lunedì 19 ottobre 2015

Ops!


Le 18. 
Cavolo si è fatto tardi! Oggi ho un aperitivo molto “in” e una serata da passare a parlare di come il cinema italiano soffra la mancanza d’idee, perdendo vergognosamente con i film americani.
Cribbio! Vediamo. Prima di uscire mi serve l’idea per emergere al solito, per far vedere agli altri il mio disincanto frutto della mia conoscenza in materia. 
Ops! Scusatemi se non mi sono ancora presentato! Sono un critico, il Critico di sinistra. Molto ricercato negli ambienti che contano, metto al servizio degli altri la Cultura fabbricata in anni di .... diciamo.. paraculismo. Si, definiamolo così.

Se sapeste quante opere egregie ho dovuto cassare, per emergere! 
Quanti registi affogati, reietti, sommersi! 
E’ la legge dell’originalità. Un film piace, fa cassetta? Bene: stronchiamolo! Che senso avrebbe se no, la mia figura? 
Quando tutti sono ammaliati da un’egregia sceneggiatura scritta in dignità, quando la fotografia risponde ai canoni dell’etica, quando il regista realizza un film gustoso, io che debbo fare secondo voi per innalzarmi, per differenziarmi in modo che mi continuino a sfamare in dibattiti con cena e cene con dibattito? 
Come potrei scrivere la mia opinione se fosse uguale alle vostre? 
Ho buona memoria. Ricordo nomi di maestri ai più sconosciuti. Allacciarmi a qualcuno di non troppo noto è gioco infallibile. Nessuno degli uditori mai e poi mai mi potrà dire “scusa ma che cazzo stai dicendo?”. 
Infallibile! Semplicemente meravigliosa questa situazione. 
Come il commerciante che ricarica tre-quattro volte un prodotto e poi si lamenta di vendere poco! Sapete il ricarico delle scarpe ad esempio: dieci volte quando va bene! Avete mai udito uno scarparo esultare, contento per questi guadagni? Mai vero? 
Fa parte del gioco! 
Ed io che vivo di parole devo lamentarmi, mantenermi visibile. Devo allacciare e stroncare. Giudicare per il mio lavoro non per la verità. 
Devo scrivere di capolavoro su un prodotto non di tendenza, ma di nicchia. 
Devo commentare per esistere, non per soccombere. 
Sono un critico, il Critico. 
Mangio e parlo, parlo e vedo gli altri ammirarmi, mai dissentendo. Non possono non essere d’accordo con me e se anche lo fossero, fingerebbero di non esserlo. 
Ho un potere enorme. Posso alterare verità, ingannare, mortificare. 
Devono necessariamente mantenermi in auge, osannandomi, pendendo dalle mia labbra. Frequentando certi ambienti si diventa dipendenti del bello, della bella vita. 
Ora scusatemi, ma devo andare! Arriverò in ritardo, fa parte del gioco per sperticarmi in aurifere discussioni. 
Sul nulla? 
Che importa! Pagano bene anche quello! 
Ahh! Naturalmente, viva la sinistra culla di libertà!


Ipse Dixit


"Non ho fatto nessun capolavoro. Non ci sono artisti tra gli attori, siamo solo commercianti, non c'è arte. È tutta merda. Soldi, soldi, soldi. Se pensate che si tratti di qualcos'altro vi sbagliate"
Marlon Brando

Da "Listen to me, Marlon" documentario di prossima uscita del regista Stevan Riley, con inedite registrazioni dell'attore.

Informazione


Ma come: c'è in città la due giorni conclusiva del progetto "Wide Interoperability and new Governance moDels for freight Excange linking Regions through Multimodal maritime based cOrridorS" e nessuno mi dice niente?

Per fortuna che leggo il Secolo che in questo articoletto, esaustivo ed esplicativo oltre ogni immaginazione al punto che il lavascale stamani ha iniziato un'ora prima la sua attività in modo da poter partecipare all'apertura dei lavori del "Wide Interoperability and new Governance moDels for freight Excange linking Regions through Multimodal maritime based cOrridorS"!

Si è vero si potrebbe tutto abbreviare con la celeberrima sigla "Widermos"! Vuoi mettere però il giro aggiuntivo fino al settimo che mi sono fatto in ascensore con la mia vicina allorché ella mi ha chiesto quando avrebbe aperto i battenti il "Wide Interoperability and new Governance moDels for freight Excange linking Regions through Multimodal maritime based cOrridorS"?


Tra l'altro, con una spiegazione tale da soddisfare persino la Picierno, il Secolo si spinge oltre: ci illumina al punto di informarci sul titolo del convegno. Asciugate le lacrime dopo aver toccato con mano la Perfezione dell'Informazione, quasi sommessamente scopro il sacello:"Connecting Shpping and TEN-T Core Network Corridors"

Fiero di tale stampa e di vivere in un luogo nientepopodimeno che baciato dalla sorte nell'accogliere gli esperti del settore del progetto "Wide Interoperability and new Governance moDels for freight Excange linking Regions through Multimodal maritime based cOrridorS"!



domenica 18 ottobre 2015

Quesiti

Conoscete mica qualche associazione del tipo "Vestiamo Samantha Cristoforetti come noi" ?

