lunedì 24 settembre 2018

Est...


Così con naturalezza Sir Mick attende l’ottavo figlio!! Esssticcazzi!

Buon appetito


Al diavolo i piatti stellati con una minchia dentro!

A volte...



Riflessione


MEMORIA E SEDIE VUOTE

Attilio Bolzoni


Così, in forma tanto plateale e irriguardosa, non era mai accaduto. Nemmeno nella Sicilia più ripiegata su se stessa, le terre agrigentine. Nel giorno in cui si ricordavano i giudici Rosario Livatino e Antonino Saetta — tutti e due della provincia di Agrigento e tutti e due uccisi in provincia di Agrigento — l’autorevole ospite chiamato a rievocarne la figura si è ritrovato quasi solo nel teatro comunale di Canicattì. Una diserzione di massa, il trionfo dell’indifferenza. Sul palco il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, in platea una trentina fra ufficiali dei carabinieri, poliziotti, il sindaco, due o tre cittadini, il prefetto. Non c’era un solo magistrato delle procure vicine. Non c’erano neppure i familiari di Saetta e di Livatino.
Una defezione che ha provocato la comprensibile irritazione del procuratore nazionale e segnala in tutta evidenza quella "stanchezza" che — in Sicilia come altrove — si è accumulata in questi ultimi anni davanti alle svariate commemorazioni. Sarà stata pure l’approssimativa preparazione dell’incontro, però il senso che si coglie intorno a questo abbandono ci porta a riflettere su ben altro. E non tanto sulla credibilità di cui gode ancora la mafia nel centro della Sicilia — sempre meno — ma sulla poca credibilità di cui gode lo Stato in quelle stesse zone. Il procuratore nazionale, giustamente adiratissimo, per le sue origini napoletane si è sentito catapultato nella Casal di Principe di una quindicina di anni fa e ha annunciato che «su Canicattì ci sarà un’attenzione particolare del mio ufficio » . Con tutto il rispetto e la stima che abbiamo sempre avuto per Federico Cafiero De Raho, per comprendere cosa abbia mai provocato un’assenza così clamorosa lo invitiamo a guardare per una volta non in direzione della mafia ma dall’altra parte.
Lì, nelle zone interne della Sicilia dove ieri l’altro ha trovato nessuno, lo Stato nell’ultimo decennio ha dato cattiva prova di sé. Con certi prefetti al servizio di lestofanti, funzionari del Viminale in combutta con imprenditori spregiudicati, rappresentanti delle Istituzioni nelle mani di un sistema criminale, ministri dell’Interno in vergognosa promiscuità con indagati di 416 bis, ufficiali dell’Arma e pezzi grossi della Dia a mendicare favori, personaggi al di sotto di ogni sospetto santificati da una parte della magistratura e da gran parte della stampa.
Un’opera di devastazione, culturale e civile, che ha sotterrato quella fiducia che i siciliani avevano cominciato a coltivare dopo le stragi del 1992, quando lo Stato aveva mostrato il suo volto migliore. Il procuratore nazionale antimafia è stato invitato proprio nel cuore di una Sicilia sfigurata dagli inganni. Ecco perché — secondo noi — quelle 256 poltrone del teatro comunale di Canicattì erano quasi tutte vuote.

domenica 23 settembre 2018

Biascicante



Come uno dei più importunanti ed ebbri mariachi, sorretto da una chirurgia estrema, trasformato da cerone e stucco in una macchietta da avanspettacolo, il bonzo delinquenziale ha parlato in quel di Fiuggi, permettendo alla sua tv Canale 5 di aprire il tg con un ampio e reverenziale servizio come se ancora fosse un perno della nostra politica. Questo ducetto oramai, per fortuna, alla fine del sacrosanto viale del tramonto, ha proferito le solite balle ad uso e consumo degli sparuti e devoti allocchi di corte, evidenziando tra l’altro il pericolo per uno sforamento del deficit, che potrebbe essere anche vero se non fosse proferito da uno come lui che durante la famigerata Era del Puttanesimo, sparpagliò denari e risorse in modo vergognoso, facendo rollare oltremodo la nave Italia, con il serio rischio di letale affondamento. Ma un comico del suo stampo, sicuro che oramai nessuno ricordi le sue inaudite gesta politiche di un tempo, ad uso e consumo delle sue ricchezze, biascicando, auspica il ritorno al governo, senza rendersi conto che sia il ciclo biologico che il ritrovato senno italico, lo abbiano già riposto in un’inaccessibile soffitta, assieme al suo nipotino rignanese.

Senza remore


Oggi pomeriggio sarà ospite nel programma educativo della D’Urso quel tale psicopatico di nome Rodrigo Alves che pare abbia già speso un milione di dollari per assomigliare a Ken. Oltre al Tso per questo idiota, chiuderei pure quell’immondezzaio televisivo, istigante al ritocco e alla sublimazione della finzione.

Un freno salutare



L’aggiornamento del sistema IOS permette allo smart di presentare il conto settimanale di utilizzo, che a me personalmente fa molto riflettere: l’ho smanecchiato per 15 ore, due ore al giorno. Troppe? Poche? Non so, tenendo conto che ho anche l’IPad e il Pc in casa forse sono tante, vorrei limitarmi, guardando di più facce di amici, di parenti, utilizzando le ormai roche corde vocali per un’interazione più umana, costruttiva. E allora ho deciso di fare, almeno due volte al mese, la giornata DDS, digiuno dai social, impegnandomi ad utilizzare le virtù umane, oramai atrofizzate per inutilizzo: chiacchierata al bar, discussioni per via, lettura, passeggiate con musica. Fondamentalmente per irrobustirmi in vista della sfida finale ormai prossima a venire, la realtà virtuale, tanto affascinante, l’ho provata, da trasformarci in amebe, in licheni con visore, sfanculanti il reale, che probabilmente diverrà insipido e senza attrattive di sorta. No, non voglio finire così!