Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 11 giugno 2020
mercoledì 10 giugno 2020
Un buon inizio che fa ben sperare
Finalmente Fontana inizia la pulizia interna! Via il dg della Sanità che decise di lasciare aperto l'ospedale di Alzano! Bene! E ora? A quando l'allontanamento di chi ruppe i coglioni, infoiato com'era, sul proseguimento della produzione nelle zone della bergamasca?
E poi quando sfanculeremo "colui" che decise di mandare i positivi nelle Rsa provocando le tristissime mattanze di anziani?
E già che ci siamo: perché non sbattere fuori anche "colui" che ridicolizzò i medici di famiglia ritenendoli inutili e fuori moda?
Dai Fontana, mandali tutti a casa questi inetti! Come dici? Se sono a conoscenza di posti di lavoro liberi? Posso sentire, ma per chi????
L'Idiota di ottant'anni fa
Mentre oggi si ricorda, per mano di uno psicolabile tiranno ancora oggi osannato da psicolabili inani, l'entrata in guerra della nostra nazione a fianco del male assoluto con i baffetti, spero che il bastardo continui a rosolare nei meandri infernali a fuoco lento assieme al Pelatone, il panorama mediatico è tutto proteso verso gli Stati Generali ideati dal Premier, col codazzo dei rancorosi che, già giallognoli, sminuizzano l'evento, è pur vero dire che Colao Colao ha presentato una relazione leggermente alla cazzoecampana mettendo tra i punti anche alcuni condoni, alla faccia della professionalità.
Ma il panorama è ingalluzzito dall'annuncio del direttore di Chi, il bellissimo periodico spronante noi comuni mortali dall'emettere cori baritonali in stile "la vastità del gran caxxo che me ne frega!"
Signorini imposta e presenta un nuovo stile!
Le emozioni! Cavolo! Ci volevano!
E allora sfogliandolo, non più dal barbiere perché non si può e quindi lo leggo "a modo mio", ci si accorge di quanti amori, emozioni, trasudino dal nuovo Chi!
Dal Premier ritratto in un ristorante con la compagna, a Luigino con fiamma e propositi di nozze e figli, fino ad arrivare alla conferma dell'amore tra l'ennesimo marito e la Marcuzzi, quanto penai alla notizia di un possibile naufragio tra i due, per arrivare a Belen-Belen e il neo solitario De Martino, anche qui che sofferenze! Ma il cambiamento di Chi si materializza maggiormente in un servizio dedicato al must dei pensatori moderni, Gianluca Vacchi. E non tanto per la storia strappalacrime, e qualcos'altro, della gravidanza della compagna, auguri a tutti due. No, per questa foto:
Quelli che vedo nello sfondo cosa sono? Corna di rinoceronte? Zanne? E sono in plastica o vere? Ma non era vietatissimo trafficarle?
Ma Vacchi, dici di aver messo la testa a posto, ma a me non sembra!
Son partito dal triste anniversario odierno per arrivare alla presunta collezione di avorio di Vacchi. Un viaggio temporale tra le tristezze, non paragonabili ci mancherebbe, dei tempi che furono e che purtroppo fanno parte di questo post pandemico che, mi scoccia ammetterlo, mi fanno già rimpiangere la clausura di un tempo. Checché ne dica Signorini e la sua deviata concezione dell'emozioni!
Due modi di veder le cose
Avrete letto sicuramente dell'abbattimento a Bristol della statua di Edward Colston ricchissimo commerciante di schiavi.
Questi qui sotto sono due commenti nobili nel panorama giornalistico italiano: Matteo Feltri e Michele Serra con la sua Amaca.
A voi giudizio, sintesi e opinione (io me la sono già fatta in merito)
Sul fondo del fiume Avon
di Michele Serra
Pochi gesti sono simbolicamente violenti come l’abbattimento di una statua per mano di una folla furente. Ma pochi gesti violenti, da quando campo, mi sono sembrati giustificati come l’abbattimento, a Bristol, della statua di Edward Colston, ricchissimo commerciante di schiavi, morto nel 1721.
Sono passati giusto tre secoli, una dozzina di generazioni, appena un segmento della storia umana; per dire quanto recente sia quella ferita tremenda.
A quei tempi, in Europa e in America, dire «commerciante di schiavi» era come dire, oggi, ingegnere o imprenditore o agricoltore. Un mestiere come gli altri, e una delle tante attività commerciali di Colston. Ma l’ipocrisia è sempre un’eccellente ispiratrice, e dunque al buon Edward non venne dedicata una statua in quanto mercante di schiavi, ma in quanto benefattore. Definizione che, tecnicamente, non fa una piega: fu schiavista e fu filantropo, con i quattrini ricavati (anche) dalla tratta fece molte opere di bene in patria. Succhiare sangue al mondo intero per abbellire e nobilitare casa propria (compreso l’obolo per i poverelli), anche questo è stato l’imperialismo inglese. Per l’intera città di Bristol, del resto, la tratta degli schiavi fu fonte di grande benessere.