Banderas fa aumentare l'intolleranza al glutine?


Dall'articolo precedente

Come se durante un incendio di un palazzo ai vigili accorsi per spegnerlo si presentasse una gnocca in giarre che, distogliendoli dall'intervento, provocasse la distruzione completa dell'edificio, così la raffinata tecnica distogliente l'attenzione di molti alla merda affogante il paese, sposta la nostra attenzione su abbacinanti specchietti, riduzioni tasse e ripresa del cammino ad esempio, mentre altrove, nascosta dagli ormai celebri pannelli "camouflage" di exponiana memoria, la più sordida operazione di inchiappettamento globale trova l'appuntamento con la giustizia. Di che si tratta? Semplice: ci sono spelonche putride in Italia, chiamate banche, che per rientrare dei soldi imprestati a briganti onnivori, cercano di addescare con metodi banditeschi la gente comune, distolta ad arte dalle palle renziane.

Alcuni esempi:

1) Antonio Di Matteo, ex direttore della banca Tercas di Teramo dovrà rispondere di appropriazione indebita, bancarotta e associazione a delinquere. Pare si sia appropriato di 300 milioni da distribuire agli amici, senza che nessuno si accorgesse di nulla.

2) Massimo Ponzellini, ex presidente della Banca Popolare di Milano, sponsorizzato prima da Mortadella Prodi e poi da Labbro Leporino Tremonti dovrà rispondere di associazione per delinquere, appropriazione indebita, riciclaggio e corruzione privata, il tutto pare fatto per creare una struttura parallela distribuendo a manigoldi senza requisiti oltre 233 milioni di soldi risparmiati da onesti.


3) Massimo Bianconi ex direttore generale di Banca Marche dovrà rispondere di associazione per delinquere e appropriazione indebita, dopo che i commissari evidenziarono almeno 190 operazioni irregolari tanto superficiali da rendere evidente il pagamento di una tangente dietro l'apertura di credito a briganti. Danno per la comunità stimato in 800 milioni.


4) Giovanni Berneschi ex Presidente Carige, imputato per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al riciclaggio.


5) Giovanni Bazoli, presidente di Intesa S.Paolo, Corrado Passera ex numero uno di Intesa e l'ex AD Giovanni Gorno Tempini, imputati per usura.


E poi a seguire il dott. Palenzona imputato per riciclaggio e rapporti con la Mafia, Banca Etruria, Veneto Banca, Popolare di Vicenza etc.etc.


Tutto questo mentre il Controllore e Governatore della Banca d'Italia Vincenzo Visco, chiede al Governo almeno dieci miliardi di soldi nostri per tappare i buchi. Lo chiede senza vergogna, senza ritegno, senza ammettere di non saper fare il proprio lavoro, di controllare le spelonche banche allo stesso modo con cui Corona proteggeva la privacy delle sue prede.


Visco omette un'altra cosuccia: il totale dei crediti deteriorati, che difficilmente torneranno in cassa, ammonta a 350 miliardi di euro.

Bazzecole. Tenteranno di farli pagare ai piccoli risparmiatori con merda camuffata in fondi. Oppure facendoli pagare, sotto forma di tasse, a tutti noi. Noi che nel frattempo però siamo felici di non dover pagare più la tassa sulla prima casa e di avere un leader molto in gamba, che pensa a noi presentandoci un futuro migliore. Tutto bene dunque, se non fosse per quel piffero che suonato, pare portarci verso un dirupo...

(Dati presi da un bellissimo articolo di Giorgio Meletti sul Fatto Quotidiano del 17.10.2015)


sabato 17 ottobre 2015

Da leggere a stomaco vuoto

E IO PAGO. BANKITALIA CHIEDE AI CONTRIBUENTI DI AIUTARE IL SISTEMA CON LA BAD BANK, MA I BUCHI DERIVANO DAGLI ABUSI DEI MANAGER

di Giorgio Meletti

Le banche italiane sono sotto processo e la Banca d’Italia si gira dall’altra parte. Il governatore Ignazio Visco da mesi invoca un intervento dello Stato, decine di miliardi pubblici per tappare i buchi fatti dai suoi vigilati e, naturalmente, per spingere la ripresa dell’economia. Ciò che Visco non spiega ai contribuenti è per quale ragione vorrebbe tassarli per decine di miliardi, cioè come si siano prodotti i 350 miliardi di “crediti deteriorati”, prestiti che le banche hanno concesso e faticano a farsi restituire, e costituiscono quasi il 20 per cento della massa creditizia totale. Colpa della crisi economica? Solo in parte.


Nelle prossime settimane inizia il processo all’ex presidente della Banca Popolare di Milano, Massimo Ponzellini, stimato e sponsorizzato prima da Romano Prodi poi da Giulio Tremonti. Reati contestati: associazione per delinquere, appropriazione indebita, riciclaggio e corruzione privata. L’accusa è di aver creato “una struttura parallela e deviata” all’interno di Bpm per distribuire oltre 233 milioni di euro di presunti di finanziamenti “a soggetti segnalati da ambienti politici o imprenditoriali”, che, si sottintende, non avevano i requisiti per ottenere quei crediti.

