martedì 9 aprile 2019

Rumors







Punti di vista



L’Io è insalvabile. È solo un nome. È solo un’illusione. È un espediente che utilizziamo nella vita pratica per ordinare le nostre rappresentazioni. … L’intero mondo interiore ed esteriore, il mio io e l’altro da me, è soltanto una massa vischiosa, che qui diviene più densa e là sembra sul punto di liquefarsi.

Hermann Bahr

Finalmente!


Era ora che qualcuno lo scrivesse!

martedì 09/04/2019
E la Spazzaevasori?

di Marco Travaglio

Ci risiamo. Si riparla del Def e si risentono le solite supercazzole sul taglio delle tasse (impossibile), il recupero dell’evasione (le solite briciole), la spending review (buonanotte), la vendita degli immobili dello Stato (ciao core), altri condoni travestiti da “rottamazione delle cartelle”, stavolta per le tasse comunali (quattro spicci). Sarebbe ora di piantarla e parlare una volta per tutte di cose serie. Magari dopo l’ennesima campagna elettorale che inquina tutto il dibattito a colpi di propaganda: la Flat tax (Salvini), la riduzione delle aliquote per il ceto medio (Di Maio), il no alla patrimoniale (Salvini, Di Maio e Zingaretti). Quando si sarà votato per le Europee, chi vuol fare politica seriamente e smetterla di prendere in giro i cittadini dovrà dire la verità: e cioè che la Flat tax, intesa come aliquota unica per tutti è incostituzionale, perché contraddice il principio di progressività fissato dalla Costituzione; una patrimoniale sulle grandi ricchezze è doverosa, a cominciare dal ripristino della tassa comunale sugli immobili oltre un certo valore (previa riforma del catasto); la riduzione delle aliquote, se equa, è non solo auspicabile, ma sacrosanta, visto il carico fiscale insopportabile che grava su chi le tasse le paga anche al posto di chi non le paga. Ma dev’essere “coperta” finanziariamente: per evitare di scavare altre voragini nel bilancio dello Stato, che produrrebbero la chiusura di scuole, asili, caserme, ospedali e altri servizi pubblici, prima bisogna metter mano drasticamente ai reati fiscali. Due mesi fa, il ministro della Giustizia Bonafede dichiarò al Fatto che intendeva riformarli, come da Contratto, iniziando a smantellare le soglie di impunità inventate dal centrosinistra negli anni 90 e alzate dal governo Renzi. Di Maio appoggiò il Guardasigilli, mentre da Lega, FI e associazioni avvocatesche si levarono i soliti gridolini di dolore. Poi non se ne seppe più nulla.

Come sempre, si parla di questa materia come se riguardasse magistrati, avvocati e imputati: “garantisti” di qua, “giustizialisti” di là, polemiche sui presunti “scontri fra giustizia e politica”. Invece la questione riguarda le tasche di tutti noi cittadini e anche qualcosa di più nobile: il principio di eguaglianza fissato dall’articolo 3 della Costituzione. Che da tempo immemorabile viene sistematicamente violato per legge: oltre 10 milioni di evasori beneficiano dei diritti civili e dei servizi pubblici pagati da 30 milioni di contribuenti fedeli, in gran parte lavoratori dipendenti e pensionati. Chi non paga le tasse o ne paga meno del dovuto vota come chi le paga fino all’ultimo cent.

