mercoledì 23 maggio 2018

Governo travagliato


La guerra preventiva

di Marco Travaglio

Ci sarebbe molto da dire e ridire sul nascituro governo Salvimaio. Infatti molto abbiamo già detto: le distanze per certi versi incolmabili fra i due alleati della coalizione giallo-verde, l’ambiguità di Salvini servitor di due padroni (alleato di B. nel centrodestra e dei peggiori nemici di B. nel governo), la vaghezza di molti punti programmatici e l’assurdità di altri (come la licenza di sparare “a prescindere”), la genericità delle coperture finanziarie, un paio di voci del curriculum di Conte, il profilo non proprio nuovo e immacolato di qualche possibile ministro (da Savona a Massolo). Altre le diremo se e quando il governo nascerà, criticandone – come sempre – errori e omissioni. E siamo lieti di ritrovarci, per la prima volta dopo decenni, in compagnia dell’intera stampa italiana, finora cane da compagnia e da riporto del potere e ora improvvisamente cane da guardia. Benvenuti, cari colleghi. Ma non vorremmo che l’empito del neofita vi portasse a precorrere i tempi, a precipitare le conclusioni, a dimenticare quel che scrivevate fino all’altroieri e a inventare categorie mai applicate a un governo non ancora nato. Ieri abbiamo letto l’editoriale di Mario Calabresi su Repubblica. E siamo rimasti sorpresi fin dalle prime righe: “Sta per nascere un soggetto strano, mai visto: un governo politico con un premier tecnico”.
Ohibò. Eppure ci pareva di ricordare che nel 1993 nacque un governo politico (come tutti i governi che ricevono la fiducia dal Parlamento e compiono scelte squisitamente politiche) con un premier tecnico mai eletto: l’ex governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. E nel ’95 nacque un altro governo politico con un premier tecnico, mai eletto: l’ex dg di Bankitalia, Lamberto Dini. E nel 2011 nacque un altro governo politico con un premier tecnico, mai eletto e nominato 48 ore prima senatore a vita da Napolitano: il prof. Mario Monti. Eppure tutti e tre quei governi politici con un premier tecnico mai eletto ebbero il plauso, anzi la standing ovation, anzi la ola di Repubblica e degli altri giornaloni. Anche quando, come con Monti, il programma era diametralmente opposto a quello dei partiti che lo sostenevano. Il che non si può dire dell’eventuale governo Conte, chiamato a realizzare il programma dei partiti premiati dagli elettori il 4 marzo. “Non si può non chiedersi con quale forza e convinzione (Conte, ndr) potrà illustrare alle Camere qualcosa che non è farina del suo sacco e che margini di manovra potrà avere chi si trova chiuso tra Salvini e Di Maio”. L’amorevole cura nel difendere Conte dal Gatto e dalla Volpe è commovente, ma saranno un po’ fatti suoi.
Se ha accettato di realizzare un certo programma, vorrà dire che lo condivide e forse ci ha pure messo lo zampino. “Il premier non ha alcuna esperienza politica o di gestione”. Ma tu pensa: e Ciampi, Dini, Monti quale esperienza politica o di gestione avevano? Eppure furono premier efficaci e risoluti, a prescindere dalle cose che fecero. “Non è mai stato parlamentare, sindaco, nemmeno consigliere comunale”. E quei tre? E B. quando divenne premier nel ’94? E Prodi nel ’96? “Proviamo a immaginare Conte al G7 in Canada o ai vertici europei: cosa potrà dire o decidere senza consultare gli azionisti della coalizione?”. Magari si metterà d’accordo prima, come tutti i premier dei governi di coalizione chiamati a fare sintesi dei partiti che appoggiano il governo. Se lo farà bene o male, lo vedremo all’opera. Ma nulla di nuovo sotto il sole. Tutto ciò che si paventa per il futuro è già accaduto nel passato, spesso nel silenzio degli scopritori dell’acqua calda.