Abbiamo raccontato sul Fatto di Banca Marche. Fra pochi giorni si chiudono le indagini su 37 persone capitanate dall’ex direttore generale Massimo Bianconi. Ancora associazione per delinquere e appropriazione indebita. Il buco è di almeno 800 milioni. Quando si insediarono, due anni fa, i commissari segnalarono alla Procura di Ancona 190 operazioni irregolari di erogazione di crediti. Per molte di esse sembra evidente che la sventatezza dell’istituto di Jesi sia stata causata da tangenti. Altri due processi si aprono nelle prossime settimane. L’ex presidente della Carige di Genova, Giovanni Berneschi, è imputato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al riciclaggio.

L’ex direttore generale della Tercas di Teramo, Antonio Di Matteo, accusato di aver distrutto la piccola banca con un danno tra i 200 e i 300 milioni, deve rispondere di associazione per delinquere, appropriazione indebita e bancarotta. Secondo i magistrati, Di Matteo e complici (tra i quali il brillante candidato premier Gianpiero Samorì) “si appropriavano, grazie a delibere carenti nell’analisi sulla capacità di rimborso degli imprenditori affidati e spesso adottate in assenza dei requisiti di assoluta e improrogabile urgenza, di ingenti somme di denaro”.

La lista potrebbe continuare con Banca Etruria, Veneto Banca, Popolare di Vicenza e altri casi minori. Tutti indagati, tutti legati a un identico copione: la banca presta i soldi a aziende inaffidabili perché sono di amici, amici degli amici o amici dei politici. Oppure prepara la future sofferenze prestando a chi paga la tangente direttamente a un funzionario anziché al politico in grado di dare ordini al funzionario. Poi la stessa banca si rifà sui clienti figli di nessuno, truffandoli con fumosi contratti derivati o con anatocismo e tassi usurari. È l’altro grande capitolo giudiziario. Il presidente di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli è imputato con l’ex numero uno Corrado Passera e con l’ex ad di Cdp Giovanni Gorno Tempini per usura. Il capo di Unicredit Federico Ghizzoni e il predecessore Alessandro Profumo sono sotto inchiesta per i derivati con i quali sono accusati di aver a provocato la bancarotta del mobilificio pugliese Divania.

Parliamo di un fenomeno che tre anni fa lo stesso Visco ha denunciato, salvo poi rientrare nel tradizionale riserbo: “Le politiche di affidamento devono essere basate sulla solidità dei progetti imprenditoriali, non su relazioni e legami che ne prescindano: stabiliti in fasi di crescita economica e di finanza favorevole, essi non sono oggi più sostenibili”.

Dopo l’estate 2012, pressate dalla crisi che ha impedito di nascondere la polvere sotto il tappeto, molte banche sono esplose. Le più resistenti hanno dovuto comunque ammettere perdite su crediti per decine di miliardi, annunciando quei “bilanci di pulizia” che evocano l’idea di nuova aria fresca e invece altro non sono che la maleodorante contabilità di soldi in buona parte rubati. Eppure non sembra che abbiano cambiato abitudini. Il caso Palenzona-Bulgarella dimostra, intercettazioni alla mano, che ancora nella primavera di quest’anno – proprio mentre Visco invocava il via libera della Commissione europea al soccorso statale per le sofferenze bancarie – lo stato maggiore di Unicredit si organizzava per truccare le carte e concedere un prestito a un cliente decotto ma sponsorizzato dal vice presidente Fabrizio Palenzona. Ancora adesso, dunque, Unicredit sembra produrre dolosamente le sofferenze che poi Visco chiederà ai contribuenti di pagare. Per questo due alti dirigenti di Unicredit, Massimiliano Fossati e Alessandro Cataldo, sono indagati per associazione a delinquere, appropriazione indebita e truffa.

Sono cioè accusati di aver derubato Unicredit. Eppure Ghizzoni, il numero uno non muove nessuna critica a chi è coinvolto nello scandalo che sta sbriciolando la reputazione della sua banca. Insieme a tutto il cda blinda i manager sotto accusa, perché per ora “non sono emerse anomalie” .

In tempi di rottamazione il sistema bancario è l’unico luogo dove resiste una casta di intoccabili. I cambiamenti al vertice delle banche li ha portati la magistratura. La prova di tutto ciò viene dall’ultima novità sgradevole per la Banca d’Italia, il caso della Popolare di Vicenza: il presidente indagato Gianni Zonin – da sempre caro alla Vigilanza – stava per affidare il risanamento al 75enne Divo Gronchi, ex Mps, e solo l’intervento dall’alto della Bce ha bloccato l’operazione continuista, imponendo al vertice un amministratore delegato 47enne, Francesco Iorio, al suo primo incarico di vertice. Troppo giovane, forse, per la pigra “moral suasion” di Bankitalia.

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