domenica 9 marzo 2025

Sob!



Quanto mi dispiace! Non potrò quindi più comprare la sua acqua firmata a soli 5 euro la bottiglietta! Che dolore!

A proposito di

 

Intellettuali traditori su Ucraina e palestinesi
DI ELENA BASILE
Nel 1927 Julien Benda scrisse Il tradimento dei chierici, cioè degli intellettuali, che fu poi ripubblicato e portato a maggiore visibilità nel 1946. Lo scrittore nel saggio stigmatizzava l’intellighenzia del suo tempo che aveva rinunciato alla ricerca della verità e della bellezza, abbracciando le ideologie nazionaliste oppure comuniste, scegliendo di divenire funzionali a una parte, a una politica partigiana sulla base di presupposti aprioristici.
Leggo le dichiarazioni degli intellettuali del centrosinistra, di coloro i cui libri invadono le librerie Feltrinelli e sono pubblicizzati, a prescindere dal contenuto e dal vero valore letterario o saggistico, in modo esagerato a svantaggio di tanti altri autori. Come non pensare a Julien Benda? Gli intellettuali scendono in campo per una visione intrisa di suprematismo bianco, in base alla quale l’Europa sarebbe democratica e avrebbe una civiltà superiore rispetto a quella di tanti altri Paesi, Cina, Russia, l’intero Sud globale. L’America di Trump viene demonizzata come se essa non fosse un prodotto e per molti versi la continuazione dei quella di Biden.
Pasolini affermava: “Io sono un intellettuale, quindi so”. Anche lui credeva che la funzione primaria dell’intellighenzia fosse andare oltre le apparenze e il linguaggio del potere. Cercare la verità intesa come l’interpretazione più vicina alla realtà. È terrificante osservare come gli uomini di cultura ripetano parole vuote di significato. Scendono in piazza per l’“Europa democratica”. Eppure l’Europa come tutti sanno ha una architettura istituzionale autocratica. Non conosce la separazione dei poteri, la base dello Stato di diritto. Il Parlamento non esercita alcuna funzione legislativa né ha reali poteri di controllo. La Commissione europea ha varato un piano di riarmo di 800 miliardi cambiando le regole vigenti ed eliminando l’austerità soltanto per le spese di difesa. Il Consiglio dei capi di Stato e di governo, il Consiglio dei ministri, che imprime l’indirizzo politico, stipula senza mandato accordi che rispondono alle gerarchie tra gli Stati membri. Abbiamo insomma un club non eletto dai cittadini che ha un deficit democratico riconosciuto e applica politiche neo-liberiste, decide il riarmo, un incremento dell’1,5% della spesa militare per i singoli Stati al di fuori delle regole di equilibrio dei conti, applicate invece severamente per le spese per lo Stato sociale, un club, non uno Stato federale, privo di una reale politica estera comune e quindi di una difesa comune che presuppone l’individuazione degli interessi dei popoli europei.
In questa sede è difficile poter fare una disamina del fallimento odierno dell’Europa rispetto agli ideali che ne hanno animato il progetto prima di Maastricht. In un piccolo saggio, che sarà pubblicato in autunno da Paperfirst, esaminerò come le dinamiche di questa Europa abbiano affossato gli obiettivi di pace e prosperità, democratici e sociali. Come mai allora l’intellighenzia asseconda una tale mistificazione e unisce la propria voce al coro nauseabondo che invoca armi per la continuazione della guerra contro la Russia? Siamo per l’aggredito contro l’aggressore, balbettano come scolaretti ottusi. Noi abbiamo violato altri principi del diritto internazionale: non ingerenza negli affari interni di un altro Paese, autodeterminazione dei popoli, indivisibilità della sicurezza. Come mai questi intellettuali sono così strabici e vedono soltanto le violazioni altrui, non le nostre? Nello stesso istante in cui stigmatizzano la Russia per l’invasione di un Paese, trasformato in una pedina atlantica, non levano la voce contro Israele, che continua impunemente a commettere crimini di guerra. I leader della democratica Europa esprimono simpatia e solidarietà a “Bibi”, votando contro il cessate il fuoco nelle risoluzioni dell’Onu, contro la maggior parte degli altri “non democratici” Paesi membri.
Gli intellettuali che difendono l’Europa “democratica” non pronunciano una sola parola per lo Stato libero di Palestina, per le sanzioni allo Stato terrorista Israele. Un popolo inerme, donne e bambini, 70 mila civili massacrati e gli intellettuali tacciono oppure piagnucolano, balbettando slogan di parte relativi al diritto di difendersi di uno Stato che occupa dal 1967 territori non propri e applica forme di apartheid. Chi sono dunque questi scrittori, questi editorialisti così poco capaci di cercare la verità e la bellezza, così proni verso la propaganda occidentale, come è possibile che abbiano perso l’uso della ragione? Pasolini e Moravia scenderebbero in piazza contro la guerra, contro questo grottesco club antidemocratico, neoliberista, classista e bellicista, asservito alle lobby delle armi, per l’Europa, tutta da costruire, federale e sociale che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Ragliando

