sabato 13 aprile 2019

Assange travagliato


sabato 13/04/2019
Assange chi?

di Marco Travaglio

Julian Assange non è un giornalista in senso classico, anche se ha scritto molto e fatto tv. È principalmente un attivista e un pirata informatico, che si dichiara anarchico, cyberpunk, cultore della trasparenza assoluta e a ogni costo, cofondatore nel 2007 del sito Wikileaks, cioè del principale collettore mondiale di documenti, cablogrammi e corrispondenze top secret carpiti con ogni mezzo lecito e illecito dai database di governi, diplomazie, istituzioni pubbliche e private. Per questo è ricercato in mezzo mondo: per fargli pagare tutti i segreti che ha spifferato. Da sette anni era barricato nell’ambasciata dell’Ecuador – di cui aveva ottenuto la cittadinanza – a Londra, dov’era approdato come rifugiato politico. Ma poi aveva dovuto sottrarsi a una mandato di cattura dalla Svezia per reati sessuali (accuse, poi ritirate, relative a rapporti consenzienti, ma non protetti, con due sue amanti) e l’Ecuador gli aveva concesso l’asilo politico. L’altroieri il governo di Quito gliel’ha revocato, dando il via libera a Scotland Yard, che l’ha arrestato: non più per le accuse svedesi, ormai cadute, ma per quelle inglesi (violazione della libertà vigilata) e soprattutto americane. Gli Usa hanno chiesto di estradarlo per la presunta cospirazione con Chelsea Manning, la militare-transgender che nel 2010 trafugò migliaia di documenti riservati dai database del governo mentre era analista dell’intelligence durante la guerra in Iraq. Ed è stata condannata a 35 anni, mentre Assange ne rischia fino a 5 per averla aiutata.

In questi 12 anni Wikileaks ha sputtanato decine di governi occidentali e non, con le parole e i documenti dei loro stessi membri. Ha smascherato le imposture, le menzogne e le ipocrisie di centinaia di potenti, mettendo in scena le oscenità che questi ipocriti bugiardi dicevano e facevano dietro le quinte (ob scaenam). E ha fornito ai giornalisti i materiali da raccontare, analizzare e commentare: in questo senso, più che un giornalista, era una “fonte”, o un fornitore di “fonti”. Che nessuno poteva smentire, perché erano tutti documenti ufficiali e autentici. Se sappiamo molto, se non tutto, sulle porcherie e le menzogne organizzate per giustificare le guerre in Afghanistan e in Iraq, ma anche sui segreti del Vaticano, sui doppi e tripli giochi delle diplomazie americane ed europee, sulle menzogne di B. e dei suoi compari, giù giù fino alle doppiezze dell’Amministrazione Obama e alle email borderline di Hillary Clinton, lo dobbiamo ad Assange e alla sua ciurma di pirati. Per questo Julian era ed è più temuto di qualunque giornalista: “Carta canta e villan dorme”.

Qui però erano in molti a non dormire ai piani alti dei palazzi del potere mondiale, al pensiero di quel che avrebbe potuto pubblicare Wikileaks. E di quanti altri portali come quello potevano sorgere per emulazione se lui non avesse subìto una punizione esemplare, ben più terribile della reclusione in una stanza di pochi metri quadri di un’ambasciata, che servisse di lezione a tutti. L’altroieri l’ora della vendetta è arrivata, grazie alla viltà di Lenín Moreno, il presidente dell’Ecuador che si è genuflesso a Washington e gli ha ritirato lo status diplomatico, ancora bruciato dalle rivelazioni di Wikileaks sulla corruzione sua e della sua cricca. Il fatto che Trump ora finga di non conoscere Assange (“Non so nulla di Wikileaks e dell’arresto, non mi interessa”), dopo averlo magnificato in campagna elettorale al tempo dell’Hillary-gate (“I love Wikileaks”, “Adoro leggere Wikileaks”), dimostra che è difficile etichettarlo come amico di quello o nemico di quell’altro: quelli come lui sono una minaccia per chiunque sia al potere. E le proteste del governo russo per “la libertà e i diritti violati” fanno ridere, al pensiero di come li violenta da sempre il regime di Putin, anche se vale la logica “il peggior nemico del mio nemico è mio amico”. Ma fanno altrettanto scompisciare i tentativi di screditare Assange come collaborazionista putiniano o addirittura come “spia russa” (Andrea Romano, il genio del Pd) solo perché le sue rivelazioni hanno indebolito gli Usa e i loro alleati: a meno che non si voglia sostenere che chiunque critichi o smascheri un governo occidentale è al soldo di Mosca.