E utilizza scuole, asili, ospedali, caserme, strade, aeroporti, ferrovie, autobus e tutti gli strumenti e le agevolazioni del Welfare anche se non vi ha contribuito. Come se fosse un cittadino modello, anziché un ladro parassita che andrebbe escluso da ogni diritto e servizio. Si confonde nella massa, perché nessuno lo smaschera. Se il sedicente “governo del cambiamento”, con tutti i suoi errori, contraddizioni e omissioni, ha ancora un senso, è proprio per farla finita con questo scandalo. Altrimenti, meglio che defunga. Come si volta pagina? Tracciando una linea retta e netta tra chi fa il suo dovere e ne paga le conseguenze, e chi fa i suoi porci comodi e non paga mai pegno. Oggi, grazie alle insormontabili soglie di non punibilità made in Renzi, chi volesse finire in galera per reati fiscali non ci riuscirebbe nemmeno se si impegnasse. Non commette reato né di evasione né di frode, dunque sfugge al controllo della magistratura, chi non versa ritenute fino a 150 mila euro (prima era 50 mila); chi evade l’Iva fino a 250 mila euro (prima era 50 mila); chi presenta una dichiarazione dei redditi infedele fino a 150 mila euro (prima era 50 mila) o una dichiarazione fraudolenta occultando redditi fino a 1,5 milioni (prima era 1 milione); chi omette del tutto di dichiarare redditi fino a 50 mila euro (prima era 30 mila). Uno schifo addirittura peggiore del sistema introdotto dall’ultimo governo B., in cui Tremonti – complice la crisi mondiale – aveva un po’ abbassato alcune soglie di impunità targate centrosinistra. Una vergogna che da tre anni costringe le Procure che avevano avviato migliaia di indagini e sequestri di beni in base alle vecchie soglie ad archiviare e a restituire il maltolto ai ladri non più punibili.
Queste soglie, di per sé criminogene, diventano un’istigazione a delinquere per chiunque compari i vantaggi (abnormi) e i rischi (irrisori) dei reati fiscali. Infatti intere categorie di lavoratori autonomi risultano guadagnare meno dei loro dipendenti. E l’Italia detiene il record europeo dell’evasione: dai 120 ai 150 miliardi all’anno. Un enorme serbatoio di nero che però, per un vero “governo del cambiamento” potrebbe diventare un’opportunità: basterebbe garantire pene certe anche per gli evasori, come si è fatto con la Spazzacorrotti per i reati contro la Pa, per recuperare subito, a costo zero, una parte del maltolto. Puntando sull’unico fattore deterrente che funzioni sui colletti bianchi: la paura della galera. Se l’evasione scendesse anche solo del 20%, il governo si ritroverebbe in cassa un tesoretto di 24-30 miliardi l’anno da redistribuire ai contribuenti fedeli. E, allora sì, potrebbe ridurre le tasse a cittadini e imprese. Quindi Tria, o chi per esso, può pure provare a recuperare qualche miliardino con spending review, condoni, alienazioni del patrimonio e altri pannicelli caldi già storicamente falliti. Ma il vero Def e la vera manovra finanziaria deve farli Bonafede, con una legge Spazzaevasori. Se i 5Stelle vogliono differenziarsi dalla Lega e sfidare il Pd a fare qualcosa, se non di sinistra, almeno di giusto, la strada è quella. Tutto il resto è noia. E chiacchiera.

lunedì 8 aprile 2019

Metti il caso che...


