domenica 17 settembre 2017

Interventista


Una piccola riparazione domestica assume, in uno come me, una nevrotica ed ossessiva fiera delle difficoltà, tale da offuscare nettamente quelle dello sbarco sulla Luna. Si trattava di riagganciare i fili della lampadina dentro il ripostiglio. Dopo un summit tecnico a cui la mia psiche ha preteso la presenza di Volta, Edison e vari ricercatori nipponici, ho pianificato l'azione, preparando nastro, forbici e scala. Per la fobia che ho nei confronti dell'energia elettrica avrei voluto distaccare tutto il quartiere, accontentandomi a malavoglia solo del mio interruttore generale. Dopo aver constatato di essere rimasto babbanamente al buio, ho acceso la luce del cellulare e, avvicinandomi ai fili staccati con la stessa diffidenza che avrebbe un normodotato a colloquiare con Salvini, ho iniziato ad attorcigliarli, grondando più di un palestinese preso a mangiare una mela in un giardino di coloni israeliani, consumando nastro isolante in quantità paragonabile a quella utilizzata per erigere un grattacielo a Dubai. Il tempo trascorreva implacabile tanto che i sofficini nel freezer ad un certo punto hanno cominciato a lamentarsi: "aloa? Datte una mossa che fa caudo!"
La manovra più azzardata è stata la spellatura del cavo elettrico, eseguita con una forbice normalmente usata per sezionare i tonni rossi post mattanza trapanese, con cui ho rischiato parecchie volte di amputarmi varie falangi e unghie, riducendo anche la lunghezza del cavo a qualche micron; ho finalmente concluso le operazioni, chiedendo sommessamente alla Madonna del Ghisallo (cit.) di concedermi la buona riuscita delle stesse, cosa avvenuta tra lo sconcerto generale. Rimettendo a posto il cantiere mastodontico eretto, con la riposizione di curiosissimi attrezzi preparati per l'occorrenza, tra cui spiccava una camera di compensazione, un violoncello e un tenda per sport estremi, mi sono fatto travolgere dalla soddisfazione, come se avessi appena steso i cavi sottomarini tra Asia ed Europa, fissando con sommessa curiosità un prossimo e probabile obbiettivo, la riorganizzazione casalinga del Wi-Fi, per il quale credo che a Palo Alto, stiano già organizzando novene propiziatrici con annessi digiuni e penitenze corporali.

Solidarietà



Tanto per dire...



sabato 16 settembre 2017

Clap clap clap!



Quesito


La domanda che molti commentatori politici si stanno facendo e che gli attanaglia l'esistenza è chi comanderà ora nel Movimento 5 Stelle. E' un quesito della stessa fondamentale importanza che rivestono altri, tipo cosa c'era prima del Big Bang o se esista una vita dopo la morte. Il giornalista aureo Tromboni, meglio conosciuto come Zucconi, si sta dannando l'anima in merito.
La nuova linea del movimento è che chi sarà designato a ricoprire l'eventuale carica di Presidente del Consiglio, sarà pure il leader del M5S.
E allora giù commenti, ipotesi, sarcasmi di ogni genere come mai nessuno ha osato fare ad altre forze politiche, praticamente tutte!
A questi signori del verbo, a coloro che controllano ogni smagliatura, compresa la pressione del Dibba o di Di Maio, che s'accaniscono oltremodo sul sindaco Raggi, che non è certamente immacolata, e che un tempo non s'accorsero ad esempio di Mafia Capitale, del nepotismo regnante nelle partecipate della Capitale, a tutti questi principi della stampa libera, mi scappa da ridere, con in testa il dott. Tromboni, alias Zucconi, diciamo con massima lealtà ed innocenza:


Ma come roba di farvi gli affaracci vostri no?

(tra l'altro dott. Tromboni, non ricordo il suo livore allorché
 il Bomba nefastamente era sia segretario del PD che presidente del consiglio, ahimè!)

venerdì 15 settembre 2017

Cosa t'aspettavi?


Oh nulla, Mister Stoner! Nulla! Non mi aspettavo né mi aspetto nulla. L'ho accompagnata anch'io nella sua vita, Mister Stoner. E ringrazio il cielo di aver letto il libro in cui Ella è fulcro vitale, sconclusionato ma vitale, irto e incazzoso, sveniente e accartocciante mandrie di masturbazioni mentali che, mi creda, fagocitano tanto di noi stessi. 

Il suo creatore, John Williams, è stato Michelangelo, Bernini, Raffaello nel concepirla Mister Stoner! 
L'inizio del libro farebbe passare voglia di continuare nella lettura a chiunque, anche ai più maniaci ed accaniti lettori.
Ricorda come il fuoco sacro inizia ad avvinghiare le retine Mister Stoner?

"William Stoner si iscrisse all'Università del Missouri nel 1910, all'età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia ed ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò ad insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido." 

