Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 5 gennaio 2026
Concordo pienamente
Il pensiero di Massino
Venezuela, Donald Trump non si fermerà: è un pericolo per tutti
DI MASSIMO FINI
Siamo stati facili profeti, pubblicando sabato un articolo, scritto per altro il giorno prima, dal titolo “Usa anti-Venezuela: è debolezza”. La notte scorsa gli americani hanno attaccato e bombardato Caracas e catturato il presidente, Nicolas Maduro, insieme alla moglie, nonostante Maduro, in un’intervista con lo scrittore spagnolo Ignacio Ramonet, si fosse dichiarato disponibile alla più ampia collaborazione con gli Usa nella lotta al narcotraffico. Che è il pretesto con cui Donald Trump, violando ogni norma del diritto internazionale, istituendo fantomatiche ‘no fly zone’, attaccando barchini venezuelani sempre in acque internazionali ha stretto di fatto il Venezuela in uno stato d’assedio. Questa la dichiarazione di Maduro: “Se vogliono parlare sul serio di un accordo di contrasto al narcotraffico, siamo pronti… Se vogliono il petrolio, il Venezuela è pronto per investimenti Usa, come con Chevron, quando vogliono, dove vogliono, come vogliono”. Invece sabato Trump ha dato il colpo decisivo e, per ora, definitivo.
Nel titolo del pezzo, che peraltro non ho fatto io, una cosa era sbagliata, almeno parzialmente, là dove si dice che l’aggressività degli Stati Uniti nei confronti di Caracas è un segno di debolezza. No, è una prova di forza che, per ora, non trova contrasto alcuno. Sono mesi che, in totale solitaria, con una serie di articoli denunciamo l’arbitrarietà e il pericolo che essa comporta dell’azione americana nelle acque, ed ora anche nel territorio, venezuelano. Il primo nostro articolo, del 21 ottobre 2025, così recitava nel titolo: “Attacco al Venezuela”.
Il Venezuela è interessante per gli Stati Uniti non solo per gli enormi giacimenti di petrolio, ma anche per gas, oro, diamanti, bauxite, coltan, cobalto, tutti materiali indispensabili per l’industria digitale, ma anche perché la Cina è il principale acquirente di petrolio venezuelano, con quasi il 4% delle importazioni petrolifere.
Ma Trump non intende fermarsi qui. Contestuale è l’attacco in Nigeria, contestato dallo stesso governo nigeriano, col risibile pretesto che vi si voleva difendere i cristiani che vivono lì. Nel frattempo Trump, non sazio, ha ribadito che vuole attaccare l’Iran per il nucleare del governo iraniano, che in realtà Teheran non possiede se non per utilizzi civili e medici (per fabbricare la Bomba l’arricchimento dell’uranio deve arrivare al 90% e secondo le ispezioni dell’Aia, che l’Iran ha sempre accettato, l’arricchimento dell’uranio iraniano non è mani andato oltre il 6%). Che cosa fanno gli europei, la Ue e il cosiddetto mondo occidentale? Hanno strillato come galline sgozzate per l’aggressione della Russia di Putin all’Ucraina, rifornendo quest’ultima di ogni sorta di aiuti economici e militari. Ma Putin voleva riprendersi un territorio suo da sempre, la Crimea, e annettersi i territori russofoni del Donbass. Non ha mai pensato di catturare Zelensky o di colpirlo direttamente: questo l’han fatto forse gli ucraini con attacchi a residenze private del presidente russo, anche se finora smentiti.
La situazione è ulteriormente preoccupante, perché The Donald, oltre a essere già uno psicolabile e un bipolare di suo, recentemente, a 78 anni, ha dato evidente segni di smarrimento intellettuale, un po’ come il Biden nei suoi ultimi anni di presidente. E ci vuol niente perché rovesci il suo enorme potenziale nucleare su questo o quell’obiettivo. Se c’è un momento in cui siamo stati vicini alla terza guerra mondiale è questo. Altro che la crisi di Cuba del 1962, quando a confronto c’erano personaggi responsabili, Nikita Krusciov per la Russia e Fidel Castro a Cuba.
C’è infine da vedere come reagiranno i Paesi sudamericani, a cominciare dal Brasile di Lula, che non possono accettare quello che Maduro ha definito “un nuovo modello coloniale, egemonico, interventista … un modello in cui i Paesi dovrebbero rassegnarsi a essere colonie di una super potenza, e noi, il popolo, saremmo schiavizzati dai nuovi padroni…”.
domenica 4 gennaio 2026
Paragonando
Beh Lavrov, dire certe cose è un po’ come se Rosa e Olindo organizzassero il comitato “Libera Caciara in condominio”
Eterno Giorgio
Mai come ora Giorgio Gaber è contemporaneo e capace di farci meditare sulle nostre nefandezze!