Mi ha fatto specie il messaggio di Charlize che spasima per trovare un fidanzato e, come tutti credo sul globo, mi sono immedesimato su un incontro al riguardo. 
Riflettendo infatti e prendendo spunto da questa notizia, socchiudo le palpebre e immagino quanta soggezione possa scaturire da incontrate un mito come la Theron. Già la soggezione, frutto di immagine, status, popolarità, successo, make up, flash, carta patinata, distacco di certi umani dal resto del mondo, loro divinizzazione, segretarie, staff ossequioso, agende zeppe di incontri in ogni angolo del globo, ricchezza, a volte pure sfrontatezza, dinamiche incentrate per deificare il soggetto. Tutto questo accade perché ogni epoca ha il suo stile. Se ad esempio qualcuno avesse incontrato Beethoven in qualche birreria non avrebbe avuto la sensazione di trovarsi difronte ad un diversamente umano; stesso discorso per Leonardo, Michelangelo, Raffaello. Si nobilitava a quel tempo l'arte ma non si idolatravano come invece l'attuale concezione di visibilità propone pure a personaggetti bivaccanti sui social. Se penso, e non faccio nomi per correttezza, che a farsi firmare cd, foto, implorando un selfie ad imbecilli infiascatori del nulla, ci vanno in così tanti da formare code e resse mai viste, mi cascano braccia e quant'altro al pensiero di come siamo stati ridotti dalla concezione del successo attuale, tanto impalpabile da averci trasformato in teneri giunchi in balia degli impetuosi venti creati ad arte per poter permettere al sistema di fagocitare le nostre libertà. 
Basta che appari in qualsiasi giornalucolo, in trasmissioni letali per la mente, ed ecco che attorno a te si forma il codazzo di sbavanti, in anelito costante e pendenti dalle tue labbra. 
Ma mettiamo appunto in fantasia una cenetta con Charlize: che gli direi, di cosa parlerei ad un'icona così fantastica? Ammesso che potessi farmi capire, visto che non parlo correttamente l'inglese, e non me ne frega assolutamente una ceppa di farlo, inizierei con una lieve ma diretta incensazione, ammirerei l'abnorme bellezza, il suo sguardo, i suoi sentimenti affioranti dagli immensi occhi. Cercherei di carpirne debolezze, fobie, timori, futuri traguardi. Anzi no, non potrei. Siamo e saremo per sempre su mondi paralleli, i suoi sospiri, lo stupore, il meravigliarsi non saranno mai i miei. 
Mi spiace Charlize, ma non se ne fa nulla! 
Buona vita!   

Punti di vista



Sembrerebbero degli enormi testicoli, tipo quelli che verrebbero ad ascoltare un tentativo di ragionamento della Gelmini; invece è solo l’esposizione del mobile a Milano!

Selvaggia!


domenica 07/04/2019
IL DUELLO
Nella crisi pop di governo ecco la “fidanzata tecnica”
LA DISFIDA - “LUIGI” RECUPERA CONSENSI CON LA NUOVA FIAMMA VIRGINIA, MA SALVINI NON RINUNCIA AL SUO PRIMATO DI MASCHIO ALFA

di Selvaggia Lucarelli

Sono sinceramente rapita dalla campagna sentimental-elettorale di Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Non faccio che guardare le loro foto mentre limonano per prati o al cinema a vedere Dumbo per lasciarmi inebriare da questo svenevole remake di Tre metri sopra il cielo; dal titolo Dieci punti sotto la Lega. Del resto, erano mesi che Di Maio si interrogava sul perché del crollo nei sondaggi per i 5 Stelle. Ma come, ho abolito la povertà, e poi ho lavorato per le pensioni, il bonus auto, basta contributi pubblici all’editoria, ho mandato una ruspa nel giardino di mio padre e ho perfino convinto Di Battista a stare buono per un po’ convincendolo del suo imprescindibile contributo al tavolo delle trattative, per cui ora fa il falegname e quel tavolo lo sta costruendo. Dice che se gli viene bene fa pure le sedie. Insomma, cosa mi manca per convincere gli italiani di aver dato il voto all’uomo giusto?

Un bel giorno Luigi Di Maio l’ha capito: mancava la fidanzata. Quell’aria da scolaretto diligente, educato, perbene, contrapposta alla rozza genuinità di Salvini necessitava di una botta di virilità. Perché per il reddito di cittadinanza servono le coperture, per la costruzione di un leader servono le copertine. Quelle di Chi, possibilmente.

Parte quindi il contest che un tempo fu “Trova in fretta un fidanzato a Noemi Letizia” e lo si aggiorna in “Trova una fidanzata caruccia per Luigi Di Maio”. Rocco Casalino seleziona dieci papabili, le chiude nella casa di Giulia Sarti spiate dalle telecamere 24 ore su 24 e alla fine, dopo un confessionale particolarmente convincente in cui lei dichiara “Mi piace Luigi perché è un uomo gentile, quando va da Floris e parte l’applauso pure quando Floris si raddrizza gli occhiali non ha mai picchiato nessuno delle prime file”, la sceglie. Lei è Virginia Saba. “Virginia”, come l’amica sindaca di Roma, quindi col subliminale siamo a posto. Virginia, che significa vergine. Virginia, iscritta alla Pontificia Facoltà Teologica di Cagliari. A un grado di separazione dalla santità in pratica. Semplicemente perfetta.