Nel 2020, poiché ogni cosa è illuminata (in questo caso illuminata dall’ira di una parte consistente dei viventi, tra i quali i discendenti degli schiavi in buona sintonia con i discendenti degli schiavisti), la statua di Edward giace sul fondo del fiume Avon, lo stesso sulle cui sponde nacque William Shakespeare.
Gli statuari
Mattia Feltri
Siamo sempre lì a lamentarci di tutto quello che non va, e in che mondo viviamo e dove andremo a finire, ma ragazzi, coraggio: passeremo alla storia per aver scoperto la pietra filosofale! Noi separeremo il male dal bene, e senza i funambolismi dell'alchimia, ma con una task force. Non quella di Colao, ma una voluta da Sadiq Kahn, sindaco di Londra, su sprone dei milioni e milioni di puri che straordinariamente popolano il nostro tempo. La task force censirà le statue della città per stabilire se i celebrati sono degni della celebrazione. Per esempio, la sorte di Edward Colston è segnata dopo che l'altro giorno i manifestanti ne hanno abbattuto il monumento. Colston, vissuto fra il Seicento e il Settecento, dovette parte dei magnifici guadagni alla tratta degli schiavi, e fu immortalato nel bronzo per aver devoluto una fortuna ai poveri, molti dei quali affollarono il suo memorabile funerale. Vista l'aria ci si potrebbe giusto appellare alla clemenza della corte, che applica la morale di oggi a uomini di ieri. E così è fantastico, qualunque scemotto può alzarsi la mattina e dire che Winston Churchill era un mascalzone, e infatti i cortei della rettitudine sono corsi sotto la sua statua per ricordare a vernice che era un colonialista e razzista (ci sono antifascisti che combattevano Hitler e antifascisti che combattono sculture). Poi hanno inscenato la medesima sarabanda con quella di Gandhi, che da giovane avvocato definì gli indigeni sudafricani dei selvaggi un gradino sopra le bestie. E va bene, buttiamo giù persino Gandhi, poi, buttato giù lui, non ci resterà più nessuno da innalzare. Tantomeno noi stessi.
martedì 9 giugno 2020
Botte piena
La burocrazia sta rallentando le scelte del governo. Notizia non strana, tutt'altro. Gli uomini di apparato, confacenti all'establishment corrente, durevole e non del tutto in sintonia con l'attuale maggioranza, in un certo senso minano le future scelte della coalizione. Perché? Per lo stesso motivo per cui qualunque azione e scelta vengono costantemente cassate dall'opposizione. Limpida è la realtà: nel giro di sei, otto mesi sul paese pioveranno miliardi. E c'è il rischio concreto che questo fiume di denaro s'incanali in rivoli terrificanti per l'establishment che lo vorrebbe tutto per sé.
I vari Bonomi, un nome su tutti, dopo il periodo delle Lagne stanno tentando di introitarne il più possibile, agitando spettri immondi per cercare di avere agevolazioni, riduzioni di imposte che conseguentemente alzerebbero ancora i già vasti lucri alle spalle dei soliti noti. Giammai vorrebbero, sarebbe un dolore insostenibile per lorsignori, che fondi e risorse venissero elargite ai ceti medio bassi allo scopo di limare l'eclatante divario sociale.
Tentano infatti di far passare la teoria, capestro, che il benessere nazionale passi dalle loro tasche, abituate da sempre a far elemosina senza alcun rischio d'industria, concetto questo bannato da almeno una ventina d'anni dal panorama finanziario.
Il benessere invece transita da un'equa distribuzione delle risorse, dallo sviluppo della tecnologia, da una spinta concreta alla ricerca, alla sanità pubblica, all'istruzione. Cultura di un popolo equivale a proteggerlo dal rimbambimento ad hoc ottenebrante sinapsi e senso di appartenenza ad un progetto di crescita nazionale.
Se la nazione progredisce lo deve fare tutta assieme. Lo stato dovrà necessariamente riconquistare territori attualmente in mano alla malavita organizzata, ripulendo menti e cuori, svegliando coscienze sonnolente e timorose. Gli effetti di quello che si seminerà in questo post pandemico lo vedranno le generazioni future. L'occasione è irripetibile ed unica. Spegnere i lagnosi e i rancorosi sicuramente è il primo step.
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