Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 19 novembre 2014
Achtung!
Porterò i pantaloni a mezza gamba, le camicie larghe, le scarpe larghe e senza linea.
Insomma: voglio essere fuori moda, fuori completamente.
Indosserò colori che mal si accostano, pantaloni marroni e giacca grigia, calzini colorati con pantaloni neri.
Devo far tutto per scoordinarmi il più possibile.
Ed invito anche voi a seguirmi in questa sana violazione di regole dettate da pochi!
Perchè lo faccio?
Per non ridurmi così!
State alla larga dalla moda!!!!!
Mamma mia!!
Parole d'oro
«La Parola di Dio è capace di cambiare tutto» ma noi «non sempre abbiamo il coraggio di credere» in essa. Nell'omelia pronunciata durante la messa a Santa Marta martedì 18 novembre, Papa Francesco ha affrontato il tema della conversione e, commentando la liturgia del giorno, è entrato nel merito di tre categorie, cioè di «tre chiamate alla conversione».
Perché, ha spiegato, «Convertirsi non è un atto della volontà»; non si pensa: «Io adesso mi converto, mi conviene...», oppure: «devo farlo...». No, la conversione «è una grazia», è «una visita di Dio: è il Figlio dell'Uomo che è venuto a cercare e a salvare», è Gesù «che bussa alla nostra porta, al cuore, e dice: “Ma, vieni”».
Quali sono dunque queste tre chiamate? La prima si incontra nel libro dell'Apocalisse (3, 1-6, 14-22), dove il Signore chiede la conversione ai cristiani perché sono divenuti «tiepidi». È, ha spiegato il Pontefice, «il cristianesimo, la spiritualità della comodità: né troppo troppo, né meno meno», l'atteggiamento di chi dice: «Tranquillo... faccio le cose come posso, ma sono in pace, che nessuno venga a disturbarmi con cose strane». È il caso di colui che si sente comodo e afferma: «Non mi manca niente. Vado a messa le domeniche, prego alcune volte, mi sento bene, sono “in grazia di Dio”, sono ricco, mi sono arricchito con la grazia, non ho bisogno di nulla, sto bene».
Questo stato d'animo, ha sottolineato Francesco, «è uno stato di peccato: la comodità spirituale è uno stato di peccato». E infatti nell'Apocalisse si legge: «Tu dici: “sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla”, ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo». Il Signore non risparmia parole «a questi cristiani comodi», «le dice tutte, e in faccia». Tanto che nella Scrittura si legge ancora: «perché sei tiepido sto per vomitarti dalla mia bocca». Un'espressione, ha fatto notare il Papa, «molto forte». Allo stesso tempo il Signore, per aiutare la conversione del cristiano, «si permette un consiglio», gli consiglia di vestirsi, perché «i cristiani comodi sono nudi». Poi, dopo la parola dura, il Signore «si avvicina un po' e parla con tenerezza: “Sii dunque zelante, convertiti”»: è questa, ha detto il Pontefice, «la chiamata alla conversione: “Io sto alla porta e busso”». Così il Signore si rivolge al «partito dei comodi, dei tiepidi» e invita a «convertirsi dal tepore spirituale, da questo stato di mediocrità».
Poi, c'è una seconda chiamata: ed è quella per quanti «vivono delle apparenze». È sempre l'Apocalisse a nominarli: «Ti si crede vivo, ma sei morto». A chi pensa di essere vivo solo grazie all'apparire, il Signore dice: «“Sii vigilante”, per favore, “rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire”: ancora c'è qualcosa di vivo, rinvigorisci quello». E aggiunge un consiglio di tenerezza: «Ricorda come hai ricevuto e ascoltato la parola: custodiscila e convertiti, perché se non sarai vigilante verrò come un ladro». Tre, in questo caso le parole — «memoria», «custodia» e «vigilanza» — sottolineate dal Papa, che immagina che questo tipo di uomo pensi: «Io appaio cristiano, ma dentro sono morto». Le apparenze, ha detto, «sono il sudario di questi cristiani: sono morti». E il Signore «li chiama alla conversione: “Ma ricordati, sii vigilante e vai avanti. Ancora c'è qualcosa di vivo in te: rinvigoriscilo”».