C'è un'aria
di Giorgio Gaber
O una rossa decisa con il gomito appoggiato
Ti rallegran la cena sorridendo e commentando
Con interviste e filmati ti raccontano a turno a che punto sta il mondo
Un attentato, uno stupro o se va bene una disgrazia
Che diventa un mistero di dimensioni colossali
Quando passa dal video a quei bordelli di pensiero che chiamano giornali
In tanti "sembrerebbe", "si vocifera", "si dice"
Con titoli d'effetto che coinvolgono la gente
In un gioco al rialzo che riesce a dire tutto senza dire niente
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria che manca l'aria
Lasciateci alle cose veramente nostre
E fateci pregustare l'insolita letizia
Di stare per almeno diec'anni senza una notizia
Puoi pescare un'idea tra le tante stravaganti
E poi ci son gli interventi e i tanti pareri alternativi
Che ti saltano addosso come le marche dei preservativi
Uno sfoggio di pensieri senza mai l'ombra di un dolore
E le miserie umane raccontate come film gialli
Sono tragedie oscene che soddisfano la fame di certi avidi sciacalli
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria che manca l'aria
Che è molto meglio della vostra idea di conoscenza
Che quasi fatalmente chi ama troppo l'informazione
Oltre a non sapere niente è anche più coglione
Con audaci filmati, inquadrature emozionanti
Di persone malate che non possono guarire
Di bambini denutriti così ben fotografati, messi in posa per morire
Intervenire se conviene, forse è una regola del giornalismo
E quando c'è una guerra allora aumenta la richiesta
Non aspettavate altro, vi sbizzarite coi talk show, per voi diventa una festa
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria che manca l'aria
Lasciatemi da solo con la mia esistenza
Che se mi raccontate la mia vita di ogni giorno
Finisce che non credo neanche a ciò che ho intorno
Presa a piccole dosi direi che è quasi un tranquillante
La si dovrebbe trattare in tutte le famiglie
Con lo stesso rispetto che è giusto avere per una lavastoviglie
Vi dovremmo sfogliare come romanzi di fantasia
Che poi il giorno dopo o anche il giorno stesso
Vanno molto bene per accendere il fuoco o per andare al cesso
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria
C'è un'aria, un'aria, ma un'aria
Che manca, che manca, che manca l'aria
Luci sull'affarismo
Potrebbe essere lui, chi lo può dire. Ma questo signor Julien Beytrison, che sul suo Instagram posta il lutto per la tragedia di Crans-Montana, in un certo senso è colluso con quanto accaduto, come da sistema attualmente in auge in questo disastrato mondo. Perché il sig. Beytrison, come riporta Repubblica oggi, è il proprietario di tutto l’edificio che a piano terra ospita Le Constellation, gestito dagli affittuari Jacques Moretti e dalla moglie Jessica Maric.
Ebbene, dove sta il punto? Nell’affitto che, stando a fonti anonime, il signor Beytrison chiedeva ai Moretti e che, tradotto in euro, ammonta a quasi 43.000 euro mensili.
Ora, senza esagerare e soprattutto senza scagionare nessuno, appare evidente che se tu, proprietario, sei lasciato libero di chiedere 43.000 euro di affitto al mese, in un certo senso agevoli, nella mente di coloro che dovranno accollarsi tale spesa, la ricerca di escamotage atti a inglobare quel costo nel tornaconto generale, spronandoli a trovare lucro in ogni angolo del bar, o pub, o taverna che gestisci.
E che fecero, ad esempio, i coniugi Moretti allorché rammodernarono il locale? Semplice: aggiunsero più tavoli nel piano inferiore diminuendo la larghezza della scala che porta al piano superiore e alle relative uscite: da 3 metri, com’è nei primi gradini, a un solo metro — un solo metro — nella sua continuazione.
Il locale, infatti, come tutti i locali di quella tipologia, non faceva pagare nulla all’ingresso: solo il bere era a pagamento. Nella notte maledetta una bottiglia di champagne costava 250 euro, una di vodka 300. Bevevano tutti, chiaramente, pure i minorenni, visto che i controlli non esistevano.
E alle bottiglie quadruplicate nel costo veniva pure allegata la candela mefitica, una delle quali è all’origine del disastro.
Quindi siamo alle solite: se nessuno, in ogni dove, ha il coraggio di ergersi a normodotato dicendo — anzi, intimando — «un affitto così alto non te lo permetto. Ci sono dei parametri invalicabili!», si crea l’ormai consueta filastrocca mefitica: l’affitto è alto → diminuiamo le spese per la sicurezza → aumentiamo i posti a sedere fino a stipare come bestie gli avventori → sfanculiamo i divieti dovuti all’età acerba dei giovani → vendiamo alcolici a prezzi stratosferici facendo credere che sia figo sperperare denaro alla capocchia di caxxo.
Restano le macerie delle dolorose morti di minorenni, del ferimento di tanti giovani, a certificare che questa modalità affaristica travalica ragione e decenza, mistificando la realtà e trasformando la massa, che siamo noi, in una confraternita di poveri coglioni.