“Il rischio che l’Italia venga rappresentata da un premier a sovranità limitata è forte e reale. Ricordate Ambra Angiolini che riceveva nell’auricolare indicazioni sul da farsi? Aveva la fortuna di dover ascoltare solo Boncompagni, non la doppia voce di Di Maio e Salvini”. Sì, ricordiamo tutto. Anche Enrico Letta, premier del governo che nel 2013 mise insieme i partiti sconfitti alle elezioni per tener fuori i vincitori e che si vide dettare il programma non dai leader di maggioranza, ma da un tal Giorgio Napolitano, appena rieletto, che nominò alla bisogna 10 “saggi” mai eletti e ordinò al Parlamento quale esecutivo formare e quali “riforme” fare (compreso lo sfascio della Costituzione) con la minaccia-ricatto delle dimissioni. 
È peggio un premier che ascolta i leader della sua maggioranza o che prende ordini da un presidente fuori dai suoi poteri e dagli amici suoi? Molti citano il presunto paradosso di due partiti che contestavano gli ultimi quattro premier “non eletti” e ora indicano un premier “non eletto”. Ma la questione non era che Monti, Letta, Renzi e Gentiloni non fossero parlamentari (Letta e Gentiloni, fra l’altro, lo erano). Era che partiti votati con un programma, strada facendo, formassero governi che ne realizzavano uno opposto, per giunta sostenuti da maggioranze fasulle, drogate dal premio del Porcellum incostituzionale e dai voltagabbana. E infatti ora si avviano all’estinzione. Ottima anche la scoperta delle “prerogative” del Colle, che ora dovrebbe bocciare il premier e i ministri indicati dalla maggioranza parlamentare e sarebbe “irritato” perché alcuni non gli garbano. Se ce ne sarà qualcuno indegno o in conflitto d’interessi, farà bene a bocciarlo. Poi però dovrà spiegare perché i suoi predecessori nominarono tre volte premier un delinquente ineleggibile come B. (che lui continua a ricevere), per tacere di tanti ministri manigoldi. E come mai lui stesso firmò leggi indecenti come l’Italicum, valido per la sola Camera (il Senato elettivo era già dato per morto), e nominato ministri imbarazzanti come la copiona Madia e la falsa laureata Fedeli, rinviando il risveglio dal letargo al 2018.

Incontri



martedì 22 maggio 2018

Inquietudine


Questa amata Patria mai così perplessa in tempi per fortuna andati, allorché le furono proposti nomi di insani ed ignoranti occupatori di poltrone ministeriali! Come non ricordare l'Alfano al ministero degli Interni, coadiuvante al rapto di moglie e figlia dell'acerrimo nemico del boss kazako, o lo stesso impegnato agli Esteri senza saper proferir un fonema straniero? O la rossa, solo di tinta, Fedeli non laureata né, pare, diplomata all'Istruzione pubblica, o la classica, di maturità, Stanlio-Lorenzin alla Sanità? E che dire del commercialista labbro leporino leghista, amico del Delinquente, all'Economia? E già che ci siamo: Alfano, sempre lui, che acconsentiva alla modifica per uso personale delle leggi pro Puttaniere quand'era alla Giustizia? Già la Giustizia: come mai non vi fu nessun rimuginamento quando il leghista Castelli divenne ministro ammettendo di dover studiare le leggi sul Bignami? 
E quanto era esperta la Gianni&Pinotti nel campo della Difesa? E la Madia, si la Madia, la "ControlC" di tesi con quell'espressione rivalutante appieno l'ebetismo: era la persona giusta per dirigere il ministero della Pubblica Amministrazione, con lo sfanculamento pervicace dei controllori alle sue riforme? 
Dai, dai! Già che ci siamo: fatemi leggere i curricula di Storace, di De Lorenzo alla Sanità, del fu Kossiga agli Interni, della Danè-Moratti, di Fioroni alla Pubblica Istruzione! Dai mostratemeli, fatemi capire che c'azzeccassero! 
L'unica che ricordo fosse degna del suo ruolo, fu la Gelmini al ministero dell'Istruzione-Universtià-Ricerca: grazie a lei infatti scoprimmo tunnel mai fino a quel momento conosciuti. 
Questo arzigogolare attorno a capacità, a pro Europa, ad esperienze idonee al mandato, costituisce una novità nel nostro panorama nazionale, che potrebbe confondersi con la fobia inusitata colpente molti di lor signori, che se finalmente s'iniziasse a far sul serio, a preferire cioè i bisogni reali del paese, potrebbe rivelarsi campana di fine corsa per molti, moltissimi adepti all’immarcescibile casta di cui da queste parti, purtroppo, molti sono portatori insani. 
Dubitate gente, dubitate!

Drinn!


Driinn!
Si Pronto?

Buonasera siamo della Vodafone, è a conoscenza delle nuove nostre proposte?

Senta, mi sto allenando per il mondiale di castelli con le carte da gioco, stavo per battere il mio record personale, cinque piani, ma quando lei ha suonato mi sono innervosito al punto da appioppare un pugno sulla vicina credenza, tanto forte da far impennare il cucchiaino della zuccheriera che a mo’ di catapulta ha sparato zucchero in aria, finito in bocca alla mia bisnonna diabetica che aveva le fauci spalancate in quanto stava gridando “chi telefona a quest’ora? non sarà mica quella cazzo di Vodafone?” e il glucosio assunto le ha impennato la glicemia tanto che a breve chiameremo il dottore, e il cucchiaino invece si è conficcato nel pertugio del cagnolino che, già spaventato dalle grida della bisnonna, ha iniziato ad abbaiare terrorizzando il criceto tanto da far girare la ruota dentro la gabbietta così velocemente da creare una folata di vento, abbattente il castello di carte, vanificando la mia prestazione. Comunque mi dica!

Tututututututu...

Musica mestro!



Pensieri regali



Ragogna