Ognuno di noi è allora chiamato a chiedersi: «Io sono di questi cristiani delle apparenze? Sono vivo dentro, ho una vita spirituale? Sento lo Spirito Santo», lo ascolto? Al contrario occorre fare attenzione alla tentazione di ripetersi: «se tutto appare bene, non ho niente da rimproverarmi: ho una buona famiglia, la gente non sparla di me, ho tutto il necessario, sono sposato in chiesa... sono “in grazia di Dio”, sono tranquillo». Attenzione, perché «i cristiani di apparenza... sono morti». Occorre invece «cercare qualcosa di vivo dentro e, con la memoria e la vigilanza, rinvigorire questo perché vada avanti». Occorre «convertirsi: dalle apparenze alla realtà. Dal tepore al fervore».
C'è infine la terza chiamata alla conversione, quella di Zaccheo. Chi era? «Era capo dei pubblicani e ricco»; un «corrotto» che «lavorava per gli stranieri, per i romani, tradiva la sua patria. Cercava i soldi nella dogana» e ne dava «una parte al nemico della patria». Era, cioè, «uno come tanti dirigenti che noi conosciamo: corrotti»; persone che, «invece di servire il popolo», lo sfruttano «per servire se stessi». Zaccheo, ha commentato Francesco, «non era tiepido; non era morto. Era in stato di putrefazione. Corrotto, proprio». Eppure davanti a Cristo «sentì qualcosa dentro: ma, questo guaritore, questo profeta che dicono che parli tanto bene, io vorrei vederlo, per curiosità». Qui si vede l'azione dello Spirito: «lo Spirito Santo è furbo e ha seminato il seme della curiosità»; e quell'uomo per vedere Gesù ha fatto anche «un po' il ridicolo»: un dirigente, un «capo dei dirigenti» è addirittura salito «su un albero per guardare una processione». Che ridicolo «comportarsi così». Eppure lui ha fatto proprio questo, «non ha avuto vergogna. “Io voglio vederlo”».
Dentro di lui — ha spiegato il Papa — che era un tipo sicuro di sé, «lavorava lo Spirito Santo. E poi è successo quello che è successo: la Parola di Dio è entrata in quel cuore e con la Parola, la gioia». Anzi, gli uomini che vivevano nella «comodità» e quelli «dell'apparenza avevano dimenticato cosa fosse la gioia»; mentre «questo corrotto la riceve subito».
Il Vangelo di Luca racconta che egli «scese in fretta e lo accolse pieno di gioia»: accolse cioè «la Parola di Dio, che era Gesù». E in lui avvenne «subito» ciò che capitò a Matteo (facevano «lo stesso mestiere»): «il cuore cambia, si converte, e dice la sua parola autentica: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri, e se ho rubato a qualcuno” — tanto — “restituisco quattro volte tanto”». Un passaggio illuminante secondo Francesco: «questa è una regola d'oro. Quando la conversione arriva alle tasche, è sicura», e ha spiegato: «Cristiani di cuore? Tutti. Cristiani di anima? Tutti. Ma, cristiani di tasche? Pochi». Eppure, davanti alla «parola autentica» la conversione «è arrivata subito». A confronto c'è «l'altra parola» quella di quanti non volevano convertirsi: «Vedendo ciò, mormoravano: “È entrato in casa di un peccatore”. Si è sporcato, ha perso la purezza. Deve purificarsi perché è entrato in casa di un peccatore».