Ora, Mister Stoner, questo inizio indurrebbe chiunque a chiudere il libro lanciandolo nelle cianfrusaglie! E si, è tutto chiaro! Parrebbe, parrebbe. Oddio, anche la Recherche con il suo primo squillo "Per molto tempo, mi sono coricato presto la sera" non preannunciava certamente il viaggio verso l'inconscio infinito mai tanto esplorato così magnificamente ! 
Ma il suo ondivagare Mister Stoner, il suo porsi nascostamente tra le pieghe di una normalissima vita, in apparenza, melliflua, inconsistente, a volte aspra, bastarda, la povera figliola Grace, specchio dell'oggi di molti figli sommersi dal nulla, cercanti il nulla, viventi nel nulla; quella freddezza sconvolgente nei sentimenti, la sua aspra ed inusuale moglie Edith, straordinariamente viva e fuoriuscente dalle pagine, soffocante quasi come la glacialità, la spietatezza nei suo confronti, l'assordante mutismo, la stupefacente insensatezza di vita e poi l'Amore alias Katherine, che abbiamo anche noi amato allorché spandeva languori in ogni dove. 
Mister Stoner! Splende quella piattezza riqualificante ogni "io", la spudorata immersione nei testi letterali che incutono in me pazzia al solo pensiero di non poterli apprezzare in toto, vista la brevità di vita di ognuno di noi, l'insensatezza visibile nel quotidiano spreco di tempo in inezie simili alla sua insensatezza culturale apparente, il suo vivere per la letteratura, trasformante il resto in dettagli, il più delle volte mellifluo al punto da non modificare alcunché nei suoi progetti, anzi, del suo progetto di vita sfociante alla fine nella domanda madre: "Cosa t'aspettavi?"
Come non emozionarsi nelle ultime pagine, allorché come non mai ella ci fa compartecipare agli ultimi attimi di esistenza, nell'effluvio di dolore rasserenante, trasportante i fortunati che l'assistono, emozionati come me, nella dipartita?
E' con frenetico slancio che d'ora in poi consiglierò a tanti la lettura di Stoner di John Williams! 
Perché ci siamo noi in quelle pagine. C'è ogni uomo ricalcante chi più chi meno, sentimenti, dolori, inesattezze, squilibri, rimandi in domande basilari, trasporto trasformante la quotidianità in arma contro apatia, decadimento, e poi quella domanda recalcitrante, subdola, spegnente sogni, desideri, per un'infausta caduta nella soffice e tenebrosa sconfitta che, a mio modesto parere, è compagna di tutti, anche di chi crede di essere arrivato, non si sa dove. 
Cosa t'aspettavi? 
Già!   

Solo applausi


venerdì 15/09/2017
IL COMMENTO
Per i dottori ogni garanzia, poi buttate la chiave

di Enrico Fierro

Altro che “manettari”, la verità è che qui al Fatto siamo una massa di ingenui. Credevamo che il magna magna sulla sanità pubblica si fosse attenuato, che Duilio Poggiolini, il ministro De Lorenzo, i soldi nel puff e varie, fossero ormai materia da relegare nei libri di storia. E invece il sistema va avanti, più forte che prima. E c’è anche poco da ridere. Perché il gioco è sempre lo stesso, i giocatori pure. Sono medici che hanno tradito ogni giuramento possibile, manager di multinazionali, protesi da comprare e impiantare a tutti i costi. Sono vecchie e chi se ne frega, inadatte e noi ce ne sbattiamo. Perché in ballo ci sono sempre loro, le vecchie care tangenti, pagate cash o in benefit. “Quando vogliamo andare a Parigi non c’è problema”. Tutto spesato. E poi ancora viaggi, cene esclusive nel migliore e più costoso ristorante milanese, soldi e bella vita. E i pazienti? Che crepino pure. Lo scenario che viene fuori dalla inchiesta della Procura di Monza sul business delle protesi di “scarsa qualità”, come scrivono i pm, è da brividi. Quelle ginocchia artificiali sono da buttare, lo ammettono gli stessi medici: “Non rimangono appoggiate bene, fanno proprio cagare”. La posta in gioco non era la salute dei pazienti, ma l’affare. “Faccio 4 protesi ogni martedì, 2 il mercoledì, quest’anno farò un fatturato che è irripetibile”. E chi se ne fotte se le protesi facevano schifo. “Ho dovuto fare dei lavori cinesi con la sega, speriamo bene”, dice uno di questi specialisti”. Volavano via le viti, “schizzava via tutto”, questi sono i racconti che medici e manager della multinazionale dell’imbroglio protesico si facevano. Tutto nelle intercettazioni (non ancora ridotte a sunti striminziti), tutto vero. Processateli con tutte le garanzie, anche quelle che i signori medici non hanno riservato ai loro pazienti, ma se li condannerete buttate via la chiave.