Rep.-Stampa, ultimo capitolo della fuga di Elkann dall’Italia
DI GIANNI DRAGONI
Se fosse un film il titolo potrebbe essere “Prendi i soldi e scappa” oppure “La grande fuga”. La parabola della dinastia Agnelli-Elkann da più di dieci anni oscilla come un pendolo tra Torino e Amsterdam. La decisione di vendere gli ultimi pezzi dell’editoriale Gedi, con Repubblica e La Stampa, suggella l’addio all’Italia di John Elkann. Con buona pace di Carlo Calenda, che ripete in maniera ossessiva di non venire intervistato dai giornali di Elkann perché critica Stellantis. Chissà se il nuovo editore gli darà più spazio.
John Elkann viene designato dall’Avvocato Gianni Agnelli come successore nel 1997, a soli 21 anni, ma prende le redini dell’impero nel maggio 2010, quando viene nominato presidente della Giovanni Agnelli & C., l’accomandita di famiglia da cui discende tutto il gruppo attraverso la holding Exor, controllata al 55% e quotata. L’anno successivo John diventa anche presidente di Fiat, al posto di Luca Cordero di Montezemolo, mentre l’ad è Sergio Marchionne. E dopo due anni comincia la migrazione verso Amsterdam. Nel 2013 Fiat Industrial, la società di macchine agricole, si fonde con l’americana Case New Holland e sposta la sede legale nella capitale olandese. Perché Amsterdam? Il motivo è semplice: le tasse sulle imprese sono più basse rispetto al fisco italiano.
Nel 2014 l’ex Fiat segue la stessa strada. Fca sposta la sede legale ad Amsterdam e la sede fiscale a Londra, dove gli eredi Agnelli sono a loro agio, Exor è il principale azionista del prestigioso settimanale The Economist, con il 34,7%. Un giornale che mantiene autorevolezza e continua a fare profitti (48,1 milioni di sterline l’utile operativo nel bilancio al 31 marzo 2025), a differenza delle testate italiane di Gedi, probabilmente perché continua a essere un giornale libero senza piegare la schiena agli interessi dei suoi padroni. Gedi perde 102 milioni nel 2023 e 45 milioni nel 2024. Nel 2015 trasloca ad Amsterdam la Ferrari. Nel 2016 la raggiungono Exor e la controllante, la vecchia accomandita che diventa Giovanni Agnelli Bv. Il 16 gennaio 2021 nasce Stellantis, dalla fusione tra Fca e la francese Psa. E la sede dov’è? Di nuovo ad Amsterdam.
In questo passaggio c’è un segno tangibile della ritirata degli Agnelli-Elkann dall’Italia, perché la partecipazione nel gruppo automobilistico scende al 15,5%. La crisi di Stellantis è la plastica dimostrazione del disastro della gestione industriale targata Elkann. Nel primo semestre di quest’anno la produzione di auto in Italia è diminuita del 33,6% a 123.905. Ad aumentare sono solo gli ammortizzatori sociali, che coinvolgono oltre metà dei dipendenti.
Di fronte alla crisi Elkann vende. Nel 2019 Fca vende Magneti Marelli per 5,8 miliardi di euro al fondo americano Kkr (che nel 2024 compra anche la rete fissa di Tim con l’assenso del governo Meloni). Exor e gli altri soci incassano un dividendo straordinario, ma l’azienda affonda per i debiti, perché Kkr fonde Marelli con la controllata giapponese Calsonic Kansei appesantendola dei debiti contratti per l’acquisto. Ora Kkr tratta la vendita al gruppo indiano Motherson.
Un altro gruppo indiano, Tata, compra Iveco da Exor per 3,8 miliardi, operazione firmata a fine luglio. I camion agli indiani, il ramo difesa e armi invece passa al gruppo statale Leonardo, che paga 1,7 miliardi (inclusi i debiti finanziari), più del doppio dell’offerta iniziale (750 milioni). Elkann è bravo a trattare e il governo lo asseconda.
A fine 2024 Stellantis vende il 50,1% di Comau al fondo americano One Equity Partners. Elkann spreme anche Ferrari. Nel marzo scorso Exor vende il 4% della società e incassa 3 miliardi. Le azioni Ferrari crollano, il 26 febbraio quotavano 483,1 euro, ai massimi, adesso sono a 314,4 (-35%). In F1 è un flop dopo l’altro: l’ultimo mondiale vinto è quello costruttori nel 2008.
Disastro Juventus. L’ultimo scudetto risale al 2020, i bilanci sono in rosso da nove anni consecutivi per 1 miliardo di perdite, ripianate con quattro aumenti di capitale. La società di criptovalute Tether ha comprato l’11,5%, S&P l’ha definita “opaca”. Tether vuole crescere, ma Elkann la tiene a distanza. Tether ha nominato nel cda un dentista tifoso della Juventus. Ma quanto durerà?
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