In conclusione, tre chiamate alla conversione fatte «dallo stesso Gesù»: «ai tiepidi, a quelli della comodità», poi «a quelli dell'apparenza, a quelli che si credono ricchi ma sono poveri» anzi, «non hanno niente, sono morti» e infine a chi è «oltre la morte: nella corruzione». Di fronte a costoro «la Parola di Dio è capace di cambiare tutto. Ma la verità — ha detto il Pontefice — è che non sempre abbiamo il coraggio di credere nella Parola di Dio», di ricevere quella Parola che ci guarisce dentro» e per la quale «il Signore bussa alla porta del nostro cuore».
Questa, ha concluso il Papa, «è la conversione». Conversione alla quale «la Chiesa vuole che in queste ultime settimane dell'anno liturgico pensiamo molto seriamente» affinché «possiamo andare avanti nel cammino della nostra vita cristiana». Perciò dobbiamo «ricordare la Parola di Dio», «fare appello alla memoria», «custodirla», «obbedirle» e «vigilare», per incominciare «una vita nuova, convertita».
Driiinnn!
"C'è bisogno di un grande piano complessivo per l'entroterra. Le priorità di questa regione devono cambiare."
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"Un'azione deve essere quella di rivitalizzare le aree interne, rimettere in moto l'agricoltura, la cura dei versanti."
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Domanda: perché per la Protezione Civile avete nominato un dirigente e rinforzato il settore solo dopo l'alluvione di ottobre?
"Ho assunto le deleghe solo in estate e avevo intenzione già prima di dotare il settore di un dirigente. Purtroppo è stato fatto solo dopo"
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"Ho messo sei persone in più e istituito le turnazioni notturne durante gli allerta"
(Raffaella Paita - intervista sul Secolo XIX del 19 novembre 2014)
DRIIINN! BUONGIORNO! CAFFÈ E BRIOCHE?
martedì 18 novembre 2014
Hera bella Bologna
O Santa Gabanelli che apri gli occhi sui misfatti di quello
che un tempo era visto come baluardo per indifesi e fedeli agli ideali di
libertà e giustizia sociale!
Era visto, anzi Hera visto.
La puntata di domenica imperniata su una delle più grandi
municipalizzate italiane, l'Hera di Bologna va vista da tutti coloro che sono
affamati di giustizia! Basta andare sul sito di Report per guardarla. Se non l'avete vista, andateci!
Scoprirete l'Aversana Petroli dei fratelli Cosentino in
affari con la municipalizzata, che vende alla stessa i terreni inquinati,
guadagnandoci 9 milioni di euro, dove ora sorge la centrale di Sparanise di
Calenia Energia Spa, di proprietà di Hera assieme ad un gruppo svizzero (ti
pareva) e i guadagni li divide con la SCR dove uno dei boss (ops!) è il
fratello di Cosentino, Giovanni.
Scoprirete che gli uffici centrali di Hera a Bologna sorgono
su terreni inquinatissimi, del vecchio gasometro dove si distillava carbon
fossile che tentò di vendere a Co.Ge.FER senza riuscirvici per la presenza di rifiuti tossici di tipologia cianuri, prodotti dall'attività di distillazione di idrocarburi.
Vedere Patrizia Gabellini assessore all'urbanistica di Bologna, incepparsi, annaspare allorché il giornalista la informa, apparentemente, che il sito ove ora vi lavorano 750 persone è stato evidenziato nel documento di sicurezza stilato e depositato in comune, ove si dice che in alcuni punti il limite di presenza di una persona non può essere maggiore di due ore!!!
Casca dal pero l'assessore, recitando una parte ignava!
E venire a sapere che nella zona l'unico punto bonificato è quello del direttore e del consiglio di amministrazione?
E che dire delle assunzioni dei responsabili Hera, in gran parte dovuti a trascorsi politici?
E del fatto che Hera continui a dare soldi ai comuni pur essendo indebitata per circa tre miliardi?
Bologna! Un tempo la portavamo ad esempio!
Ora ahimè non più!
Bologna Hera grande e dotta!
Sing!
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