 

Il diritto dei somari
di Marco Travaglio
Da due giorni la politica e la stampa al seguito discutono di una sentenza che non è una sentenza (ma un’ordinanza), di un mega-risarcimento inesistente a un esercito di migranti clandestini (che se va bene sono uno, non clandestino e non risarcito), di fantomatiche toghe rosse che condannano il governo a dirottare cifre astronomiche dai veri bisogni dei cittadini onesti (la somma, per ora solo ipotetica, va dai 960 ai 1600 euro). Se il movente di quest’arma di distrazione di massa non fosse lampante – distogliere l’attenzione dall’euro-riarmo che ruba ai cittadini onesti 800 miliardi per comprare armi da guerra – ci sarebbe da promuovere una class action per chiedere i danni al governo e all’intera stampa (con un’eccezione che non citiamo per pudore) per abuso della credulità popolare. Il caso è semplicissimo. Nel 2018 la nave Diciotti della Marina militare soccorre 190 migranti dopo che Malta, chiamata a intervenire nelle sue acque, se n’è fregata. Il ministro Salvini, visto che il suo premier Conte ha appena strappato al Consiglio Ue l’impegno volontario dei 27 Stati membri a ripartirsi i migranti che approdano in Italia, fa subito sbarcare malati e minori non accompagnati. Per gli altri, attende che l’Ue faccia il suo, poi dopo 10 giorni autorizza lo sbarco a Catania. Molti sono eritrei in fuga dalla dittatura, dunque hanno diritto all’asilo. Ma non lo chiedono in Italia: preferiscono invocarlo in altri Paesi e lo ottengono.
Salvini viene indagato per sequestro di persona, ma il Senato nega l’autorizzazione a procedere perché il suo era un “atto politico” insindacabile. Quaranta eritrei fanno causa civile allo Stato. Il Tribunale di Roma nel 2019 e la Corte d’appello nel 2024 danno loro torto. Tutti i denuncianti si arrendono, tranne uno, che vive a Londra e ricorre in Cassazione. Questa giovedì emette a Sezioni Unite un’ordinanza che annulla la sentenza d’appello e gli riconosce il diritto al risarcimento del danno per l’“illegittima restrizione” sulla nave, non si sa se solo per i quattro giorni in alto mare o anche per i sei nel porto di Catania. E restituisce gli atti alla Corte d’appello per una nuova eventuale sentenza, che potrà arrivare solo se entro sei mesi il ricorrente riassumerà il giudizio per un risarcimento che ha quantificato in 160 euro al giorno. Se lo farà e la Corte seguirà la Cassazione, avrà 960 euro (calcolando solo i 6 giorni in porto) o 1600 (contando anche i 4 in mare aperto), più le spese legali. E nessuno degli altri 190 migranti rimasti sulla Diciotti potrà sfruttare la sua sentenza: la prescrizione scatta dopo cinque anni e qui ne sono passati otto. Il diritto afferma che “la legge non ammette ignoranza”. Ma noi viviamo nel rovescio, dove l’ignoranza non ammette legge.