevigiani sono un’ottima ragione per un ribaltone (basta misurare i litri di bava alla bocca di Sabino Cassese, grande sponsor dei Benetton dopo aver fatto parte del Cda del gruppo autostradale dal 2000 al 2005, per poi uscirne – secondo dati mai smentiti – con 700 mila euro fra gettoni di presenza e consulenze). Così come potrà esserlo il Mes, il prestito europeo (da restituire) che tutti dipingono come manna dal cielo perché troppi sognano di mettere le mani su quei 37 miliardi destinati alla sanità: i ras delle cliniche private (spesso editori di giornali), i presidenti di Regione e i loro partiti a caccia di un bancomat per le loro campagne elettorali, non avendo fra l’altro capito che quei soldi non andrebbero comunque in spese e debiti aggiuntivi (i nuovi investimenti nella sanità sono già stati finanziati dal governo e il Mes, se mai arriverà, andrà a coprire tutt’altre spese).

5) Il vero discrimine che fende trasversalmente la politica italiana non è né quello tra destra e sinistra, né quello fra populisti e antipopulisti, ma quello fra chi persegue l’interesse pubblico e chi gli interessi privati. E qui, oltre alle reazioni ampiamente prevedibili del Pd (svenimenti e pigolii in ordine sparso) e dell’Innominabile (Forza Benetton) all’intervista di Conte, colpisce quella dei 5Stelle. Che non hanno proprio reagito: encefalogramma piatto.

Fra i big solo Di Battista – quello che nel fumettone retroscenistico sarebbe il più anti-Conte e comunque non sta né nel Parlamento né al governo – plaude al premier, notando che parla come dovrebbe parlare un 5Stelle, ma come nessun 5Stelle parla più. Dagli altri, solo silenzi: come se Conte non l’avessero scelto loro, con formidabile ritorno di immagine e di sostanza che ha spazzato via tutti i luoghi comuni sul M5S inaffidabile e incompetente. Se il premier, anche due mesi dopo la fine del lockdown, mantiene consensi così alti (ben oltre il recinto la coalizione giallorosa), chi lo ha scelto dovrebbe sventolarlo come una bandiera. Invece, anziché vantarsene e appropriarsene, è come se i 5Stelle non lo sentissero come il “loro” premier e temessero la sua popolarità: un “premier amico” e nulla più, per usare la gelida definizione che De Gasperi diede nel 1953 del governo Pella per prenderne le distanze (“governo amico”). Anche quando Conte parla la loro lingua delle origini e mette la testa sul tagliere di una loro battaglia identitaria come quella su Autostrade. Colpisce soprattutto il silenzio di Luigi Di Maio. Non che il suo nuovo stile di ministro degli Esteri sia sbagliato, anzi. Un anno fa inseguiva il Cazzaro Verde nelle gare di rutti e perdeva sempre, perché il campione nazionale di quello sport è solo uno. Ma un conto è parlare poco e soprattutto di affari internazionali, un altro è incontrare Mario Draghi e Gianni Letta senza spiegare il perché. Che c’entra l’ex governatore Bankitalia ed ex presidente Bce con la Farnesina? E che ci azzecca il vecchio lobbista del Partito Mediaset, privo d’incarichi politici e istituzionali? Lo sanno anche i bambini scemi che Draghi è suo malgrado il candidato dei poteri forti per il governo di larghe imprese che nei loro sogni dovrebbe rovesciare il Conte 2; e che Letta sr. è l’emissario (reo confesso di una tangente e salvato dalla prescrizione) del pregiudicato B., delle sue aziende e delle sue trame per rientrare in gioco, farsi gli affari suoi nelle tv e nella fibra e magari scegliersi pure gli arbitri dell’Agcom.
Due anni fa Di Maio si giocò la premiership per non stringere la mano pubblicamente né parlare privatamente a B.. Ora si scopre che, tra il lusco e il brusco, stringe la mano e parla segretamente al braccio destro di B.. Intanto, da dieci giorni, né lui né alcun altro big M5S dicono una parola contro la vergognosa riabilitazione di B. a opera di mezzo Pd, dell’Innominabile e dei giornaloni al seguito. Gli elettori, se non alle mitiche dirette streaming, avrebbero diritto almeno a una spiegazione. Diceva Agatha Christie: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”.