Ma l’allergia dei politici di ogni risma e colore per Wikileaks è comprensibile: solo chi non mente mai ed è sempre coerente, cioè chi non detiene il potere, può permettersi di non temerlo. Dunque nessuno scandalo se in tutta Europa, a parte outsider di sinistra come Mélenchon e Barbara Spinelli, e in Italia i 5Stelle, nessuna voce critica s’è levata contro lo scempio del diritto internazionale perpetrato dal governo May. Ciò che stupisce e disgusta è il silenzio di giornalisti, editori e giuristi, del tutto impermeabili a questo attacco contro la libertà di stampa e al grido d’allarme dell’avvocato americano di Assange, Barry Pollack: “I giornalisti di tutto il mondo dovrebbero essere molto preoccupati da queste accuse penali senza precedenti, perché minano il diritto della stampa a proteggere le proprie fonti confidenziali”. In effetti dovrebbe preoccuparsi chi ancora pensa che il giornalismo debba pubblicare tutto ciò che è vero, senza riguardi per nessuno. Ma non è questo il caso del 90 per cento del giornalismo italiota, allergico alle notizie e infatti ormai tutto contro Assange, o indifferente. Compresi i giornali che fino all’altroieri, obtorto collo, ne riprendevano gli scoop. La minzion d’onore va a un povero acchiappafantasmi (perlopiù russi) e sparabufale (perlopiù americane e renziane) de La Stampa che, anziché difendere una persona arrestata per aver illuminato il mondo con migliaia di verità in più, stila la lista di proscrizione dei pochi reprobi che hanno osato incontrarla e ringraziarla. Vergogniamoci per lui.

venerdì 12 aprile 2019

Possibile ma...



Ammesso che lo facciano non sarà mai come nell’Era del Ballismo allorché briganti in cravatta depredarono conti correnti di ignari ed onesti risparmiatori!

Altri tempi!


E certo! Nell’Era del Ballismo invece si stava da pascià, specialmente con il Jobs Act e la conseguente schiavitù 2.0, e poi la scomparsa dell’articolo 18, le leggi scritte da Confindustria, il tentativo di trasformare il Senato in un alcova di impresentabili. Davvero altri tempi andati e dorati! E poi le banche... gli incontri carbonari con Bankitalia... che tempi!


Piccoli intoppi



Quisquilie. Vuoi mettere il fattaccio del presidente del consiglio comunale di Roma e poi, e poi... e poi non ce ne sono più.. ah no! Il padre di Di Maio, lo zio lontano di Di Battista e poi le figuracce di Toninelli! Quelle sono cose gravi non queste, che sono quisquilie, piccoli intoppi!

Gesti e commenti



Il gesto di Papa Francesco che bacia i piedi dei leader Sud sudanesi effettivamente dirompente e può dar adito a commenti, positivi o negativi. 
Non dimenticando che tra i vari appellativi del Pontefice vi è anche quello di Servo dei Servi, ognuno nel suo cuore può ammirarlo o non comprenderlo. Nella libertà o nel menefreghismo agnostico.
Ve ne è però uno che merita di essere riportato, quello del cosiddetto filosofo cristiano Socci. 
Lo riporto integrale: 


