venerdì 20 marzo 2026

Dai manca poco!

 

Più Pil per tutti 


di Marco Travaglio 

Non dite che non l’avevamo detto: bastava aspettare e poi ci avrebbero raccontato che votando Sì avremo più soldi in tasca. Lo sgoverno Meloni che ha derubato i poveri facendo cassa sul Reddito di cittadinanza, i pensionati peggiorando la Fornero, i lavoratori negando il salario minimo, i contribuenti onesti aumentando la pressione fiscale per premiare gli evasori con 20 condoni, tutti i cittadini e le imprese sposando le auto-sanzioni su gas russo, il Patto di stabilità, il riarmo europeo, il 5% di Pil alla Nato, gli acquisti di armi Usa per regalarle al regime corrotto di Kiev, viene a raccontarci – restando serio – che la schiforma della magistratura farà volare il Pil. Lo dice Nordio dopo l’ennesimo spritz a Mario Sechi in una strepitosa intervista su Libero che andrebbe affissa in tutte le piazze d’Italia per far divertire la gente: “Nordio: ‘Il Sì conviene anche ai conti. La giustizia che non funziona ci costa il 2% del Pil’”. Che la giustizia non funzioni e perché lo sanno tutti: chi dovrebbe farla funzionare, cioè Nordio, anziché sbaraccare quella sciagura del Codice di procedura Vassalli, colmare le voragini d’organico di magistrati, forze dell’ordine, cancellieri, segretari e assumere i 9mila giovani manager arruolati coi fondi del Pnrr, bombarda 7 articoli della Costituzione che non incidono di una virgola sull’efficienza e che tutto il mondo civile ci invidia. Siccome Carletto Mezzolitro non sa fare il suo mestiere, farfuglia di “uno studio fatto con Ambrosetti” su “queste criticità che ci costano il 2% di Pil” e sui “miei omologhi negli altri Paesi” che gli spiegano “la riluttanza a investire in Italia proprio per questo”.

Pare di sentirli, i grandi imprenditori del resto del mondo che s’informano con lui: “Avete già separato le carriere di giudici e pm? Avete già triplicato il Csm, con relativi costi e posti di casta? I membri togati già li sorteggiate a differenza dei laici scelti dai politici? Ancora niente? E allora da voi non investiamo, tiè!”. Ora sono tutti lì che aspettano con ansia il responso delle urne per inondare l’Italia di miliardi da lunedì, ma solo se vince il Sì. Noi purtroppo non disponiamo del fantomatico “studio” Nordio-Ambrosetti, ma ci sorge il sospetto che sia un caso di riciclaggio: nel 2016 l’Ufficio Studi Confindustria, per spingere la schiforma Renzi, certificò che col No la produzione industriale sarebbe crollata in tre anni del 4%, il Pil dell’1,7 e gli occupati di 258 mila unità, mentre i poveri sarebbero stati 430 mila in più e il rapporto debito/Pil sarebbe balzato al 144%. Tutto con precisione millesimale, allo zero virgola. Poi vinse il No e ovviamente non accadde nulla. Ma molti avevano intuito prima qual era il vero quesito: “Vi piace farvi prendere per il culo?”. E avevano risposto.

giovedì 19 marzo 2026

Questa è difficile

 



Pubblicità referendaria

 



Un NO Sicuro!

 



Premio stravinto

 



Natangelo

 



L'Amaca

 


Il pupazzetto disfattista 

di Michele Serra


È molto divertente, e anche molto istruttiva, la polemica che alcuni intellettuali e politici russi tradizionalisti (il più noto in Occidente è Alexander Dugin) hanno scatenato contro Cheburashka, un pupazzetto mezzo topo mezzo scimmia inventato nel '69 come "risposta sovietica" a Mickey Mouse.

Da sempre popolarissimo in Russia, ora ha battuto il record nazionale di incassi con un film che a questo punto diventa interessante vedere, perché ha fatto imbufalire i maschi da combattimento dell'ortodossia russa. Pare che, in tempi di guerra, i "veri russi" vedano con orrore e disgusto un cartoon accusato di buoni sentimenti e leziosità tipiche della decadenza occidentale, cose tipo la gentilezza e l'amicizia (addirittura: l'amicizia con un coccodrillo! Un topo che se la fa con un coccodrillo, la tipica arte degenerata!).

Dugin – che deve avere il senso dell'umorismo di un paracarro – scrive addirittura che Cheburashka "è un vessillo di completa decomposizione mentale" in un momento in cui il popolo russo "sta conducendo una guerra esistenziale contro l'Occidente".

Detto che "Dugin contro Cheburashka" sembra il titolo di un B-movie italiano degli anni Cinquanta (Nanni Moretti proponeva di girare "Maciste contro Freud"), si deve aggiungere che nel mondo intero (chissà in Asia, non ne sappiamo abbastanza) è in atto un furibondo e speriamo morente spasimo reazionario, nel nome di un mitico passato nel quale gli americani erano veri americani, i russi veri russi e Dio un vecchio con la barba bianca che manda all'inferno i gay, le femministe e i pacifisti. Va detto che, se il modello è Dugin, il rischio di diventare tutti quanti Cheburashka non è poi così grave. Se poi Dugin e Bannon si incazzano, è anche divertente.