La prima uscita pubblica la decide lei, è per assistere a un’opera sul “mito di Orfeo” e lì pare che ci sia la prima discussione con la fidanzata perché lui le dice “Ma quale mito, Mario Orfeo è un amico di Renzi…”, lei allora gli spiega che si tratta di un altro Orfeo, lui risponde: “Basta che non me lo ritrovo in Rai come quell’altro” e il giorno dopo sorridono ai fotografi.

A quel punto entra in scena Matteo Salvini. Non va mica bene che l’altro sia improvvisamente più pop di lui. Cioè, uno costruisce una carriera politica sulle felpe, gli slogan, i selfie con la pasta al ragù, le maniglie dell’amore, i meme, le ruspe, la bandiera dell’Italia, le divise, i karaoke da Costanzo e poi arriva lo scolaretto con la fidanzata nuova che gli ruba le copertine di Chi. Ed è così che anche lui, con un rapido casting, si trova la fidanzata. I requisiti necessari sono due: giovane e bona. La scelta ricade su Francesca Verdini, che io dico, a ‘sta povera ragazza non bastava essere la figlia di Verdini, no, pure la fidanzata di Salvini.

Di Maio ha fatto il suo debutto con Virginia all’opera, lui risponde con il debutto con Francesca alla prima di Dumbo. Della serie: Luigì, ti devo insegnare tutto. Il popolo va nei multisala coi popcorn, non in teatro col binocolo. Di Maio capisce e rilancia. L’opera e Orfeo erano troppo radical chic, quindi la seconda uscita è su un prato come le coppiette dei college americani. E sul prato lui e Virginia limonano duro, con la linguetta in bella vista, da gatto che si pulisce la coda, con la gonnellina morbida color pastello, con le margherite e mancano solo la tovaglia a quadretti e un coro di usignoli perché il raccapriccio di chi guarda sia totale.

Salvini non ci sta. Ha costruito una carriera da maschio alfa facendo credere di essere quello che con Elisa Isoardi la pacchia non finiva mai e non dimentichiamo l’after sex in accappatoio, ora non è che arriva Di Maio e passa per la tigre del materasso al posto suo. Basta con ‘sti baci e la linguetta in pubblico che tanto non ci crede nessuno. E poi che è quel prato, che è quel pomiciare bucolico, che è quell’immagine da fidanzatini che hanno promesso castità al prete della parrocchia. Lui deve trasmettere un’altra idea. Quella dell’amante implacabile. Di quello che è una ruspa pure con le donne. E allora Francesca va a dormire da Matteo e la mattina dopo, con i fotografi sotto casa, lei esce con i vestiti di lui addosso. Esce con la tuta della polizia. Che a quel punto uno pensa: chissà che fine ha fatto il tubino nero della sera prima. Magari Matteo lo voleva per sé come feticcio, magari Matteo gliel’ha strappato, magari Matteo se l’è ingoiato durante un gioco erotico.

Insomma, capisci che ancora una volta, nella guerra a chi sia più pop, vince lui. Ma soprattutto, che esistono governi tecnici, d’emergenza, e pure fidanzate tecniche. Entrambi durano finché servono.

domenica 7 aprile 2019

Colonia



Pare che questo connubio tra arte e sacro abbia recentemente dichiarato:

“Sono 10 anni che sono single. Qualcuno dovrebbe tirare fuori gli attributi e farsi avanti. Sono scandalosamente disponibile.” (Charlize Theron)

Casualmente ho appena acquistato un cinque litri di acqua di colonia in puro stile Ragioniere, per patta e ascelle...