 “Qualcuno ha sostenuto che, con questa trovata, Bergoglio pensava di oscurare il grande intervento di Papa Benedetto XVI. Ma non è così. Egli invece voleva farci capire che la ‘sciatica’ ce l’ha solo quando è davanti al SS. Sacramento. Solo per Gesù non si può inginocchiare”. (Il riferimento è al lungo scritto di Ratzinger sulla pedofilia, pubblicato dal Papa emerito con l’esplicita autorizzazione di Francesco e del suo Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin. Ma ignoto, fino alla divulgazione sui giornali, allo staff comunicativo del Papa)
La scena ha dell’incredibile, gela tutti i presenti, tanto è stravagante e imbarazzante. Il surreale bacio delle scarpe da parte di Bergoglio a questi politici (gesto plateale non previsto e di certo non richiesto), fatto probabilmente per rinverdire con una trovata architettata a tavolino la storiella del ‘Papa tanto umile’, finisce per diventare un colossale autogol mediatico. Se qualcuno del suo entourage gli volesse bene dovrebbe sconsigliargli pensate pubblicitarie del genere. Un pastore della Chiesa non deve fare di tutto per ‘far notizia’, ma deve annunciare la Buona Notizia”.

Potrei dire tante, tante cose al riguardo di questo olezzo travestito da discorso. 
Preferisco il silenzio e vergognarmi per cotanta e tracotante idiozia. 

Esistenza difficile


Ignoranza o salvaguardia del poco conquistato in decenni di vita culturalmente in revisione 2.0? Mi spiego: il non sapere che esistano personaggi caricaturali, mix di riprovevoli inghippi con la conoscenza è un difetto o la materializzazione di un parco naturale per coccolarsi le poche sinapsi ancora in attività, sobbarcatisi il carico di lavoro anche per le molteplici spente e perse per sempre? 
Opto per la seconda ipotesi: mi proteggo dall'alienazione cognitiva che il vedere e soprattutto ascoltare gnomi intellettuali posizionati, o peggio ancora posizionatisi su podi mediatici per sparar cazzate, fregnacce, ovvietà, quisquilie al solo scopo di incamerare gettoni di presenza e visibilità, carburante indispensabile per queste marionette al fine di non precipitare in un anonimo abisso che neppure centinaia di sedute di analisi potrebbero riequilibrar loro la normale linearità psichica. Si, confermo, mi proteggo. 
Capita però a volte che mediante squarci incontrollati affiorino, emergano figure da me accostabili ai pesci dell'oceano profondo, lontani da luce, suoni e calore atmosferico. 
Prendiamone uno recentemente passatomi davanti, che potrebbe anche non essere accostabile a quanto precedentemente descritto, anche se avrei dei dubbi in merito, quindi confermando la tesi suddetta:  Alessandro Meluzzi. 
Un viso notato, da dire "questo l'ho già visto da qualche parte" e poi l'emergere con tesi imbarazzanti, più per lui che per i poveracci che l'hanno ascoltata, sulla vicenda Cucchi, ovvero che la famiglia dovrebbe chiedere scusa ai parenti dei tossicodipendenti a cui l'assassinato dava la droga, come ha fatto la Benemerita con i parenti di Cucchi. 
Leggo su Wikipedia che Meluzzi, anzi la cito testualmente:

Alessandro Meluzzi (Napoli9 ottobre 1955) è uno psichiatracriminologoscrittoreeditorialista e opinionista italiano.
Deputato di Forza Italia durante la XII legislatura della Repubblica Italiana e Senatore durante la XIII, è stato anche membro della massoneria, poi diacono cattolico di rito greco-melchita dal 2007 al 2015, venendo in seguito ordinato presbitero ortodosso in un ramo non riconosciuto dalle altre Chiese ortodosse, di cui lo stesso anno è divenuto primate e arcivescovo.

Meluzzi quindi è pure primate e arcivescovo ortodosso... uno splendido esempio di quanto si riesca a sopportare in un paese annichilito dalla barbarie mediatica ultraventennale che è riuscita a trasformare un paese all'avanguardia in un coacervo di allocchi, al servizio di personaggetti (cit.) alla Meluzzi.
Un'ultima cosa, e ho detto tutto! (cit.)



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