lunedì 13 luglio 2020

Gran finale


Una vita da Caimano/4

di Marco Travaglio

2014. Il 18 gennaio, meno di due mesi dopo la sua espulsione dal Senato in seguito alla condanna definitiva a 4 anni per frode fiscale che l’ha fatto decadere in base alla legge Severino e interdetto dai pubblici uffici, Silvio B. viene ricevuto con Gianni Letta nella sede del Pd dal neosegretario Matteo Renzi. Che alla fine esprime “profonda sintonia” con il pregiudicato ineleggibile. E sigla con lui il Patto del Nazareno sulle riforme elettorale (Italicum) e costituzionale e su altri scambi inconfessabili che resteranno segreti, riportandolo surrettiziamente nell’area di governo, ma soprattutto riabilitandolo e rimettendolo in gioco. Il Camiano, che pareva finito e per cui lo stesso Renzi annunciava il “game over”, è resuscitato un’altra volta per mano dei suoi presunti avversari. Il 22 febbraio, Renzi rovescia il governo di Letta e ne prende il posto. Il 10 aprile Dell’Utri, appena condannato dalla Cassazione per mafia, fugge in Libano per sottrarsi all’arresto. B. dichiara: “L’ho mandato io. Marcello è a Beirut perché Putin mi ha chiesto di sostenere la campagna elettorale di Gemayel”. Ma il suo compare non è un ambasciatore: è un latitante inseguito da un mandato di cattura internazionale con richiesta di estradizione (verrà concessa il 12 giugno, quando il creatore di FI sarà tradotto nel carcere di Parma, a qualche cella di distanza da Riina). Il 14 maggio B. inizia i servizi sociali all’ospizio Sacra Famiglia di Cesano Boscone per scontare il suo residuo pena extra-indulto (10 mesi). Il 18 luglio viene assolto in appello (come poi in Cassazione) al processo Ruby, anche perché la Severino ha modificato il reato di concussione. Nei tre anni di governo Renzi, la rinata FI voterà quasi tutti i suoi provvedimenti, copiati dal programma di B.: Jobs Act, abolizione dell’art. 18, ”Buona Scuola”, responsabilità civile dei giudici; soglie di impunità per frodi ed evasioni fiscali; tetto ai contanti a 3mila euro; riforma costituzionale per un premier più forte e un Parlamento più debole; Italicum, con deputati nominati dai capi-partito e premio di maggioranza abnorme per chi arriva primo (come nel Porcellum); abolizione dell’Imu. Completano il quadro il rilancio del Ponte sullo Stretto, l’occupazione militare della Rai, la guerra ai magistrati più impegnati. Uno sdoganamento politico e culturale del berlusconismo a opera del Pd, che si preclude ogni possibilità di combatterlo in futuro.

2015. Il 31 gennaio l’idillio è momentaneamente rotto dal tradimento di Renzi, che fa eleggere Sergio Mattarella al posto di Napolitano senza il permesso a B. Questi preferiva il più fidato Amato. E si vendica, schierandosi contro l’Italicum e la riforma costituzionale che ha contribuito a scrivere.
Ma il governo Renzi non ha nulla da temere, anche perché continua a regalare favori a B. e alle sue aziende, grazie anche ai teorico del “renzusconismo”, il plurimputato Denis Verdini, che gli ha portato una pattuglia di parlamentari berlusconiani.

2016-2017. Persi il referendum e il governo (passato a Gentiloni), Renzi si vede bocciare l’Italicum dalla Consulta. E riprende a trattare con B. per una nuova legge elettorale su misura per entrambi: il Rosatellum, votato anche dalla Lega, fatto apposta per produrre ingovernabilità, creare finte coalizioni elettorali, far nominare dai capipartito i 2/3 dei parlamentari e soprattutto favorire, dopo le elezioni, un governo Renzusconi: l’ultimo argine dell’establishment contro i 5Stelle. L’inciucio è benedetto dalla grande stampa, compresa quella di sinistra. Da Scalfari a De Benedetti, è tutta una corsa a riabilitare B. come “male minore”, addirittura “salvatore dell’Italia” dal pericolo “populista” e “antieuropeista” (proprio lui, il più grande populista e antieuropeista mai visto).

2018. Alle elezioni del 4 marzo FI scende al minimo storico (14%). Scavalcato dalla Lega di Salvini (17,4), B. perde la leadership del centrodestra e vede stravincere i suoi peggiori nemici: i 5Stelle (32,7). Per il governissimo col Pd non ci sono i numeri. Ci sarebbero per un M5S-Pd-Leu, ma Renzi lo stoppa. Salvini, col permesso di B., va al governo con Di Maio ma a patto che quest’ultimo non sia premier, perchè rifiuta di incontrarlo e pure di parlargli al telefono. Nasce il Conte 1, il primo governo da 40 anni in cui B. non conta nulla: infatti passano leggi che mai nessuno aveva osato varare (Anticorruzione, blocca-prescrizione, voto di scambio, taglio dei vitalizi e dei parlamentari, dl Dignità, reddito di cittadinanza).

2019-2020. Nell’agosto 2019 Salvini rovescia il governo per andare alle elezioni, cancellare i 5Stelle e capitalizzare il trionfo delle Europee. Ma stavolta Renzi e il nuovo Pd guidato da Zingaretti si alleano con M5S e Leu nel Conte 2. Ma Renzi impiega poco a passare da promotore a guastatore del governo giallo-rosa, con la scissione di Italia Viva e uno smaccato corteggiamento a B. in vista di un governissimo Draghi che restauri l’Ancien Regime. Però la popolarità di Conte, soprattutto dopo la buona gestione della pandemia da Coronavirus, blocca l’inciucio per qualche mese. Poi, passata l’emergenza, la voglia di ammucchiata ritorna, su pressione dei poteri finanziari e dei loro giornaloni. Non solo Renzi, ma persino parte del Pd e financo Prodi sognano un governissimo col pregiudicato. Fingendo di dimenticare chi è. E quanti danni ha già fatto all’Italia.
(4- fine)